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Discussione: Osservatorio Venezuela

  1. #161
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    Predefinito Re: Osservatorio Venezuela

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  2. #162
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    Predefinito Re: Osservatorio Venezuela

    Ma avevamo bisogno di altre Iene in Venezuela?



    di Francesco Santoianni

    Una delle peggiori trasmissioni della già disastrata televisione italiana. Che fa quasi rimpiangere le bufale di Repubblica. Stiamo parlando della puntata de “Le Iene” (trasmissione di varietà Mediaset) “Da modella a inviata nell’inferno di Caracas”, andata in onda il 24 ottobre, su un Venezuela ridotto alla fame per colpa della sanguinaria dittatura di Maduro. Una puntata addirittura più farlocca di quella mandata in onda, tempo fa, da “Le Iene” che prima spacciano come autentico il video su “Blue Whale – Il gioco dei suicidio in Russia” e poi, quando persino Repubblica ammette che si trattava di un colossale falso – si scusano pubblicamente, quasi con la cenere in testa. Quale pena si autoinfliggeranno tra qualche settimana i nostri eroi, staremo a vedere. Intanto occupiamoci del loro “reportage” sul Venezuela. Affidato ad una “reporter di eccezione”: tale Mariana Rodriguez (che, forse, qualcuno ancora ricorda per la sua partecipazione all’edizione del Grande Fratello del 2016).

    Impossibile anche solo elencare qui tutte le bufale presenti nel servizio a meno di non voler trasformare questo articolo in una enciclopedia. Si va dalla acritica esaltazione dell’”opposizione” venezuelana (in questo nostro video e in quest’altro alcune loro gesta) al capovolgimento della realtà sulla morte di alcuni manifestanti (vedi quest’altro nostro video) alla sceneggiata di un tizio che finge di dare da mangiare ad un barbone (vedi il video integrale della trasmissione incastonato sotto questo articolo) alla totale adesione dei venezuelani alla lotta contro Maduro (ma, allora, perché Maduro ha vinto le ultime elezioni?), a pietosi falsi come la scritta “Qui non si parla male di Chavez” - che sarebbe apposta all’aeroporto di Caracas – alla “totalità dei media venezuelani dominati da Maduro”….



    E queste sono solo alcune delle “perle” che rallegrano il servizio mandato in onda il 24 ottobre.

    E a proposito del loro “reportage” ci sarebbe da domandarsi, come mai “Le Iene” – che si ritengono “paladini dei diritti umani” – trovandosi in Sud America non si siano degnati di dare una occhiata a quello che succede da quelle parti. Volendo avrebbero potuto trovare storie davvero interessanti. Come l’assassinio di Santiago Maldonado - “colpevole” di aver guidato le lotte contro l’esproprio di terre da parte del gruppo Benetton – la detenzione della deputata argentina Milagro Sala - impegnata a far luce sulla sorte di decine di migliaia di desaparecidos - i tanti attivisti uccisi quotidianamente in Messico o Colombia… Forse ne sarebbe venuto fuori qualche trasmissione interessante.

    Ma, no. Meglio unirsi al coro dell’Unione Europea, di Trump, dei parlamentari PD… e chiedere più aspre sanzioni contro il Venezuela. Anche se oggi il governo bolivariano, grazie allo straordinario successo delle ultime elezioni, è più saldo che mai e i relitti di quella che fu l’”opposizione venezuela” stanno a sbranarsi tra di loro dopo la loro innegabile sconfitta.

    L’importante è continuare ad attaccare il governo popolare di Maduro.

    Del resto “Iene” o non “Iene” è sempre Belusconi che li paga!



    Ma avevamo bisogno di altre Iene in Venezuela? - I media alla guerra - L'Antidiplomatico
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  3. #163
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    Predefinito Re: Osservatorio Venezuela

    sempre dall'antidiplocatico, sul servizio delle iene in Venezuela

    Tutte le bufale del servizio delle Iene sul Venezuela - ALBA LATINA - L'Antidiplomatico
    O dio po con le piene e le alluvioni, fai morire i polentoni
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  4. #164
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    Predefinito Re: Osservatorio Venezuela

    Guerra finanziaria: JP Morgan manipola il rischio paese ogni volta che il Venezuela paga il suo debito



    Dal 2014, il rischio del paese del Venezuela è passato da 1.458 a 2.989 punti. Vale a dire che ad ogni pagamento del debito venezuelano è sopraggiunto automaticamente un aumento del rischio


    da Mision Verdad

    Il rischio paese è un indicatore che permette di valutare lo stato di salute finanziario di un paese in base agli impegni di debito che ha contratto, cioè la sua capacità o incapacità di pagare. Nel caso venezuelano è la banca statunitense JP Morgan che elabora questo indice - denominato EMBI -, incentrato principalmente sui mercati emergenti.

    Ci sono altri indicatori - come il Credit Default Swap, elaborato dalla banca tedesca Deutsche Bank - che valuta anche la capacità di pagamento di un determinato paese e il rischio d’investimento.

    Secondo i punteggi dell'indice (dal più basso al più alto), la credibilità finanziaria, la capacità di pagare e la salute finanziaria variano. La base del calcolo per determinare questi fattori è la relazione del debito estero con il Prodotto Interno Lordo (PIL), cioè la capacità che ha l'economia di ottenere le risorse necessarie per affrontare gli impegni assunti dal paese.

    Tuttavia, una lettura comparativa minima consente di constatare che, per quanto riguarda il Venezuela, questo indicatore è utilizzato per scopi politici. Secondo l'economista Pedro Schneider, che lavora per la brasiliana Itaú Unibanco, il debito estero del gigante sudamericano è vicino all'80% del suo PIL, un fattore che provoca incertezza nella sicurezza dei suoi pagamenti a medio termine. Schneider, citato dal quotidiano El Cronista, afferma che questo l’aumento del debito estero è dovuto alla politica neoliberista del governo di Michel Temer.

    Per il Brasile, l'indicatore del rischio paese si trova a 245 punti, una cifra sostenibile che rende il paese sudamericano sicuro per gli investimenti e con un'alta certezza di pagamento dei suoi debiti esteri.

    Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), il Messico ha un livello di indebitamento del 51% rispetto al suo PIL, approssimativamente. Diversi analisti hanno avvertito che se il governo di Peña Nieto continua con la sua politica di esteso indebitamento, nei prossimi anni il debito messicano potrebbe aumentare al 100% del PIL. Questo renderebbe il Messico un Paese con un debito non pagabile, simile a quello attuale della Spagna, del Giappone o degli Stati Uniti, dove i tassi di interesse su tali obbligazioni sono mantenuti artificialmente bassi in modo da non aumentare i disavanzi fiscali.

    Per il Messico, l'indicatore di rischio del paese è di 186 punti, cifra che lo rende un paese meno rischioso del Brasile e altamente sicuro in merito al pagamento del suo debito.

    Questi punteggi assegnati a Brasile e Messico stimolano il flusso di capitali a beneficio di gruppi di potere economico altamente concentrati, in quanto la privatizzazione delle risorse energetiche e delle società pubbliche strategiche offrono una gigantesca opportunità di investimento.

    In Venezuela l'indice EMBI cambia drasticamente. Secondo la Cepal, il Venezuela ha un debito estero che rappresenta solo il 21,7% del suo PIL. Altre stime ritengono questo rapporto leggermente maggiore, ma sempre su una scala che non supera il 50%, una cifra molto inferiore rispetto a Brasile e Messico.

    Secondo quanto reso noto dal presidente Nicolás Maduro, dal 2014 al 2017 sono state cancellate posizioni debitorie estere per un importo approssimativo di 70 miliardi di dollari, dimostrando che il paese ha capacità di onorare gli impegni e buona salute finanziaria. Senza compromettere gli investimenti in campo sociale ed economico.

    Per il Venezuela, l'indicatore di rischio paese si trova a 2.989 punti, omettendo che secondo la base di calcolo di JP Morgan, visto il suo livello di debito gestibile rispetto al PIL, il Venezuela dovrebbe avere un indice di rischio di paese, similare o quantomeno inferiore a quello di Messico e Brasile.

    Secondo l'EMBI, il Venezuela è il paese più rischioso del mondo per gli investimenti, per cui la capacità di pagamento di uno Stato che ha rispettato gli impegni internazionali sarebbe presumibilmente compromessa.

    Dal 2014, il rischio del paese del Venezuela è passato da 1.458 a 2.989 punti. Vale a dire che ad ogni pagamento del debito venezuelano è sopraggiunto automaticamente un aumento del rischio.

    Il fattore determinante per rendere questo paradosso una realtà è squisitamente politico. Le sanzioni e il blocco finanziario imposti dagli Stati Uniti attraverso il Dipartimento del Tesoro, a cui si aggiunge l'ostruzione finanziaria esercitata dal 2016 dall'Assemblea Nazionale in mano all’opposizione, ha contribuito enormemente a dipingere il Venezuela come un paese instabile, con elevata incertezza e insicurezza nei pagamenti.

    L'indice del rischio paese è stato utilizzato come arma di guerra finanziaria per allontanare gli investimenti dal Venezuela, al fine di complicare una eventuale ristrutturazione del suo debito come obiettivo finale, mentre nel quotidiano complica l'ingresso di valuta estera e limita la capacità di ripresa economica del paese.

    Affermando che la PDVSA non aveva provveduto ai pagamenti, alla fine del 2016 la banca JP Morgan emise un avviso di default contro il Venezuela per distruggere la sua credibilità finanziaria. In realtà fu la banca Citibank ad essere responsabile dei mancati pagamenti, un'opportunità usata da JP Morgan per generare un clima di incertezza e inquietudine sul debito venezuelano.

    Questa stessa banca è quella che decide quale paese è rischioso e dove non investire. Tenuto conto degli interessi che ha sulle grandi risorse energetiche del paese e nella politica sovrana dello Stato che utilizza le entrate petrolifere per gli investimenti sociali, il rischio paese assegnato al Venezuela conferma l'assedio contro il Venezuela del capitale globale. E l'assedio è politico e si esprime nel campo finanziario.

    (Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

    Guerra finanziaria: JP Morgan manipola il rischio paese ogni volta che il Venezuela paga il suo debito - ALBA LATINA - L'Antidiplomatico
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  5. #165
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    Predefinito Re: Osservatorio Venezuela

    L'Unione Europea prepara l'embargo contro Maduro: Italia tristemente in prima fila



    di Geraldina Colotti*


    I paesi dell'Unione europea (Ue) si stanno accodando a Trump. Ieri, 8 novembre, hanno deciso di sanzionare il Venezuela per la “repressione” e di imporre un embargo sulle armi e misure restrittive ad personam contro “i responsabili”. Una decisione unanime ottenuta dagli ambasciatori dei 28, che dovrebbe essere ratificata dal Consiglio a breve.

    L'embargo riguarda le armi ma anche le esportazioni di materiale potenzialmente utilizzabile “per la repressione interna” o per “la sorveglianza” degli apparati elettronici. Inoltre, “se la situazione lo richiede”, la Ue può stilare una lista di persone considerate responsabili della “repressione” alle quali potrà proibire di viaggiare nella Comunità europea e potrà congelare eventuali beni posseduti in Europa. Le sanzioni dovrebbero avere carattere “graduale, selettivo, flessibile e reversibile”. Tutto, naturalmente, in nome “del dialogo e della democrazia”...

    Già a ottobre, i paesi Ue avevano raggiunto per preparare “sanzioni selettive” contro alcune personalità del governo venezuelano, sulla scia di quanto già applicato dagli Usa, dal Canada e anche da alcuni paesi neoliberisti dell'America latina, come la Colombia. Il presidente colombiano Manuel Santos ha anche bloccato un carico di medicine già acquistate, diretto in Venezuela.

    Nel suo paese continua la mattanza di leader sociali ed ex guerriglieri Farc e gli indigeni che protestano vengono repressi senza esitazioni. Ma il Segretario generale dell'Osa, Luis Almagro non vede e non sente.

    La sua unica ossessione è il Venezuela.

    Ora si sta muovendo per accusare Maduro di crimini contro l'umanità davanti alla Corte Penale Internazionale. Il fatto che l'estrema destra venezuelana, durante 4 mesi di violenze, abbia compiuto delitti efferati come quelli di bruciare vivi chavisti e afrovenezuelani, non importa ad Almagro.

    In Venezuela, però, da oggi partiti e organizzazioni politiche che promuovano l'odio e il fascismo, verranno inabilitati. E, nei social network o sul web, chi diffonda messaggi simili e non li ritiri entro sei ore dalla pubblicazione, verrà bloccato e dovrà pagare una multa salata. Sono queste le disposizioni approvate dall'Assemblea nazionale Costituente (Anc) con la “Ley contra el odio, por la Conviviencia Pacifica y la Tolerancia”, votata all'unanimità oggi. Chi istiga all'odio razziale, etnico, di genere, religioso, politico, sociale, ideologico o verso un determinato orientamento sessuale rischia fino a vent'anni di carcere.

    Almagro ha deciso invece di tutelare chi ha promosso odio e fascismo in Venezuela, fino a consentire loro di istituire un “governo parallelo” all'estero, benedetto da Trump e dall'Europa.

    Al centro, la figura della ex Fiscal General Luisa Ortega, fuggita dal Venezuela e rifugiata in Colombia.

    Ortega è stata inclusa in un pot-pourri in stile vaticano che porterà a convegno 70 donne provenienti da tutto il mondo: magistrate, avvocate e personalità impegnate “contro il traffico di esseri umani e il crimine organizzato”. Il summit si svolgerà il 9 e il 10 novembre alla Casina Pio IV, in Vaticano e vedrà anche la presenza della Procuratrice argentina che ha rinunciato all'incarico per dissensi con Macri, Alejandra Gils Carbó. La Procuratrice aveva ricevuto il sostegno anche delle Abuelas de Plaza de Mayo.

    Due figure diverse, Carbó e Ortega. La prima si è occupata di crimini contro l'umanità e ha istruito i processi contro i repressori dell'ultima dittatura civico-militare argentina. Luisa Ortega, al contrario, non ha ritenuto di processare chi ha bruciato vive le persone e devastato il paese per quattro mesi, non ha perseguito chi ha impiegato ragazzini nelle violenza di piazza.

    Ha preferito impegnarsi in una battaglia procedurale contro Maduro: con lo sguardo rivolto all'esterno. In un'eventuale “governo di transizione” voluto dagli Usa e dall'Europa, Ortega conta di svolgere lo stesso ruolo che ebbe contro i sandinisti Violeta Chamorro, presentandosi come una figura affidabile. A contenderle il posto nel circo virtuale promosso da Almagro, c'è però l'oltranzista filo atlantica Maria Corina Machado, che ha già cominciato ad agitarsi per farsi notare.

    Per contro, il Venezuela ha ottenuto un'altra significativa vittoria negli organismi internazionali. E' stato eletto nel Consiglio direttivo dell'Unesco. Il voto necessario a includere i 2 membri per l'America latina ha favorito ampiamente Cuba e Venezuela contro Argentina, Colombia, Costa Rica e Perù.
    Intanto, Maduro è impegnato in un complicato processo di ristrutturazione del debito con Russia e Cina, nel tentativo di disinnescare le conseguenze delle sanzioni. Sanzioni che il suo omologo argentino Macri vorrebbe fossero inasprite. In una intervista al Financial Times, infatti, ha chiesto agli Usa un embargo petrolifero totale alle esportazioni del Venezuela.

    Ma, intanto, il prezzo del barile di petrolio, è ricominciato a salire e arrivano le prime boccate d'aria per l'economia. Il Venezuela è assillato dalla guerra economica e dall'aumento stratosferico dei prezzi deciso dai commercianti in spregio a ogni controllo. La Banca nazionale ha emesso una nuova banconota da 20.000 bolivar, che subito ha preso il largo verso il mercato nero alla frontiera con la Colombia.

    Oltre il 30% dei bolivar se ne va per quella via. Si paga fino a 90.000 bolivar per una banconota da 20.000, che in seguito viene cambiata in pesos e in dollari. In internet la banconota vale 36,99 dollari. Viene venduta a organizzazioni criminali che poi la portano in Colombia e vi fanno affari, sapendo che in Venezuela, per controllare questo traffico, il governo ha limitato il montante che è possibile ritirare nelle banche. Alla base del traffico, soprattutto il mercato nero della benzina, che in Venezuela costa pochissimo (meno di una bottiglia d'acqua il pieno di un Suv), mentre oltre la frontiera colombiana i prezzi salgono notevolmente.

    *Post Facebook del 8 novembre 2017. Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autrice

    L'Unione Europea prepara l'embargo contro Maduro: Italia tristemente in prima fila - World Affairs - L'Antidiplomatico
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  6. #166
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    Predefinito Re: Osservatorio Venezuela

    Venezuela, approvata legge contro crimini d'odio chiesta dal popolo



    La ‘Ley Constitucional contra el Odio, por la Convivencia Pacífica y la Tolerancia’ sanziona tutti i modi possibili in cui la violenza e l'odio vengono generati, riprodotti e ramificati

    Venezuela, approvata legge contro crimini d'odio chiesta dal popolo - ALBA LATINA - L'Antidiplomatico
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  7. #167
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    Predefinito Re: Osservatorio Venezuela

    http://www.lantidiplomatico.it/dettn...rsit/82_22126/

    Guerra economica in Venezuela: un'azienda ha sepolto tonnellate di pollo per provocare scarsità



    Ancora una volta la realtà dei fatti conferma che in Venezuela è in atto una spietata guerra economica



    La società Protinal Proagro, che ha ricevuto milioni di dollari dallo Stato venezuelano per investimenti nella produzione di cibo, ha seppellito vivi milioni di polli per causare carenza di questo importante prodotto alimentare nella dieta dei venezuelani.



    Il redattore di Primicias 24, Carlos Herrera, ha condotto un'importante inchiesta nella quale rivela che «ciò che sta accadendo nel processo è che una volta che il pollo lascia l'incubatrice, non viene portato alle fattorie di ingrasso in modo che sia distribuito sul mercato nazionale». I volativi vengono invece uccisi per aggravare le carenze.



    Il giornalista ha informato che ha intenzione di portare la documentazione in suo possesso che conferma la veridicità di questo atto criminale davanti alle agenzie statali competenti, affinché siano applicate le sanzioni corrispondenti alla gravità dell’accaduto.


    La giornalista di teleSUR, Madeleine Garcia, si chiede dov’è finito il denaro (ben 4 milioni di dollari) ricevuto dall’azienda per l’acquisto di vaccini e mangime necessari all’allevamento dei polli.




    Ancora una volta la realtà dei fatti conferma che in Venezuela è in atto una spietata guerra economica volta a mettere in ginocchio l’economia nazionale. La circostanza però è negata costantemente dai media mainstream che cercano di accreditare una narrazione distorta: sarebbero le politiche governative a causare problemi economici e scarsità.
    O dio po con le piene e le alluvioni, fai morire i polentoni
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  8. #168
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    Predefinito Re: Osservatorio Venezuela

    Che merde!
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  9. #169
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    Predefinito Re: Osservatorio Venezuela

    "La crisi economica è colpa dell'incompetenza di Maduro!"
    (merda liberista mode on )
    Lord Attilio and don Peppe like this.
    "Il nemico principale oggi è il capitalismo sul piano economico, il liberalismo sul piano politico, l'individualismo sul piano filosofico, la borghesia sul piano sociale, e gli U.S.A. sul piano geopolitico." - A. de Benoist
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  10. #170
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    Predefinito Re: Osservatorio Venezuela

    Citazione Originariamente Scritto da don Peppe Visualizza Messaggio
    http://www.lantidiplomatico.it/dettn...rsit/82_22126/

    Guerra economica in Venezuela: un'azienda ha sepolto tonnellate di pollo per provocare scarsità



    Ancora una volta la realtà dei fatti conferma che in Venezuela è in atto una spietata guerra economica



    La società Protinal Proagro, che ha ricevuto milioni di dollari dallo Stato venezuelano per investimenti nella produzione di cibo, ha seppellito vivi milioni di polli per causare carenza di questo importante prodotto alimentare nella dieta dei venezuelani.



    Il redattore di Primicias 24, Carlos Herrera, ha condotto un'importante inchiesta nella quale rivela che «ciò che sta accadendo nel processo è che una volta che il pollo lascia l'incubatrice, non viene portato alle fattorie di ingrasso in modo che sia distribuito sul mercato nazionale». I volativi vengono invece uccisi per aggravare le carenze.



    Il giornalista ha informato che ha intenzione di portare la documentazione in suo possesso che conferma la veridicità di questo atto criminale davanti alle agenzie statali competenti, affinché siano applicate le sanzioni corrispondenti alla gravità dell’accaduto.


    La giornalista di teleSUR, Madeleine Garcia, si chiede dov’è finito il denaro (ben 4 milioni di dollari) ricevuto dall’azienda per l’acquisto di vaccini e mangime necessari all’allevamento dei polli.




    Ancora una volta la realtà dei fatti conferma che in Venezuela è in atto una spietata guerra economica volta a mettere in ginocchio l’economia nazionale. La circostanza però è negata costantemente dai media mainstream che cercano di accreditare una narrazione distorta: sarebbero le politiche governative a causare problemi economici e scarsità.
    Hanno fatto la stessa identica cosa con Allende...

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