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Saverio Tommasi è un reporter toscano che si occupa di tematiche politiche e sociali da una prospettiva di sinistra.
I suoi status si concentrano soprattutto su Matteo Salvini, le idiozie dei razzisti, i diritti civili e delle minoranze, l'antifascismo e i migranti.
Pur apprezzando qualche suo reportage—quello sul meeting di Comunione e Liberazione, e uno più recente sull'adunata della Lega Nord a Bologna—non si riesce proprio a farsi andare giù l'informazione fatta di status banali e gonfi di iperboli a buon mercato. Certo, evidentemente la gente vuole queste cose, e questo è il tipo di opinionismo che va per la maggiore oggi; ma è anche strano come Tommasi sia riuscito a prendersi così tanto spazio nell'opinione pubblica di sinistra.
Tommasi riesce ad appiattire ogni tematica e a spalmare quintali di melassa su qualsiasi argomento trattato. Uscire indenni da un'intera giornata sulla sua pagina non è per niente facile—è come essere intrappolati nel regno dei buoni sentimenti e delle frasi ispirazionali che possono funzionare alla grande sulla tua bacheca, ma che in concreto non vogliono dire un cazzo.
Sull'immigrazione Tommasi cerca di proporre una narrativa "positiva" e sentimentale—cosa che, in tempi come questi, è un'operazione tutto sommato nobile; nel farlo, però, utilizza una serie di generalizzazioni e forzature che sono esattamente speculari (non a livello ideologico, ma estetico) a quelle impiegate dagli xenofobi.
Usare i crimini degli italiani in funzione anti-salviniana (o antirazzista) è una strumentalizzazione rozza, e soprattutto è ciò che fa Salvini ogni dannato giorno selezionando i reati commessi da stranieri. Ancora una volta, si generalizza in maniera opposta e speculare ai propri avversari politici; ma si generalizza sempre e comunque.
Se da un lato lo stile di Tommasi è perfetto per incassare migliaia e migliaia di like, insomma, dall'altro ha delle enormi controindicazioni: quelle cioè di non andare mai a fondo nelle questioni, di eliminare alla radice la complessità del reale, e di comprimere ogni cosa in una dicotomia tra noi—che siamo irrimediabilmente i buoni—e tutti gli altri.
Diciamo che il redattore di Libero sognerebbe di avere un Saverio Tommasi dall'altra parte. E non è un caso, infatti, che la critica più ricorrente che gli si faccia è quella di essere una specie di macchietta della sinistra terzomondista e buonista.
C'è il timore che figure come quelle di Tommasi siano uno dei motivi per cui la sinistra italiana sia stata sconfitta e continuerà ad esserlo ancora a lungo.




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