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    Predefinito Albert Einstein e Olinto de Pretto: la vera storia della formula più famosa del mondo

    ALBERT EINSTEIN E OLINTO DE PRETTO
    LA VERA STORIA DELLA FORMULA PIÙ FAMOSA DEL MONDO


    Presentazione



    <<Il libro di Umberto Bartocci, Albert Einstein e Olinto De Pretto: La vera storia della formula più famosa del mondo (Bologna, Andromeda, 1999) rischia di diventare ancora più raro delle opere di De Pretto se l'editore non si affretta a ristamparlo. Il libro in questione fa parte della collana La storia impossibile, è un libro just in time , cioè stampato appena in tempo, in tempo per essere salvato. È un po' il destino di quei libri che gli editori non ritengono adatti alla pubblicazione e che senza questa formula non riuscirebbero mai a vedere la luce. I manoscritti cadrebbero nel dimenticatoio, con il passare degli anni andrebbero persi in un trasloco o per colpa di qualche parente distratto. Vengono i brividi a pensare a quanti romanzi, a quanti saggi o a quanti lavori scientifici è stato negato anche il semplice venire alla luce. Di certo la storia è stata scritta anche da mani sconosciute, delle quali a volte non è rimasta la benché minima traccia. Ed è quanto mai eccitante seguire queste orme misteriose. In un prossimo futuro - e può suonare quasi come una beffa - il libro di Bartocci potrebbe essere conteso da bibliofili alla ricerca di testi originali e profetici, testi che non hanno segnato un'epoca al momento della loro silenziosa uscita, ma l'hanno fatto a posteriori, in quanto anticipatori di verità divenute tali solo in futuro, talvolta a distanza di molti anni. Per questo motivo lo conservo gelosamente. È una semplice brossura editoriale in ottavo, con la copertina nera su tutti i lati. Il volto di Einstein e il fungo atomico che campeggiano sul fronte sono due simboli molto chiari del concetto espresso dalla formula più famosa del mondo. Prima di quel libro Bartocci aveva tentato - inutilmente - di far accettare per la pubblicazione un lavoro a quattro mani, con Marco Mamone Capria sullo stesso argomento. La rivista scientifica alla quale aveva indirizzato il manoscritto lo rifiutò, in maniera cortese ma inappellabile. Tutte queste difficoltà derivano dalla responsabilità che si porta dietro il nome di Albert Einstein. Ancora troppo grande e fulgida è la sua stella per poterla offuscare senza esporsi brutalmente alle critiche dell' ortodossia scientifica. Einstein non può essere messo in discussione, non ancora, almeno. Forse un giorno nuove concezioni del mondo della fisica ridimensioneranno le sue teorie, ma al momento resta un pilastro inamovibile, poco meno che intoccabile. Per questo motivo nessuna rivista che vuole costituire una voce degna di nota nell'ambito accademico oserebbe ospitare un intervento decisamente "contro corrente" che non sia suffragato da prove certe e inconfutabili circa un dubbio - sia pur sfumato - sulla paternità della formula più famosa del mondo. È logico che il problema, al momento attuale, non può essere presentato che a livello di congettura. Non è ancora dimostrabile, se mai lo sarà, che Albert Einstein lesse il lavoro di Olinto De Pretto e che, soprattutto, ne trasse ispirazione. Forse l'unica strada praticabile è quella di concentrare le attenzioni sulla figura di Michele Besso, che era amico di Einstein e collegabile a De Pretto. Einstein conosceva l'italiano, tenne anche delle conferenze nella nostra lingua. La scienza sembra non volersi rendere conto che De Pretto, questo oscuro agronomo vicentino, forse ispirò il grande scienziato. Magari si tratta di elementi formali, non decisivi, dato che il concetto di etere non sembra essere applicato alla teoria della relatività, ma di sicuro la frase che compare nel lavoro di De Pretto del 1904 (un anno prima della pubblicazione di Einstein negli Annalen der Physik dei suoi due celebri lavori) è esplicativa al riguardo: "La materia di un corpo qualunque, contiene in se stessa una somma di energia rappresentata dall'intera massa del corpo, che si muovesse tutta unita ed in blocco nello spazio, colla medesima velocità delle singole particelle. [ ... ] La formula mv2 ci dà la forza viva e la formula mv 2/8338 ci dà, espressa in calorie, tale energia. Dato adunque m=l e v uguale a 300 milioni di metri, che sarebbe la velocità della luce, ammessa anche per l'etere, ciascuno potrà vedere che si ottiene una quantità di calorie rappresentata da 10794 seguito da 9 zeri e cioè oltre dieci milioni di milioni">>.



    La precedente lunga citazione, tratta dal singolare libro di Simone Berni, A caccia di libri proibiti - Libri censurati, libri perseguitati - La storia scritta da mani invisibili (Ed. Simple, Macerata, 2005, pp. 69-71), ci è parsa la maniera migliore per illustrare l'unico testo che, fra i tre qui presentati, ha suscitato (e direi ingiustamente nei confronti degli altri due) molto clamore, sovente accompagnato come vedremo da "fraintendimenti", comunque istruttivi, da cui l'autore appena menzionato si tiene apprezzabilmente lontano.





    Eppure lo studio in questione deve essere considerato soltanto una sorta di (relativamente) breve "introduzione" al saggio del De Pretto, ivi integralmente contenuto, e la sua pubblicazione originaria intesa solamente ... a fare un "dispetto": visto che alcuni ambienti accademici avevano voluto che del caso non si parlasse, chiesi all'amico Paolo Brunetti, delle Edizioni Andromeda di Bologna, di farmi il piacere di stampare questo libretto in un numero limitato di copie, che inviai poi a mie spese a tutte (o quasi) le biblioteche italiane di fisica e di matematica, di modo che rimanesse almeno una traccia scritta ("a futura memoria"), sia della ricerca effettuata, sia degli atti posti in essere per impedirne la diffusione.

    Debbo sottolineare che ritengo assai curioso che una pubblicazione avente un'origine quale quella menzionata sia stata, delle tre qui presentate, la più conosciuta e controversa. Essa consiste sostanzialmente nella divulgazione di alcune informazioni poco note, e nell'illustrazione di una "congettura". Ancora recentemente si dice, in maniera peraltro conforme ai fatti, che il tutto è stato <<accolto con molto scetticismo dal mondo scientifico>> (vedi Gente, 27 luglio 2006, nella rassegna stampa in calce). Eppure, le notizie che vi vengono riportate sono assolutamente vere, e conducono inevitabilmente a formulare un'ipotesi la cui omissione sarebbe deprecabile, e che merita quindi quanto meno di essere discussa. Un outsider italiano scrisse un saggio speculativo sul possibile ruolo dell'etere nella fisica, all'interno del quale previde l'eventualità che una qualsiasi massa M contenesse, benché a riposo, una quantità di energia inimmaginabile, proporzionale all'espressione Mc2, celebre in tutto il mondo in seguito al successo della teoria della relatività di Einstein - ma specialmente dopo la frenetica attività che portò alla realizzazione della bomba atomica durante il secondo conflitto mondiale.

    Così si espresse in proposito il protagonista della nostra ricostruzione, in modo tale da non lasciare adito a dubbi sulla singolarità della sua idea:

    <<A quale risultato spaventoso ci ha mai condotto il nostro ragionamento? Nessuno vorrà facilmente ammettere che immagazzinata ed allo stato latente, in un chilogrammo di materia qualunque, completamente nascosta a tutte le nostre investigazioni, si celi una tale somma di energia, equivalente alla quantità che si può svolgere da milioni e milioni di chilogrammi di carbone; l'idea sarà senz'altro giudicata da pazzi>>.

    Fin qui la semplice notizia. Viste alcune coincidenze di tempi, luoghi e personaggi, appare poi naturale e verosimile immaginare che l'ampio lavoro di De Pretto sia stato letto se non proprio da Einstein in persona, almeno da Michele Angelo Besso, intimo amico del fisico di Ulm negli anni della preparazione dei famosi articoli sulla relatività. Non è quindi proprio assurdo che la "pazzesca" conclusione del De Pretto possa avere in qualche maniera "ispirato", sia pure indirettamente, la proposta dell'equazione che oggi viene riconosciuta la più famosa di tutta quanta la storia della fisica.

    Non mi dilungo oltre sull'articolazione di tale ipotesi per non guastare il piacere della lettura agli interessati, ma ritengo opportuno spendere qualche parola sugli accennati "equivoci", e controversie. Il più grave sorge dal tradurre ciò che è probabilmente avvenuto con frasi del tipo "La relatività anticipata da un oscuro industriale italiano", alle quali si replica: "stoltezza". E in effetti un'affermazione del genere meriterebbe sicuramente un simile sbrigativo commento, ma chi l'ha mai sostenuta? De Pretto non anticipò affatto la relatività - che anzi dal mio punto di vista sarebbe stato poco apprezzabile per questo! - ma si limitò a prevedere la possibilità di un fenomeno fisico che della relatività sembra essere una delle più note conseguenze (in un certo senso neanche poi del tutto, come presto accennerò). Evidentemente, la grande propaganda relativistica ha fatto sì che alcuni identifichino la famosa equazione con la relatività, senza conoscere quindi particolari di cui dalla lettura del libro si potrebbe uscire almeno con qualche consapevolezza. Tra detti particolari, la distinzione che bisogna saper porre tra l'espressione relativistica dell'energia nella teoria della relatività, cioè E = mc2, e un'analoga equazione E = Mc2, dove compare un coefficiente M ben diverso dall'm presente nella prima. La E = mc 2 si riduce invero alla E = Mc2 per un corpo con velocità zero, e che una siffatta quantità (o una ad essa proporzionale) possa corrispondere a una reale energia di riposo contenuta in ogni corpo - ciò che è in sostanza la questione importante all'atto pratico! - è esattamente l'ipotesi che De Pretto deduce dalle sue argomentazioni basate sull'etere, mentre viceversa è proprio all'interno dell'impostazione einsteiniana che tale previsione non sembra avere a nostro parere alcun fondamento fisico ragionevole (essendo l'energia definita soltanto a meno di una costante additiva, nel senso che quelle che contano sono le differenze di energia, ed E = mc2 oppure E = (m-M)c 2 sarebbero da un certo punto di vista la medesima cosa). In questa prospettiva ritengo tuttora che De Pretto debba essere correttamente riconosciuto innovatore, forse ispiratore, e anche ... profeta.

    In altre parole, De Pretto non previde affatto il fenomeno in esame in un ambito relativistico, a cui era completamente estraneo, bensì all'interno di quella che oggi potremmo definire la teoria opposta alla relatività, ossia la teoria dell'etere, e proprio in ciò consiste a mio parere l'interesse storico del caso. Potrei aggiungere anzi non solo storico, dal momento che credo (finora invero tra assai pochi) che la teoria dell'etere fu ingiustamente sconfitta da una moda di pensiero "irrazionale" impostasi nella fisica del XX secolo, e che non è detto che il futuro sviluppo di tale scienza non muti radicalmente la situazione.

    Tutto qui, e tutto scientificamente e storicamente "oggettivo", al punto che continuo a essere stupito dell'ostilità ricevuta da parte di un certo establishment, il che mi ha costretto a concludere che il sacro nome di Einstein non può ancora oggi essere toccato, e che ogni studio al riguardo deve sapersi muovere con atteggiamento rispettoso, addirittura apologetico, per poter essere preso in considerazione. Una circostanza questa a cui non sono estranee motivazioni extra-scientifiche che costituiscono la resistente ossatura dello "spirito" del nostro tempo presso i paesi usciti vincitori dall'ultimo grande conflitto mondiale, e presso quelli dei vinti successivamente asservitisi in modo esagerato e azzardato, arrivando perfino a ripudiare la loro stessa "storia nazionale", e a rinnegare le loro specifiche tradizioni... Ma si tratta di questioni evidentemente "delicate", che riporterebbero in qualche modo al terzo libro qui presentato, e che condurrebbero quindi verso lidi cui voglio (presentemente e costantemente) solo accennare, chi ha orecchi per intendere intenda...


    UB, agosto 2006.

    ALCUNI ESEMPI DELLE REAZIONI CHE SUSCITÒ
    NELLA STAMPA ITALIANA LA PRIMA VERSIONE DEL 1995


    Il Giornale di Vicenza, 7 novembre 1999


    Il Giornale, 9 novembre 1999


    La Nazione - Il Resto del Carlino, 9 novembre 1999


    Il Tempo, 9 novembre 1999


    Panorama, 11 novembre 1999


    Gente, 2 dicembre 1999
    (Qui possiamo visionare un'immagine di Bianca Mirella Bonicelli,
    la cui preziosa collaborazione è stata un elemento fondamentale per la riuscita di questa ricerca.)


    Perfino ... Grand Hotel, 10 dicembre 1999


    La Stampa, Supplemento "Scienze", 25 febbraio 2000

    Ma di questa vicenda si continua a parlare ancora oggi....


    Il Giornale di Vicenza, 20 giugno 2006


    Gente, 27 luglio 2006

    ALCUNI ESEMPI DELLE REAZIONI CHE SUSCITÒ
    NELLA STAMPA ESTERA LA PRIMA VERSIONE DEL 1995











    Albert Einstein e Olinto De Pretto - Presentazione

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    Predefinito Rif: ALBERT EINSTEIN E OLINTO DE PRETTO LA VERA STORIA DELLA FORMULA PIÙ FAMOSA DEL M

    La celebre equazione sarebbe stata anticipata nel 1903 da De Pretto
    E=mc2: "Tutto merito dell'italiano Olinto"
    La tesi di un docente di matematica dell'Università di Perugia, ripresa dal quotidiano britannico "The Guardian"



    MILANO - L'equazione della relatività di Einstein non sarebbe, in realtà, di Albert Einstein, bensì di un matematico autodidatta italiano, Olinto De Pretto. La sconcertante rivelazione arriva dal serissimo giornale inglese “Guardian” che già otto anni fa aveva raccontato la genesi della celebre formula della relatività (il tempo e il movimento sono relativi alla posizione dell’osservatore, se la velocità della luce è costante), altrimenti conosciuta come E=mc2 (l’energia è uguale al prodotto della massa per il quadrato della velocità della luce) e che nell'edizione di martedì scorso ha riproposto la controversa questione circa la primogenitura dell’equazione forse più famosa al mondo.
    Stando a quanto si racconta, il 23 novembre del 1903 l'italiano De Pretto, un industriale di Vicenza con la passione per la matematica, avrebbe pubblicato sulla rivista scientifica Atte un articolo dal titolo “Ipotesi dell’etere nella vita dell’Universo”, in cui sosteneva che “la materia di un corpo contiene una quantità di energia rappresentata dall’intera massa del corpo, che si muovesse alla medesima velocità delle singole particelle”. Insomma, la celebre E=mc2 spiegata parola per parola, anche se De Pretto non mise la formula in relazione con il concetto di relatività, ma con la vita dell’universo.
    Secondo la ricostruzione fatta dal professor Umberto Bartocci, docente di Storia della matematica all’Università di Perugia, questo difetto nell’impostazione di De Pretto sarebbe stato il motivo per cui inizialmente il significato dell’equazione non venne capito. Solo successivamente, nel 1905, lo studioso svizzero Michele Besso avrebbe avvisato Albert Einstein del lavoro svolto due anni prima da De Pretto e delle conclusioni alle quali era arrivato, che il geniale fisico e matematico avrebbe poi fatto sue, senza tuttavia attribuire alcun merito all’italiano.
    Questa, ovviamente, è la tesi di Bartocci, alla quale il professore ha dedicato pure un libro, pubblicato nel 1999 da Andromeda: Albert Einstein e Olindo De Pretto – La vera storia della formula più famosa del mondo, dove viene appunto spiegata la teoria della “contaminazione einsteiniana” ad opera di De Pretto, morto nel 1921. «De Pretto non scoprì la relatività – ha riconosciuto Bartocci – però non ci sono dubbi sul fatto che sia stato il primo ad usare l’equazione e questo è molto significativo. Sono anche convinto che Einstein usò le ricerche di De Pretto, sebbene questo sia impossibile da dimostrare». Nel corso degli anni ci sono poi state altre polemiche circa i contributi scientifici che avrebbero permesso ad Einstein di scoprire e rendere pubblica la rivoluzionaria formula nel 1905 e fra questi, particolarmente importanti si dice siano state le ricerche del tedesco David Hilbert.
    Sembra, però, impossibile porre fine alla controversia e nemmeno Edmund Robertson, professore di matematica dell’Università di St.Andrew, è riuscito nell’intento: «Una grande parte della matematica moderna è stata creata da gente a cui nessuno ha mai dato credito, come ad esempio gli Arabi – ha raccontato Robertson al Guardian - Einstein può avere preso l’idea da qualcuno, ma le idee stesse arrivano da ogni parte. De Pretto merita sicuramente credito per gli studi che ha svolto e il contributo che ha dato, se queste cose si possono provare. Ma ciò non toglie, comunque, che la genialità di Einstein resti indiscutibile». Il dubbio persiste, le polemiche pure, la sola certezza è proprio quell’equazione E=mc2, di cui tutti, almeno una volta, hanno sentito parlare.
    Simona Marchetti

    E=mc2: "Tutto merito dell'italiano Olinto" - Corriere della Sera

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    Predefinito Rif: ALBERT EINSTEIN E OLINTO DE PRETTO LA VERA STORIA DELLA FORMULA PIÙ FAMOSA DEL M


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    Predefinito Rif: ALBERT EINSTEIN E OLINTO DE PRETTO LA VERA STORIA DELLA FORMULA PIÙ FAMOSA DEL M


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    Predefinito Rif: ALBERT EINSTEIN E OLINTO DE PRETTO LA VERA STORIA DELLA FORMULA PIÙ FAMOSA DEL M

    Questo sito è molto interessante, visitatelo:

    Einstein:
    Un super-genio?
    O un super-plagiatore?


    Einstein: un super-genio?

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    Predefinito Rif: ALBERT EINSTEIN E OLINTO DE PRETTO LA VERA STORIA DELLA FORMULA PIÙ FAMOSA DEL M

    In merito a quanto sopra riportato è importante inoltre aggiungere una cosa: Olinto de Pretto arrivò a queste conclusioni (con tanto di primi tentativi di calcolo pratico relativo all'equivalenza massa - energia, nel libro c'è un interessantissimo esempio a riguardo) basandosi proprio su quella teoria dell'etere che fu il principale bersaglio e la vittima eccellente della relatività ristretta einsteiniana. Se si tiene ben presente che dalla relatività ristretta nacque la relatività generale su cui poggiano le teorie del big-bang si può capire quanto impatto abbia avuto la teoria della relatività sulla costruzione dell'attuale visione fisica del mondo (che personalmente sono convintissimo essere su certi aspetti fondamentali un grande abbaglio).
    Io resto dell'opinione che conservando ed aggiornando la teoria dell'etere la scienza avrebbe potuto prendere una direzione infinitamente più razionale ed intuitiva di quella che ha imboccato da quei fatidici primi decenni del '900; oggi infatti la divulgazione scientifica confonde in gran parte il grande pubblico con parole alle quali non si possono associare, se non per analogia, dei concetti fisicamente intuitivi, vedi tutte le speculazioni (perché di altro non si tratta) sulle dimensioni fantasma, teoria delle strighe, viaggi nel tempo e quant'altro, tanto per fare alcuni esempi.
    Non è nemmeno vero che la morte della teoria dell'etere sia stata decretata dagli esperimenti. Molti esperimenti non sono stati rifatti, su alcuni ci sono dei dubbi interpretativi, soprattutto non sono stati rifatti variando le condizioni in maniera opportuna: infatti si può concepire una teoria statica dell'etere, come quella di fine ottocento, ma anche una teoria dinamica dell'etere, ed allora gli esperimenti che si insegnano a scuola (quando si insegnano) e che proverebbero la non esistenza dell'etere non varrebbero più per un etere dinamico. In qualche caso è stata fatta vuoi consapevolmente vuoi inconsapevolmente opera di semplificazione di fatto fuorviante quando non falsificatrice.

    Su tutto questo consiglio vivamente di vedere e possibilimente studiare l'opera omnia di Marco Todeschini, che è un esempio dell'indirizzo che la fisica avrebbe potuto prendere e non ha preso.
    A livello divulgativo consiglio anche le seguenti opere di Roberto Monti:

    Le chiavi della relatività
    Relatività Einsteniana e Fusione Fredda: Stato dell'Arte 2001
    Analisi storico critica dei modelli d'atomo
    Progresso in Cosmologia secondo Walther Nernst ed Edwin Hubble (Il)

    Sempre della casa editrice Andromeda.

    Consiglio vivamente anche gli scritti divulgativi raccolti di un Professore perfettamente ortodosso ma molto intelligente, Franco Selleri: Lezioni di Relatività (Progedit) ed anche gli scritti divulgativi a sua cura in: La natura del tempo (Dedalo Edizioni); in particolare notare gli scritti sull'effetto Sagnac (che ritroviamo anche nelle considerazioni di Monti).


    A titolo puramente personale faccio poi notare che Evola, partendo da considerazioni di tipo diverso, aveva già individuato in meccanica quantistica (nell'interpretazione di Copenaghen, all'epoca era questa quella dominante considerata da Evola) e Relatività due aspetti della dissoluzione della conoscenza nel mondo delle scienze fisiche: io penso che avesse perfettamente ragione e, cum grano salis, penso anche che la strada per riappropriarsi di una conoscenza fisica del mondo più equilibrata e ragionevole sia possibile proprio ripartendo dalle scienze fisiche di quei fatidici decenni del primo novecento, sciogliendo e riannodando i nodi opportuni, aggiornando il tutto alle conoscenze sperimentali nel frattempo acquisite e soprattutto facendo e rifacendo opportuni esperimenti.
    Di quest'ultima cosa oggi state pur certi che nell'ambiente della ricerca fisica attuale non importa un bel niente a nessuno; incredibile? Sì, ma vero.

  7. #7
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    Predefinito Rif: ALBERT EINSTEIN E OLINTO DE PRETTO LA VERA STORIA DELLA FORMULA PIÙ FAMOSA DEL M

    Per la precisione la formula significa che tutto è energia che fluisce attraverso un'elaboratore elettronico quantistico.
    In ostaggio di truzzi pseudo-intellettuali maestri in orpelli retorici. E di grezzi ciarlatani che si spacciano per iperuranici.

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    Predefinito Rif: ALBERT EINSTEIN E OLINTO DE PRETTO LA VERA STORIA DELLA FORMULA PIÙ FAMOSA DEL M

    Citazione Originariamente Scritto da Nostradamus Visualizza Messaggio
    Per la precisione la formula significa che tutto è energia che fluisce attraverso un'elaboratore elettronico quantistico.
    La formula De Pretto la ricavò semplicemente a partire dalla forza viva di Leibnitz, in definitiva dall'energia cinetica; infatti nelle teorie dell'etere la materia non è altro che energia cinetica associata all'etere in movimento (nella formulazione todeschiniana movimento vorticale, per la precisione).
    La meccanica quantistica non c'entra niente e gli elaboratori elettronici meno che mai.
    Per inciso, la meccanica quantistica non c'entra niente nemmeno con la formulazione della relatività ristretta einsteiniana.

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    Predefinito Rif: ALBERT EINSTEIN E OLINTO DE PRETTO LA VERA STORIA DELLA FORMULA PIÙ FAMOSA DEL M

    Citazione Originariamente Scritto da Tular Visualizza Messaggio
    La formula De Pretto la ricavò semplicemente a partire dalla forza viva di Leibnitz, in definitiva dall'energia cinetica; infatti nelle teorie dell'etere la materia non è altro che energia cinetica associata all'etere in movimento (nella formulazione todeschiniana movimento vorticale, per la precisione).
    La meccanica quantistica non c'entra niente e gli elaboratori elettronici meno che mai.
    Per inciso, la meccanica quantistica non c'entra niente nemmeno con la formulazione della relatività ristretta einsteiniana.
    Quando un oggetto o un essere vivente non influenza i nostri sensi (in altri termini, non viene misurato) possiamo dire di sapere qualcosa su di esso?

    L'unica realtà che esiste è la coscienza universale.


    Il gatto quantistico - Il paradosso del “Gatto di Schroedinger” - Riflessioni sulle Scienze di Alberto Viotto
    Ultima modifica di Nostradamus; 01-08-10 alle 13:19
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  10. #10
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    Predefinito Considerazione!

    La notizia è risaputa, ma quello che non vedo in questo interessante discussione e che fu la prima moglie di Eistein a mettere a punto la teoria della relatività (sicuramente copiata come ben documentato da questi interventi).
    La storia è che la prima moglie di origine slava quando si separo dall'ebreo Eistein pretese i soldi del Nobel e per accordi presi in fase di separazione lascio gli onori o ifalsi onori a Albert. Il fisico lasciò la prima moglie perche attratto dalla bionda cugina. E' una storia dimessa e con molta probabilità gestita da particolari interessi dove i servizi segreti americani ebbero un loro ruolo importante. L'ultima considerazione e che questa storia di imbrogli ci induce a dedurre e che da anni e anni la verità dei fatti è costantemente mistificata attribuendo a persone che assolutamente non se lo meritano scoperte importanti.
    Quante bugie ci sono propinate da questo sistema ormai sicuramente pilotato e degenerato.

 

 
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