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Discussione: Referendum Alitalia

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    Predefinito Referendum Alitalia

    Referendum Alitalia, a Milano stravince il no. I lavoratori sconfessano i sindacati


    ECONOMIA

    Il preaccordo prevede la riduzione degli esuberi del personale di terra da 1.338 a 980 e la riduzione del taglio degli stipendi del personale navigante da 30 a 8%. Ma se i dipendenti votano contro è carta straccia
    di F. Q. | 24 aprile 2017

    Più informazioni su: Alitalia, Carlo Calenda, Etihad Airways, Giuliano Poletti, Graziano Delrio, Milano, Paolo Gentiloni
    Milano ha detto no. In maniera netta. E se la tendenza varrà anche per Roma e per i voti all’estero, la realtà sarà soltanto una: i lavoratori Alitalia hanno sconfessato il pre accordo raggiunto tra azienda e sindacati il 14 aprile scorso, che prevede la riduzione degli esuberi tra il personale di terra da 1.338 a 980 e la riduzione del taglio degli stipendi del personale navigante dal 30 all’8%. Conseguenza: addio alla ricapitalizzazione da circa 2 miliardi di euro che gli azionisti di maggioranza Unicredit e Banca Intesa Sanpaolo, insieme a Etihad (che detiene il 49%), avevano garantito in cambio del sì dei lavoratori e di una garanzia statale da 300 milioni di euro tramite Invitalia, provvedimento che il ministero del Tesoro aveva inserito nella manovrina. Un risultato per certi versi inaspettato, che ferma il piano quinquennale prima di nascere e apre scenari a tinte fosche per la compagnia di bandiera, che continua a perdere oltre 2 milioni di euro al giorno. Senza la ricapitalizzazione, si profila il commissariamento e la successiva messa in liquidazione. Un fallimento enorme sia per i sindacati (che avevano descritto come una grande vittoria il pre accordo del 14 aprile), che per il governo, con Gentiloni e i suoi ministri che si erano spesi in massa per il la vittoria del sì. Così a quanto pare non sarà. E, in attesa dei risultati dello spoglio, a Palazzo Chigi si è già tenuta la prima riunione del premier con Graziano Delrio (ministro delle Infrastrutture), Carlo Calenda (Sviluppo economico) e Giuliano Poletti (Lavoro).

    Tornando ai risultati, l’unica certezza è che il personale degli aeroporti milanesi ha deciso: per loro il pre accordo tra sindacati e azienda è irricevibile. La conferma arriva dai dati definitivi dello spoglio. A Linate ci sono stati 698 no e 153 sì, a Malpensa 238 no e 39 sì. A Malpensa registrate anche 2 schede bianche e 2 schede nulle. A quanto apprende l’agenzia Dire da fonti sindacali, lo stesso risultato si starebbe registrando nella sezione ‘naviganti’, quella riservata al personale di volo, e più in generale in tutti i seggi, tanto da spingere alcuni rappresentanti sindacali ad affermare che “si profila una vittoria del no”. Il Sì vincerebbe invece a Torino ma di strettissima misura con 2 Sì in più. A Fiumicino, nel frattempo, davanti al Training Academy Alitalia, dove è in corso dalle 17,15 circa lo spoglio del referendum, ci sono quasi 200 persone in attesa del risultato finale, tra lavoratori dei due fronti contrapposti del si e del no, delegati sindacali e cronisti. Il primo parzialissimo risultato, relativo all’urna che accoglieva i voti del personale di volo, mostra in vantaggio il no con mille voti, contro i 100 del sì. Lo riferiscono fonti sindacali. I seggi per votare a Roma erano sei, di cui cinque collocati a Fiumicino e uno alla Magliana. Questa prima indicazione è dunque molto parziale e riferita solo al personale di volo, non a quello di terra. Al referendum dei lavoratori Alitalia hanno partecipato quasi 9 dipendenti ogni 10, per un’affluenza che si avvicina al 87%.

    La vittoria del No, come detto, renderebbe del tutto inutile la nuova garanzia pubblica che il governo era pronto a mettere sul piatto. La manovra correttiva bollinata lunedì dal Quirinale autorizza infatti il Tesoro a sottoscrivere un aumento di capitale da 300 milioni di Invitalia, sua partecipata al 100%. Con quelle risorse l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, che per statuto deve “dare impulso alla crescita economica del Paese, avrebbe poi fornito la rete di salvataggio richiesta dalle banche azioniste e creditrici Intesa Sanpaolo e Unicredit per partecipare insieme a Etihad alla ricapitalizzazione da circa 2 miliardi che la bocciatura del preaccordo con i sindacati fa ora sfumare

    Referendum Alitalia, a Milano stravince il no. I lavoratori sconfessano i sindacati - Il Fatto Quotidiano
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    Predefinito Re: Referendum Alitalia

    Caso Alitalia. Se il sindacato è contro i lavoratori, a che serve?


    di Giorgio Cremaschi

    Quando un sindacato è capace solo di dire ai lavoratori: o accetti licenziamenti e tagli dei salari o è peggio ancora. O ti pieghi ai diktat di chi comanda o sarà la fine. O assolvi padroni, banche e governo dalle loro responsabilità o sarai condannato solo tu. Quando un sindacato diventa solo il megafono dell'arroganza e della prepotenza della controparte, è giusto chiedersi a cosa davvero serva.

    Alitalia è un concentrato di fallimenti, in primo luogo dei governi che si sono succeduti e che sono stato solo capaci di svendere ai privato un patrimonio pubblico.

    Tutti i grandi paesi europei hanno compagnie aeree di bandiera, servono al paese anche sul piano della sua promozione turistica, commerciale, culturale.

    Solo l'Italia ha visto i governi, tutti di qualsiasi colore, rinunciare ad avere un ruolo che non fosse quello dei battitori d'asta. Così Alitalia è stata svenduta al meglio della imprenditoria italiana, sostenuta dalle banche, che ha mostrato tutto il suo valore di mercato fallendo clamorosamente.

    A tutti questi prenditori privati non é stato presentato dal governo alcun conto, ma ne se è agevolata la fuga gratuita, perché nel frattempo i broker di Palazzo Chigi avevano trovato gli sceicchi di Eithad, gli stessi che avevano costosamente fornito l'aereo presidenziale a Matteo Renzi.

    Questi sceicchi non hanno fatto nulla per la compagnia se non una bella campagna pubblicitaria sulle divise delle assistenti di volo e alla fine sono anch'essi falliti. Ma invece che ricevere una richiesta di danni, si sono visti riassegnare dal governo una Alitalia con meno personale,pagato sempre meno. Fino al prossimo e forse definitivo disastro.



    Tutti questi catastrofici passaggi della compagnia aerea sono stati sempre accompaganti da accordi con CGIL CISL UIL , che hanno sottoscritto licenziamenti e peggioramenti dei salari e delle condizioni di lavoro spiegando ai lavoratori che non c'erano alternative. Mai i sindacati confederali hanno cercato di alzare il tiro, mai hanno messo sotto accusa governo e imprese, mai hanno osato dire: se Alitalia serve al paese, visto il fallimento dei privati, nazionalizzatela.

    Ad ogni passaggio della crisi Cgil Cisl Uil hanno masticato qualche brontolata e poi si sono seduti al tavolo , da cui si sono alzate solo dopo aver sottoscritto l'ennesima resa. E questo comportamento non è stato una eccezione: da Almaviva alla acciaierie di Piombino, a tante altre crisi, Cgil Cisl Uil hanno sottoscritto sempre lo stesso accordo. Un accordo dove il governo fa il maggiordomo dei padroncini e banchieri di turno, che fanno gli imprenditori grazie ai sacrifici dei lavoratori, fino a che salta tutto e si ricomincia da capo con tagli e massacri sociali.

    Un sindacato che sa solo arrendersi, che sa solo spiegare ai lavoratori che si devono piegare fino ad essere schiacciati, questo tipo di sindacato incapace di lottare e che si beve tutte le bugie delle controparti imprenditoriali e di governo, questo sindacato non solo è inutile, ma dannoso. Bastano Marchionne e chi fa come lui per colpire diritti ed interessi del lavoro, non occorre proprio aggiungere sulle spalle dei lavoratori anche un sindacato marchionnizzato.

    Ha suscitato quanche sorpresa e anche condanne il mio intervento nella consultazione del M5S sul lavoro e sul sindacato. Bene, rivendico di avere chiesto una legge che garantisca una vera democrazia sindacale e che permetta a forze sindacali nuove e combattive di contestare il monopolio della rappresentanza di Cgil Cisl Uil. Perché quando chi sta ai tavoli delle trattative è solo capace di dire che non ci sono alternative alla resa dei lavoratori, allora è a lui che bisogna trovare una alternativa.

    FONTE: Caso Alitalia. Se il sindacato è contro i lavoratori, a che serve? - Dalla parte del lavoro - L'Antidiplomatico
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  3. #3
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    Predefinito Re: Referendum Alitalia

    Grande dimostrazione di furbizia di chi vota no. Tagliarsi le palle per fare un dispetto alla moglie è una grande soluzione


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    Predefinito Re: Referendum Alitalia

    Citazione Originariamente Scritto da kudlum Visualizza Messaggio
    Grande dimostrazione di furbizia di chi vota no. Tagliarsi le palle per fare un dispetto alla moglie è una grande soluzione


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    Seguire le direttive di sindacati gialli (che, vista la situazione, equivale ad un complimento!) soliti farsela notte-giorno con il padronato, invece, sarebbe una scelta seria e responsabile?
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  5. #5
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    Predefinito Re: Referendum Alitalia

    ALCUNE DICHIARAZIONI DI DIVERSI ESPONENTI POLITICI


    Marco Rizzo (Partito Comunista)

    Dichiarazione del segretario del Partito Comunista Marco Rizzo. Nessun lavoratore va licenziato. Vadano a casa invece il ministro Calenda, i sindacati confederali ed i padroni arabi. NAZIONALIZZARE SUBITO. Ogni Paese ha la propria compagnia di bandiera. Invece di regalarla a privati interessati solo al profitto, farla gestire da manager incapaci, con la complicità di sindacati concertativi che servono solo a se stessi, serve ora 'renderla' ai lavoratori. Il personale di volo, i tecnici ed i lavoratori Alitalia sono ben in grado di gestire l'azienda meglio del Montezemolo di turno.

    Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle)

    La settimana scorsa abbiamo incontrato un comitato dei lavoratori di Alitalia, insieme avevamo fatto un appello per chiedere al Governo di non interferire con le consultazioni, permettendo ai dipendenti di decidere in serenità. Ma non siamo stati ascoltati.
    Oggi il Governo del Pd ha perso un altro referendum. Ormai vince solo quando li fa saltare.
    Nonostante il terrorismo mediatico di Delrio e Calenda, i lavoratori hanno detto NO ad un piano che non tagliava gli sprechi, non mandava a casa il management che aveva massacrato l'azienda e che soprattutto metteva i dipendenti l'uno contro l'altro, scatenando una guerra dei licenziamenti.
    Abbiamo visto i ministri di questo Governo in tv ogni giorno a terrorizzare i lavoratori chiedendogli di votare SI. E alla fine ha vinto il NO. La strategia della paura non funziona più.
    I cittadini ragionano con la loro testa. Adesso al lavoro. Si individui un commissario serio per Alitalia.

    Adriano Tilgher (Fronte Nazionale)

    Il Fronte Nazionale al fianco dei lavoratori ALITALIA
    "Finalmente i lavoratori uniti hanno dato una lezione alla classe politica e ai sindacati, venduti agli interessi stranieri, per bassa speculazione finanziaria. Il referendum presso i lavoratori Alitalia ha detto un netto no alla liquidazione della compagnia e ha denunciato il fallimento della svendita di un settore strategico agli stranieri". È quanto dichiara Adriano Tilgher, presidente del Fronte Nazionale, che aggiunge: "È molto coraggiosa la scelta che porterà al commissariamento. Potrebbe diventare un salto nel buio vista l’ignavia della classe politica e il tradimento dei sindacati, ma i lavoratori hanno le idee chiare: chiedono a viva voce la nazionalizzazione della compagnia, che fu di bandiera, e che deve tornare tale, soprattutto in considerazione del suo ruolo strategico. E’ assurdo che l’Italia, nazione a prevalente vocazione turistica, faccia fallire la propria compagnia aerea. L’importante è che a gestire la stessa non vadano i compagni di merende dell’attuale “establishment” politico finanziario, che hanno già dato prova della loro incapacità (se non peggio), ma vada qualcuno che sappia gestire e voglia gestire insieme ai lavoratori, che, con questo referendum, hanno dimostrato grande coraggio, capacità e lungimiranza".

    Riccardo Nencini (Partito Socialista Italiano)

    Il piano per salvare Alitalia era stato discusso con i sindacati, le richieste più drastiche dell'azienda respinte, previsti ammortizzatori sociali importanti. Tutto inutile. Bandiera rossa la trionferà...
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  6. #6
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    Predefinito Re: Referendum Alitalia

    Io voglio essere abbastanza critico.

    Ok, nazionalizzare. Ma non è che la nazionalizzazione risolva magicamente tutto, i problemi restano e, soprattutto, il tremendo buco finanziario che lo Stato andrebbe ad assumersi.

    Alitalia rappresenta il peggior esempio di malagestione degli ultimi 30 anni, è un groviglio assurdo, un pozzo senza fondo.

  7. #7
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    Predefinito Re: Referendum Alitalia

    Citazione Originariamente Scritto da RibelleInEsilio Visualizza Messaggio
    Io voglio essere abbastanza critico.

    Ok, nazionalizzare. Ma non è che la nazionalizzazione risolva magicamente tutto, i problemi restano e, soprattutto, il tremendo buco finanziario che lo Stato andrebbe ad assumersi.

    Alitalia rappresenta il peggior esempio di malagestione degli ultimi 30 anni, è un groviglio assurdo, un pozzo senza fondo.
    Certo, esistono nazionalizzazioni e "nazionalizzazioni". Non è che un'Alitalia nazionalizzata dovrà essere guidata dagli odierni e squallidi personaggi che ben conosciamo. Dovrà , inoltre, essere amministrata da persone competenti e pronte ad assumersi ogni responsabilità in primissima persona. Inoltre alla nazionalizzazione, dovrà seguire un graduale ma intenso coinvolgimento dei lavoratori.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Referendum Alitalia

    Alitalia, Lufthansa, Ferrovie e Intesa si sfilano. Compagnia: "Nessuna intenzione di acquistarla"
    Intesa San Paolo: nessun piano B, non spetta a noi

    Lufthansa, Ferrovie e Intesa si sfilano da Alitalia. "Abbiamo una chiara intenzione di non acquistare Alitalia", dice il direttore finanziario della compagnia tedesca, Ulrik Svensson, risponde ad una domanda sulla posizione del colosso tedesco nei confronti del gruppo italiano durante la conference call a seguito dei conti del gruppo, come riporta Bloomberg.

    "In questo momento l'argomento non è di interesse e la società non è stata contattata da nessuno": è la posizione del gruppo Fs su un possibile coinvolgimento di Ferrovie nel salvataggio.

    "Non esiste un piano B portato avanti da Intesa Sanpaolo. Non abbiamo un piano B e non compete a noi farlo. Noi siamo una banca, un'azienda che si occupa di credito e non di aeromobili", dice Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, prima dell'inizio dell'assemblea degli azionisti a Torino, in merito alle indiscrezioni su un piano alternativo per Alitalia che sarebbe spinto dalla banca.

    FONTE: Alitalia, Lufthansa, Ferrovie e Intesa si sfilano. Compagnia: "Nessuna intenzione di acquistarla" - Economia - ANSA.it
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  9. #9
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    Predefinito Re: Referendum Alitalia

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Certo, esistono nazionalizzazioni e "nazionalizzazioni". Non è che un'Alitalia nazionalizzata dovrà essere guidata dagli odierni e squallidi personaggi che ben conosciamo. Dovrà , inoltre, essere amministrata da persone competenti e pronte ad assumersi ogni responsabilità in primissima persona. Inoltre alla nazionalizzazione, dovrà seguire un graduale ma intenso coinvolgimento dei lavoratori.
    Stando ai dati attuali, duole dirlo ma Alitalia è un'azienda morta, i debiti sono semplicemente insanabili. Nel caso Alitalia parlare di nazionalizzazione volta al risanamento senza toccare posti e stipendi è semplicemente utopico, la voragine è assurda.

    Lo Stato potrebbe fare un finanziamento da 800mln di Euro ma a poco varrebbe, sarebbe un ritornare a parlarne tra un anno forse due.

    Occorre ristrutturare l'azienda da capo a piedi, puntare a tratte a lungo raggio, rivedere la flotta, cambiare i piani d'assunzione ed abbassare inevitabilmente gli stipendi tentando di salvare i posti, per un'Alitalia commissariata personalmente non vedo altre soluzioni.

  10. #10
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    Predefinito Re: Referendum Alitalia

    Alitalia, sindacati: “Nel bando per venderla nessun paletto a difesa dei lavoratori. Si tutelano solo le banche”



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    I commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari chiedono a chi presenterà le manifestazioni di interesse solo un programma “di recupero dell’equilibrio economico”. La Cub Trasporti teme che si continui con il taglio dei costi senza un piano di risanamento. Possibile anche la cessione di "complessi di beni e contratti dell’impresa", cioè lo spezzatino
    di Fiorina Capozzi | 18 maggio 2017

    Un programma “di recupero dell’equilibrio economico” per l’Alitalia. E’ questo ciò che i tre commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, hanno chiesto a chi è interessato al dossier dell’ex compagnia di bandiera. Nel bando per le manifestazioni d’interesse non c’è una parola spesa sui criteri di selezione delle proposte né tanto meno la preferenza per un progetto che limiti l’impatto sociale dell’ennesima ristrutturazione. “In otto paginette di bando, i tre commissari non trovano neanche il modo di inserire una considerazione di ordine sociale tra i criteri per la valutazione delle proposte – dice al fattoquotidiano.it Antonio Amoroso, segretario della Cub Trasporti – Dimenticare questo aspetto significa nei fatti avere la pretesa di tutelare i soli interessi degli azionisti, ovvero delle banche”. Per il sindacalista il “sospetto conflitto d’interessi che si è manifestato nelle nomine dei commissari si concretizza con un primo atto grave e pericoloso per il futuro dell’intera categoria”.

    Secondo la Cub, l’era dell’Alitalia commissariata inizia con il piede sbagliato. In compenso il bando fissa i primi paletti per i potenziali acquirenti che potranno manifestarsi al massimo entro le 18 del prossimo 5 giugno. Il documento, validato dal ministro Carlo Calenda, indica tre diverse e alternative ipotesi di lavoro su cui articolare un piano per Alitalia: cessione unitaria dell’azienda, ristrutturazione economica e finanziaria con un programma di risanamento e cessione di complessi di beni e contratti dell’impresa. E’ la terza opzione, che i sindacati hanno ribattezzato più semplicemente “spezzatino”, quella che preoccupa di più i 12mila lavoratori dell’Alitalia e che il governo è intenzionato ad evitare per ragioni sostanzialmente di opportunità politica. “La vera operazione che va fatta è non frazionare Alitalia, non venderla a pezzi o asset ma mantenere l’unitarietà aziendale”, ha spiegato mercoledì 17 il ministro Graziano Delrio in audizione al Senato.

    L’ipotesi “spezzatino” resta comunque sul tavolo in attesa delle offerte definitive, che arriveranno in autunno. Dopo una manifestazione d’interesse non vincolante, i potenziali acquirenti (aziende individuali, società e cordate di imprenditori) avranno la possibilità di reperire tutte le informazioni necessarie a valutare il progetto. Solo successivamente presenteranno le proposte definitive in cui dovranno anche dimostrare di avere le spalle larghe per affrontare il caso. Non a caso nel bando i commissari hanno esplicitamente escluso le offerte provenienti da aziende che, negli ultimi dodici mesi, si siano trovate in difficoltà finanziarie. Sono stati tagliati fuori dalla procedura anche i soggetti su cui pende il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione o siano stati condannati in via definitiva, nonché le proposte provenienti da fiduciarie. Infine, a corredo della manifestazione di interessi, i potenziali acquirenti dovranno anche presentare tre bilanci, oltre a ogni “ulteriore documentazione ritenuta utile a dare evidenza della attività svolta e/o delle esperienze maturate e/o della capacità finanziaria atta a comprovare il possesso della idoneità e competenza occorrente per elaborare le proposte”.

    A questo punto, non resta che chiedersi se tanto basterà per garantire la massima trasparenza nell’operazione Alitalia che, secondo indiscrezioni di stampa, avrebbe già suscitato l’attenzione del fondo sovrano China Investment corporation e delle compagnie aeree asiatiche Air China e China Eastern. Di certo, dopo il no al referendum, il bando è un primo passo per sbrogliare il bollente dossier Alitalia, spina nel fianco sia per il governo che per Intesa e Unicredit, socie della compagnia e al tempo stesso creditrici del vettore. Senza escludere però l’ipotesi di ingresso in campo della Cdp o di una cordata di aziende pubbliche come Ferrovie, Leonardo o Eni come vorrebbe una parte del Pd. Ma non l’ex premier Matteo Renzi che, dopo aver prospettato un suo piano per l’ex compagnia di bandiera, si è tirato indietro per lasciare campo libero al governo.

    FONTE: Alitalia, sindacati: "Nel bando per venderla nessun paletto a difesa dei lavoratori. Si tutelano solo le banche" - Il Fatto Quotidiano
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