Comunicato stampa
Ringiovanire il mondo – Manifesto per una nuova comunità
«Ringiovanire il Mondo per non morire in questa Gabbia d’acciaio e per tornare a vivere un’esistenza autentica, degna delle potenzialità del genere umano!»
Venerdì 30 gennaio 2015 alle 20.45, presso la sala Galmozzi della biblioteca Caversazzi di Bergamo in via Tasso 4, Caposaldo offrirà come primo evento del nuovo anno l'incontro dal tema Ringiovanire il mondo – Manifesto per una nuova comunità.
Relazionerà il primo firmatario di questa iniziativa, il docente e filosofo Diego Fusaro, che presenterà secondo il suo consueto stile avvincente le Undici Tesi del Manifesto Ringiovanire il mondo. Un documento redatto per proporre un nuovo progetto filosofico-culturale che non solo sia radicalmente alternativo all'attuale sistema capitalista e al nichilismo dominante, ma che veicoli anche solide proposte alternative per la ricostruzione della comunità. Contestualmente saranno presentati il sito internet dedicato all'iniziativa e curato dall'associazione Caposaldo – www.ringiovanireilmondo.it - e l'ultimo libro di Fusaro, Il futuro è nostro – Filosofia dell'azione, edito da Bompiani.
Seguirà l'intervento di Orazio Maria Gnerre, già coordinatore del gruppo politico Millennium, che, sulla scorta della proposta di Fusaro illustrerà l'iniziativa da lui condotta sia in Italia che oltre i confini nazionali del Partito Comunitarista Europeo, cercando di tradurre in un programma più squisitamente politico quanto espresso nelle Undici Tesi.
Modera il tavolo Paolo Bogni di Caposaldo.
Evento Facebook: http://tinyurl.com/lbwsvnk.
Diego Fusaro, 1983, è ricercatore e docente di filosofia presso l'università San Raffaele di Milano. Allievo del grande filosofo marxista e comunitarista Costanzo Preve, Fusaro si è distinto per una fertilissima produzione saggistica molto conosciuta della quale ricordiamo Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario, 2009, e Minima Mercatalia. Filosofia e capitalismo, 2012. Il suo successo l'ha poi portato a numerose apparizioni televisive. Ha rilanciato il pensiero anticapitalista castrando la falsa e superata dicotomia destra-sinistra, per un'Europa di patrie sovrane e solidali.
Orazio Maria Gnerre è coordinatore del movimento politico Millennium che ha nei mesi scorsi cominciato una collaborazione con Caposaldo. Proprio in queste settimane ha invece avviato l'ambizioso progetto internazionale del Partito Comunitarista Europeo. Studioso di politica internazionale e geopolitica, oltre ad aver visitato e conosciuto da vicino l'Iran, si è recato diverse volte nel Donbass nell'ultimo anno di guerra insieme a una delegazione del proprio gruppo incontrando i resistenti russi venendone riconosciuti come interlocutori per l'Italia.
Nata come coordinamento di movimenti e associazioni legati da una comune battaglia Caposaldo costituisce ora un'associazione che raccoglie le esperienze e le sensibilità personali di militanti di diverse provenienze. Scopo del movimento è la lotta contro il sistema capitalista e il Nuovo Ordine Mondiale con la messa in campo in particolare di momenti di controinformazione, volantinaggi e incontri di approfondimento. La varietà originale degli associati consente di trattare il tema da diverse prospettive, dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia.
Per informazioni:
- Simone Boscali, cell. 3314298972




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Sul fatto che alle elezioni la sinistra, a ogni latitudine e a ogni gradazione, sia andata incontro all’ennesima sonante sconfitta, non v’è dubbio e, di più, sarebbe una perdita di tempo ricordarlo, magari con documentatissimi grafici di riferimento. Più interessante, per uno sguardo filosoficamente educato, è invece ragionare sui motivi di questa catastrofe annunciata. E i motivi non sono congiunturali né occasionali, ma rispondono a una precisa e profonda logica di sviluppo del capitalismo quale si è venuto strutturalmente ridefinendo negli ultimi quarant’anni. Ne individuerei la scena originaria nel Sessantotto e nell’arcipelago di eventi ad esso legati. In sintesi, il Sessantotto è stato un grandioso evento di contestazione rivolto contro la borghesia e non contro il capitalismo e, per ciò stesso, ha spianato la strada all’odierno capitalismo, che di borghese non ha più nulla: non ha più la grande cultura borghese, né quella sfera valoriale che in forza di tale cultura non era completamente mercificabile.
Dal Sessantotto, la sinistra promuove la stessa logica culturale antiborghese del capitalismo, tramite sempre nuove crociate contro la famiglia, lo Stato, la religione e l’eticità borghese. Ad esempio, la difesa delle coppie omosessuali da parte della sinistra non ha il proprio baricentro nel giusto e legittimo riconoscimento dei diritti civili degli individui, bensì nella palese avversione nei confronti della famiglia tradizionale e, più in generale, della normalità borghese. Si pensi, ancora, alla distruzione pianificata del liceo e dell’università, tramite quelle riforme interscambiabili di governi di destra e di sinistra che, distruggendo le acquisizioni della benemerita riforma della scuola di Giovanni Gentile del 1923, hanno conformato – sempre in nome del progresso e del superamento delle antiquate forme borghesi – l’istruzione al paradigma dell’azienda e dell’impresa (debiti e crediti, presidi managers, ecc.).
Roberto Saviano. È certo vero che Berlusconi è il Sessantotto realizzato, come ha ben mostrato Mario Perniola in un suo aureo libretto: la legge non esiste, vi è solo il godimento illimitato che si erge a unica legge possibile. Ma sarebbe un errore imperdonabile credere che il capitalismo sia di destra. Lo era al tempo dell’imperialismo e del colonialismo. Oggi il capitalismo è il totalitarismo realizzato (a tal punto che quasi non ci accorgiamo nemmeno più della sua esistenza) e, in quanto fenomeno “totalizzante”, occupa l’intero scacchiere politico. Più precisamente, si riproduce a destra in economia (liberalizzazione selvaggia, privatizzazione oscena, sempre in nome del teologumeno “ce lo chiede l’Europa”), al centro in politica (sparendo le ali estreme, restano solo interscambiabili partiti di centro-destra e di centro-sinistra), a sinistra nella cultura. Sì, avete capito bene: a sinistra nella cultura. Dal Sessantotto in poi, la cultura antiborghese in cui la sinistra si identifica è la sovrastruttura stessa del capitalismo postborghese: il quale deve rimuovere la borghesia e lasciare che a sopravvivere sia solo la già ricordata dinamica di estensione illimitata della forma merce (essa stessa incompatibile con la grande cultura borghese). Di qui le forme culturali più tipiche della sinistra: relativismo, nichilismo, scetticismo, proceduralismo, pensiero debole, odio conclamato per Marx e Hegel, elogio incondizionato del pensiero della differenza di Deleuze, ecc.
È, del resto, solo in questo scenario che si comprende il senso profondo della dinamica, oggi trionfante, della personalizzazione esasperata della polemica con l’avversario. L’antiberlusconismo, con cui la sinistra ha identificato il proprio pensiero e la propria azione negli ultimi vent’anni, ne rappresenta l’esempio insuperato. La personalizzazione dei problemi, infatti, si rivela sempre funzionale all’abbandono dell’analisi strutturale delle contraddizioni, ed è solo in questa prospettiva che si spiega in che senso l’antiberlusconismo sia stato, per sua essenza, un fenomeno di oscuramento integrale della comprensione dei rapporti sociali. L’antiberlusconismo ha permesso alla sinistra di riciclarsi, ossia di passare dall’opposizione operativa al capitalismo all’adesione alle logiche neoliberali, difendendo l’ordine, la legalità (capitalistica) e le regole (anch’essere capitalistiche). L’antiberlusconismo ha indotto l’opinione pubblica a pensare che il vero problema fossero sempre e solo il “conflitto di interessi” e le volgarità esistenziali di un singolo individuo e non l’inflessibile erosione dei diritti sociali (tramite anche le forme contrattuali più spregevoli, che rendono a tempo determinato la vita stessa) e la subordinazione geopolitica, militare e culturale dell’Italia agli Stati Uniti.