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    Predefinito Il Comune di Torino e le polemiche sul approvazione del bilancio preventivo

    Le dichiarazioni di Morano, Ricca, Napoli e Rosso.

    “È peggio di quello che si crede“. Alberto Morano non usa mezzi termini per descrivere il post approvazione del bilancio preventivo. E come lui non nascondono la loro preoccupazione sulla situazione dei conti della città gli altri esponenti del centrodestra in Consiglio comunale. Infatti, come hanno spiegato Morano, Ricca, Napoli e Rosso in una conferenza stampa unitaria, “le mancate coperture nel bilancio 2017 sono di oltre 100 milioni e a differenza di quanto sostengono Appendino e Rolando la 194 Tuel non può essere applicata ai casi di Ream e Infrato“.
    Insomma, la Città di Torino rischia il dissesto e non il “più morbido” pre-dissesto già ventilato da Appendino e Rolando. Sono due i nodi della questione: da un lato la procedura di riconoscimento dei debiti fuori bilancio non risulterebbe corretta, “la legge prevede che in questo caso venga applicata la 243 bis una procedura di riequilibrio finanziario pluriennale rigorosissima“, dall’altro, come già sottolineato durante il dibattito in Consiglio Comunale, non risultano iscritte correttamente le poste per i prossimi esercizi (Nuovasocietà ne aveva dato conto in diretta la sera stessa del dibattito).
    I quattro esponenti sono concordi nel sostenere che la giunta Appendino non ha saputo prendere in mano i conti della Città: “Appendino è stata per cinque anni vicepresidente della commissione bilancio e quindi conosceva bene i conti, ma non è stata capace di rimettere in carreggiata la città dimostrando la sua incapacità con un bilancio che sta in piedi solo sulla carta e rischieremo di dover chiedere l’elemosina alle banche per portare avanti la città” ha spiegato Fabrizio Ricca. Osvaldo Napoli ha ricordato i rischi di dichiarare il predissesto finanziario: “Taglio del 10 per cento delle spese e riduzione delle spese accessori per i dipendenti, insomma vuol dire mettersi contro anche il personale“. Per gli esponenti del centro destra ci sarebbero strade che permettano di evitare una situazione di predissesto. “A tutto c’è una soluzione” ha spiegato Morano “anche perché governare non è attribuire colpe agli altri ma trovare soluzioni. Da un bilancio di previsione ci saremmo aspettati di trovare proposte relative alla vendita del patrimonio immobiliare della città e delle partecipate oltre a riorganizzare il sistema dei trasporti pubblici, queste sono le basi per risanare i conti della città“.
    La responsabilità è Chiara. Cosa non torna nel bilancio di previsione.
    Facciamo un passo indietro e proviamo a ripercorrere quanto successo il 3 maggio in Sala Rossa. Attorno alle 14,00 la dottoressa Anna Tornoni e il dottor Roberto Rosso, della Direzione Finanziaria dell’Ente, comunicano alla sindaca, al presidente del Consiglio Comunale, all’assessore al Bilancio, al segretario del Consiglio Comunale e al Collegio dei Revisori che occorre ricostituire gli equilibri di Bilancio istituendo appositi stanziamenti per affrontare l’onere connesso a possibili situazioni debitorie fuori Bilancio. Sostengono cioè che la procedura di riconoscimento dei debiti fuori bilancio ipotizzata dalla sindaca e dai Revisori non sia corretta e propongono una strada alternativa.
    A stretto giro sia il Collegio dei Revisori che la Sindaca ribadiscono la loro intenzione di riconoscere i debiti fuori bilancio degli anni precedenti al 2017 (quelli del 2016 responsabilità di Appendino e quelli del 2014 e 2015 responsabilità di Fassino) attraverso l’applicazione del 194 del T.U.E.L. La norma in realtà disciplina cinque ipotesi di debiti fuori Bilancio, ma fra le ipotesi contemplate non vi è il caso in cui i debiti fuori Bilancio trovino origine da:
    a) violazione di norme di legge (caso Ream)
    b) da violazioni di obblighi contrattuali (caso Infrato)
    Risulta, dunque, come già evidenziato dalla dottoressa Tornoni, che il ricorso alla procedura di cui al 194 del T.U.E.L. non sia ammissibile. La Giunta avrebbe dovuto procedere applicando l’articolo 243 bis del T.U.E.L. in tema di procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. Avrebbe dovuto, cioè, istituire un fondo a copertura – anche parziale – dei debiti fuori bilancio per l’anno corrente, da andare a coprire interamente negli esercizi successivi. Questa ipotesi, però, non è mai stata presa in considerazione dall’assessore Rolando che, per convenienza politica o per scarsa conoscenza del dettato normativo, da tempo dichiara a mezzo stampa di voler coprire i debiti fuori bilancio attraverso un mutuo.
    Non finisce qui. Le poste di Infrato del 2017, 2018 e 2019 risultano coperte solo parzialmente. Per il 2017 sono previsti solo 18,5 milioni di euro per Infrato, di cui 14 finanziati in modo non corretto attraverso l’operazione Carlo Alberto, mentre per il 2018, 2019 non risulta nessuna posta.
    Una settimana di ordinaria follia.
    Ma cosa è successo nell’ultima settimana a Palazzo di Città? Nel tentativo di far dimenticare il caso Ream, l’amministrazione pentastellata ha accelerato le procedure di riconoscimento del debito fuori bilancio di Infrato (di cui condivide la responsabilità con la giunta precedente), ma non ha considerato gli “effetti collaterali” che questa scelta avrebbe causato sui conti del 2017. Non solo la procedura di riconoscimento del debito fuori bilancio potrebbe risultare errata, ma anche la copertura futura delle poste Infrato nei prossimi tre esercizi è risultata parziale. Nella frenesia di accusare i predecessori e di approvare un bilancio di previsione zoppicante, sono stati respinti al mittente gli allarmi del direttore finanziario, punito oggi con il trasferimento al Decentramento, e – addirittura – si è compromessa la stabilità dell’Ente per gli anni a venire. Se non sarà dissesto è molto probabile che sarà pre-dissesto: una sorta di “lavatrice” nella quale la Giunta spera di annegare le proprie responsabilità e confonderle con quelle dei predecessori.
    Per approfondire:
    Nuovasocietà ha anticipato moltissimi dei temi contenuti in questo articolo seguendo giorno dopo giorno l’iter di approvazione del bilancio. Di seguito i 5 articoli di approfondimento sulle questioni sollevate dalle opposizioni di centro-destra e centro-sinistra.


    Revisori chiudono la porta: ci sono 39 milioni di debiti fuori bilancio | Nuovasocietà
    Infrato e GTT: l?autogol di Rolandinho | Nuovasocietà
    Contributi da Enti e Fondazioni: troppe incognite e poche certezze | Nuovasocietà
    Pioggia di nuove multe a Torino, ma gli incassi sono incerti. Ecco perché i revisori bacchettano Appendino | Nuovasocietà
    Supermercati in cambio di manutenzioni? Non è così: ecco perché | Nuovasocietà

    purtroppo l'unica capacità grulla nella politica sarà quella di scatenare i troll della Casaleggio a fare caciara ed attribuire ad altri le precise responsabilità degli amministratori grulli, totalmente incapaci.

    poverala mia città, distrutta da questi nuovi barbari.
    Le plus grand soin d’un bon gouvernement devrait être d’habituer peu à peu les peuples à se passer de lui.

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    Predefinito re: Peggio Roma o Torino?

    Citazione Originariamente Scritto da elnick Visualizza Messaggio
    Le dichiarazioni di Morano, Ricca, Napoli e Rosso.

    “È peggio di quello che si crede“. Alberto Morano non usa mezzi termini per descrivere il post approvazione del bilancio preventivo. E come lui non nascondono la loro preoccupazione sulla situazione dei conti della città gli altri esponenti del centrodestra in Consiglio comunale. Infatti, come hanno spiegato Morano, Ricca, Napoli e Rosso in una conferenza stampa unitaria, “le mancate coperture nel bilancio 2017 sono di oltre 100 milioni e a differenza di quanto sostengono Appendino e Rolando la 194 Tuel non può essere applicata ai casi di Ream e Infrato“.
    Insomma, la Città di Torino rischia il dissesto e non il “più morbido” pre-dissesto già ventilato da Appendino e Rolando. Sono due i nodi della questione: da un lato la procedura di riconoscimento dei debiti fuori bilancio non risulterebbe corretta, “la legge prevede che in questo caso venga applicata la 243 bis una procedura di riequilibrio finanziario pluriennale rigorosissima“, dall’altro, come già sottolineato durante il dibattito in Consiglio Comunale, non risultano iscritte correttamente le poste per i prossimi esercizi (Nuovasocietà ne aveva dato conto in diretta la sera stessa del dibattito).
    I quattro esponenti sono concordi nel sostenere che la giunta Appendino non ha saputo prendere in mano i conti della Città: “Appendino è stata per cinque anni vicepresidente della commissione bilancio e quindi conosceva bene i conti, ma non è stata capace di rimettere in carreggiata la città dimostrando la sua incapacità con un bilancio che sta in piedi solo sulla carta e rischieremo di dover chiedere l’elemosina alle banche per portare avanti la città” ha spiegato Fabrizio Ricca. Osvaldo Napoli ha ricordato i rischi di dichiarare il predissesto finanziario: “Taglio del 10 per cento delle spese e riduzione delle spese accessori per i dipendenti, insomma vuol dire mettersi contro anche il personale“. Per gli esponenti del centro destra ci sarebbero strade che permettano di evitare una situazione di predissesto. “A tutto c’è una soluzione” ha spiegato Morano “anche perché governare non è attribuire colpe agli altri ma trovare soluzioni. Da un bilancio di previsione ci saremmo aspettati di trovare proposte relative alla vendita del patrimonio immobiliare della città e delle partecipate oltre a riorganizzare il sistema dei trasporti pubblici, queste sono le basi per risanare i conti della città“.
    La responsabilità è Chiara. Cosa non torna nel bilancio di previsione.
    Facciamo un passo indietro e proviamo a ripercorrere quanto successo il 3 maggio in Sala Rossa. Attorno alle 14,00 la dottoressa Anna Tornoni e il dottor Roberto Rosso, della Direzione Finanziaria dell’Ente, comunicano alla sindaca, al presidente del Consiglio Comunale, all’assessore al Bilancio, al segretario del Consiglio Comunale e al Collegio dei Revisori che occorre ricostituire gli equilibri di Bilancio istituendo appositi stanziamenti per affrontare l’onere connesso a possibili situazioni debitorie fuori Bilancio. Sostengono cioè che la procedura di riconoscimento dei debiti fuori bilancio ipotizzata dalla sindaca e dai Revisori non sia corretta e propongono una strada alternativa.
    A stretto giro sia il Collegio dei Revisori che la Sindaca ribadiscono la loro intenzione di riconoscere i debiti fuori bilancio degli anni precedenti al 2017 (quelli del 2016 responsabilità di Appendino e quelli del 2014 e 2015 responsabilità di Fassino) attraverso l’applicazione del 194 del T.U.E.L. La norma in realtà disciplina cinque ipotesi di debiti fuori Bilancio, ma fra le ipotesi contemplate non vi è il caso in cui i debiti fuori Bilancio trovino origine da:
    a) violazione di norme di legge (caso Ream)
    b) da violazioni di obblighi contrattuali (caso Infrato)
    Risulta, dunque, come già evidenziato dalla dottoressa Tornoni, che il ricorso alla procedura di cui al 194 del T.U.E.L. non sia ammissibile. La Giunta avrebbe dovuto procedere applicando l’articolo 243 bis del T.U.E.L. in tema di procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. Avrebbe dovuto, cioè, istituire un fondo a copertura – anche parziale – dei debiti fuori bilancio per l’anno corrente, da andare a coprire interamente negli esercizi successivi. Questa ipotesi, però, non è mai stata presa in considerazione dall’assessore Rolando che, per convenienza politica o per scarsa conoscenza del dettato normativo, da tempo dichiara a mezzo stampa di voler coprire i debiti fuori bilancio attraverso un mutuo.
    Non finisce qui. Le poste di Infrato del 2017, 2018 e 2019 risultano coperte solo parzialmente. Per il 2017 sono previsti solo 18,5 milioni di euro per Infrato, di cui 14 finanziati in modo non corretto attraverso l’operazione Carlo Alberto, mentre per il 2018, 2019 non risulta nessuna posta.
    Una settimana di ordinaria follia.
    Ma cosa è successo nell’ultima settimana a Palazzo di Città? Nel tentativo di far dimenticare il caso Ream, l’amministrazione pentastellata ha accelerato le procedure di riconoscimento del debito fuori bilancio di Infrato (di cui condivide la responsabilità con la giunta precedente), ma non ha considerato gli “effetti collaterali” che questa scelta avrebbe causato sui conti del 2017. Non solo la procedura di riconoscimento del debito fuori bilancio potrebbe risultare errata, ma anche la copertura futura delle poste Infrato nei prossimi tre esercizi è risultata parziale. Nella frenesia di accusare i predecessori e di approvare un bilancio di previsione zoppicante, sono stati respinti al mittente gli allarmi del direttore finanziario, punito oggi con il trasferimento al Decentramento, e – addirittura – si è compromessa la stabilità dell’Ente per gli anni a venire. Se non sarà dissesto è molto probabile che sarà pre-dissesto: una sorta di “lavatrice” nella quale la Giunta spera di annegare le proprie responsabilità e confonderle con quelle dei predecessori.
    Per approfondire:
    Nuovasocietà ha anticipato moltissimi dei temi contenuti in questo articolo seguendo giorno dopo giorno l’iter di approvazione del bilancio. Di seguito i 5 articoli di approfondimento sulle questioni sollevate dalle opposizioni di centro-destra e centro-sinistra.


    Revisori chiudono la porta: ci sono 39 milioni di debiti fuori bilancio | Nuovasocietà
    Infrato e GTT: l?autogol di Rolandinho | Nuovasocietà
    Contributi da Enti e Fondazioni: troppe incognite e poche certezze | Nuovasocietà
    Pioggia di nuove multe a Torino, ma gli incassi sono incerti. Ecco perché i revisori bacchettano Appendino | Nuovasocietà
    Supermercati in cambio di manutenzioni? Non è così: ecco perché | Nuovasocietà

    purtroppo l'unica capacità grulla nella politica sarà quella di scatenare i troll della Casaleggio a fare caciara ed attribuire ad altri le precise responsabilità degli amministratori grulli, totalmente incapaci.

    poverala mia città, distrutta da questi nuovi barbari.
    avete lasciato solo debiti, a roma come a torino e avete anche il coraggio di criticare?
    Da un'indagine della Cgia Torino è il comune più indebitato | CGIA MESTRE

 

 

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