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    Predefinito Cazzo è passato un anno!

    Pannella. Pastorelli: ?Portare avanti le sue convinzioni? | Avanti!

    Pannella. Pastorelli: “Portare avanti le sue convinzioni” Pubblicato il 19-05-2017

    marco-pannellaUn anno senza Marco Pannella. Il vulcanico e geniale leader radicale è stato oggi omaggiato da ricordi, giornate di studio, iniziative che hanno riportato vivo il suo lascito alla società civile, un’eredità incancellabile. La Camera dei Deputati l’ha ricordato mettendo a confronto il rapporto che ha avuto con interlocutori e collaboratori di quattro diverse generazioni. Teramo, la sua città, nella giornata dedicata alla memoria del suo concittadino, ha dato vita ad un progetto per la “valorizzazione dell’eredità intellettuale e politica di Marco Pannella” con un Comitato tecnico scientifico che lavorerà per rinnovare l’iniziativa con cadenza annuale. A Roma l’Archivio di Radio Radicale con l’ Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano ha organizzato una giornata di studio, “Materiali per lo studio del movimento radicale”.

    Tutti seguiti da dirette e una programmazione dedicata da Radio Radicale, che ha trasmesso anche il ricordo organizzato in Via di Torre Argentina dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito con nuovi e vecchi dirigenti e militanti del partito Radicale. E poi a Milano, nel Carcere di Opera, dove, tra gli altri, Rita Bernardini, Sergio D’elia, Elisabetta Zamparutti hanno organizzato la cerimonia di intitolazione del teatro del carcere dove si è svolto il Congresso di Nessuno tocchi Caino. “Coscienza critica del nostro Paese” ha detto di lui Sergio Mattarella che tuttavia, in un messaggio, ha voluto sottolineare anche il valore globale della sua testimonianza non violenta che ha “trasceso la dimensione politica nazionale”, combattendo battaglie e “cause che hanno coinvolto cittadini e leader di tutti i Paesi”.

    Tra i presenti al ricordo il deputato socialista Oreste Pastorelli. “Questo pomeriggio – ha detto – ho partecipato al ricordo di Marco Pannella organizzato dai compagni del Partito Radicale. Nonostante sia già trascorso un anno dalla sua morte, il ricordo di Marco rimane indelebile per chi, come noi socialisti, ha condiviso con lui tante battaglie. Per questo continueremo a portare avanti le sue convinzioni con sempre maggiore forza: dalla giustizia, fino ai diritti civili. Perché, diceva Pietro Nenni, ‘le idee camminano sulle gambe degli uomini’”.

    Ha invece posto l’accento sulla sua “inesauribile ed appassionata tenacia nel voler contagiare la società civile con importanti e sempre nuove sfide di libertà e di democrazia” Laura Boldrini, presidente della Camera che ha ospitato il convegno promosso da Emma Bonino e Radicali Italiani insieme all’Associazione Luca Coscioni, Non c’è pace senza giustizia, Certi Diritti. E dove è intervenuto anche l’ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, autore di una personale “testimonianza di verità non edulcorata” dalla circostanza della commemorazione. Lì ha raccontato le sfaccettature di un rapporto politico caratterizzato da “scontri e incontri, contestazioni reciproche e reciproci riconoscimenti sul piano politico, morale ed affettivo”. E lì ha ammesso quelle “incomprensioni” nei rapporti tra radicali e altri partiti che hanno offuscato negli anni “il valore della presenza radicale, delle grida di Pannella, della sua sensibilità”. Limiti che Napolitano spiega: “Non mancarono da parte mia e del Pci chiusure riduttive e dalla sua parte – ricorda – critiche che riflettevano in particolare una sua tipica tendenza al vittimismo drammatico”.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Cazzo è passato un anno!

    Sì, Marco, mi manchi | Avanti!

    Sì, Marco, mi manchi Pubblicato il 20-05-2017

    Un anno senza Marco é passato. Sembra un secolo. La politica italiana senza Pannella é più noiosa, meno sensuale, più burocratica e triste. Riporto, tra le tante che ho letto, alcune memorie personali. Comincio dalla fine. Da quel giorno in cui alla sede di via di Torre Argentina scherzosamente lo invitai al mio funerale e lui rispose ridendo divertito (sapeva di essere malato e di non avere vita lunga). Fino al primo incontro a Reggio Emilia nei primi anni settanta, quando a pranzo bevette un cappuccino per uno sciopero della fame. Non voglio parlare delle scelte politiche, spesso coraggiose, a volte temerarie di Marco, quasi sempre condite con un energico humus da eretico di mestiere, un nuovo modello di leaderismo col gusto della solitudine. Quasi un eremita della politica, Marco, uno che si concedeva a tutti pur che gli si consentisse di vivere nel suo rifugio d’alta quota.

    Marco amava la vita, amava la politica, adorava se stesso e le sue lotte. Ma amava anche il prossimo. Anche i suoi avversari che voleva convincere con la passione della forza delle sue idee. Amava anche quelli che lo avevano abbandonato. Da illuminista volteriano non usò mai la retorica partitocratica del tradimento. Mi parlava bene di Rutelli, di Della Vedova, di Fitto, di Giachetti, di tutti quelli che venivano dalla sua scuola. Sconfessarli sarebbe stato come sconfessare se stesso. Non aveva un soldo Marco e viveva in una sorta di “comune” definita Panetteria. Negli ultimi giorni di vita era tutto un pellegrinaggio per condoglianze anticipate che gli facevano un gran piacere. Come Trimalcione avrebbe volentieri partecipato alle sue esequie e magari scritto lui stesso (anzi improvvisato) la sua commemorazione.

    Senza Pannella non solo la mia vita, ma quella di tanti suoi amici, sarebbe stata diversa. Non potrò mai dimenticare né la sua venuta a Pescara nella primavera del 2008 per la mia campagna elettorale come capolista del Psi in Abruzzo mentre i radicali erano nelle liste del Pd, né il suo invito a svolgere la relazione introduttiva degli stati generali laici che si svolsero poco dopo a Chianciano convocati da lui e da me. Un onore di cui vado fiero. Cosi come, ovviamente, non posso dimenticare che senza Marco l’Italia sarebbe meno libera e che anche grazie alla sua energia, alla sua velocità e alle sue lotte sono state approvate le leggi che portano il nome del nostro grande Loris Fortuna. Era difficile dialogare con Marco. Lui era uno che ti catturava. Voleva conquistarti, non convincerti. Mi capitò una volta, qualche anno fa, credo tra il 2006 e il 2008, quando ero deputato, di pranzare fino a tardo pomeriggio con lui in un ristorante vicino a via del Tritone. Un pranzo (lui non era in sciopero della fame e divorava anziché mangiare) con i fuochi d’artificio. Mi raccontò mezza vita sua. Era la storia d’Italia…

  3. #3
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    Predefinito Re: Cazzo è passato un anno!

    Marco è ancora qui | Avanti!

    Marco è ancora qui Pubblicato il 19-05-2017




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    Caro Marco,

    non so dove tu sia ora, ma questo anno è passato velocemente. Di te si è detto tanto in questi mesi. D’altronde il tuo nome è sinonimo di eccessi, nei modi, nelle forme, e io non ho mai saputo descriverti neppure in cento parole. So solo che oggi non sei più impegnato nella tua guerra contro non uno, ma tanti cancri: perché Marco, chi ha avuto la fortuna di conoscerti lo sa, eri esagerato, straripante, in tutto perfino nella tua malattia affrontata senza rinunciare a una sola boccata delle tue sessanta sigarette.

    Un’assenza troppo rumorosa. Non c’eri alla festa dell’Avanti, con il tuo sorriso mite e ingiallito dalla nicotina, solita Coca Cola, solita sigaretta, solita chiacchierata oceanica, solita minoranza rumorosa e affascinata al seguito, non c’eri quando insieme a Riccardo, a Marco Cappato a Filomena Gallo urlavamo, a Montecitorio, laicità e libertà proprio mentre alla Camera la calendarizzazione della legge sul testamento biologico veniva ancora una volta rinviata.

    Io voglio ringraziarti per la bellezza e la spontaneità con cui hai saputo scrivere tutti questi anni, per aver trasformato il grigiore della politica nel rosso della passione, per avermi insegnato che un ideale vale più di mille ragioni. Per questo, proprio come quell’erba di cui mi parlavi quel venerdì del tuo ultimo settembre, sono sicura che anche tu, non morirai mai. Tu che hai saputo essere passione totalizzante per la libertà e i diritti, tu e le tue infinite discussioni, «come se la vita fosse una lunga riunione politica» come tu stesso dicevi. Tu che hai saputo essere grande nelle tue intuizioni e nella vita, tu che ci hai insegnato a essere grandi anche nelle debolezze, tu che hai dimostrato che chi non si adegua, chi contesta, chi si ribella può anche aver torto, ma ha una preziosa funzione creatrice, quella di evitare che la nostra società sprofondi in un conformismo, intellettuale e morale, totalizzante. Tu che dicevi sempre di non sentirti “pronto per stendere le memorie di un rompicoglioni” anche se ci eravamo ripromessi di scriverle quelle meravigliose pagine della tua vita. Perché Marco sei stato sintesi e complessità.

    Io oggi non potrò essere in Via di Torre Argentina 76, nella sede del Partito Radicale con te per ricordare il primo anniversario della tua scomparsa. Preferisco portare con me i tuoi insegnamenti. Voglio conservare per me la semplicità con cui hai affrontato il male, la determinazione con cui ci hai insegnato il valore della politica.

    Grazie per essere stato mio amico, per essere stato amico di noi socialisti.

    ‘Radicali, socialisti, liberali, federalisti-europei, anticlericali, antiproibizionisti, antimilitaristi, non violenti’ sempre.

    A subito, Marco.

    Maria Cristina Pisani
    Portavoce Psi

  4. #4
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    Predefinito Re: Cazzo è passato un anno!

    Marco Pannella, un anno dopo. Radicali divisi anche nelle celebrazioni. Mattarella: "Interlocutore scomodo, ma coscienza critica del Paese" - Repubblica.it

    ROMA – La diaspora della memoria. Doveva passare anche questo, sulle spoglie contese come poche di Marco Pannella. Il Partito radicale Transnazionale di Rita Bernardini e Maurizio Turco che lo celebra all’Istituto per la storia del Risorgimento a Roma, pochi chilometri più in là Emma Bonino e Riccardo Magi, segretario dei Radicali italiani, alla più istituzionale commemorazione a Montecitorio, con Giorgio Napolitano.

    Destino dei leader che più hanno segnato la storia politica e più hanno diviso, dentro e fuori le loro creature-partito. Per paradosso, è un po’ quel che è accaduto negli anni seguiti alla morte ad Hammamet al suo grande avversario della Prima Repubblica, Bettino Craxi, con le molteplici figliolanze socialiste più o meno sopravvissute fino ai nostri giorni.

    Ma al fondatore dei radicali, dodici mesi dopo, oggi va il ricordo innanzitutto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Riconoscimento al più laico (e anticlericale) dei leader, formulato dalla prima carica dello Stato, politico di matrice cattolica, e che acquisisce per ciò stesso ancor maggiore rilievo: "Per la sua passione politica non si è mai risparmiato, anche fisicamente, con decine di scioperi della sete e della fame, diventando coscienza critica del nostro Paese, sulla base di una fedeltà ai principi di libertà e di democrazia. Con lui, il referendum è diventato un concreto strumento di partecipazione attiva dei cittadini alla politica del Paese - aggiunge - Interlocutore spesso scomodo, Pannella, con la sua testimonianza non violenta ha trasceso la dimensione politica nazionale, combattendo battaglie di valore globale: la difesa della dignità dei condannati, la lotta contro la fame nel mondo, l'abolizione della pena di morte, sono cause che hanno coinvolto cittadini e leader di tutti i Paesi".


    Marco Pannella, un anno dopo. Radicali divisi anche nelle celebrazioni. Mattarella: "Interlocutore scomodo, ma coscienza critica del Paese"
    Emma Bonino
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    Di Emma Bonino il ricordo più commosso, intervenendo a Montecitorio al convegno "Quattro generazioni ricordano Marco Pannella": "Marco non è mai stato un extraparlamentare, ha sempre pensato che le istituzioni potessero essere contagiate e riformate dall'interno e credo che questo sia uno dei suoi insegnamenti più importanti da ricordare". Subito dopo il ricordo dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. "Con lui un "rapporto fatto di scontri, reciproche contestazioni e di reciproci riconoscimenti morali ed affettivi - ricorda prendendo la parola nello stesso convegno - Marco è stato una forte individualità politica, inventore e leader di un partito e soprattutto di un movimento militante, di lotta, vivissimo e operosissimo, aperto alla valorizzazione transgenerazionale". Infine l'ammissione: "Per molto tempo da parte del Pci, e anche da parte mia, non si sono comprese adeguatamente il valore della presenza radicale, della voce e delle grida di pannella, della sua sensibilità per decisivi valori di modernità e di civiltà".
    Marco Pannella, un anno dopo. Radicali divisi anche nelle celebrazioni. Mattarella: "Interlocutore scomodo, ma coscienza critica del Paese"
    Giorgio Napolitano
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    Ai suoi “figli” politici resta la mission e anche il dolore di questa separazione nella memoria tra i “fratellastri” radicali. "E’ dolorosa ma fa parte anche questa dell’eredità, purtroppo, racconta il segretario dei Radicali Riccardo Magi – E’ evidente l’enorme difficoltà di raccogliere l’eredità di una grande leadership, l’unica in grado di tenere insieme una comunità che trovava in lui un fulcro indispensabile. In fondo, era un po’ scontato che finisse così. L’importante per noi adesso è mantenere con grande umiltà la barra dritta sulle sue battaglie, anche perché di Pannella, con noi o in altri partiti, non ne vediamo in giro. La verità – conclude Magi – è che a distanza di un anno ci manca ancora di più perché sono riemerse con chiarezza anche drammatica una serie di questioni sulle quali lui da tempo lanciava moniti accorati. Pensiamo alla crisi della democrazia, al ritorno dei nazionalismi, alla necessità di quella che lui chiamava la Patria europea contro l’Europa delle patrie. Oppure in Italia, i rischi di una deriva proporzionalista e quella populista, la questione del fine vita. Ecco, sta in queste come in altre battaglie tutta l’attualità del grande messaggio di Marco".

    Ma parlare del fondatore (nel 1955) dei Radicali vuol dire parlare anche tanto delle battaglie per le condizioni dei detenuti. Così, in queste ore – anche laddove non sono previste cerimonie pubbliche – è soprattutto nei penitenziari che Pannella verrà ricordato, è ai detenuti che soprattutto manca. Al carcere Opera di Milano sarà intitolato a suo nome il teatro del penitenziario, nell’ambito dell’iniziativa "Pannellamay" promossa dal Partito Radicale, dalla direzione del carcere e dall’associazione "Nessuno tocchi Caino". Proprio al teatro di Opera, Pannella aveva partecipato nel 2015 a un congresso nei giorni in cui venivano realizzate le riprese del film simbolo "Spes contra Spem".

  5. #5
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    Predefinito Re: Cazzo è passato un anno!

    Un anno dopo Pannella rischia di scomparire anche il Partito radicale - IlGiornale.it


    Un anno dopo Pannella rischia di scomparire anche il Partito radicale
    Servono tremila iscritti entro fine dicembre. Tensioni sulla linea istituzionale della Bonino


    Pasquale Napolitano - Sab, 20/05/2017 - 085
    commenta
    Roma - Marco Pannella muore per la seconda volta. Anzi, per la terza. Più che celebrare il primo anniversario della scomparsa, ieri è stata certificata la morte della mission politica indicata del leader del Partito Radicale.


    Un parricidio portato a compimento dalla donna che avrebbe dovuto raccogliere l'eredità politica e morale di Pannella: Emma Bonino. Avrebbe. Ed, invece, l'ex ministro dei governi Prodi e Letta, negli ultimi anni, s'è sempre smarcata, non solo fisicamente, in seguito alla scissione tra il Partito Radicale e Radicali Italiani, ma soprattutto sul piano dei valori e delle idee, dalle battaglie civili che hanno segnato la stagione pannelliana in Italia.

    Nonostante la distanza politica, chiara, Bonino ha, comunque, voluto partecipare alla commemorazione che si è tenuta alla Camera dei Deputati a Roma del suo padre politico. Pubblicamente, la Bonino si sente ancora una figlia di Pannella. Nei fatti, però, il suo impegno politico appare distante anni luce dallo spirito del Partito Radicale. Una contraddizione emersa in tutta la sua forza nel mese di marzo a Milano quando Bonino e Benedetto della Vedova hanno lanciato il movimento Forza Europa. Se Pannella è stato un nemico dell'establishment, Bonino si è seduta al tavolo con l'ex presidente del Consiglio Mario Monti, spedito a Palazzo Chigi, senza il voto degli italiani, da quei poteri forti che il leader dei Radicali ha sempre combattuto. Se Pannella non ha mai rinunciato al profilo movimentista dei Radicali, Della Vedova ha ammesso, pubblicamente, come l'intenzione sua e di Bonino sia quella di trasformare Forza Europa in un partito. Se Pannella è sceso nelle piazze italiane per urlare contro i falchi dell'alta finanza, la Bonino ha ottenuto i soldi per le sue campagne contro mutilazioni genitali femminili dal finanziere americano George Soros. Uno strappo che non si è ricucito nemmeno nel giorno del ricordo del leader dei Radicali: Rita Bernardini e Maurizio Turco hanno partecipato all'Istituto per la storia del Risorgimento a Roma alle celebrazioni per la morte del loro leader. Emma Bonino e Riccardo Magi, segretario dei Radicali italiani, hanno preferito un evento più istituzionale, di «Palazzo», a Montecitorio, accanto all'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

    E dato che non c'è mai fine al peggio, Pannella rischia di morire per la terza volta tra sette mesi. Entro dicembre di quest'anno il Partito Radicale dovrà raggiungere la quota di 3mila iscritti. Se non centrerà l'obiettivo, sparirà il simbolo che per 70 anni ha accompagnato le battaglie di libertà e civiltà di Marco Pannella. La missione a oggi, appare impossibile: sono circa 1.500 i cittadini, meno della metà, che hanno sottoscritto la quota di 200 euro per l'adesione al Partito Radicale. Un anno fa, nel mese di settembre, si è tenuto il 40° congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito: la mozione finale, firmata dal tesoriere, Maurizio Turco ha fissato un obiettivo: 3mila iscritti entro dicembre 2017 e altri 3mila entro il 2018 per continuare ad esistere. Non è in gioco solo la struttura del Partito Radicale ma anche la sopravvivenza di Radio Radicale che in caso di mancato raggiungimento delle 3mila adesioni sarà costretta a sospendere le trasmissioni. Il declino dei Radicali ha una genesi ben definita. Che rimanda al punto di partenza: alla rottura tra la mission pannelliana e la strada di Palazzo inseguita da Bonino sfociata nella scissione tra Partito radicale e Radicali Italiani.

  6. #6
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    Predefinito Re: Cazzo è passato un anno!

    Che cosa ci manca di Marco Pannella - Il Foglio

    Che cosa ci manca di Marco Pannella
    Un paese rincretinito avrebbe bisogno di alcune sue superbe follie
    Giuliano Ferrara
    di Giuliano Ferrara
    19 Maggio 2017 alle 06:09Che cosa ci manca di Marco Pannella
    Marco Pannella (foto LaPresse)

    Un anno senza Pannella. Triste perché manca anche solo il brusio e una certa sconclusionata grandezza degli ultimi tempi. Che la domenica pomeriggio non si possa più ascoltare il bla bla bla letterario, surreale e incantato, che teneva con Massimo Bordin, ecco, è un lutto vero, una mancanza di quelle assolute. “Marco, abbiamo poco tempo, bisogna stringere, restano solo quaranta minuti”. Per non dire delle scelte iperpolitiche e sovrapolitiche, civili, lucide, che hanno punteggiato la sua vita di profeta e di predicatore e di leader di una grande ditta di immaginazione politica e culturale, il Partito radicale in tutte le sue più bizzarre e autorevoli incarnazioni. Diceva sempre che i radicali erano quelli del divorzio e dell’aborto, che definiva conquiste civili senza sapere di mentire o sapendolo fin troppo bene. Primo perché furono costruzioni alla fine tremendamente politiche, contro le quali le sue truppe si pronunciarono per assenza di spirito appunto radicale e libertario nelle leggi che regolavano in modo abborracciato i due protocolli della distruzione della civiltà. Poi perché lo consegnavano alla storia, con tutto il suo spirito di intrapresa e di avventura, ma una storia che per primo sapeva essere carica di dubbi insopprimibili. Volle credere alla balla del divorzio come soluzione al problema del matrimonio, mentre è una moltiplicazione dissipativa del problema, e il contrario del matrimonio non è il divorzio, come tutti sanno, ma il non-matrimonio. Quanto all’aborto come risorsa contro la clandestinità assassina, era troppo intelligente per non avere nel profondo dell’animo la consapevolezza dell’abisso di sordità morale cui fummo condannati, perfino da una legge di “tutela sociale della maternità”, fatta salva l’impunibilità di un atto di autolesionismo e di cattiveria che non è individuale ma generale e collettivo.


    Pannella, colosso che sputava fuoco a ogni momentoFu colossale. Torreggiava. Aveva una smisurata fiducia in sé stesso e negli amici, nei compagni, nei nemici. Si viveva come un profeta. La missione era la sua materia.
    Ma la Corte suprema americana aveva decretato per tutta la cultura occidentale una strana forma di privacy, puoi aspirare e scaricare come rifiuto ospedaliero ciò che hai generato, una vita. E Pannella, in nome della politica, della caratura cinica di un progetto collettivo e personale che sopravanzava vita e morte, sapeva infondere la sua peculiare religiosità anche nelle scelte nichiliste. Libertarismo e nichilismo andavano d’amore e d’accordo, un’unione civile ante litteram, e Pannella celebrò un matrimonio laico fatale ma nel senso della conformità alla storia. Sapeva essere anche un conformista, un dogmatico del conformismo.



    La sua voce era ovunque. Era terribilmente petulante. Ma grande oratore torrenziale, sbrodolone, ellittico fino all’impossibile, in aggiunta, e scrittore fumoso ma spontaneo, la parola era comunque la sua gloria. Era di un attivismo incandescente, senza vacanze perché inteso non come lavoro, ma come Beruf, vocazione. Era autoritario, paternalista, buono, capace di amicizia nel dissenso, combattivo, al di sopra della media italiana perché mulo abruzzese e mezzo svizzero, un vero europeo che parlava un francese d’altri tempi. Celebrati i suoi vizi: il digiuno, le rillettes, l’abbuffata da voracità, anche non gourmet, il fumo praticato fino alla fine longeva in spregio a ogni possibile moralismo, una nozione fantastica e pregevole del libero amore corroborata da affetti sponsali mai rinnegati, anzi coltivati con inaudita tenerezza. Che tipo unico. Con i suoi successi variopinti, chiassosi, con la sua incredibile durata che rendeva effimeri i progetti politici ben altrimenti sostanziati dei partiti e delle leadership tradizionali. Con le sue lealtà inossidabili e con le proditorie slealtà verso chi sbagliava il tratto politico e strumentale di cui menava vanto, considerandosi da sempre, lui e il suo partito, una forza dirigente e di governo del paese, non un’adunata protestataria. Con le sue sconfitte, prima tra tutte quella dell’amnistia, sacrosanto traguardo impossibile di una repubblica inciprignita nel suo indecoroso giustizialismo a spese altrui, in particolare dei detenuti che non cesseranno mai di amarlo possessivamente. Non c’è caso e causa celebre nella quale non abbia fatto la scelta giusta, e perfino per Toni Negri bisogna riconoscere, mi costa parecchio, che per quanto tradito da un comportamento indecente non aveva tutti i torti. E non parliamo di Tortora, una storia che abbiamo cancellato solo per moltiplicarla indegnamente, fino alle recenti chiassate manettare contro il “Parlamento degli inquisiti” che Pannella convocò da vero Robespierre, da vero Incorruttibile borghese e laico, e protesse finché poté.



    Pannella andava col diavolo, poteva civettare perfino con un Grillo o un Casaleggio, e diffidava delle battaglie angeliche. E’ un suo merito storico, anche per chi non abbia mai avuto lo stomaco di seguirlo e abbia preferito la stupidità della testimonianza alla sottigliezza della manovra. Sapeva riconoscere la poesia della vita in ogni anfratto dell’esistenza sua e degli altri, e indulgeva senza compiacimento a una colleganza d’amore con i suoi pari, cioè con tutti. Fu superbo nell’umiltà e molto umile in tutte le sue superbie. Torreggiava. Agitava la coda di cavallo. Esibiva le dita fumanti. Aveva occhi vigili e bellissimi. Come diceva un mio vecchio amico quando Pannella compariva sempre in televisione protestando perché era escluso dalla televisione, si vestiva da morto. Cravatte e giacche improbabili, doppi petti da sballo. Ma poteva vestirsi da morto perché era un tipo davvero molto vivo, un capo naturale, un testardo, un uomo geniale che non può che mancare a un paese lasciato, anche da lui – diciamolo – nel caos del più totale rincretinimento.

  7. #7
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    Predefinito Re: Cazzo è passato un anno!

    Pannella era un brav'uomo. Pur avendo sempre avuto idee politiche diverse ne riconosco il coraggio e la caparbietà.



    Alla tua salute Marco !


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