Adolf Hitler discorso del 3 Ottobre '41
Tenuto il 3 ottobre 1941 al Palazzo dello Sport di Berlino per l'inaugurazione dell'Opera di previdenza sociale di guerra
PROCLAMA
ai Soldati del Fronte Orientale nella notte dal 1° al 2 ottobre 1941
In questo momento mi riuscì di acquistare una quantità di alleati ,prima di tutti l'Italia, al cui Uomo di Stato mi lega una stretta ed intima amicizia
ADOLF HITLER
Camerati e camerate tedesche Se io oggi vi parlo nuovamente dopo tanti mesi,Ciò non accade per giustificarmi forse di fronte ad uno di quegli uomini di stato che poco tempo fa si meravigliavano del mio lungo silenzio. I posteri potranno un giorno riflettere e constatare che cosa sia stato più importante
in questi tre mesi e mezzo, se i discorsi del signor Churchill o le mie azioni.
Io vi parlo ora in nome dei milioni di soldati che in questo momento combattono, per invitare voi e la nazione tedesca ad aggiungere anche quest'anno a tutti
gli altri sacrifici l'opera di soccorso invernale.
Io sono venuto qui, come sempre, per inaugurare brevemente l'opera di soccorso invernale. Questa volta tuttavia fu arduo per me venire fin qui perchè in
questo momento sul nostro fronte orientale si svolge una nuova operazione che si sta rivelando in un enorme avvenimento.
Essa da 48 ore si sta svolgendo in proporzioni gigantesche ! Contribuirà a schiacciare il nemico in oriente .
3
Dal 22 giugno infuria una lotta di vera decisiva importanza mondiale. Solo i posteri potranno chiaramente giudicare la mole e gli effetti di questo avvenimento.
Essi constateranno un giorno che con esso cominciò una nuova era. Ma anche questa lotta non fu voluta da me. Dal gennaio del 1933. quando la provvidenza mi
affidò il comando la guida del Reich, io ebbi soltanto uno scopo, in sostanza già contenuto nel programma del nostro Partito nazionalsocialista. Mai ho rinunziato al mio programma, non ho mai deviato da questo scopo.
In quel tempo mi sono sforzato di provocare la resurrezione di un popolo che, dopo aver perduto per colpa propria la guerra, aveva dietro di sé il crollo pìu completo della sua storia : già solo questo era un compito gigantesco ! Io mi accinsi inoltre a questo compito in un momento quando tutti gli altri vi erano falliti o non credevano più alla possibilità di realizzare un tale programma.
Ciò che siamo riusciti a fare in questi anni di lavoro pacifico è una cosa unica. Per me e per i miei collaboratori è perciò spesso addirittura un'offesa avere a che fare con quelle democratiche nullità che non possono riguardare dietro a sé una sola opera meritevole veramente grande.
Io ed i miei collaboratori non avremmo avuto bisogno di questa guerra per avere eternati i nostri nomi.
A ciò avrebbero provveduto le opere della pace ed in maniera soddisfacente. Ed inoltre noi non eravamo giunti alla fine del nostro lavoro creativo ed anzi in qualche cosa eravamo appena all'inizio. In tal modo l'azione di risanamento interno del Reich era riuscita, pur tra le circostante più gravose. Infatti in Germania dovevano esser nutriti 140 uomini per chilometro quadrato.
Per il resto del mondo ciò è più facile. Tuttavia abbiamo risolto tutti i nostri problemi! nel mentre il rimanente mondo democratico naufragava in gran parte proprio per risolvere questo problema.
Nessuna rinunzia alla libertà ed alla resurrezione I nostri scopi erano i seguenti:
primo: il consolidamento interno della nazione tedesca ;
secondo: il raggiungimento della nostra eguaglianza di diritti nei confronti dell'estero, e terzo: l'unificazione del popolo tedesco e con ciò il ristabilimento di uno stato di cose naturale, interrotto da secoli solo artificiosamente.
Con ciò, camerati, anche il nostro programma esteriore era stabilito fin dal principio, così come erano stabiliti i provvedimenti necessari per svolgerlo.
Ma con ciò non era affatto detto che noi aspirassimo a far guerra. Una cosa sola era sicura, che noi non avremmo rinunziato in qualunque circostanza a
ristabilire la libertà tedesca e con ciò alla premessa per la resurrezione tedesca.
Tale essendo il mio pensiero ho fatto al mondo molte proposte. Non ho bisogno di ripeterlo qui. A questo provvede la quotidiana attività della propaganda
dei miei collaboratori. Ma, per quante offerte di pace io facessi a quest'altro mondo, proposte di disarmo,proposte per l'introduzione pacifica di nuovi e ragionevoli ordinamenti commerciali eccetera, esse sono state tutte respinte, ed in sostanza da coloro che evidentemente non credevano di poter assolvere per mezzo di un lavoro pacifico i loro compiti particolari o per dir meglio, di poter mantenere al potere il loro regime particolare,
Gli alleati della Germania
Tuttavia ci è riuscito, con un pacifico lavoro di anni,non solo di eseguire la grande opera di riforma interna,ma anche di iniziare l'unificazione della nazione tedesca,di creare il grande Reich tedesco, di riportare milioni di camerati tedeschi nella loro vera patria, mettendo a disposizione anche il peso del loro numero nel popolo tedesco quale fattore di potenza politica.
In questo momento mi riuscì di acquistare una quantità di alleati, prima di tutti l'Italia , al cui Uomo di Stato mi lega una stretta ed intima amicizia .
Anche le nostre relazioni con il Giappone divennero sempre migliori. Inoltre in Europa già da prima avevamo una serie dì popoli e di stati che continuavano a dimostrarci sempre un'amichevole simpatia,avanti a tutti l ' U n g h e r i a ed alcuni stati nordici.
Altri popoli si sono aggiunti a questi, ma purtroppo non quello per il quale mi ero adoperato di più, quello inglese. Non che forse tutto il popolo inglese abbia solo la responsabilità di ciò. No : sono alcuni uomini che, nel loro odio inguaribile, nella loro follìa, sabotarono ogni tentativo di comprensione di questo genere, sostenuti da quel nemico internazionale del mondo che noi tutti conosciamo, dal giudaismo internazionale.
Non c'era conciliazione
Così purtroppo non si potè far stringere all'Inghlilte r r a , soprattutto al popolo inglese, quelle relazioni con, la Germania che io avevo sempre desiderate.
Perciò appunto venne, come nel 1934, il giorno nel quale si dovette prendere la dura decisione. Tuttavìa non mi sono spaventato né ritirato neanche davanti a
questo. Poiché io ero convinto di una cosa : se con si poteva riuscire ad ottenere l'amicizia inglese, allora era meglio che la sua inimicizia colpisse la Germania in un momento nel quale io stesso era ancora a capo del Reich.
Poiché se con le mie misure e con la mia arrendevolezza quest'amicizia inglese non sì poteva ottenere, in tal caso essa era perduta per sempre ; allora non rimaneva altro che la lotta ed io sono grato al destino che essa possa esser guidata personalmente da me.
Io sono perciò convinto che non si possa giungere veramente ad una intesa con questi uomini . Essi sono dei pazzi e dei buffoni, gente che da dieci anni non sa dire altro che: « vogliamo ancora una guerra con la Germania »
Giacché, in tutti gli anni nei quali io mi affaticavo per raggiungere ad ogni modo un'intesa, il signor Churchill ha gridato sempre la stessa cosa : « io voglio avere la mia guerra !» Adesso egli l'ha.
E tutti gli istigatori suoi pari, che non sapevano dire altro che : « questa sarà una guerra affascinante » e che allora, il primo settembre 1939, si felicitavano scambievolmente per l'affascinante guerra che sopravveniva — avranno nel frattempo imparato bene ad avere un'altra opinione di questa «affascinante guerra ».
E, nel caso che essi non sapessero ancora che questa guerra sarà per l'Inghilterra una cosa niente affatto affascinante, essi se ne accorgeranno certamente coll'andar del tempo, come è vero che io mi trovo qui !
Queste persone, del vecchio e del nuovo mondo,istiganti alla guerra sono riuscite a spingere avanti prima la Polonia. Esse l'hanno furbamente persuasa
che, primo, la Germania non era ciò che dava ad intendere d'essere, appresso, che c'era la garanzia di ricevere in qualunque momento l'aiuto necessario. Questo era il tempo nel quale l'Inghilterra dal canto suo non mendicava ancora aiuto nel mondo, ma prometteva magnanimamente a ciascuno il suo aiuto. Questa situazione da allora si è già cambiata notevolmente. Adesso non sentiamo più dire che l'Inghilterra induce uno stato a far guerra con la promessa di aiutarlo, sentiamo invece che l'Inghilterra va implorando nel mondo che le si conceda aiuto nella sua guerra.
A suo tempo io ho avanzato di fronte alla Polonia proposte delle quali io oggi, dopo che gli eventi, contro la nostra volontà, hanno preso un'altra piega, in sono costretto addirittura a dire : fu dunque la Provvidenza,l'onnipotente Provvidenza, ad impedire allora che questa mia offerta fosse accettata. Essa certamente sapeva perché ciò non doveva essere, ed oggi anch'io, lo so,tutti lo sappiamo.
Questa congiura di democratici, giudei e massoni riuscì allora, due anni fa, in primo luogo a condurre l'Europa alla guerra. Le armi dovevano decidere.
La realtà storica non si può cambiare Da allora c'è una lotta tra la verità e la menzogna e,come sempre, anche questa lotta però si risolverà
alla fine con la vittoria della verità. Questo significa in altre parole: qualunque siano le menzogne accumulate dalla propaganda inglese, dal giudaismo mondiale e dai suoi complici democratici, esse non potranno cambiare in nulla la realtà storica ! E questa realtà storica è che non ci sono Inglesi in Germania, che altri stati non hanno conquistato ad esempio Berlino, che essi non si sono spinti avanti verso l'ovest o verso l'est;
la realtà storica è invece che la Germania da ormai due anni ha rovesciato un avversario dopo l'altro.
Io non l'ho affatto voluto. Subito dopo il primo conflitto io porsi loro di nuova la mano, poiché io stesso sono stato soldato e so quanto siano difficili ad ottenere
le vittorie, quanto sangue e quante miserie, quanto strazio, privazioni e sacrifici siano ad esse uniti. La mia mano fu respinta in maniera ancora più brusca e da allora abbiamo esperimentato che ogni mia offerta dì pace serviva a Churchill, l'aizzatore alla guerra, ed al suo seguita per dichiarare ai popoli ingannati che questa era una prova della debolezza tedesca, che era una dimostrazione che non potevamo più combattere e che ci trovavamo vicini alla capitolazione. Perciò io ho rinunziato a tentare ancora questa via. Allora io mi sono convinto che ormai qui , combattendo , deve essere ottenuta una soluz ione nettissima e precisamente una soluzione di portata storica mondiale per i prossimi cento anni.
Sempre nell'intento di limitare l'estensione della guerra io mi sono deciso nel 1939 ad una cosa che voi soprattutto, miei vecchi compagni di partito, meglio di tutti comprendete che è stata per me l'umiliazione umana più dolorosa che ci possa essere: io allora ho mandato il mio ministro a Mosca. Era la più amara rinuncia a tutto ciò che sentivo ma, nel momento in cui si decide del bene di milioni di altre persone, non è permessa far prevalere il sentimento. Io ho tentato di giungere ad un'intesa. Voi stessi sapete benissimo come io ho mantenuto questi obblighi da uomo sincero e d'onore. Da allora sui nostri giornali non è stata più scritta neanche una parola contro la Russia, neanche una parola è stata più detta nella nostre adunanze sul
bolscevismo.
Purtroppo l'altra parte, dall'inizio, non si è attenuta a questo. La conseguenza di questo accordo fu il tradimento che dapprima liquidò tutta l'Europa nord-orientale.
Ciò che allora significò per noi il dover stare ad assistere, quando il piccolo popolo finlandese fu strangolato,voi stessi lo sapete. Io però ho taciuto. In qual modo ci colpi finalmente la sopraffazione degli stati baltici, può essere giudicato solo da chi conosce la storia tedesca e sa che colà non c'è un chilometro quadrato che una volta non sia stato schiuso alla cultura, ed alla civiltà umana dal lavoro dei pionieri tedeschi.
Tuttavia io ho taciuto anche in questa occasione. Solamente quando m'accorsi per prove sempre più evidenti di settimana in settimana che la Russia sovietica stimava giunto il momento per procedere contro di noi,quando, in un momento nel quale noi avevamo appena tre divisioni nella Prussia Orientale, si stavano concentrando là poco alla volta 22 divisioni sovietiche, quando io ebbi poco alla volta la prova che al nostro confine si costruiva un aerodromo dopo l'altro, così come divisioni e divisioni proveniente dall'interno del gigantesco territorio sovietico venivano concentrate verso di noi,
allora fui costretto ad esser preoccupato anch'io. Infatti non vi è nella storia una scusa per una svista, quando la scusa consiste eventualmente nel dichiarare troppo tardi : io non ho notato nulla o io non ci ho pensato. Stando alla testa del Reich tedesco non posso fare a meno di sentirmi responsabile per il popolo tedesco, per la sua esistenza, per il suo presente e. per quanta è possibile, appunto anche per il suo futuro.
(continua)
Adolf Hitler discorso del 3 Ottobre '41


Rispondi Citando
o voglio solo rendere al soldato tedesco quella giustizia che si è meritata. Egli ha f a t t o c o s e insuperabili ! E con lui tutte le organizzazioni i cui uomini sono oggi operai e nello stesso tempo soldati Poichè in questo spazio enorme oggi quasi tutti sono soldati. Ogni operaio è soldato, ogni ferroviere è là soldato. In tutto questo territorio ciascuno deve continuamente
