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Elezioni Francia: è in gioco il futuro dell’Unione Europea. L’analisi del primo turno
E il giorno arrivò. Forse, le elezioni transalpine più discusse e importanti degli ultimi 50 anni. Elezioni che possono cambiare il destino di un intero continente, e oltre. Elezioni fondamentali per il riassetto geopolitico. Elezioni che già sanno di storia raccontata nei libri di testo. Segui con la redazione di Termometro Politico il racconto di questa imperdibile giornata, monopolizzata dagli accadimenti in terra d’oltralpe.
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Elezioni Francia, una poltrona per quattro e ticket per due: i favoriti
Per questo primo turno, la competizione è tra quattro leader di razza. Cominciamo da Marine Le Pen, la donna con maggior rilevanza politica all’interno dell’Unione insieme alla premier britannica Theresa May e la cancelliera Angela Merkel. Leader del Front Nacional, è stata in testa ai sondaggi per svariati mesi. Solo nelle ultime settimane, il candidato centrista Emmanuel Macron l’ha superato in intenzioni di voto.
La Pen punta sugli euroscettici, sui conservatori più reazionari. Aiutata dal clima di tensione – dovuto anche all’ultima azione rivendicata dall’ISIS tre giorni fa – la Le Pen incarna i venti di chiusura che soffiano in Occidente. Dal Brexit all’elezione di Donald Trump, i nazionalisti reazionari si aspettano una vittoria dell’ultraconservatrice.
Dall’altro lato, Emmanuel Macron rappresenta la rigenerazione politica della tradizione liberale. La giovane età, la buona presenza, la facile retorica e il partito personale – tanto in voga negli ultimi anni – contribuiscono a fomentare il suo appeal. Dai giovani ai meno giovani, da sinistra a destra, la base elettorale di Macron è potenzialmente vastissima. Tuttavia, proprio questa liquidità lo vincola alle congiunture del momento.
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Elezioni Francia, una poltrona per quattro e ticket per due: gli underdog
Chi ha perso colpi durante gli ultimi mesi è stato il candidato che, fino a fine 2016, risultava come favorito: Francois Fillon. Rappresentante della destra tradizionale, il suo curriculum politico è decisamente ricco e il più completo (tra tutti i maggiori candidati). Tuttavia, uno scandalo legato ad abuso di ufficio ha travolto le sue chance di vittoria. Attualmente, Fillon non parte da favorito per arrivare al ballottaggio. Tuttavia, in caso passasse al secondo turno, sarebbe probabilmente il più forte tra i quattro.
Menzione di merito per Melenchón: candidato di estrema sinistra, ha effettuato una rimonta a dir poco incredibile. Nel giro di pochissime settimane, dai pochi punti percentuale è arrivato fino al 19-20%. Probabilmente non staccherà il ticket per il ballottaggio ma rimane la vera “mina vagante” di questa tornata.
Infine, il candidato socialista Benoit Hamón sembra totalmente fuori dai giochi. Macrón e Melenchón hanno captato il voto socialista tradizionale sia dal centro (il primo) che da sinistra (il secondo).
Elezioni Francia: quali saranno le fratture decisive?
Per la prima volta nella storia delle elezioni francesi, il cleavage (frattura) principale potrebbe non essere quello ideologico. Ovvero, non sarà la sfida sinistra contro destra, bensì il nuovo contro il tradizionale; l’apertura contro la chiusura; il laicismo contro la religiosità; l’europeismo contro il nazionalismo reazionario. In questa tornata, i due candidati di rottura – Marine Le Pen e Melenchón – conseguono complessivamente oltre il 40% dei consensi. Stesso discorso per l’accoppiata Fillon e Macrón, due continuisti non tanto della politica di Hollande, quanto dei suoi attuali codici geopolitici.
Elezioni Francia, le fratture interne: eurofobia contro eurocriticismo; il liberalismo tradizionale contro il rinnovato
Tra di loro, i candidati affini – non per ideologia ma nei termini di rottura e continuità – presentano contrasti importanti. Per esempio, Le Pen rappresenta il nazionalismo più reazionario, di destra, di chiusura all’esterno. In termini accademici, presenta una postura euro-fobica. Melenchón è il miglior rappresentante d’oltralpe della nuova sinistra europea. Non è un caso che Podemos abbia sostenuto apertamente la campagna di Melenchón. Lo stesso leader del partito viola, Pablo Iglesias, ha celebrato un meeting con Melenchón. I venti di rinnovamento – tanto da un lato che dall’altro – sospingono i due candidati.
Dall’altro lato, i centristi Fillon e Macrón rappresentano il gap dei leader moderati. Il primo incarna perfettamente la tradizione: sia nell’immagine, che nel partito di appartenenza, sia nel programma elettorale. Un candidato fortemente legato al partito e lontano dai personalismi dell’ultima decade. Insomma, l’esatto opposto di Macrón, leader del partito personale En Marche! che riprende le sue stesse iniziali. Macrón è il candidato mediatico e mediatizzato, appoggiato dai leader di nuova generazione del liberismo classico.
Scritto da: Alessandro Faggiano
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