Non è questione di "se", ma di "quando": a detta di molti commentatori, e anche secondo la mia personale opinione, le elezioni anticipate sono l'inevitabile sbocco di una situazione politica traballante ed irrecuperabile. Vediamo quali punti giocano a favore di un ritorno alle urne:
- Berlusconi ha tutto l'interesse di soffocare sul nascere il partito di Fini, prima che si organizzi sul territorio in modo pericoloso;
- Berlusconi non ha alcun interesse a fari rosolare e condizionare dalla pattuglia finiana per più di qualche mese (e gli italiani non amano gli stalli e le agonie, vedi il caso di Prodi);
- le opposizioni sono in stato comatoso, divise su tutto (c'è addirittura il rischio che il leader di un piccolo partito di sinistra come Nichi Vendola contenda a Bersani la candidatura a Premier per il centrosinistra), e dunque impreparate alla sfida;
- l'Italia dei Valori di Di Pietro punta alle urne per confermare il risultato delle Europee e condizionare ancor di più il PD;
- il PDL è in netta flessione (siamo sul 28-29% rispetto al 37% delle ultime Politiche) ma non è detto che in campagna elettorale, come suo solito, Berlusconi tiri fuori il meglio di se', fino a recuperare qualche punto ( che sommati ai voti di una Lega tonica, de La Destra e qualche altra piccola formazione, garantirebbero una vittoria quasi certa alla Camera e forse una pur tenue maggioranza al Senato).
Ovviamente, esistono anche dei fattori in grado di allontanare questa soluzione:
- Bossi pretende che prima del ricorso alle urne siano approvati i decreti attuativi del federalismo fiscale (cosa che non potrà avvenire prima dell'anno);
- Napolitano farà di tutto per trovare un successore al Premier, tramite le vie del governo tecnico, di transizione o istituzionale (che in effetti può trovare una maggioranza almeno alla Camera - immaginando però un "patto" fra IdV, PD, UdC e Finiani...);
- anche all'interno del PDL c'è chi mira alla successione del Cavaliere (Tremonti potrebbe sparigliare le carte...);
- non si sono mai tenute elezioni anticipate in autunno, periodo di esame della Finanziaria.
Allo stato, pare dunque realistica l'ipotesi di una convocazione dei comizi elettorali per la primavera del 2011, magari in concomitanza per l'elezione dei sindaci di alcune grandi città (Milano, Torino, Napoli). Forse Berlusconi spera addirittura in un'anticipazione all'autunno, in modo tale da rovesciare il tavolo e condannare la creatura di Fini ad uno scontro rapidissimo, potenzialmente letale per via della soglia di sbarramento. Tuttavia, senza estremizzare fino a questo punto, sembra più probabile uno scenario di verifica delle effettive intenzioni dei finiani: Berlusconi porterà avanti qualche legge importante (decreti di attuazione del federalismo in primis), anche per recuperare un pò di fiducia presso l'elettorato, e sfiderà i finiani in Parlamento, costringendoli a votare "sì" o "no" con tutte le conseguenze del caso.
Al di là delle speranze del PD, a meno di immaginare voltafaccia improvvisi e scioccanti di Bossi o Tremonti, non ci sono grandi spazi per governi di transizione. L'IdV insiste per il ritorno alle urne, e al Senato, a conti fatti, PDL e Lega conservano una maggioranza assoluta, anche facendo a meno dei 10 finiani.




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