
Originariamente Scritto da
GILANICO

Gli Indoeuropei: avanguardie bionde
Devono aver confabulato i dotti linguisti, di chiara progenie: [Dobbiamo dare un nome ai messaggeri delle origini. Non possono restare eco vana come tutti gli echi.
Li diremo Indoeuropei dando ad essi una personalità operosa].
Fra tanti scelsero il nome che recita una palese scorrettezza, indoeuropeo, associando due termini di differente valenza: etnico e geografico. Un'ala ampia di quella
compagine fu scorta negli Hittiti, che con mielosa enfasi furono detti "le avanguardie bionde". In quali specchi deformati abbiano scorte queste eroiche avanguardie,
in uno specchio antico di rosso rame o al fondo di un caldano del medesimo metallo, è particolare sigillato e nascosto.
"Le avanguardie bionde"! Ora, quando la retorica si accoscia in una pagina come il leone dopo il pasto, addio ai bei propositi di essere pertinenti al tema in un
andamento espositivo. Qui mi coglie la necessità di ricordare che ogni mio nuovo scritto rientra nel ciclo dei miei lavori che mirano a confermare l'intuizione storica: un vincolo di fratellanza culturale lega da cinquemila anni l'Europa all' Occidente, alla Mesopotamia, l'attuale Iraq, dove fiorirono le inarrivabili civiltà, le culture di Sumer,
di Akkad, di Babilonia; è ancora vivo il fascino di quella culla delle arti, delle scienze, del Diritto.
L'avanguardia di quel mondo giunse sino a noi: sul grande quadrante delle storia era scoccata l'ora di Sargon il Grande; siamo nel III millennio a.C. Invincibile condottiero, aveva messo in precipiti fughe eserciti che volevano impedire la sua marcia; giunse al Mediterraneo e [lavò le sua armi nel Mare Superiore], come egli dice. E' quasi inutile aggiungere che Sargon è il fondatore della dinastia di Akkad,
perciò si disse accadico la sua lingua che, con altre lingue di ceppo semitico, ha recato molta luce alla nostra conoscenza.
La concezione dell'indoeuropeo non era ancora fiorita nella testa dei linguisti. Quali relazioni Hanno le vicende di Sargon con la nostra storia??
In un antichissima stele, Sargon, il Re della Battaglia, come fu definito, si presenta ai suoi popoli suppergiù in questi termini: " Io sono Sargon [...] Non conobbi mio padre; mia madre era una sacerdotessa; mi produsse, mi pose in una cesta che sigillò con pece; mi depose sul fiume che non mi sommerse e fui fluitato a casa dell'innaffiatore Aqqi".
Ma tutto questo evoca la nascita di Romolo e Remo: anch'essi figli di una sacerdotessa; non conobbero il padre; anch'essi posti una cesta, presumibilmente spalmata di pece,
deposti sul Fiume e quindi spinti a casa del pastore Faustolo.
Poi, adulti, Romolo uccise Remo; ed anche nella casa di Sargon, dopo la sua morte, il figlio Rimush era stato ucciso in una congiura di palazzo assecondata dal fratello.
Giova appena ricordare che i nomi Remo e Rimush sono ipocoristici della voce accadica
rimu "amato". Il nome accadico presenta un anaforico - sb (- š).
Cosi antiche ombre, antiche glorie tornano sino a noi dall'oriente per aggiungersi a quelle proprie del nostro mondo.
Fonte: La favole dell'Indoeuropeo - Giovanni Semerano