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  1. #1
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    Predefinito Sulle origini del fascismo

    Salve a tutti, secondo voi questo testo va bene?
    Un chiarimento ci viene dall’interpretazione di Augusto Del Noce, secondo cui “il fascismo sarebbe la posizione rivoluzionaria, di origine marxista, quale doveva diventare dopo aver accettato i risultati di quella critica del marxismo teorico che fu svolta in Italia negli ultimi anni del secolo scorso e di cui l’attualismo può essere considerato la conclusione filosofica”. L'attualismo è il principio secondo il quale i processi naturali che hanno operato nei tempi passati sono gli stessi che possono essere osservati nel presente; ovvero “ieri, come oggi, le stesse cause comportano gli stessi effetti”. Ne deriva un esaltazione dell’“atto” come origine. Il suo filosofo fu Giovanni Gentile. In generale gli studiosi vertono su una definizione che chiamano "bivalente" (e F. K. Kenneth Organski chiama "politica sincratica") espressasi in un fascismo rivoluzionario che viene usato dai reazionari come mezzo. E si spiega, una volta al potere, come scritto da De Felice, nella subordinazione del partito allo Stato e la sostanziale depoliticizzazione del partito stesso, e non il contrario come si tende a credere, e per questo, secondo Gabriele De Rosa, "Mussolini rimase in pratica prigioniero di uno Stato che era sostanzialmente il vecchio stato conservatore, e che - non solo non era in grado di incidere sulle strutture sociali, ma si uniformava alla dinamica sociale tradizionale che continuava (sia pure con qualche frizione) a evolversi nella stessa direzione di prima". Da cui la definizione di Jules Monnerot: "contrariamente al comunismo, il fascismo non distrugge né i quadri sociali preesistenti né le istituzioni di base, sulle quali essi si appoggiano... ma li subordina". Questa semplificazione tuttavia non distingue tra propositi e contingenza, per cui vale la definizione iniziale di un Mussolini prigioniero (della monarchia, che sola effettivamente deteneva il vero potere). Secondo Luigi Salvatorelli, "il fascismo rappresenta la lotta di classe della piccola borghesia, incastrantesi fra capitalismo e proletariato, come il terzo fra i due litiganti", identificandovi anch'egli "due facce", "due anime", che "pur restando univoco, ma appunto perchè si contrappone contemporaneamente a due forze sociali fra loro opposte - anche se complementari - esso acquista connotati differenti a seconda che lo si guardi nella sua impostazione anti-capitalistica o in quella anti-proletaria". Secondo Mario Missiroli il fascismo era stato solamente usato - consule Giolitti come dice lui - dalle classi reazionarie per ridurre al silenzio i socialisti, ed in ciò nega che il fascismo sia stato solamente una contingente reazione borghese al biennio rosso. Ovvero la borghesia l'usò per contingenza, ma non il fascismo stesso è stato "contingenza".

    "Io sono fermamente persuaso che il movimento fascista contenga in sè i motivi necessari e sufficienti per una vita autonoma e che esso sarebbe sorto e si sarebbe diffuso in tutti i modi, a prescindere dall'esistenza del liberalismo e del socialismo" (Mario Missiroli)

    Anche secondo August Thalheimer, "col fascismo la borghesia, ridotta allo stremo, si era vista costretta, per salvare la propria esistenza sociale, a sacrificare il proprio potere politico e si era assoggettata alla forza del potere esecutivo resosi indipendente". "La classe capitalistica si è servita di questo movimento plebeo e ribellistico; ma in origine non pensava affatto di cedergli il potere", rincara otto Bauer. Alberto Cappa identificando nel fascismo la spontanea e logica evoluzione dello spirito risorgimentale e riferendosi ai relativi ceti medi del periodo immediatamente post-bellico (da lui identificati non all'origine del fascismo in sè, ma certamente all'origine del suo successo) "Il loro mito è però sempre il mito garibaldino e la loro natura fondamentalmente sovversiva e antistatale" ed identifica nel loro "tormento" e nello "spodestamento subito rispetto al loro influsso sulla vita nazionale" la loro aderenza alla tendenza mini-archica del fascismo, "offrendo loro dei valori ed un modello sociale nuovo rispetto a quello esistente di cui sentivano tutti i limiti e l'inadeguatezza storica" esauritasi però "nell'obiettivo anti-socialista" e "nell'incapacità di risolvere il problema del loro inquadramento nello Stato e della loro valorizzazione, e rinsalderanno la monarchia, nella cui politica hanno invece la loro vera antagonista". Sempre in quest'ottica Achille Grandi parlando dei futuri compiti del fascismo, si riferiva a questo come a una "nuova democrazia nazionale" alla quale sarebbe spettato il compito, "buttando a mare le vecchie concezioni liberiste e collettiviste", di "far aderire le masse allo stato nazionale" e di realizzare il "sindacato nazionale dei produttori". In sostanza queste definizioni, sicuramente tra le più lucide, smentiscono i fior di filosofi che per decenni si sono arrabattati per dare una loro “interpretazione del fascismo” arrivando a decretarlo “parentesi”, “malattia morale”, “male assoluto”, o “fase terminale” di qualcosa.

    "Neppure i fascisti hanno saputo contrapporre a queste interpretazioni una loro interpretazione" (Renzo De Felice, “Le interpretazioni del fascismo”)

    Ed ancor più smentiscono chi ne da una superficiale interpretazione di regime reazionario di destra borghese e capitalista. George Mosse definisce il fascismo "un atteggiamento mentale, un atteggiamento verso la vita". Generalizzando, l'origine del fascismo va inquadrata più esattamente, come accennato all'inizio, nell'assorbimento delle teorie distributiste-fabianiste a compensazione dell'iper-liberismo miniarchista da parte delle filosofie libertarie repubblicane radicali di tradizione mazziniana avverse sia al marxismo che al capitalismo social-democratico. Oggi, dopo che gli anti-fascisti hanno tentato invano di appropriarsene, mentre la sinistra ovunque si decompone nell'incapacità di abbandonare i suoi pregiudizi, leggere Mazzini fa pensare amaramente a ciò che essa poteva essere ma non fu. Altrochè i "Centoneri" russi che erano solamente banali zaristi poujadisti e dai quali il fascismo prese solo l'estetica!

  2. #2
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    Predefinito Re: Sulle origini del fascismo

    E anche questo:
    A questo punto è opportuno definire accuratamente che, generalmente, oltre alle differenze ideologiche, vi è proprio una sostanziale differenza socio-antropologica tra i marxisti (ma più che altro la componente comunemente definita "operaista" dei partiti comunisti) e il resto delle persone, e così anche quella che più ci interessa analizzare essendo la più ampia, tra le due espressioni diametralmente contrapposte del socialismo, gli operaisti ed i distributisti. Per comprenderla possiamo definire i marxisti operaisti come "lavoristi" e i distributisti come "anti-lavoristi". Sull'accezione di "lavorismo" si intende solitamente l'ideologia che incentra tutto sul lavoro dipendente (che sia da parte del privato o dello stato) e per i quali i sindacati sono una "seconda casa", cui si fa accenno anche in altre parti del testo. La concezione opposta, che solo per contrapposizione lessicale definisco "anti-lavorismo" ma non è mai stata usata da nessuno prima, che io sappia, la si può incentrare in quel filone di pensiero avente il suo caposaldo nel romanzo "The Jungle" (La giungla, 1906) di Upton Sinclair, sulla scandalosa condizione dei lavoratori ai mercati di bestiame di Chicago. Il libro, che fu definito da Jack London "la Capanna dello zio Tom degli schiavi salariati", fu recensito da Churchill e per esso Shaw ebbe parole di viva ammirazione. Ecco, la generica differenza tra "lavoristi" e "anti-lavoristi" si può riassumere in "cresciuto in un ambiente colto e raffinato ma in mezzo a costanti ristrettezze economiche" che fu l'esperienza di Upton Sinclair, rispetto alla quale non si può non notare la medesima origine e condizione sociale generalmente comune sia ai fascisti "della prima ora" sia dei successivi ed attuali neofascisti come definiti anche da Luigi Salvatorelli "quella parte della società che non appartenendo al capitalismo, e non costituendo neppure un elemento dei processi produttivi, rimane altresì nettamente distinta dal proletariato, non tanto per condizioni economiche, quanto per abitudini sociali borghesi e per una propria coscienza di classe non proletaria" di cui ho già accennato riguardo come il neofascismo sia sempre stato composto di sottoproletari inoccupati che "tirano a campare", disadattati rispetto alla società odierna (da cui ne era derivata la commistione con la malavita che aveva dato origine ai noti sodalizi tra criminalità e neofascisti: banda della Magliana, banda della Comasina, banda del Brenta) ed in quanto tali percepentisi come un "aristocrazia" (non inteso nel senso di titolo nobiliare, ma di aristocrazia dell'animo) materialmente povera ma che non riesce ad adeguarsi a sottomettersi ad un "padrone" come invece fanno i lavoristi del "lo faccio per vivere", da cui deriva la propensione degli "anti-lavoristi" per la socializzazione delle imprese ovvero il lavoro autonomo esteso a tutti al posto del lavoro dipendente (o come lo chiama Gorz, "eteronomo"). E con la definizione di "anti-lavoristi" ci si riferisce perciò ai fascisti autentici, non alla borghesia che nel '22 aderisce al fascismo solo per interesse o alla "casalinga di Voghera" che lo fa perchè stata convinta dalla propaganda anti-fascista di esserlo ed oggi impesta i gruppuscoli d'area andando perfino ad egemonizzarli tra lo sconcerto dei veri fascisti. E così si mette un altro tassello sull'interpretazione del fascismo che già De Felice aveva intuito, non come reazione borghese a qualcosa, ma tipologia antropologica fino al 1919 rimasta sopita.

    “fascisti si nasce, non si diventa” (Carlo Tassi)

  3. #3
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    Predefinito Re: Sulle origini del fascismo

    Citazione Originariamente Scritto da Astolfo Visualizza Messaggio
    Salve a tutti, secondo voi questo testo va bene?
    Un chiarimento ci viene dall’interpretazione di Augusto Del Noce, secondo cui “il fascismo sarebbe la posizione rivoluzionaria, di origine marxista, quale doveva diventare dopo aver accettato i risultati di quella critica del marxismo teorico che fu svolta in Italia negli ultimi anni del secolo scorso e di cui l’attualismo può essere considerato la conclusione filosofica”. L'attualismo è il principio secondo il quale i processi naturali che hanno operato nei tempi passati sono gli stessi che possono essere osservati nel presente; ovvero “ieri, come oggi, le stesse cause comportano gli stessi effetti”. Ne deriva un esaltazione dell’“atto” come origine. Il suo filosofo fu Giovanni Gentile. In generale gli studiosi vertono su una definizione che chiamano "bivalente" (e F. K. Kenneth Organski chiama "politica sincratica") espressasi in un fascismo rivoluzionario che viene usato dai reazionari come mezzo. E si spiega, una volta al potere, come scritto da De Felice, nella subordinazione del partito allo Stato e la sostanziale depoliticizzazione del partito stesso, e non il contrario come si tende a credere, e per questo, secondo Gabriele De Rosa, "Mussolini rimase in pratica prigioniero di uno Stato che era sostanzialmente il vecchio stato conservatore, e che - non solo non era in grado di incidere sulle strutture sociali, ma si uniformava alla dinamica sociale tradizionale che continuava (sia pure con qualche frizione) a evolversi nella stessa direzione di prima". Da cui la definizione di Jules Monnerot: "contrariamente al comunismo, il fascismo non distrugge né i quadri sociali preesistenti né le istituzioni di base, sulle quali essi si appoggiano... ma li subordina". Questa semplificazione tuttavia non distingue tra propositi e contingenza, per cui vale la definizione iniziale di un Mussolini prigioniero (della monarchia, che sola effettivamente deteneva il vero potere). Secondo Luigi Salvatorelli, "il fascismo rappresenta la lotta di classe della piccola borghesia, incastrantesi fra capitalismo e proletariato, come il terzo fra i due litiganti", identificandovi anch'egli "due facce", "due anime", che "pur restando univoco, ma appunto perchè si contrappone contemporaneamente a due forze sociali fra loro opposte - anche se complementari - esso acquista connotati differenti a seconda che lo si guardi nella sua impostazione anti-capitalistica o in quella anti-proletaria". Secondo Mario Missiroli il fascismo era stato solamente usato - consule Giolitti come dice lui - dalle classi reazionarie per ridurre al silenzio i socialisti, ed in ciò nega che il fascismo sia stato solamente una contingente reazione borghese al biennio rosso. Ovvero la borghesia l'usò per contingenza, ma non il fascismo stesso è stato "contingenza".

    "Io sono fermamente persuaso che il movimento fascista contenga in sè i motivi necessari e sufficienti per una vita autonoma e che esso sarebbe sorto e si sarebbe diffuso in tutti i modi, a prescindere dall'esistenza del liberalismo e del socialismo" (Mario Missiroli)

    Anche secondo August Thalheimer, "col fascismo la borghesia, ridotta allo stremo, si era vista costretta, per salvare la propria esistenza sociale, a sacrificare il proprio potere politico e si era assoggettata alla forza del potere esecutivo resosi indipendente". "La classe capitalistica si è servita di questo movimento plebeo e ribellistico; ma in origine non pensava affatto di cedergli il potere", rincara otto Bauer. Alberto Cappa identificando nel fascismo la spontanea e logica evoluzione dello spirito risorgimentale e riferendosi ai relativi ceti medi del periodo immediatamente post-bellico (da lui identificati non all'origine del fascismo in sè, ma certamente all'origine del suo successo) "Il loro mito è però sempre il mito garibaldino e la loro natura fondamentalmente sovversiva e antistatale" ed identifica nel loro "tormento" e nello "spodestamento subito rispetto al loro influsso sulla vita nazionale" la loro aderenza alla tendenza mini-archica del fascismo, "offrendo loro dei valori ed un modello sociale nuovo rispetto a quello esistente di cui sentivano tutti i limiti e l'inadeguatezza storica" esauritasi però "nell'obiettivo anti-socialista" e "nell'incapacità di risolvere il problema del loro inquadramento nello Stato e della loro valorizzazione, e rinsalderanno la monarchia, nella cui politica hanno invece la loro vera antagonista". Sempre in quest'ottica Achille Grandi parlando dei futuri compiti del fascismo, si riferiva a questo come a una "nuova democrazia nazionale" alla quale sarebbe spettato il compito, "buttando a mare le vecchie concezioni liberiste e collettiviste", di "far aderire le masse allo stato nazionale" e di realizzare il "sindacato nazionale dei produttori". In sostanza queste definizioni, sicuramente tra le più lucide, smentiscono i fior di filosofi che per decenni si sono arrabattati per dare una loro “interpretazione del fascismo” arrivando a decretarlo “parentesi”, “malattia morale”, “male assoluto”, o “fase terminale” di qualcosa.

    "Neppure i fascisti hanno saputo contrapporre a queste interpretazioni una loro interpretazione" (Renzo De Felice, “Le interpretazioni del fascismo”)

    Ed ancor più smentiscono chi ne da una superficiale interpretazione di regime reazionario di destra borghese e capitalista. George Mosse definisce il fascismo "un atteggiamento mentale, un atteggiamento verso la vita". Generalizzando, l'origine del fascismo va inquadrata più esattamente, come accennato all'inizio, nell'assorbimento delle teorie distributiste-fabianiste a compensazione dell'iper-liberismo miniarchista da parte delle filosofie libertarie repubblicane radicali di tradizione mazziniana avverse sia al marxismo che al capitalismo social-democratico. Oggi, dopo che gli anti-fascisti hanno tentato invano di appropriarsene, mentre la sinistra ovunque si decompone nell'incapacità di abbandonare i suoi pregiudizi, leggere Mazzini fa pensare amaramente a ciò che essa poteva essere ma non fu. Altrochè i "Centoneri" russi che erano solamente banali zaristi poujadisti e dai quali il fascismo prese solo l'estetica!
    Sicuramente tutte queste analisi riportate hanno un elemento di verità nel descrivere ciò che è stato il fascismo, ma il loro difetto, come spiegato magistralmente da Adriano Romualdi negli scritti pubblicati postumi dal titolo "Il fascismo come fenomeno europeo" (edito oggi da Settimo Sigillo), è nel porre in evidenza in modo unilaterale solo un aspetto particolare del fascismo o dei fascismi, a discapito di tutti gli altri.
    Venendo a quanto si può leggere in questo scritto che hai riportato, Del Noce ha ragione nel dire che il fascismo trovò terreno fertile in un clima culturale in cui, da un lato, il socialismo, soprattutto in quanto sindacalismo rivoluzionario, revisionava criticamente in modo radicale il proprio determinismo materialista di tipo marxista, e, dall'altro, l'attualismo si ergeva come fiera reazione culturale al positivismo di quegli anni, ma né l'uno né l'altro bastano a spiegare né il "sentire" fascista né la visione politica del fascismo.
    La stessa dicotomia tra "fascismo-movimento" e "fascismo-regime" va in un certo senso ridimensionata: il fascismo del '19 era un ribollire di correnti e personalità molto eterogenee fra loro, unite dal comune passato interventista, da un generico nazionalismo con istanze sociali molto avanzate, da un deciso orientamento produttivista, dall'intenzione di socializzare l'ordine esistente per mutarlo senza abbatterlo completamente. Non può essere assunto come paradigma ideologico tale da porre in essere una cesura con quanto avvenuto successivamente. La tendenzialità repubblicana iniziale del fascismo non contraddice il successivo orientamento monarchico perché il fascismo è movimento ed ideale a cui interessa la grandezza della nazione e la costruzione di un ordine sociale più giusto, obiettivo di fronte al quale la forma di governo monarchica o repubblicana è solo strumentale ed accessoria. Anzi, la scelta finale per la monarchia rientrò coerentemente nel suo substrato interventista, giacché era stata la monarchia a decidere infine per l'intervento nel '15 e a vincere la Grande Guerra nel '18. E questo senza nulla togliere che un antagonismo di poteri latente sempre vi fu e scoppiò prepontemente nel '43 col 25 luglio. Ciò avvenne perché la monarchia sabauda in Italia nasceva come monarchia costituzionale e quindi liberale, che probabilmente, analogamente ad una parte consistente, per non dire maggioritaria, dell'alta borghesia industriale e finanziaria italiana avrebbe preferito un fascismo che si limitasse a ridare vigore allo Stato liberale decrepito ed impotente, secondo le parole d'ordine del "ritorno allo Statuto" reinterpretate in una chiave maggiormente autoritaria ed anti-parlamentare rispetto al passato.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  4. #4
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    Predefinito Re: Sulle origini del fascismo

    Grazie è molto interessante. E su questo?:
    fior di pensatori abbiano cercato di "interpretarlo" (a partire da Renzo De Felice e James A. Gregor), nessuno è mai riuscito a vedere ciò che è perfino ovvio: sulla stessa scia di Douglas che era contrario alla politicizzazione delle sue teorie, convinto che esse non fossero "di parte" ma fossero semplicemente proprietà di qualunque persona dotata di buon senso, e che "un gruppo di dilettanti eletti non dovrebbe mai dirigere un gruppo di esperti competenti in questioni tecniche", il fascismo non è un ideologia o meglio, è l'ideologia anti-ideologica, il concetto che meglio lo riassume è che è l'ideologia del fare a seconda delle necessità la cosa più razionale, utile, efficiente, che può essere a seconda delle circostanze tutto e il suo esatto contrario. Dirsi fascisti è tutto e niente, il fascismo non è un programma fisso in cui credere. Un fascista non crede in questo e quello, ma solo vuole che sia fatta la cosa migliore. La contraddizione è che si presume che tutti vogliano la cosa migliore, per cui fascisti lo sono tutti e nessuno. Si pensi al noto concetto di Aldo Moro sulle "parallele convergenti", che definire formula politica è ardito... secondo la sua logica quindi lo scopo di tutti i partiti eccetto Dc e Pci sarebbe... il male!?!?!? Ridurre il concetto di fascismo a quello che è stato il regime ventennale italiano è scorretto, disonesto, ed imbecille. Ricondurre al fascismo un partito ideologico, qualunque siano i suoi punti programmatici, è sbagliato. Un partito che volesse dirsi fascista non dovrebbe avere alcun punto programmatico, poichè questo è il fascismo.

    "Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica, che è conoscenza di Mussolini" (Niccolò Giani)

    “Non ci teniamo troppo ad avere un programma, nel senso che i partiti tradizionali danno a questa parola, ma possiamo vantarci di avere una nostra soluzione per ognuno dei molti problemi che bisogna finalmente risolvere” (Benito Mussolini)

    "Tutte le altre associazioni, tutti gli altri partiti, ragionano in base a dei dogmi, in base a dei preconcetti assoluti, a degli ideali infallibili, ragionano sotto la specie della eternità per partito preso. Noi, essendo un antipartito, non abbiamo - si passi il bisticcio - partito preso" (Benito Mussolini)

    "Fascismo significa che a mutate condizioni di fatto, nuovi atteggiamenti s'impongono: se non è più necessario il piombo e il petrolio, bisogna avere il coraggio di riconoscerlo e di agire in conseguenza" (Benito Mussolini)

    "Ho orrore dei dogmi. Non potrebbe esservi un dogma nel partito fascista. Per il bene della Patria vi sono solo necessità che possono essere assolte oggi, ma che possono diventare relative domani" (Benito Mussolini)

    "Il fascismo è un metodo, non un fine; una autocrazia sulla via della democrazia" (Benito Mussolini)

    "Il fascismo è un movimento di realtà, di verità, di vita che aderisce alla vita. E' pragmatista. Non ha apriorismi. Nè finalità remote. Non promette i soliti paradisi dell'ideale. Lascia queste ciarlatanate alle tribù della tessera" (Benito Mussolini)

    "Il fascismo è anti-accademico. Non è politicante. Non ha statuti, nè regolamenti. Ha adottato una tessera per la necessità del riconoscimento personale, ma potendo ne avrebbe fatto volentieri a meno. Non è un vivaio per le ambizioni elettorali. Non ammette e non tollera i lunghi discorsi. Va al concreto delle questioni" (Benito Mussolini)

    "E' un pò difficile definire i fascisti. Essi non sono repubblicani, socialisti, democratici, conservatori, nazionalisti. Essi rappresentano una sintesi di tutte le negazioni e di tutte le affermazioni. Nei fasci si danno convegno spontaneamente tutti coloro che soffrono il disagio delle vecchie categorie, delle vecchie mentalità. Il fascismo mentre rinnega tutti i partiti, li completa. Nel fascismo che non ha statuti, che non ha programmi trascendenti, c'è quel di più di libertà e di autonomia che manca nelle organizzazioni rigidamente inquadrate e tesserate" (Benito Mussolini)

    "Per essere fascisti occorre essere completamente spregiudicati; occorre sapersi muovere, elasticamente, nella realtà adattandosi alla realtà e adattando la realtà ai nostri sforzi; occorr sentirsi nel sangue l'aristocrazia delle minoranze, che non cercano popolarità, leggera prima, pesantissima poi; che vanno contro corrente; che non hanno paura dei nomi e dispregiano i luoghi comuni" (Benito Mussolini)

    "Il programma fascista non è una teoria di dogmi sui quali non è più tollerata discussione alcuna. Il nostro programma è in elaborazione e trasformazione continua, è sottoposto ad un travaglio di revisione incessante" (Benito Mussolini)

  5. #5
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    Predefinito Re: Sulle origini del fascismo

    Citazione Originariamente Scritto da Astolfo Visualizza Messaggio
    Grazie è molto interessante. E su questo?:
    fior di pensatori abbiano cercato di "interpretarlo" (a partire da Renzo De Felice e James A. Gregor), nessuno è mai riuscito a vedere ciò che è perfino ovvio: sulla stessa scia di Douglas che era contrario alla politicizzazione delle sue teorie, convinto che esse non fossero "di parte" ma fossero semplicemente proprietà di qualunque persona dotata di buon senso, e che "un gruppo di dilettanti eletti non dovrebbe mai dirigere un gruppo di esperti competenti in questioni tecniche", il fascismo non è un ideologia o meglio, è l'ideologia anti-ideologica, il concetto che meglio lo riassume è che è l'ideologia del fare a seconda delle necessità la cosa più razionale, utile, efficiente, che può essere a seconda delle circostanze tutto e il suo esatto contrario. Dirsi fascisti è tutto e niente, il fascismo non è un programma fisso in cui credere. Un fascista non crede in questo e quello, ma solo vuole che sia fatta la cosa migliore. La contraddizione è che si presume che tutti vogliano la cosa migliore, per cui fascisti lo sono tutti e nessuno. Si pensi al noto concetto di Aldo Moro sulle "parallele convergenti", che definire formula politica è ardito... secondo la sua logica quindi lo scopo di tutti i partiti eccetto Dc e Pci sarebbe... il male!?!?!? Ridurre il concetto di fascismo a quello che è stato il regime ventennale italiano è scorretto, disonesto, ed imbecille. Ricondurre al fascismo un partito ideologico, qualunque siano i suoi punti programmatici, è sbagliato. Un partito che volesse dirsi fascista non dovrebbe avere alcun punto programmatico, poichè questo è il fascismo.

    "Forse che non conoscendo a fondo il pensiero del Duce si può affermare di essere fascisti? Noi diciamo di no! Che il fascismo non è istinto ma educazione e perciò è conoscenza della sua mistica, che è conoscenza di Mussolini" (Niccolò Giani)

    “Non ci teniamo troppo ad avere un programma, nel senso che i partiti tradizionali danno a questa parola, ma possiamo vantarci di avere una nostra soluzione per ognuno dei molti problemi che bisogna finalmente risolvere” (Benito Mussolini)

    "Tutte le altre associazioni, tutti gli altri partiti, ragionano in base a dei dogmi, in base a dei preconcetti assoluti, a degli ideali infallibili, ragionano sotto la specie della eternità per partito preso. Noi, essendo un antipartito, non abbiamo - si passi il bisticcio - partito preso" (Benito Mussolini)

    "Fascismo significa che a mutate condizioni di fatto, nuovi atteggiamenti s'impongono: se non è più necessario il piombo e il petrolio, bisogna avere il coraggio di riconoscerlo e di agire in conseguenza" (Benito Mussolini)

    "Ho orrore dei dogmi. Non potrebbe esservi un dogma nel partito fascista. Per il bene della Patria vi sono solo necessità che possono essere assolte oggi, ma che possono diventare relative domani" (Benito Mussolini)

    "Il fascismo è un metodo, non un fine; una autocrazia sulla via della democrazia" (Benito Mussolini)

    "Il fascismo è un movimento di realtà, di verità, di vita che aderisce alla vita. E' pragmatista. Non ha apriorismi. Nè finalità remote. Non promette i soliti paradisi dell'ideale. Lascia queste ciarlatanate alle tribù della tessera" (Benito Mussolini)

    "Il fascismo è anti-accademico. Non è politicante. Non ha statuti, nè regolamenti. Ha adottato una tessera per la necessità del riconoscimento personale, ma potendo ne avrebbe fatto volentieri a meno. Non è un vivaio per le ambizioni elettorali. Non ammette e non tollera i lunghi discorsi. Va al concreto delle questioni" (Benito Mussolini)

    "E' un pò difficile definire i fascisti. Essi non sono repubblicani, socialisti, democratici, conservatori, nazionalisti. Essi rappresentano una sintesi di tutte le negazioni e di tutte le affermazioni. Nei fasci si danno convegno spontaneamente tutti coloro che soffrono il disagio delle vecchie categorie, delle vecchie mentalità. Il fascismo mentre rinnega tutti i partiti, li completa. Nel fascismo che non ha statuti, che non ha programmi trascendenti, c'è quel di più di libertà e di autonomia che manca nelle organizzazioni rigidamente inquadrate e tesserate" (Benito Mussolini)

    "Per essere fascisti occorre essere completamente spregiudicati; occorre sapersi muovere, elasticamente, nella realtà adattandosi alla realtà e adattando la realtà ai nostri sforzi; occorr sentirsi nel sangue l'aristocrazia delle minoranze, che non cercano popolarità, leggera prima, pesantissima poi; che vanno contro corrente; che non hanno paura dei nomi e dispregiano i luoghi comuni" (Benito Mussolini)

    "Il programma fascista non è una teoria di dogmi sui quali non è più tollerata discussione alcuna. Il nostro programma è in elaborazione e trasformazione continua, è sottoposto ad un travaglio di revisione incessante" (Benito Mussolini)
    @Astolfo, alcune di queste affermazioni vanno contestualizzate perché risalgono ad un periodo, quello compreso tra il 1919 e il 1921, in cui effettivamente il fascismo era ancora in divenire ed i propri punti programmatici ed ideali erano ancora in fase di elaborazione. E' solo dal 1921 in poi che il fascismo inizia a farsi "dottrina". Al di là però di questo aspetto contingente, molto legato alle circostanze, è vero che il fascismo si pone come una dottrina realistica. Non è solamente o - peggio - esclusivamente il realismo dei cinici o dei machiavellici (che spesso e volentieri oltrepassano, fraintendendolo, Machiavelli), ma è quello di chi non vuole adattare la realtà ai propri schemi preconfezionati, bensì vuol risolvere i problemi che concretamente si pongono e prende atto dell'uomo e della realtà circostante per quella che effettivamente è e non per quella che si vorrebbe che fosse. In questo senso, è corretto dire che il fascismo è l'anti-ideologia per eccellenza. Il liberalismo, il razionalismo, il giacobinismo, il socialismo e, più di tutti, il comunismo hanno cercato indistintamente di creare un "uomo nuovo" rispetto al "vecchio uomo": il liberalismo ha cercato di abbattere il prete ed il nobile a favore dell'uomo nuovo borghese, "razionale" ed emancipato da superstizioni, religione e tradizioni pregresse, mentre il comunismo ha mirato ad abbattere il dominio del borghese capitalista con l'uomo nuovo socialista, anch'egli liberato ma non solo dai retaggi della cosiddetta "società tradizionale" bensì anche e soprattutto da qualsiasi forma di "schiavitù del lavoro" e da qualsiasi soggezione politica, sociale, economica e morale. Si è di fronte alla pretesa di plasmare ex nihilo l'uomo. E' un atteggiamento pienamente e tipicamente ideologico. L'uomo nuovo del fascismo è tale rispetto all'homo oeconomicus della (in)civiltà liberalcapitalista e all'homo collectivus del socialismo e del comunismo. La novità del fascismo è rispetto alla modernità ideologica, non alla realtà, al mondo e alla storia in quanto tali. Nella prima parte della Dottrina del fascismo (1932) giustamenta sta scritto che, umanamente parlando, l'uomo fuori dalla storia è nulla. Ecco perché il fascismo, seppur con giustificazioni teoriche diverse a seconda dei suoi esponenti e dei suoi autori, dà una grande importanza al concetto di tradizione in quanto trasmissione dello spirito della nazione e di principi etici e spirituali finalizzati ad elevare l'uomo all'interno dello Stato. E' la presa d'atto del fatto che l'uomo non si reinventa a tavolino, ma la sua stessa natura necessita di legami sociali e comunitari, di idee e di esempi da seguire, di una fede in cui credere e di punti di riferimento a cui obbedire. Quando Mussolini cita ed apprezza taluni aspetti di Machiavelli non è per fare l'elogio dell'amoralità o dell'immoralità politica, ma per ribadire la necessità dell'uso della forza contro gli egoismi individuali e riconoscere che l'uomo non è un angelo, ma un essere coi suoi pregi ed anche i suoi innumerevoli difetti e che, soprattutto l'uomo venuto fuori dalla modernità, risulta col passare del tempo sempre più gretto e meschino. Una cosa del genere pone il fascismo nettamente distante dagli ingenui ottimismi dei Rousseau della situazione, che esaltano l'uomo rivalutandone la bassezza, trasformata sovversivamente in virtù.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

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    Predefinito Re: Sulle origini del fascismo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    [MENTION=1867]Quando Mussolini cita ed apprezza taluni aspetti di Machiavelli non è per fare l'elogio dell'amoralità o dell'immoralità politica, ma per ribadire la necessità dell'uso della forza contro gli egoismi individuali e riconoscere che l'uomo non è un angelo, ma un essere coi suoi pregi ed anche i suoi innumerevoli difetti e che, soprattutto l'uomo venuto fuori dalla modernità, risulta col passare del tempo sempre più gretto e meschino. Una cosa del genere pone il fascismo nettamente distante dagli ingenui ottimismi dei Rousseau della situazione, che esaltano l'uomo rivalutandone la bassezza, trasformata sovversivamente in virtù.
    In merito ho trovato questa:
    "Il cristiano e socialista 'uomini siate fratelli' è la maschera dell'eterno e immutabile 'homo homini lupus'. Il patetico simbolo di Proudhon sembra esprimere e spiegare tutta la crudeltà del nostro destino" (Benito Mussolini)

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    Predefinito Re: Sulle origini del fascismo

    Citazione Originariamente Scritto da Astolfo Visualizza Messaggio
    In merito ho trovato questa:
    "Il cristiano e socialista 'uomini siate fratelli' è la maschera dell'eterno e immutabile 'homo homini lupus'. Il patetico simbolo di Proudhon sembra esprimere e spiegare tutta la crudeltà del nostro destino" (Benito Mussolini)
    Sì, è la citazione di un articolo del Duce del marzo 1920. Risale proprio a quel periodo di formazione del fascismo a cui facevo riferimento nel post precedente. E' una fase in cui Mussolini è molto concentrato a decostruire le convinzioni dei suoi vecchi compagni socialisti rimasti nel partito o nei sindacati rossi. Infatti quello scritto mussoliniano pone a confronto l'umanitarismo, l'internazionalismo ed il pacifismo dei socialisti con l'azione politica fatta di violenze e soprusi attuata dai rossi.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Sulle origini del fascismo

    Questa vi pare concernente? In particolare la lista di personaggi, vanno bene ed eventualmente ce ne sono altri?:
    Avendo accennato nel corso del testo alla "rivolta della tipologia mentalmente produttivista contro il mondo lavorista" ed alla "spontaneità produttiva castrata a partire da un certo momento in poi da quelle forze" ecc, è opportuno ora approfondire cosa si intende in riferimento all'interpretazione del fascismo, sempre troppo lacunosa sotto il punto di vista sociologico. La lacuna sulle interpretazioni dell'"origine del capitalismo" e dei sistemi economici stessi stanno nell'ignoranza della divisione sociologica dell'umanità in queste tipologie. Senza comprendere ciò non è possibile comprendere i sistemi oltre le banali critiche o lodi generaliste e nemmeno il fascismo oltre l'episodio storico noto. Ad esempio, come è possibile ricondurre al fascismo un personaggio come Jünger, che nei suoi libri scrive peste e corna della politica fascista peggio del più estremo antifascista? La ragione è abbastanza banale: lui scrive peste e corna delle politiche del regime fascista. Ma il regime fascista non è il fascismo stesso. Le analisi sulle origini del capitalismo, e relative analisi critiche, sono falsate dalla mancata comprensione del suo dualismo. Anche qui l'errore consiste nel considerare il capitalismo come unico, e lo stesso vale verso la massoneria. E quindi farsi un opinione, buona o cattiva, generalizzando. Cosa che ne inficia la comprensione. Se invece parliamo di capitalismi e di massonerie, allora è possibile una vera loro comprensione. Molti autori si sono arrabattati ad identificare la nascita del capitalismo. In realtà sarebbe più corretto cercare una data nella quale un tipo di capitalismo ha surclassato l'altro, dato che il capitalismo nasce nel primo momento in cui due soggetti si sono scambiati due oggetti (quindi nella preistoria). Ma per farlo bisogna prima identificarli entrambi. Abbiamo già visto come vi siano due tipi di concezioni contrapposte rifacentisi ai due tipi di concetti di "salvezza" religiosi, così abbiamo lo spunto di partenza: la massoneria sudista si identifica in quello cattolico, quella nordista in quello ebraico-protestante. Vi è perciò non un atto di nascita del capitalismo, ma un progressivo e periodico passaggio da un sistema all'altro. Ora, riguardo l'origine del fascismo, Mattioli identifica la preponderanza del capitalismo nordista nella sua vittoria nella guerra di secessione nel 1865, momento dal quale in poi l'ideologia sudista è messa sempre più in minoranza senza soluzione di continuità. Ed è in seguito al fondamento del mondo moderno sulla filosofia nordista dal 1865 in poi che sorge la rivolta contro quel tipo di mondo da parte dell'"altro mondo", quello che nel 1865 ha perduto. E' a quel mondo che fanno riferimento come "decadente" gli ideologi di quella che in seguito sarà chiamata "rivoluzione conservatrice" Helmut Franke, Oswald Spengler, Ernst Jünger, Althaus, gli apologeti dell'"anti-capitalismo romantico" a cui contrappongono il "capitalismo organizzato" e del "tramonto dell'occidente" e della "rivolta contro il mondo moderno" cominciato appunto con la vittoria nordista nel 1865. Filone sociologico precorso da Nietzsche, e le idee economiche di Louis-Auguste Blanqui, poi ripreso da Louis-Ferdinand Céline, Pierre Drieu La Rochelle, Rene Guénon, Jurgis Baltrusaitis, T. Burckhardt, George Dumézil, Mircea Eliade, G. I. Gurdjieff, Martin Heidegger, J. Huizinga, F. Liszt, Ernst Nolte, Carl Schmitt, Werner Sombart, Tolkien, O. Weininger, Robert Brasillach, Emil Cioran, Corneliu Codreanu, Gabriele D'Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti, Leon Degrelle, Ugo Spirito, Giovanni Gentile, J. Bochaca, Abel Bonnard, Ion Mota, Ferenc Szalasi, e più recentemente da Evola e Francis Parker Yockey. Caso particolare è quello di Yukio Mishima (poiché inserito in un contesto, quello giapponese, che era ancora a preponderanza "sudista" fino al 1945), ed oggi quello di Franco Cardini. Ma farne un analisi approfondita richiederebbe un intero tomo, qui limitiamoci ad analizzarne le influenze dal punto di vista economico: nel corso del testo abbiamo già visto i termini "lavorismo" e "produttivismo". Il lavorismo praticamente è l'ideologia economica dell'osservanza nordista, mentre il produttivismo è quella dell'osservanza sudista. Il sistema economico capitalista si suddivide quindi tra l'economia ridistributiva-lavorista e l’economia distributiva-produttivista (detta anche "economia dei bisogni"). Praticamente dal 1865 ad oggi l'economia globale si è fondata totalmente sul primo. Quando noi oggi parliamo di capitalismo riferendoci al sistema economico vigente, intendiamo quello ridistributivo-lavorista, non quello distributivo-produttivista che non è più applicato da almeno 150 anni in nessun luogo (eccetto il Giappone fino al 1945, e solo parzialmente). Quindi, è inesatto criticare "il capitalismo"; dal punto di vista distributista è esatto criticare il capitalismo di tipo ridistributivo-lavorista dell'osservanza nordista, e quindi lodare ed auspicare quello distributiva-produttivista dell'osservanza sudista. Criticando "il capitalismo" non si va fuori dall'impossibilità di comprensione. Idem per la massoneria: è inesatto criticare "la massoneria"; dal punto di vista distributista è corretto criticare l'osservanza nordista e lodare quella sudista. Per questo motivo in questo testo ho cercato di distinguere bene le cose, criticando il lavorismo, non il capitalismo; quando nel testo trovate una critica al lavorismo, sappiate che equivale a criticare il capitalismo come inteso oggi; quando trovate una critica al nordismo, equivale a criticare la massoneria nella concezione in cui lo farebbero i critici della massoneria oggi preponderante.

 

 

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