La legge che fa paura a chi ama i parchi - Repubblica.it
sollecito la Vostra attenzione sulla proposta di riforma della LN 394, nella
sua ultima versione approvata dalla Commissione ambiente della Camera su di
un ddl del Senato, precisamente il ddl 119.
Sono stato sei anni direttore di un Parco Nazionale e ho toccato con mano
quanto non funziona. Molto, consentitemi.
Per tali motivi, anche come antico iscritto al WWF ma soprattutto come
aderente al gruppo dei 30 (coordinato da Giorgio Boscagli e Francesco
Mezzatesta) abbiamo sollecitato il WWF medesimo a farsi portavoce di queste
criticità, nel momento in cui la proposta era ancora giacente in Senato
(agosto 2016). Il WWF e con lavoro encomiabile ha trovato, dopo un’opera
intelligente di mediazione, un accordo con TUTTE (dico TUTTE) le
associazioni ambientaliste (ottobre 2016) attività che ha portato a un
documento unitario che è stato però ignorato dal Senato (meglio da una
maggioranza, in quella sede) il quale ha approvato il ddl di cui sopra, ora
all’attenzione della Camera sia pure con emendamenti di scarso peso.
Suggerisco, a nome del gruppo dei 30, il Vostro impegno a bloccare questa
riforma e per i motivi seguenti, sinteticamente enunciati per punti, con
particolare riferimento ai 23 (24?) Parchi Nazionali.
1. Presidente : resta una nomina “politica” (e fin qui nulla da dire)
ma senza richiedere nessun tipo di competenza specifica in materia
ambientale
2. Direttore: prima era nominato dal Ministro. Oggi, sarebbe nominato
dal Presidente. Il Direttore (sempre secondo la proposta) non occorre che
abbia nessun tipo di competenza in materia di conservazione. Potrebbe essere
(e sarà) un burocrate che non sa distinguere uno Stercorario da uno
Sciacallo.
3. Consiglio Direttivo: manca la componente scientifica e viene
inserito un rappresentante degli agricoltori o dei pescatori. Il 50% dei
consiglieri (come prima) è composto da amministratori locali e su questo
nulla da dire. Si tratta però di Parchi Nazionali, il biglietto da visita
del nostro Paese a livello mondiale e vi si inserisce una rappresentanza di
parte, all’insegna del localismo più deteriore.
4. Non sono modificati gli organici esistenti. I Parchi Nazionali hanno
situazioni al limite dell’ingovernabilità, quanto ad addetti, con una media
di uno ogni 2.500 ettari ed estremi fra i 444 e i 6808 ettari per
dipendente.
5. Non si assicura una sorveglianza alle dipendenze del Parco. Solo tre
parchi storici la possiedono: gli altri non ne avranno proprio nessuna e con
il CFS (che NON era alle dipendenze ma al quale si doveva chiedere … aiuto)
il quale però è transitato nei Carabinieri.
Mi fermo qui, sorvolando sugli svarioni tecnici (si confonde la gestione
faunistica con il controllo), le prudenze eccessive (si rinvia a ipotetici
accordi il Parco del Delta), i ritocchi formali avviliti da altre colpevoli
omissioni (la riduzione dell’enorme e inutile peso della burocrazia su
tutti gli atti di un’Area Protetta).
Ritengo che gli aderenti alla Lista, ricercatori e dilettanti,
professionisti e appassionati di Fauna (vertebrata) a qualsiasi titolo,
sappiano bene che senza Aree Protette ben gestite non c’è futuro, di nessun
tipo in nessun campo, e non solo in quello della scienza.
A chi di Voi lo volesse posso inviare ampia documentazione. Sollecitate chi
conoscete, scrivete se ne siete convinti, alla Camera, ai media. Fate sapere
che, per le Aree Protette, questa potrebbe essere la fine della loro
missione. Che è quella di conservare la Naturalità e la Selvaticità. E non
quella di far divertire i cittadini o accontentare in tutto o per tutto i
residenti, qualsiasi cosa essi chiedano.
Franco Perco





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