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Discussione: Fratoianni: Cari Civati, Speranza, Pisapia, Acerbo: ricostruiamo la sinistra. Insieme

  1. #1
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    Predefinito Fratoianni: Cari Civati, Speranza, Pisapia, Acerbo: ricostruiamo la sinistra. Insieme

    Cari Civati, Speranza, Pisapia, Acerbo: ricostruiamo la sinistra. Insieme

    La questione per la sinistra italiana è più semplice di quanto la racconti il dibattito quotidiano. Basterebbe guardare alla realtà piuttosto che affannarsi tra la ricerca di un "federatore", gli appelli a Matteo Renzi e al PD perché recuperi lo spirito del centrosinistra (basta che sia nuovo) o dell'Ulivo (purché sia almeno 2.0) e il richiamo continuo e quasi salvifico alla mitica cultura di governo da opporre a un fantomatico radicalismo minoritario.

    Guardare alla realtà e fare quello che la Politica dovrebbe fare: scegliere da che parte stare. Gli anni che abbiamo alle spalle hanno visto crescere a dismisura la diseguaglianza fino a livelli che solo qualche tempo fa non avremmo nemmeno immaginato. E' aumentata la precarietà e il lavoro, anche quello che c'è, per la grande maggioranza è sempre più povero, sottopagato, sfruttato e deprivato di diritti e tutele.

    Il sistema formativo, dalla scuola primaria all'università e al comparto della ricerca, ha subito un pesante definanziamento con conseguenze molto concrete: diminuzione degli immatricolati, dei laureati, aumento dell'abbandono scolastico, impoverimento generale della capacità competitiva del Paese. Sono crollati gli investimenti pubblici in nome di austerità e liberismo, lo smantellamento del welfare e l'attacco ai servizi pubblici ha ridotto sensibilmente le possibilità di fette sempre più larghe di popolazione di accedere a diritti fondamentali come sanità e casa. In breve, negli anni della crisi in pochi si sono arricchiti e moltissimi si sono drammaticamente impoveriti.

    Elusione, evasione e corruzione continuano a pesare come macigni sui bilanci e l'attuale struttura dei trattati su cui si regge l'Europa risulta sempre più incompatibile con qualsiasi ipotesi di svolta e con la stessa sopravvivenza del progetto europeo. Questa situazione non è il frutto di un destino cinico e baro. E' il risultato concreto e del tutto prevedibile di scelte e politiche precise. In Italia, solo per stare al recentissimo passato portano i nomi di Jobs Act, Buona scuola, Sblocca Italia.

    In Italia come in Europa queste scelte hanno padri e madri: sono in buona parte figlie di una cosiddetta sinistra di governo che si è progressivamente trasformata nel notaio dei grandi poteri economico finanziari.

    Occorre partire da qui se vogliamo almeno provare a capire le ragioni di quello che succede nel ventre della società, italiana ed europea. La rabbia sociale cresce in modo direttamente proporzionale alla crescita della diseguaglianza e dell'ingiustizia. Ed è qui che cresce la destra peggiore, che tornano razzismo xenofobia e violenza. E' in questo contesto che trova nutrimento la sfiducia quando non il disprezzo per la politica percepita solo come la guardia del corpo delle élites e dei loro interessi.

    Dunque eccoci al punto.

    Può la sinistra essere credibile se immagina di allearsi prima o dopo il voto con i responsabili di questa situazione?

    Davvero c'è qualcuno che pensa che l'appello ad una sorta di union sacrée contro i barbari alle porte possa funzionare?

    La mia risposta è semplice: no. Per riconquistare ciò che è stato perso in termini di credibilità serve tutt'altro.

    Serve innanzitutto il coraggio di una proposta e di una piattaforma chiara. Una proposta che parli ai molti che hanno pagato il prezzo della crisi e delle politiche che ne hanno acuito gli effetti, che chieda il conto a chi ha solo preso senza nulla dare, che rimetta l'interesse generale al centro della politica.

    Una lotta senza quartiere alla diseguaglianza e all'ingiustizia, fondata su poche semplici cose. Redistribuzione della ricchezza con misure di sostegno al reddito e un riforma fiscale che intervenga sulle grandi ricchezze e sui grandi patrimoni, un piano di investimenti pubblici per rilanciare l'economia, la riduzione del tempo di lavoro per fare dell'innovazione una opportunità e non una condanna e per redistribuire il lavoro che manca. La restituzione dei diritti espropriati a cominciare dall'articolo 18 perché difendere i lavoratori dai licenziamenti ingiusti significa difendere il lavoro ma soprattutto la libertà. E poi gratuità dell'istruzione e ricostruzione del welfare, dalla sanità al diritto alla casa.

    Sono alcune delle questioni che a me paiono più urgenti. Apriamo una discussione su questo, contribuiamo a costruire uno spazio aperto e partecipato nel quale definire una piattaforma, decidere le priorità. Facciamolo a partire da un metodo che consenta a tutti e a tutte di partecipare e decidere. Non solo alle organizzazioni della sinistra politica ma soprattutto a chi non si riconosce in nessuna di queste. Un metodo per il quale ci aiuta ancora una volta la semplicità: democrazia.

    Democrazia per definire la piattaforma, per scegliere i candidati, per individuare chi meglio possa rappresentare pubblicamente questa proposta politica ed elettorale, magari immaginando forme plurali e certamente non monosessuate. Facciamolo attraversando l'Italia, provincia per provincia, comune per comune.

    Si può fare ed è necessario farlo. Ma occorre muoversi. Senza steccati e senza veti preventivi. Ma con chiarezza e decisione.

    L'unica discriminante di cui abbiamo bisogno ha che fare col coraggio di immaginare e proporre una alternativa radicale allo stato di cose presenti perché radicale è la natura dei problemi che abbiamo davanti.

    Per queste ragioni mi rivolgo a tutti quelli che sentono questa urgenza, alle forze politiche e ai loro segretari, a Civati, Speranza, Acerbo, Pisapia a chi nell'esperienza di governo municipale si è opposto all'umiliazione dei territori e alla mercificazione dei beni comuni, alle tante liste civiche e di alternativa che si sono misurate alle amministrative scorse e che stanno costruendo da protagoniste questa campagna elettorale, a chi si è battuto per difendere la Costituzione, a chi ogni giorno organizza politica sui propri territori dalla parte dei più deboli. Cominciamo subito, pubblicamente e con determinazione a costruire questo cammino. Con unità e umiltà.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Re: Fratoianni: Cari Civati, Speranza, Pisapia, Acerbo: ricostruiamo la sinistra. Ins

    Ma Civati ha deciso cosa vuole fare da grande ?

    Critica tanto Renzi sul partito personale.. ma lui a questo punto è "il campione" del partito personale..
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    "I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri."

  3. #3
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    Predefinito Re: Fratoianni: Cari Civati, Speranza, Pisapia, Acerbo: ricostruiamo la sinistra. Ins

    Citazione Originariamente Scritto da Supermario Visualizza Messaggio
    Ma Civati ha deciso cosa vuole fare da grande ?

    Critica tanto Renzi sul partito personale.. ma lui a questo punto è "il campione" del partito personale..
    se la smettessero di fare le prime donne potrebbero portare a casa il superamento della soglia di sbarramento.
    tra l'altro civati e pisapia sono entrambi di milano quindi potrebbero puntare a fare un ottimo risultato nella città economicamente più sviluppata di italia.

  4. #4
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    Predefinito Re: Fratoianni: Cari Civati, Speranza, Pisapia, Acerbo: ricostruiamo la sinistra. Ins

    Tante belle parole, ma ancora non si vedono segni di autocritica: siccome questa gente fino a ieri ha fatto l'opportunista non è che per qualche bella parola adesso mi commuovo e voto SI. Poi capisco anche anche Acerbo, ma che cosa centrano Speranza e Civati con quella che "dovrebbe" essere la sinistra antagonista? A sto punto mettiamo dentro anche D'Alema, Cuperlo e dai su anche Alfano che ha bisogno di superare la soglia di sbarramento!

  5. #5
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    Predefinito Re: Fratoianni: Cari Civati, Speranza, Pisapia, Acerbo: ricostruiamo la sinistra. Ins

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  6. #6
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    Predefinito Re: Fratoianni: Cari Civati, Speranza, Pisapia, Acerbo: ricostruiamo la sinistra. Ins

    di solito fratoianni parla di vera sinistra sono un po' deluso
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  7. #7
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    Predefinito Re: Fratoianni: Cari Civati, Speranza, Pisapia, Acerbo: ricostruiamo la sinistra. Ins

    Temo che ora come ora il PD a guida renziana sia velenoso...i partiti alla sua sinistra farebbero bene a riunirsi e ad aspettare che il PD (o meglio: i suoi maggiorenti, franceschini in testa) si liberi di Renzi per tornare ad essere un partito più presentabile...
    Diciamocelo chiaramente. Renzi è diventato IMPRESENTABILE ed invotabile, alleato con chiunque si tira giù la coalizione.
    E finchè LUI è il PD...
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    C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".

  8. #8
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Fratoianni: Cari Civati, Speranza, Pisapia, Acerbo: ricostruiamo la sinistra. Ins

    Comunque se bisogna vincere con la fighetteria del leader, allora ci vuole Fratoianni

    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
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  9. #9
    Il Re del Nord
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    Predefinito Re: Fratoianni: Cari Civati, Speranza, Pisapia, Acerbo: ricostruiamo la sinistra. Ins

    Citazione Originariamente Scritto da Garat Visualizza Messaggio
    Temo che ora come ora il PD a guida renziana sia velenoso...i partiti alla sua sinistra farebbero bene a riunirsi e ad aspettare che il PD (o meglio: i suoi maggiorenti, franceschini in testa) si liberi di Renzi per tornare ad essere un partito più presentabile...
    Diciamocelo chiaramente. Renzi è diventato IMPRESENTABILE ed invotabile, alleato con chiunque si tira giù la coalizione.
    E finchè LUI è il PD...
    Il PD è il partito del pensiero unico neoliberista, con o senza Renzi: magari ci sono alcuni come Bersani e Cuperlo che dicono anche qualcosa di sensato, ma quando vanno al governo fanno le stesse cose. Su questi temi ho sentito parole chiare solo da Acerbo di PRC e Alboresi del PCI, ovvero autonomia e blocco sociale contro il neoliberismo. Gli altri tipo Falcone, Montanari e Fratoianni stanno solo a prenderci in giro.

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    Venezuela e Zimbabwe nei nostri cuori!

 

 

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