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  1. #1
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    Predefinito Petreaus: "Un errore il sostegno delle primavere arabe". Si ma chi paga ora?

    Considera un errore il sostegno alle primavere arabe? «Come diceva Churchill, non importa quanto una strategia possa sembrarti meravigliosa, contano i risultati. Quelli ci dicono che ciò che è successo è tutt’ altro che meraviglioso. Bernard Lewis sostiene che la democrazia in Medio Oriente sia come un medicinale potente che va somministrato un poco alla volta. Adesso sappiamo che non si possono imporre i nostri valori e la nostra visione». Così il generale David Petreaus in un’intervista rilasciata a Serena Danna del Corriere della Sera il 2 aprile.



    Petreaus è stato uno dei tessitori della strategia Usa degli anni in questione, da qui l’importanza delle sue dichiarazioni. Certo, non serviva un genio per capire che appoggiare le primavere arabe avrebbe comportato solo danni, ma tant’è. Meglio tardi che mai.

    Uno dei frutti avvelenati delle primavera araba è la guerra siriana. Sul punto, contraddizione patente, Petreaus non recede, accennando alla necessità di “eliminare” Assad, ma solo dopo aver elaborato un piano. Esattamente il motivo per il quale è nata la primavera siriana…

    Insomma, il riconoscimento dei propri tragici errori, costati decine di migliaia di morti, milioni di sfollati, la distruzione di interi Stati oltre che causa diretta della crescita del Terrore globale, non ha conseguenze sul presente. D’altronde è questa la condizione normale di certe élite alle quali è stata conferita un’immunità insindacabile.

    Resta l’ammissione autorevole, che rende giustizia a quanti si sono opposti a quella stagione del caos e che allora erano additati come traditori e inventori di fake news, cosa d’altronde usuale.

    Interessante anche un’altra parte dell’intervista, nella quale Petreaus accenna all’attuale clima da Guerra Fredda: «Una relazione strategica con la Russia, come con la Cina, è opportuna. Anche durante la Guerra fredda i due Paesi dialogavano in maniera strategica. Bisogna farlo tenendo gli occhi ben aperti».

    Tale relazione sottotraccia tra superpotenze è indispensabile per evitare incidenti dalle conseguenze catastrofiche. Durante la prima Guerra Fredda era scontata, oggi certa follia serpeggiante tra gli Stranamore di Washington la rende meno assodata. È bene ribadirla.

    Petreaus: "Un errore il sostegno delle primavere arabe". Si ma chi paga ora? - Piccole Note - L'Antidiplomatico
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  2. #2
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    Predefinito Re: Petreaus: "Un errore il sostegno delle primavere arabe". Si ma chi paga ora?

    parla lui che disse di aiutare al nusra per spodestare assad

    uno che come ha visto un pelo di figa gli ha lasciato tutti i segreti del pentagono
    in europa c'è chi paga e chi prende....


    http://www.europarl.europa.eu/news/i...i-stati-membri

  3. #3
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    Predefinito Re: Petreaus: "Un errore il sostegno delle primavere arabe". Si ma chi paga ora?

    Non intendono pagare loro ovviamente.

    Sono come un certo vecchio frocio: "Scusa, bambino mio, ho fatto un errore" - e finisce tutto la'.

    https://youtu.be/3gCvRrF5SA4?si=KS8Vb2K6jZhZfl_g
    O, Madre-terra, betulla bianca
    Per me sei la Sacra Russia, per ghi altri sei una scheggia.

  4. #4
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    Predefinito Re: Petreaus: "Un errore il sostegno delle primavere arabe". Si ma chi paga ora?

    Petreaus: "Un errore il sostegno delle primavere arabe". Si ma chi paga ora?
    Normalmente pagherebbe chi ha sbagliato.
    Qui pagherà chi ha subito l'errore.

  5. #5
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    Predefinito Re: Petreaus: "Un errore il sostegno delle primavere arabe". Si ma chi paga ora?

    pagano i bomballah

  6. #6
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    Predefinito Re: Petreaus: "Un errore il sostegno delle primavere arabe". Si ma chi paga ora?

    Citazione Originariamente Scritto da Shiiva Visualizza Messaggio
    Non intendono pagare loro ovviamente.

    Sono come un certo vecchio frocio: "Scusa, bambino mio, ho fatto un errore" - e finisce tutto la'.

    Tanto il culo non è loro....

    Citazione Originariamente Scritto da Halberdier Visualizza Messaggio
    Normalmente pagherebbe chi ha sbagliato.
    Qui pagherà chi ha subito l'errore.
    Le famose intelligence, i sondaggisti, gli analisti, mestieri inutili visti i risultati.

    Gheddafi è stato più efficiente di loro messi insieme, "senza di me ci sarà l'invasione dell'europa, il caos"
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  7. #7
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    Predefinito Re: Petreaus: "Un errore il sostegno delle primavere arabe". Si ma chi paga ora?

    Citazione Originariamente Scritto da Shiiva Visualizza Messaggio
    Non intendono pagare loro ovviamente.
    Sono come un certo vecchio frocio: "Scusa, bambino mio, ho fatto un errore" - e finisce tutto la'.
    Beh, dai, almeno il vecchio in questione alla fine ha avuto ragione in quello che faceva; qui invece è tutto il contrario...

  8. #8
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    Predefinito Re: Petreaus: "Un errore il sostegno delle primavere arabe". Si ma chi paga ora?

    Il generale Petraeus: «Fu sbagliato sostenere le primavere arabe» - Corriere.it


    La nona vita del generale Petraeus è un’agenda fitta di conferenze e appuntamenti in giro per il mondo. Non la affronta più con l’uniforme da «king David», come veniva chiamato ai tempi della guerra in Iraq, ma con giacca blu e camicia bianca.

    A 64 anni, il generale convinto che per vincere le guerre conti più un tè preso con il capo della tribù locale che un drone, ha la calma di chi è uscito vivo dai conflitti peggiori degli ultimi decenni. E l’umiltà di chi ha visto il proprio culto sciogliersi in uno scandalo sessuale: «Ci sono cose di cui mi pento del mio passato, certo, come tutti», sentenzia alla fine dell’incontro con il Corriere nel Cosmos Club di Washington, circondato dai ritratti di premi Pulitzer e presidenti americani.

    Sono passati 16 anni dall’inizio della «guerra al terrore», il terrorismo islamico è tutt’altro che sconfitto.
    «Negli ultimi anni sono stati compiuti passi in avanti verso l’indebolimento dello Stato islamico. Alcuni leader sono stati eliminati e l’Iraq è più stabile. Tuttavia, anche se riusciremo a mettere la nostra bandiera sul territorio di Isis non vorrà dire che la guerra è finita. “La regola di Las Vegas” non si applica in Siria (quello che succede in Siria non resta in Siria, ndr). La guerra degli estremisti islamici è generazionale, continuerà ad alimentare le frustrazioni di giovani in tutto il mondo se non sostituiamo quel sogno fasullo con opportunità e stabilità».

    Qual è la strada?
    «Dobbiamo continuare a comunicare la verità, ovvero che i combattenti di Isis sono dei perdenti, non dei vincenti. E poi serve un approccio comprensivo che tenga conto di operazioni militari, civili, di cyber security, della politica e del coinvolgimento dei Paesi musulmani: non si può pensare di vincere il terrorismo islamico tenendo fuori gli attori principali dell’area, come l’Arabia Saudita. Per il mondo musulmano è in corso una guerra esistenziale, una battaglia verso la civiltà. Il paradosso della guerra al terrorismo è che non lo puoi battere solo con l’antiterrorismo».

    Crede, come Trump, che rimuovere Assad non sia una priorità in Siria?
    «Assad è un problema enorme. Ha adottato la strategia di Grozny dei russi: se non puoi sconfiggere gli oppositori, decimali. E così ha fatto, diventando una calamita per l’odio sunnita. Non può essere parte del futuro della Siria, ma prima di eliminarlo bisogna avere un piano».

    Qual è il suo giudizio della politica estera di Obama?
    «Ci sono successi come l’apertura a Cuba, l’accordo nucleare con l’Iran, quelli sul clima, il Partenariato Trans-Pacifico, lo stop alle sanzioni del Myanmar. Risultati a metà, come l’Iraq e l’Afghanistan. E alcune sconfitte, come le primavere arabe. In Libia avremmo dovuto assistere meglio la popolazione dopo la caduta di Gheddafi».

    Considera un errore il sostegno alle primavere arabe?
    «Come diceva Churchill, non importa quanto una strategia possa sembrarti meravigliosa, contano i risultati. Quelli ci dicono che ciò che è successo è tutt’altro che meraviglioso. Bernard Lewis sostiene che la democrazia in Medio Oriente sia come un medicinale potente che va somministrato un poco alla volta. Adesso sappiamo che non si possono imporre i nostri valori e la nostra visione».

    Cosa pensa delle azioni di Trump in politica estera?
    «Abbiamo visto incoraggianti passi avanti in Siria e Afghanistan, un rinnovato impegno verso la Cina, una nuova apertura verso gli alleati giapponesi e coreani. Una sostanziale continuità con la politica estera Usa. La svolta riguarda il piano commerciale, ma non credo che la messa in discussione del Nafta sia del tutto negativa, sono passati più di vent’anni».

    Non crede che rapporti commerciali tesi con la Ue possano ostacolare la cooperazione su altri fronti?
    «Il discorso fatto da Pence a Monaco ha dimostrato un rinnovato impegno verso la Nato, e le azioni in Ucraina e la posizione sulla Crimea dimostrano il sostegno alle cause europee. L’incremento di budget militare, che considero positivo, potrebbe aumentarlo».

    Come vede la relazione tra Trump e la Russia?
    «Il portavoce di Putin ha parlato di una nuova Guerra fredda: ha esagerato, ma non vedo il clima di amicizia che minacciano in molti».

    E le dimissioni di Flynn, le inchieste: un’esagerazione?
    «Una relazione strategica con la Russia, come con la Cina, è opportuna. Anche durante la Guerra fredda i due Paesi dialogavano in maniera strategica. Bisogna farlo tenendo gli occhi ben aperti».

    Il presidente ha screditato le istituzioni come la Cia, di cui lei è stato direttore.
    «E poi a capo ci ha messo un uomo valido come Mike Pompeo. Molte nomine, come il direttore della National Intelligence Dan Coats o il generale McMaster, sono ottime e smentiscono le invettive».

    Sembra molto ottimista nei confronti di Trump...
    «Sono un ottimista razionale nei confronti dell’America. Se guardi le news sembra che il Paese sia sull’orlo di una catastrofe ma non è così. Questo Paese ha avuto momenti difficili e tragici nella sua storia. Alcuni li ho vissuti, altri li ho studiati. Siamo usciti indenni perché l’America è il Paese della resilienza, abbiamo un sistema di check and balance straordinario».
    "Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
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