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Discussione: L’Italia “piegata”: senza operai e piccola borghesia

  1. #1
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    Predefinito L’Italia “piegata”: senza operai e piccola borghesia

    L?Italia ?piegata?: senza operai e piccola borghesia | Avanti!

    Ci siamo persi per strada le classi sociali che sono state il perno dell’Italia del secondo dopoguerra, classe operaia e piccola borghesia, ma in compenso ci troviamo con diseguaglianze più profonde gran parte delle quali determinate dal reddito (il 64%). È l’Italia delle classi sociali tratteggiata dal rapporto Istat 2017 che fatica a ritrovare una sua identità ma trascina nel frattempo le sue contraddizioni anche a causa del fatto che, usciti dalla lunga recessione, sostanzialmente si è perso tempo.

    In Italia ci sono un milione e seicentomila famiglie povere, ma l’indigenza individuale tocca il 7,6%. Se poi vogliamo riferirci ai rischi di esclusione sociale, questa lambisce ormai il 30% della popolazione (28,7%). Ma sono le tipologie sociali prevalenti della nostra società a preoccupare. Non solo perché il nodo dolente restano i giovani, che rimangono a lungo a casa dei genitori, che fanno fatica ad entrare nel mercato del lavoro ed a restarci, che vedono come un miraggio il lavoro diventare anche un percorso di promozione personale. Ma anche perché la frantumazione sociale che riguarda italiani e stranieri avanza inesorabile e fa pensare ad un’Italia futura con delle élite privilegiate e una massa di persone costrette a dividersi lavoro poco qualificato e un reddito modesto nel quale ancora una volta la presenza di un pensionato può fare la differenza.

    Al dinamismo incessante dell’innovazione e dell’evoluzione tecnologica fa dunque riscontro una polverizzazione degli strati sociali che non prelude però ad una ricomposizione, semmai ad una cristallizzazione sociale. Questa è la scommessa più difficile ma obbligata per la politica e le sue classi dirigenti che almeno in Italia non sembrano in sintonia con l’entità dei problemi che emergono e che l’Istat mette in evidenza.

    Si tratterebbe di tenere il passo dei cambiamenti con politiche del lavoro, fiscali, industriali in grado di accompagnare i processi innovativi ma al tempo stesso di evitare che le aree di povertà e di emarginazione finiscano per diventare delle paludi senza futuro.

    Del resto rispetto al 2008 non abbiamo ancora riassorbito la bellezza di 330 mila posti di lavoro perduti nella crisi. Molti di essi sono probabilmente la conseguenza del crollo degli investimenti in opere pubbliche ed edilizia. Ma sono anche il sintomo di una lentezza politica che perde tempo al tavolo delle divisioni e delle risse non volendo capire che invece le risposte da dare alla collettività sono ben altre.

    Se pensiamo che però saremo ancora alle prese con il debito pubblico, sotto l’occhio severo dell’Europa nella quale fra non molto finirà anche l’ombrello protettivo steso dalla Bce che inevitabilmente imporrà una cura maggiore dei nostri conti pubblici, mentre non riusciamo a fare quella riforma fiscale che potrebbe riequilibrare in parte le diseguaglianze dei redditi, ci rendiamo conto di quali ritardi soffriamo e quanto sarebbe necessaria invece una svolta profonda con il coinvolgimento di tutte le forze in campo, quelle sociali in primi luogo.

    Anche perché questa segmentazione sociale senza appartenenza bussa anche alle porte delle rappresentanze di imprese e sindacali. Essa si sposa con la tendenza sempre più pronunciata ad un individualismo di fondo nell’affrontare e risolvere i propri problemi che in qualche modo bypassa le tutele collettive. Ma crea nuovi problemi ai quali occorre dare risposta.

    Siamo ormai proiettati in un mondo che non è nemmeno parente lontano del passato. Tranne che nella necessità di utilizzare valori che tornano ad essere discriminanti nel confronto fra schieramenti come quello della solidarietà. E tranne l’uso che si dovrà fare del sapere (tecnologico ma non solo) vera bomba innescata sotto gli assetti sociali ed economici.

    Il rapporto dell’Istat potrebbe consentire una sorta di risveglio di attenzione nei riguardi dei temi di fondo degli scenari che si stagliano di fronte alle nostre società. Basti pensare al fatto che le difficoltà politiche e culturali nell’affrontare l’inserimento di migliaia di famiglie di immigrati vengono travolte dal fatto che l’evoluzione economica e sociale avanza inesorabile ed anche per i nuclei stranieri che vivono da noi si possono misurare le diseguaglianze di reddito e di status simili a quelle relative alle famiglie di cittadinanza italiana.

    Servirebbe una… svegliata collettiva. Ed un impegno che rivaluti il ruolo della partecipazione, della coesione, del progettare e realizzare insieme.

    I dati dell’Istat condannano l’inerzia degli ultimi anni annebbiati da troppa propaganda e troppi colpi a effetto purtroppo effimeri, ma ci ricordano anche che quella rischia di essere una deriva lunga ed ancora più allarmante. Con tutte le conseguenze del caso che però si possono arginare e ridurre. Ma ci vuole la politica.

    Sandro Roazzi
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  2. #2
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    Predefinito Re: L’Italia “piegata”: senza operai e piccola borghesia

    Voi "comunisti" dovreste essere felici adesso che la classe media è decaduta in povertà e che il proletariato non esiste più perché non ha avuto nemmeno la prole.
    niente mi giova

  3. #3
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    Predefinito Re: L’Italia “piegata”: senza operai e piccola borghesia

    Citazione Originariamente Scritto da FRUGALE Visualizza Messaggio
    Voi "comunisti" dovreste essere felici adesso che la classe media è decaduta in povertà e che il proletariato non esiste più perché non ha avuto nemmeno la prole.
    Per certi borghesotti boriosi, sfruttatori e infami non provo nessuna forma di compassione. Per il ceto medio che si proletarizza, giorno dopo giorno, sotto i colpi del capitalismo globale, provo invece tristezza. L'unità popolare e socialista deve crearsi anche con il ceto medio impoverito.
    "La classe di quelli che possiamo definire genericamente i vincitori sta conducendo una tenace lotta di classe contro la classe dei perdenti."


  4. #4
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    Predefinito Re: L’Italia “piegata”: senza operai e piccola borghesia

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    L'unità popolare e nazionalista
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  5. #5
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    Predefinito Re: L’Italia “piegata”: senza operai e piccola borghesia

    Citazione Originariamente Scritto da FRUGALE Visualizza Messaggio
    direi
    Però il nostro nazionalismo non ha nulla a che fare con leggi razziali, autarchia o imprese coloniali.
    "La classe di quelli che possiamo definire genericamente i vincitori sta conducendo una tenace lotta di classe contro la classe dei perdenti."


  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Però il nostro nazionalismo non ha nulla a che fare con leggi razziali, autarchia o imprese coloniali.
    Blocco totale dell'immigrazione, rimpatrii volontari o in alternativa nessuna concessione di diritti afferenti lo stato sociale e la sfera politica, sterilizzazioni in modo da impedire la riproduzione. No leggi razziali.
    Autarchia: più si riesce ad essere autosufficienti, meglio è. Chitarra, pizza e mandolino vanno bene, ma una Nazione dignitosa non può prosperare solo su queste cose. Comunque collaborazione economica leale con gli altri paesi. Limitazione (ma non soppressione) dell'interesse privato a fronte di quello pubblico; l'iniziativa privata deve comunque essere incoraggiata dallo stato.
    Imprese coloniali: contrario, cooperazione a livello internazionale.
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    Predefinito Re: L’Italia “piegata”: senza operai e piccola borghesia

    Citazione Originariamente Scritto da FRUGALE Visualizza Messaggio
    Blocco totale dell'immigrazione, rimpatrii volontari o in alternativa nessuna concessione di diritti afferenti lo stato sociale e la sfera politica
    Siamo contrari all'immigrazione di massa (voluta dal grande capitale). Ondate migratorie, ovviamente di minore intensità, sono sempre esistite nella storia.
    sterilizzazioni in modo da impedire la riproduzione.
    Spero tu stia scherzando.

    Autarchia: più si riesce ad essere autosufficienti, meglio è. Chitarra, pizza e mandolino vanno bene, ma una Nazione dignitosa non può prosperare solo su queste cose. Comunque collaborazione economica leale con gli altri paesi. Limitazione (ma non soppressione) dell'interesse privato a fronte di quello pubblico; l'iniziativa privata deve comunque essere incoraggiata dallo stato.
    Imprese coloniali: contrario, cooperazione a livello internazionale.
    Non voglio esprimere un giudizio etico sull'autarchia, ma converrai con me se affermo che per un singolo paese significherebbe lacrime e sangue. Anche la Corea del Nord commercia con altri paesi. Un progetto "autarchico", tecnicamente, può funzionare solo su scala continentale.
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  8. #8
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    Predefinito Re: L’Italia “piegata”: senza operai e piccola borghesia

    Ovviamente no alla sterilizazzione forzosa, sono contrario a certe forme estreme di coercizione, ma favorevole al blocco totale temporaneo almeno fino a quando non sarà fatta chiarezza sulla posizione di tutti gli extracomunitari che attualmente si trovano sul suolo italiano, e conseguenti massicci rimpatri e in assenza di conoscenza della nazione di origine, trasferimenti sul suolo africano, in quel caso sì, anche forzosi. Successivamente flussi continentati e selezionati ( in tutti i sensi... ) in base alle esigenze economiche della nazione e alla sostenibilità.

    L'autarchia totale oggi è un'utopia al pari dell'anarchia, discorso diverso sarebbe tendere alla maggiore autosufficienza possibile, anche in un contesto continentale di una confederazione europea di stati sovrani, oltre che a livello strettamente nazionale.

    Concordo sul fatto che l'iniziativa privata non può e non deve essere abolita in toto, ma su di essa non deve mancare il controllo dello Stato.
    LupoSciolto° likes this.
    "Il nemico principale oggi è il capitalismo sul piano economico, il liberalismo sul piano politico, l'individualismo sul piano filosofico, la borghesia sul piano sociale, e gli U.S.A. sul piano geopolitico." - A. de Benoist
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  9. #9
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    Predefinito Re: L’Italia “piegata”: senza operai e piccola borghesia

    Sterilizzazione, sì.
    Gli invasori, si chiamano così, si riproducono alla grande, tanto poi i loro figli glieli manteniamo noi lavoratori tramite comuni ed enti vari. Mentre noi di figli ne abbiamo pochi, per ragioni culturali o materiali. Se si va avanti di questo passo tra trent'anni gli italiani etnici saranno minoranza.
    I fenomeni migratori si sono sempre verificati nel corso della storia, ma come conseguenza di guerre e catastrofi. Oggi, per noi, la catastrofe è il capitalismo e la democrazia è il suo specchietto per le allodole.
    L'autarchia è chiaramente un'ipotesi teorica, e non so nemmeno quanto auspicabile.

  10. #10
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    Predefinito Re: L’Italia “piegata”: senza operai e piccola borghesia

    Citazione Originariamente Scritto da FRUGALE Visualizza Messaggio
    Sterilizzazione, sì.
    Gli invasori, si chiamano così, si riproducono alla grande, tanto poi i loro figli glieli manteniamo noi lavoratori tramite comuni ed enti vari. Mentre noi di figli ne abbiamo pochi, per ragioni culturali o materiali. Se si va avanti di questo passo tra trent'anni gli italiani etnici saranno minoranza.
    I fenomeni migratori si sono sempre verificati nel corso della storia, ma come conseguenza di guerre e catastrofi. Oggi, per noi, la catastrofe è il capitalismo e la democrazia è il suo specchietto per le allodole.
    L'autarchia è chiaramente un'ipotesi teorica, e non so nemmeno quanto auspicabile.
    Ma non c'è alcuna necessità di sterilizzarli, se solo si avesse la capacità, e la volontà, di prendere quelli che vengono solo per delinquere, gli indisederabili, i parassiti, e quelli che non hanno nulla da offrire, liberarsi della cappa opprimente di buonismo masochstico, e rispedirli da dove sono venuti senza farsi troppi scrupoli. Ovviamente discorso diverso andrà fatto per coloro che realmente scappano da guerre e persecuzioni, ma ho sentore che sarebbero sì e no il 10% di quelli arrivati in Europa e soprattutto in Italia.
    Per il resto concordo.
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