Da lettore seguo le discussioni sul forum. Oggi vorrei proporre questa discussione che nasce da una mia domanda che è al tempo stesso una curiosità che ho.
La mia domanda è la seguente, come mai la destra, o comunque una certa parte di essa (secondo me maggioritaria) ha così difficoltà a prendere le distanze dal neoliberismo e tutto ciò che può essere collegato politicamente, ideologicamente, economicamente e filosoficamente con esso?
Pensandoci sono giunto alla conclusione che le ragioni possono essere tre (certo non le uniche):
1. L'idea che il neoliberismo sia un'evoluzione del comunismo, ragion per cui la fonte di tutti i mali è il comunismo, sia in quanto tale, sia come fenomeno storico. A mio avviso il neoliberismo ha ucciso il comunismo (e ancor prima il fascismo) e ora continua la sia marcia distruggendo la religione, la famiglia l'identità etc.
2. La paura di perdere/criticare la proprietà privata. L'idea che senza neoliberismo si torni ad una sorta di collettivismo forzato.
3. Per i credenti, l'ateismo. L'idea cioè che criticare il neoliberismo significhi volere l'ateismo, quando mi sembra perfettamente palese che il neoliberismo sia quanto di più ateo e anticristiano ci sia al mondo.
Naturalmente alla base di queste tre ragioni vi è - ancora a mio parere - il terrore del comunismo, un terrore psicologico e anacronistico che impedisce una seria e profonda critica della realtà.
Di fatto questo non è un problema che interessa solo una certa destra, ma anche vasti strati della popolazione, gente anche non di destra che tuttavia ragiona in base ai tre punti sopra descritti.




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