
Originariamente Scritto da
Astolfo
Salve a tutti, secondo voi questo testo va bene?
Un chiarimento ci viene dall’interpretazione di Augusto Del Noce, secondo cui “il fascismo sarebbe la posizione rivoluzionaria, di origine marxista, quale doveva diventare dopo aver accettato i risultati di quella critica del marxismo teorico che fu svolta in Italia negli ultimi anni del secolo scorso e di cui l’attualismo può essere considerato la conclusione filosofica”. L'attualismo è il principio secondo il quale i processi naturali che hanno operato nei tempi passati sono gli stessi che possono essere osservati nel presente; ovvero “ieri, come oggi, le stesse cause comportano gli stessi effetti”. Ne deriva un esaltazione dell’“atto” come origine. Il suo filosofo fu Giovanni Gentile. In generale gli studiosi vertono su una definizione che chiamano "bivalente" (e F. K. Kenneth Organski chiama "politica sincratica") espressasi in un fascismo rivoluzionario che viene usato dai reazionari come mezzo. E si spiega, una volta al potere, come scritto da De Felice, nella subordinazione del partito allo Stato e la sostanziale depoliticizzazione del partito stesso, e non il contrario come si tende a credere, e per questo, secondo Gabriele De Rosa, "Mussolini rimase in pratica prigioniero di uno Stato che era sostanzialmente il vecchio stato conservatore, e che - non solo non era in grado di incidere sulle strutture sociali, ma si uniformava alla dinamica sociale tradizionale che continuava (sia pure con qualche frizione) a evolversi nella stessa direzione di prima". Da cui la definizione di Jules Monnerot: "contrariamente al comunismo, il fascismo non distrugge né i quadri sociali preesistenti né le istituzioni di base, sulle quali essi si appoggiano... ma li subordina". Questa semplificazione tuttavia non distingue tra propositi e contingenza, per cui vale la definizione iniziale di un Mussolini prigioniero (della monarchia, che sola effettivamente deteneva il vero potere). Secondo Luigi Salvatorelli, "il fascismo rappresenta la lotta di classe della piccola borghesia, incastrantesi fra capitalismo e proletariato, come il terzo fra i due litiganti", identificandovi anch'egli "due facce", "due anime", che "pur restando univoco, ma appunto perchè si contrappone contemporaneamente a due forze sociali fra loro opposte - anche se complementari - esso acquista connotati differenti a seconda che lo si guardi nella sua impostazione anti-capitalistica o in quella anti-proletaria". Secondo Mario Missiroli il fascismo era stato solamente usato - consule Giolitti come dice lui - dalle classi reazionarie per ridurre al silenzio i socialisti, ed in ciò nega che il fascismo sia stato solamente una contingente reazione borghese al biennio rosso. Ovvero la borghesia l'usò per contingenza, ma non il fascismo stesso è stato "contingenza".
"Io sono fermamente persuaso che il movimento fascista contenga in sè i motivi necessari e sufficienti per una vita autonoma e che esso sarebbe sorto e si sarebbe diffuso in tutti i modi, a prescindere dall'esistenza del liberalismo e del socialismo" (Mario Missiroli)
Anche secondo August Thalheimer, "col fascismo la borghesia, ridotta allo stremo, si era vista costretta, per salvare la propria esistenza sociale, a sacrificare il proprio potere politico e si era assoggettata alla forza del potere esecutivo resosi indipendente". "La classe capitalistica si è servita di questo movimento plebeo e ribellistico; ma in origine non pensava affatto di cedergli il potere", rincara otto Bauer. Alberto Cappa identificando nel fascismo la spontanea e logica evoluzione dello spirito risorgimentale e riferendosi ai relativi ceti medi del periodo immediatamente post-bellico (da lui identificati non all'origine del fascismo in sè, ma certamente all'origine del suo successo) "Il loro mito è però sempre il mito garibaldino e la loro natura fondamentalmente sovversiva e antistatale" ed identifica nel loro "tormento" e nello "spodestamento subito rispetto al loro influsso sulla vita nazionale" la loro aderenza alla tendenza mini-archica del fascismo, "offrendo loro dei valori ed un modello sociale nuovo rispetto a quello esistente di cui sentivano tutti i limiti e l'inadeguatezza storica" esauritasi però "nell'obiettivo anti-socialista" e "nell'incapacità di risolvere il problema del loro inquadramento nello Stato e della loro valorizzazione, e rinsalderanno la monarchia, nella cui politica hanno invece la loro vera antagonista". Sempre in quest'ottica Achille Grandi parlando dei futuri compiti del fascismo, si riferiva a questo come a una "nuova democrazia nazionale" alla quale sarebbe spettato il compito, "buttando a mare le vecchie concezioni liberiste e collettiviste", di "far aderire le masse allo stato nazionale" e di realizzare il "sindacato nazionale dei produttori". In sostanza queste definizioni, sicuramente tra le più lucide, smentiscono i fior di filosofi che per decenni si sono arrabattati per dare una loro “interpretazione del fascismo” arrivando a decretarlo “parentesi”, “malattia morale”, “male assoluto”, o “fase terminale” di qualcosa.
"Neppure i fascisti hanno saputo contrapporre a queste interpretazioni una loro interpretazione" (Renzo De Felice, “Le interpretazioni del fascismo”)
Ed ancor più smentiscono chi ne da una superficiale interpretazione di regime reazionario di destra borghese e capitalista. George Mosse definisce il fascismo "un atteggiamento mentale, un atteggiamento verso la vita". Generalizzando, l'origine del fascismo va inquadrata più esattamente, come accennato all'inizio, nell'assorbimento delle teorie distributiste-fabianiste a compensazione dell'iper-liberismo miniarchista da parte delle filosofie libertarie repubblicane radicali di tradizione mazziniana avverse sia al marxismo che al capitalismo social-democratico. Oggi, dopo che gli anti-fascisti hanno tentato invano di appropriarsene, mentre la sinistra ovunque si decompone nell'incapacità di abbandonare i suoi pregiudizi, leggere Mazzini fa pensare amaramente a ciò che essa poteva essere ma non fu. Altrochè i "Centoneri" russi che erano solamente banali zaristi poujadisti e dai quali il fascismo prese solo l'estetica!