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Discussione: Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate

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    Predefinito Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate

    Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate. I sindacati: "Inaccettabile"

    L'allarme lanciato al termine dell'incontro al ministero dello Sviluppo con il ministro Carlo Calenda, i sindacati e i commissari delle due cordate in gara per l'acquisizione del colosso siderurgico




    L'Ilva rischia di dover subire dai 5mila ai 6mil esuberi: una sforbiciata drastica al personale che inizierà a prendere forma quando il colosso siderurgico passerà dall'attuale amministrazione straordinaria alla cordata vincitrice della gara, con ogni probabilità il tandem ArcelorMittal-Marcegaglia scelto dai commissari straordinari.

    Sono numeri "inaccettabili", hanno detto all'unisono i tre segretari generali di Fiom, Fim e Uilm - rispettivamente Maurizio Landini, Marco Bentivogli e Rocco Palombella - uscendo dal ministero dello Sviluppo economico con facce piuttosto tese, dopo aver preso visione dei piani industriali e occupazionali presentati dalla cordate concorrenti durante l'incontro con il ministro Carlo Calenda e con i commissari straordinari Enrico Laghi, Pietro Gnudi e Corrado Carrubba.

    Sulle gradinate del ministero i sindacati hanno aperto il fronte, nel tentativo di far modificare i numeri, tanto più pesanti se si pensa che il gruppo Ilva lavora a scartamento ridotto e con 4.100 dipendenti in cassa integrazione (3mila 300 fra Taranto e Marghera e 800 tra Genova e Novi). Secondo quanto riferito dai sindacati, il piano ArcelorMittal e Marcegaglia prevede 4mila 800 esuberi da subito per poi salire a 5mila 800 nel 2023.

    Tenuto conto che il gruppo Ilva ha in tutta Italia 14mila 200 dipendenti, questo significa che si partirebbe con una forza lavoro di 9mila 400 addetti per poi scendere a 8mila 400 nel 2023. Mentre la cordata Acciaitalia prevede 6mila 400 esuberi e con una forza lavoro di circa 7mila 800 addetti alla fine del 2018 per poi far risalire l'occupazione fino a 10mila 800 addetti nel 2024. Differente fra le due cordate anche il costo medio annuo per lavoratore che per ArceloMittal e Margegaglia arriva al 2023 di 52mila euro, mentre per Acciaitalia arriva al 2023 a 44mila euro.

    "Si continua ad addossare sul lavoro la responsabilità di tenere in piedi aziende strategiche per il Paese", ha detto Landini rimarcando che in entrambi i piani oltre all'alto numero di esuberi c'è anche il costo annuo medio degli addetti a evidenziare una riduzione degli stipendi. "In questi mesi i sindacati non sono mai stati coinvolti nelle valutazioni dei piani industriali e ambientali per il rilancio dell'Ilva. Ancora adesso ci sono cose che non sono chiare e che vogliamo capire", ha detto ancora Landini. E Palombella prima dell'incontro ha perfino detto: "Se i tagli restano questi non li facciamo entrare a Taranto", riferendosi ai nuovi acquirenti.

    I sindacati torneranno al Mise giovedì 1° giugno per un nuovo faccia a faccia, con l'obiettivo di ridiscutere questi aspetti. Difficile, al momento, che possa rientrare in gioco l'offerta di Acciaitalia, anche se Sajjan Jindal ha incontrato il Calenda per tentare un rilancio sul prezzo dell'offerta per l'Ilva. Secondo le indiscrezioni avrebbe offerto 600 milioni in più per portare il prezzo d'acquisto offerto agli 1,8 miliardi di euro: lo stesso offerto dai concorrenti.

    "I rilanci determinerebbero l'annullamento della gara", ha detto Bentivogli riferendo le parole del ministro dette nel corso della riunione, durante la quale si è anche parlato dell'eventualità di rilanci. "Se dovessero essere dei rilanci su tutti e tre i capitoli dell'offerta (piano ambientale, piano industriale, occupazione) la gara dovrebbe essere rifatta", ha detto ancora Bentivogli. Quanto ai piani ambientali, i sindacati hanno riferito che questi non sono stati oggetto dell'incontro ma che comunque, ha aggiunto Bentivogli, "tutte le misure ambientali vanno ottemperate entro il 2023".

    Nel momento in cui con decreto del ministro dello Sviluppo economico ci sarà l'aggiudicazione e il passaggio degli asset alla cordata vincente - hanno spiegato i sindacati - si aprirà un confronto vero sul piano industriale e sugli esuberi. "A questo punto il parere dei sindacati sarà vincolante".

    Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate. I sindacati: "Inaccettabile" - Repubblica.it
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    Predefinito Re: Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate

    lva: domani sciopero di 4 ore a Taranto
    Sindacati contro gli esuberi. Il Mise: nessun lavoratore senza protezione



    Sciopero nelle prime quattro ore del primo turno domani dei lavoratori diretti dell'Ilva e dell'appalto in concomitanza con il nuovo vertice al Mise per discutere dei piani industriali presentati dalle due cordate interessate a rilevare l'azienda, che prevedono migliaia di esuberi. Lo ha deciso il Consiglio di fabbrica dopo un'assemblea nello stabilimento di Taranto.

    E' previsto inoltre un presidio sotto la portineria 'Direzione' fino al termine della riunione al Mise. A valle del vertice romano "saranno programmate - spiegano in una nota congiunta Fim, Fiom, Uilm e Usb - le assemblee e decise ulteriori iniziative di mobilitazione". I sindacati "respingono con forza - è detto - i numeri degli esuberi presentati da entrambe le cordate nei loro piani che risultano così non negoziabili" e "si dichiarano indisponibili a negoziare sui piani industriali presentati, che vanno riscritti garantendo salute, ambiente, occupazione e salari".

    Si ribadisce poi "la necessità di costruire una piattaforma rivendicativa che preveda il coinvolgimento della città". "Ambiente, salute e lavoro sono - aggiungono Fim, Fiom, Uilm e Usb - imprescindibili per il rilancio di Ilva e della provincia ionica già fortemente in crisi". A fronte della convocazione di domani al Mise, i sindacati invitano i lavoratori all'unità chiedendo agli stessi la massima partecipazione allo sciopero.

    Fonti del Ministero assicurano però che "nessun lavoratore" dell'Ilva "sarà licenziato e/o lasciato privo di protezione" e "tutti i lavoratori non assunti dall'acquirente rimarranno in capo all'amministrazione straordinaria per la durata del programma e potranno essere impiegati nelle attività di decontaminazione eseguite dalla procedura". Le fonti precisano anche che i numeri dei tagli previsti nell'offerta presentata da Am Investco sono "suscettibili di miglioramento, per espressa dichiarazione di disponibilità dell'offerente".

    In riferimento alle interpretazioni relative alle proposte di acquisto di Ilva, le stesse fonti sottolineano che "la produzione di Ilva è limitata per i prossimi anni, a 6 milioni di tonnellate, fino al completamento del piano ambientale. Tale limite costituisce una prescrizione del Ministero dell'Ambiente per garantire il rispetto degli standard emissivi". Oggi l'organico delle società Ilva oggetto del trasferimento è composto da 14.220 lavoratori ad oggi effettivi di cui circa 2400 in cassa integrazione.

    "La differenza tra la situazione attuale e quella post-acquisizione sarebbe dunque - si sottolinea - di circa 2.400 persone in più in cassa integrazione. L'offerta di AM Investco prevede l'assunzione di 9.407 lavoratori, mentre resterebbero in cassa integrazione nell'amministrazione straordinaria 4.813 persone". "Tale offerta è suscettibile di miglioramento, per espressa dichiarazione di disponibilità dell'offerente e sarà oggetto di un confronto con i sindacati nella trattativa per il raggiungimento dell'accordo sindacale. Tale accordo è condizione sospensiva per il trasferimento all'acquirente dell'azienda".

    Ilva: domani sciopero di 4 ore a Taranto - Puglia - ANSA.it
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    Predefinito Re: Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate

    Il futuro dell’Ilva: lunedì arriva il decreto


    –di Matteo Meneghello 02 giugno 2017



    Taranto, lo sciopero dei lavoratori dell' Ilva per protesta contro il rischio di esuberi (Agf)


    Il confronto tra sindacato e ministero dello Sviluppo sul futuro di Ilva proseguirà solo dopo l’aggiudicazione degli asset, che è attesa entro lunedì prossimo. Queste le conclusioni del tavolo convocato ieri al Mise per discutere il piano industriale di Am Investco Italy, la cordata giudicata migliore dai commissari nella gara per la cessione del gruppo siderurgico. Ieri intanto i lavoratori dell’Ilva hanno scioperato per quattro ore a sostegno della trattativa (oltre 2mila persone coinvolte, con tassi di adesione tra il 50% e il 70% secondo il sindacato).


    «Nel corso dell’incontro - si legge in una nota unitaria di Fim, Fiom e Uilm - abbiamo chiesto di potere proseguire in modo più dettagliato il confronto sui contenuti di merito prima di procedere all’aggiudicazione. Il Governo ha dichiarato, che nel rispetto della procedura il confronto può proseguire solo dopo l’aggiudicazione». Si ripartirà dal confronto con Am. Il sindacato, unitariamente, ha espresso criticità sul piano industriale, confermando la propria indisponibilità ad accettare licenziamenti: secondo le prime indicazioni, il piano di Am (la cordata è composta da ArcelorMittal e gruppo Marcegaglia, ai quali si unirà nei prossimi giorni Intesa Sanpaolo) punta a regime a una soglia occupazionale di circa 8.500 addetti, per un output di 9,5 milioni di tonnellate, di cui al massimo 8 prodotte nell’area a caldo tarantina..

    Il dialogo con il sindacato non si interrompe, ma si prepara a entrare a pieno titolo nella procedura di cessione. Il ministro ha confermato per lunedì la data ultima per la firma del decreto di aggiudicazione: da allora - assicurano i sindacati - si aprirà il confronto negoziale su tutti i punti del piano, e «l’esito della trattativa sarà vincolante per la validazione del conferimento».

    Secondo il sindacato il confronto sarà «determinante per ridefinire gli aspetti inaccettabili fino ad ora emersi, a partire dagli esuberi paventati»; il tentativo dei rappresentanti sindacali è «arrivare a un accordo sindacale con l’obbiettivo di modificare il piano industriale, al fine di preservare l’attuale l’occupazione del gruppo e dell’indotto, garantire la sostenibilità ambientale, incrementare investimenti e livelli produttivi». Per Maurizio Landini, segretario della Fiom, «siamo ancora all’inizio della vicenda, questo piano non ci piace, avevamo chiesto di approfondirlo ulteriormente prima dell’aggiudicazione ma ci è stato detto che il Governo intende procedere all’inizio della settimana prossima. È una responsabilità che si assume: noi vogliamo cambiare il piano e non siamo disponibili ad accettare gli esuberi e una riduzione della produttività».

    Il futuro dell’Ilva: lunedì arriva il decreto - Il Sole 24 ORE
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    Predefinito Re: Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate

    CRONACA
    Il segretario della Fiom Cgil Manganaro: "Serve un incontro a Roma su questo aspetto"

    Bufera Ilva, la prossima mossa di Genova: "Accordo di programma è valido"


    sabato 03 giugno 2017



    GENOVA - Lunedì appuntamento alle 7 presso lo stabilimento di Cornigliano, poi assemblea e quindi corteo fino alla Prefettura di Genova. Mentre a Roma sarà deciso ufficialmente il nuovo padrone di Ilva. Sarà una giornata importante che sancirà di fatto l’inizio di una vertenza che sarà lunga e complicata per tutti i dipendenti del gruppo e ovviamente anche per Genova.

    Corteo fino alla Prefettura dunque per disegnare le prossime mosse. Infatti in quella sede l’obiettivo è di trovare una strategia comune insieme alle istituzioni e sottolineare anche attraverso un atto ufficiale la validità dell’accordo di programma su Genova che è stato sottoscritto da tutti i governi in carica dal giorno della sua definizione e che nessuno ha mai messo in discussione. “E’ un documento giuridico assolutamente valido: questo deve essere chiaro a tutti”. Ha ragione Bruno Manganaro, segretario generale della Fiom Cgil che proprio per questo ha chiesto al ministro Calenda una riunione ad hoc su Genova non ricevendo nessuna risposta. Ora qualcuno del Governo dovrà spiegare e chiarire: servono parole e rassicurazioni, è finito il tempo dei silenzi

    Bufera Ilva, la prossima mossa di Genova: "Accordo di programma ? valido", Genova - Cronaca
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    Predefinito Re: Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate

    Situazione da monitorare attentamente. Se avete notizie, postatele pure.
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    Predefinito Re: Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate

    Ilva, sindacati chiedono un incontro al governo prima del decreto. No di Calenda alla nuova offerta di Jindal e Delfin




    NUMERI & NEWS
    Gli operai degli stabilimenti di Cornigliano e Novi Ligure hanno manifestato contro gli esuberi previsti dai piani degli acquirenti privati. Il ministero dello Sviluppo firmerà in giornata l'aggiudicazione a ArcelorMittal e Marcegaglia. Il rilancio di Acciaitalia, firmato peraltro solo da due membri della cordata, è ritenuto fuori tempo massimo
    di F. Q. | 5 giugno 2017

    Per l’Ilva è il giorno della verità. Lunedì 5 giugno è atteso il decreto con cui il ministero dello Sviluppo ufficializzerà che il nuovo proprietario del gruppo siderurgico è Am Investco, la cordata costituita da ArcelorMittal e Marcegaglia con il supporto di Intesa Sanpaolo. Che ha messo sul piatto 1,8 miliardi, ma con un piano che ha fatto storcere il naso ai tecnici incaricati dai commissari di valutare le proposte e su cui dovrà pronunciarsi l’Antitrust europeo.

    Nel frattempo sabato scorso i contendenti di Acciaitalia hanno rilanciato, presentando una nuova offerta da 1,85 miliardi (650 milioni in più rispetto a quella iniziale e 50 in più rispetto ad Am Investco), con quasi 5 miliardi di investimenti totali e l’impegno ad assumere da subito 9.800 dipendenti di cui 2.000 impegnati nella realizzazione degli investimenti ambientali e industriali. La precedente offerta prevedeva 7.800 posti, contro i 9.400 di Am Investco, che però intende in seguito lasciare a casa altre persone scendendo a 8.400 nel 2023. Per gli interventi ambientali il compratore avrà a disposizione anche 1,1 miliardi di euro sugli 1,3 frutto del patteggiamento fra Adriano Riva e il Tribunale di Milano firmato nelle settimane scorse.

    Ma il ministro Carlo Calenda, forte del parere dell’Avvocatura dello Stato (che però si è espressa su eventuali rilanci solo sul prezzo), ha sbarrato la strade facendo sapere che “le procedure di gara non si cambiano in corsa o peggio ex post”. Per di più il rilancio è ritenuto “non conforme” perché porta solo le firme di Jindal e della Delfin di Leonardo Del Vecchio, mentre Cassa depositi e prestiti e Arvedi si sono sfilati dalla cordata che si era iscritta alla gara. Jindal South West e Delfin si sono impegnati a rilevare pariteticamente le quote degli altri soci (27,5% di Cdp e 10% di Arvedi) e sostenere da soli gli impegni. Tra cui quello di riportare la produzione dell’area a caldo ai suoi valori storici di circa 10 milioni di tonnellate, contro i 6 milioni di oggi, e “l’impiego di tecnologie innovative, non ancora attuate in Europa, atte a determinare una sensibile riduzione degli impatti ambientali“. In particolare il piano prevede investimenti in “tecnologie a gas e elettriche che riducono l’uso del carbone“ e le relative emissioni.

    “Non abbiamo nessuna intenzione di ritardare l’aggiudicazione della gara”, ha confermato il ministro per Coesione territoriale e Mezzogiorno Claudio De Vincenti. “Ci tengo a sottolineare che le due offerte su cui si è espressa la valutazione e la proposta dei commissari sono offerte elaborate in mesi di lavoro delle due cordate, queste proposte fanno testo, non le improvvisazioni dell’ultima ora”. In attesa del decreto, i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm Marco Bentivogli, Maurizio Landini e Rocco Palombella hanno scritto al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e a Calenda chiedendo la convocazione di un incontro preventivo per “poter esplicitare le valutazioni sindacali su una vicenda strategica per il paese e per il mondo del lavoro, quale quella dell’Ilva”. Anche da Genova, dove gli operai impiegati negli stabilimenti Ilva di Cornigliano e Novi Ligure hanno scioperato per otto ore e marciato fino al centro della città, è partito un documento indirizzato al governo: rappresentanti dei lavoratori e delle istituzioni, tra cui il sindaco Marco Doria e il governatore Giovanni Toti, chiedono un incontro urgente e il rispetto dell’Accordo di programma del 2005 sull’Ilva di Genova, che tutelava i livelli occupazionali. Il testo è stato sottoscritto anche dal prefetto Fiamma Spena e dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Paolo Emilio Signorini.

    di F. Q. | 5 giugno 2017

    Ilva, sindacati chiedono un incontro al governo prima del decreto. No di Calenda alla nuova offerta di Jindal e Delfin - Il Fatto Quotidiano
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    Predefinito Re: Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate

    Mi piacerebbe leggere qualche considerazione, vostra s'intende, su questa battaglia per la vita (non saprei come chiamarla altrimenti).
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  8. #8
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    Predefinito Re: Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate

    Ilva, il conflitto di interessi di Eni: è nel comitato che ha vidimato la vendita ad ArcelorMittal e gruppo Marcegaglia



    OBBY
    Il Cane a sei zampe e Intesa Sanpaolo, in quanto creditori, hanno due rappresentanti nell'organo di controllo dell'acciaieria. Che ha dato parere positivo alla scelta dei commissari. La banca, che a breve rileverà una quota del siderurgico, non ha votato. Si è invece espresso per il sì il gruppo petrolifero di cui è presidente Emma Marcegaglia, numero uno dell'azienda parte della cordata vincitrice. E Calenda (a cose fatte) si arrabbia

    di Chiara Brusini e Andrea Tundo | 9 giugno 2017

    Il piano per rilanciare l’Ilva presentato da ArcelorMittal e gruppo Marcegaglia, che pochi giorni fa si sono ufficialmente aggiudicati il siderurgico, secondo i tecnici incaricati di valutarlo non stava in piedi. Poco male per i commissari governativi, che lo hanno comunque giudicato migliore rispetto a quello della cordata concorrente Acciaitalia. E anche per il comitato di sorveglianza: a fine maggio l’organo di controllo che nelle grandi imprese in stato di insolvenza fa le veci del collegio sindacale ha dato parere positivo alla valutazione di Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba. Consentendo così al ministro dello Sviluppo Carlo Calenda di firmare, il 5 giugno, il decreto di aggiudicazione. Tra i cinque membri del comitato però c’è un rappresentante di Eni. La cui presidente Emma Marcegaglia, insieme al fratello Antonio, è amministratore delegato del gruppo che si appresta a gestire l’Ilva. E anche un legale indicato da Intesa Sanpaolo, che a breve acquisirà proprio da Marcegaglia una quota delle acciaierie tarantine. Dal ministero, a cose fatte, fanno trapelare che Calenda “si è arrabbiato”, eppure non ha esercitato alcun tipo di moral suasion nei confronti della partecipata pubblica affinché si astenesse per ragioni di opportunità.

    Nel comitato di sorveglianza i rappresentanti dei creditori – A prevedere che nel comitato siedano due rappresentanti dei creditori chirografari (quelli “non garantiti”) è la legge sulle grandi imprese in stato di insolvenza. E sia il gruppo petrolifero sia Intesa rientrano nella categoria: la prima in quanto fornitore di gas per l’acciaieria, l’istituto per aver concesso linee di credito al siderurgico per centinaia di milioni di euro. Nulla di strano dunque nelle nomine, fatte il 19 febbraio 2015 dall’allora ministro Federica Guidi. L’anno dopo però l’ex numero uno di Confindustria Marcegaglia, che dal 2014 presiede Eni, ha ufficializzato l’intenzione di presentare un’offerta per il siderurgico insieme al gruppo franco-indiano ArcelorMittal. E qualche mese fa Intesa, creditrice sia di Ilva sia del gruppo Marcegaglia, ha firmato una lettera di intenti con cui si impegnava a entrare in partita se la cordata – battezzata Am Investco – fosse uscita vincitrice. Nonostante questo nulla è cambiato nella composizione del comitato di sorveglianza. Sul cui tavolo, a fine maggio, è arrivata la proposta di aggiudicazione ad Am Investco formulata dai commissari. Il Comitato ha infatti funzione consultiva sugli atti che richiedono l’autorizzazione del ministero, compresa ovviamente “l’alienazione e affitto di aziende” o dell’intero gruppo.

    Il conflitto di interessi di Eni (e il ministro si arrabbia) – Il 29 maggio, quindi, il comitato ha dato il suo parere positivo, con voto a maggioranza. Intesa Sanpaolo, interpellata da ilfattoquotidiano.it, fa sapere che il suo rappresentante non ha partecipato alla riunione. Il Cane a Sei zampe invece riferisce che “il rappresentante Eni, in maniera del tutto autonoma e segregata dalla società, si è espresso in linea con la valutazione del Comitato: valutazione, analogamente a quella degli altri componenti del Comitato, non determinante per gli esiti della gara”. E aggiunge che “il Comitato, per il ruolo che gli compete nell’ambito dell’amministrazione straordinaria, non ha compiuto una valutazione di merito sulle offerte ricevute, compito che spetta ai Commissari Straordinari”. E’ vero che il Comitato era chiamato solo a valutare le corrispondenze tra la proposta di aggiudicazione fatta dai commissari e le norme che hanno regolato la gara, ma nonostante questo, apprende ilfattoquotidiano.it da qualificate fonti ministeriali, Calenda “si è profondamente arrabbiato per la mancata astensione e lo ha fatto notare a tutte le parti”. Soprattutto perché al voto favorevole di una partecipata pubblica la cui presidente era coinvolta nell’acquisizione ha fatto da contraltare l’assenza di Intesa Sanpaolo. Un’arrabbiatura ex-post, quella del ministro, che comunque non ha fatto nulla, nemmeno in via ufficiosa, per evitare la pronuncia di Eni. Identica a quella degli altri membri: il presidente Massimo Confortini, ordinario di Istituzioni di diritto privato alla Sapienza, Massimiliano Cesare, che è anche presidente di Banca del Mezzogiorno – Mediocredito Centrale (gruppo Poste), e il tributarista Ermanno Sgaravato. Quest’ultimo, che ha diverse poltrone da commissario liquidatore ed è commissario straordinario di Mercatone Uno, è tra i 48 soci fondatori dell’associazione di manager e professionisti Canova club insieme ad Antonio Marcegaglia.

    Gli esuberi e la produzione dipendente dall’import – L’offerta di Am Investco Italy, a cui i commissari hanno attribuito un punteggio più alto rispetto a quello dei concorrenti Jindal, Delfin, Arvedi e Cassa depositi e prestiti, prevede un prezzo di acquisto di 1,8 miliardi (nella prima fase, fino al dissequestro, un canone di affitto di 180 milioni l’anno) e investimenti per un totale di circa 2,4 miliardi, di cui 1,25 in tecnologie e 1,15 in interventi ambientali tra cui la copertura dei famigerati parchi minerari. Il tutto impiegando nel 2018 9.400 lavoratori, cioè 4.800 in meno rispetto a oggi, destinati a ridursi a 8.400 a regime, cioè dal 2024, quando il Piano ambientale dovrebbe essere completato consentendo di aumentare la produzione da 6 a 8 milioni di tonnellate l’anno contro i 10-11 milioni del piano di Acciaitalia. La capacità di esportazione, nei progetti di Am Investco, arriverà a 9,5-10 milioni di tonnellate solo grazie all’acquisto di lingotti da laminare (in gergo bramme) da uno stabilimento francese di Arcelor. Una strategia che i tecnici interpellati dai commissari, nella relazione di cui ha dato notizia Il Fatto, definiscono “incoerente con l’autonomia che si dice di voler assicurare a Ilva, perché non può risultare autonomo un soggetto che dipende funzionalmente per più del 25-30% da bramme prodotti da terzi”. Peraltro con due altiforni fermi (il piano non prevede investimenti per riavviare quelli spenti) “non si possono garantire” secondo i tecnici nemmeno “6 milioni di tonnellate l’anno di acciaio prodotto in loco”.

    La controfferta irricevibile – Due componenti della cordata concorrente, Jindal e la Delfin di Leonardo Del Vecchio, sabato 3 giugno hanno rilanciato presentando un’offerta migliorativa. Che supera quella di Am Investco sia nel prezzo sia nel numero di lavoratori impiegati a regime. Ma il ministero l’ha giudicata irricevibile perché fuori tempo massimo, appoggiandosi anche sul parere dell’Avvocatura dello Stato che però si era espressa solo sulla possibilità di rilanciare sul prezzo. Tanto che i rappresentanti di Acciaitalia, il 4 giugno, sono tornati a scrivere al Mise e al presidente del Consiglio per ribadire che a loro avviso era “possibile affrontare una ulteriore fase della procedura” senza che ciò comportasse “la violazione di alcun termine di legge per la conclusione della procedura di cessione”. Comunque secondo il ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, la cordata perdente non si spingerà a fare ricorso “perché non ci sono i presupposti”.

    Le tecnologie a gas, “impossibili” quando le proponeva il concorrente, ora sono un’opzione – Il ministero ha fatto sapere di aver già ottenuto la “disponibilità” della cordata aggiudicataria “alla assunzione di ulteriori impegni da definire nella sede negoziale successiva alla aggiudicazione”. Si tratta per prima cosa di “maggiori impegni sul piano occupazionale” che si sostanzierebbero in una “occupazione complessiva di circa 10.000 occupati”, di fatto solo 600 in più rispetto ai progetti di breve periodo della cordata. Sul fronte tecnologico, poi, Am Investco si è detta pronta a valutare “l’impiego della tecnologia Dri e le condizioni della sua sostenibilità economica”. Un’apertura sorprendente se si considera che a febbraio, quando Jindal assicurava che in caso di vittoria avrebbe usato “tecnologie basate sul gas” (il Dri o preridotto, appunto) per produrre acciaio riducendo l’impatto ambientale, ArcelorMittal aveva replicato così: “Siamo consci che molti vorrebbero sentirsi dire che ciò è possibile, ma la nostra esperienza ci insegna il contrario (…). Se Ilva vuole avere un futuro sostenibile e redditizio deve diventare più competitiva e questo in Europa non è possibile con l’utilizzo di gas naturale o di preridotto per i prodotti d’acciaio piani”.

    E protestano anche gli ex dipendenti tarantini di Marcegaglia – Il confronto tra governo e sindacati deve chiudersi entro il 30 settembre e il raggiungimento di un accordo è – salvo cambi in corsa – vincolante perché il passaggio di proprietà vada in porto. Venerdì 9 giugno al ministero di via Veneto è previsto il primo incontro dopo l’aggiudicazione. Fim, Fiom e Uilm chiederanno che la cordata Am Investco ritiri gli esuberi e mantenga in un’unica società gli operai che resteranno al lavoro e quelli destinati alle bonifiche ambientali. L’alternativa infatti è che i lavoratori non assunti dall’acquirente restino in capo all’amministrazione straordinaria, con il rischio che una volta attuato il piano ambientale vengano lasciati a casa. Nel frattempo le segreterie provinciali delle tre sigle attaccano Marcegaglia che “acquista l’Ilva ma ha ancora un conto aperto con il territorio tarantino e in particolar modo con i suoi ex dipendenti che licenziò nel lontano ottobre 2013″. Quando fu dismesso lo stabilimento del gruppo per la produzione di pannelli fotovoltaici: da allora un’ottantina di lavoratori attende la promessa reindustrializzazione del sito.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/201...aglia/3642140/
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    Predefinito Re: Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate

    Ilva, Pugliese (Uil): che fine faranno i lavoratori dopo la bonifica degli impianti?
    Di admin - 20 giugno 2017



    “Con il decreto firmato qualche giorno addietro, la cordata Arcelor-Mittal-Marcegaglia si è aggiudicata il più grande stabilimento siderurgico d’Europa, oltre agli stabilimenti di Novi Ligure, Genova, per non citare le altre strutture più piccole collegate all’Ilva. Tuttavia, a distanza di quasi un mese, le preoccupazioni e gli interrogativi restano, anzi si rafforzano, senza che arrivino risposte, che ci auguriamo vengano fornite quantomeno in occasione dell’incontro previsto per i primi di luglio con le categorie dei sindacati dei metalmeccanici”.

    Aldo Pugliese, segretario generale della UIL di Puglia, ribadisce che “non si tratta sui posti di lavoro: non ci possiamo permettere di perdere altri posti di lavoro, visto che negli ultimi anni tanti, troppi, sono già andati in fumo e tante, troppe famiglie vivono in uno stato di costante incognita e angoscia rispetto al proprio futuro.

    Le affermazioni rilasciate da Arcelor-Mittal, che garantisce l’occupazione per 10.000 lavoratori dell’Ilva non ci soddisfa affatto, così come sono prive di fondamento le reiterate garanzie offerte dal ministro Calenda e da altri esponenti governativi sui 5000 lavoratori in esubero. Questi ultimi – precisa Pugliese – non verranno, infatti, assorbiti dalla nuova cordata, ma confinati in una bad company che dovrebbe occuparsi delle bonifiche e dei processo di ambientalizzazione da svolgersi con il miliardo e 300 milioni recuperato dalla famiglia Riva.

    La domanda è d’uopo: una volta terminati le opere di bonifica, che fine faranno quei 5000 lavoratori? La risposta è scontata: in cassa integrazione straordinaria, ovvero l’anticamera del licenziamento… E questo sarebbe il piano di rilancio di una delle aziende più competitive del settore, del fiore all’occhiello della siderurgia italiana ed europea?”.

    Pugliese rilancia anche chiedendo garanzie per i lavoratori dell’appalto: “Nessuno ne parla, ma sono 3000 lavoratori in attesa di segnali che non sono mai arrivati, nonostante le tante sollecitazioni da parte nostra, né dal Governo, né dai commissari, né dalla nuova cordata proprietaria dell’Ilva.

    C’è poi la questione degli investimenti ambientali e sull’impiantistica, per i quali il Segretario della UIL chiede “un’accelerazione concreta, con date certe e soprattutto credibili. Il 2024, data indicata da Arcelor-Mittal per la chiusura delle opere di ambientalizzazione e per l’andata a regime dell’impianto, è lontanissima e, appunto, ben poco credibile. Vogliamo certezze, non promesse: i tempi per l’approvazione e l’attuazione della nuova AIA si prospettano troppo lunghi, bisogna stringere i tempi, a cominciare dalla copertura dei parchi minerali.

    Non basta – attacca ancora Pugliese – la disponibilità, sulla carta, di Arcelor Mittal a valutare, nelle logiche del mercato, l’impiego del preridotto di ferro negli altiforni in esercizio, opzione peraltro già sperimentata dal commissario Bondi, che non a caso è stato fatto fuori… Sappiamo tutti che per l’abbattimento degli inquinanti occorre l’impiego del preridotto di ferro negli altiforni e nei forni elettrici. Insomma, l’ennesima prova della fumosità delle intenzioni della cordata Am Investco Italy.

    Infine – chiosa Pugliese – siamo sinceramente preoccupati dal fatto che nella cordata Am Investco Italy sia presente Marcegaglia. Se la storia è maestra di vita, ebbene, la storia recente ci ha insegnato che laddove è passata Marcegaglia, non è cresciuta più l’erba. Lo sanno bene i lavoratori di Marcegaglia Taranto, impiegati nei capannoni ex Belleli e Simi, acquisiti e frettolosamente dismessi per trasformarli in produttori di energia, licenziando senza troppe remore i lavoratori stessi. Peraltro, sembra che Marcegaglia abbia ripetuto la medesima operazione in altre realtà italiane, così come ci risulta che Marcegaglia non avrebbe la liquidità disponibile per partecipare all’operazione di acquisto di Ilva, ma al contrario sia indebitata, con il rischio che l’acquisizione del siderurgico sia essa stessa una mera operazione finanziaria.

    Occorrono, subito, garanzie chiare da parte del Governo affinché, qualora Am Investco Italy venisse meno ai suoi impegni sul piano industriale e di ambientalizzazione, il contratto venga immediatamente rescisso per inadempienza. Del resto, Am Investco dovrà vedersela anche con l’Antitrust europea per la definizione delle quote di produzione dell’acciaio e, considerando il conclamato surplus di Arcelor-Mittal, il risultato è tutt’altro che scontato. Ci auguriamo che il conto, salato, come al solito non lo debbano pagare esclusivamente i lavoratori”.

    Ilva, Pugliese (Uil): che fine faranno i lavoratori dopo la bonifica degli impianti?
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    Predefinito Re: Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate

    INDOTTO ILVA, LAVORATORI CON IL LUTTO AL BRACCIO




    Con una nota inviata alle redazioni dei giornali i segretari dei sindacati di categoria Paola Fresi (Cgil), Antonio Arcadio lCisl) e Carmelo Sasso (Uil) annunciano una iniziativa di sensibilizzazione nei confronti delle problematiche che attanagliano il settore dell’appalto in questo momento.
    “In virtù dei principi a cui la nostra costituzione è fondata, recita il documento a firma dei sindacalisti, tra i quali “DIRITTO AL LAVORO UGUALE PER TUTTI”, oggi, pur avendo più volte invitato tutti i soggetti interessati alla vicenda ILVA, si riscontra l’assenza, al riconoscimento al tavolo Istituzionale dei lavoratori e delle lavoratrici dell’indotto.
    Si prende atto che, prosegue la nota di Cgil, Cisl e Uil, in uno stato democratico, i più deboli, senza tutele, senza ammortizzatori sociali, vengono lasciati al loro destino, abbandonati a quelle che saranno le future logiche del mercato, dei cambi di appalto o assegnazioni di commesse al massimo ribasso, che, nelle migliori delle ipotesi, comporterà forti riduzioni orarie e reddituali o, ancor peggio, come si teme, la fuoriuscita dal mercato del lavoro Ilva.
    Noi non ci arrendiamo, affermano i sindacalisti, e per il bene delle migliaia di lavoratori che non hanno più o meno diritti, che per noi sono tutti uguali e meritevoli delle stesse tutele, Proponiamo uba vera coesione tra tutti i lavoratori del mondo ILVA.
    Nel perseguimento della nostra attività sindacale, ambientalizzazione del sito siderurgico, prevenzione e salute per i rischi sempre più alti, occupazione per tutti i lavoratori dell’indotto.
    In segno di protesta, concludono i tte rappresentanti sindacali, vista la scomparsa, mostreremo con i lavoratori durante la prestazione oraria il segno del lutto indotto al braccio.”
    Paola Fresi (Filcams Cgil) Antonio Arcadio (Fisascat Cisl) Carmelo Sasso (Uil trasporti)

    http://www.studio100.it/indotto-ilva...to-al-braccio/
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