Ci sono sempre due modi per affrontare un periodo di difficoltà o di crisi. C’è un modo, per così dire, reazionario, che consiste nel provare a ritornare a quel passato in cui non c’erano difficoltà ed eravamo tutti più felici. Al di là di ogni altra considerazione, questo è un atteggiamento che l’uomo ha sempre avuto, fin da quando fantasticava di un passato fatto di età dell’oro o di paradisi terrestri, perduti quasi sempre per il gesto inconsulto di un singolo, si chiamasse Pandora o Adamo.
Qualcuno potrebbe definire questo atteggiamento quasi come istintivo, come quello di chi, al giorno d’oggi, rimpiange i sapori di una volta o i tempi in cui c’erano le lucciole, beninteso quelle della campagna, non quelle che stazionano sotto i lampioni dei viali della circonvallazione.
Di questo stesso tipo sono le soluzioni che alcuni propongono per uscire dalla attuale situazione di crisi. Ha incominciato Latouche che, riprendendo le teorie di altri economisti, ha individuato il Pil come il nemico da battere. Dice in soldoni Latouche: “poiché è dimostrato che l’aumento del Pil non dà la felicità, dobbiamo fare in modo di diminuirlo”, vagheggiando un mondo fatto di piccole comunità autosufficienti e in grado di autoprodurre tutto ciò di cui hanno bisogno. Arrivando al paradosso di sostenere che, se tutti gli abitanti della Terra avessero le abitudini alimentari del Burkina Faso, allora il mondo potrebbe agevolmente sostenere fino a 23 miliardi di persone. Naturalmente evitando di osservare quali sono le condizioni di vita della popolazione del Burkina Faso. Ma sognare è tanto bello e non costa niente, soprattutto quando si vive in Europa.
Ma non è molto diverso, per lo meno concettualmente, l’atteggiamento di chi individua nei cambiamenti la radice di tutti i mali. Come si stava bene quando c’era la lira e non c’erano i negri. Come si stava bene quando non c’era l’Unione Europea. E così, per risolvere i problemi, non c’è bisogno di ricette astruse: è sufficiente ritornare alla condizione di “prima”, a quando vivevamo nell’età dell’oro o nel paradiso terrestre che dir si voglia. Ripristiniamo la lira, alziamo un muro e usciamo dall’Unione Europea, e per incanto il mondo ritornerà come nei felici anni novanta, quando scorrevano fiumi di latte e di miele. La Gran Bretagna ha già iniziato, e il suo governo ha già promesso di impiegare in patria le risorse che attualmente spende per finanziare “quelli di Bruxelles” o i fannulloni mediterranei che passano il tempo a bere vino e andare a donne. Tolti i soldi a loro, questi ritorneranno al popolo britannico. Tolti gli immigrati, i lavoratori britannici non saranno più disoccupati. Semplice, no? e infatti anche alcuni politici nostrani hanno proposto la stessa ricetta: basta ritornare a come era prima, e tutto per incanto ritornerà a funzionare “come una volta”. Anzi meglio: non solo sparirà la disoccupazione, non solo cresceremo come un tempo, ma non pagheremo nemmeno le tasse.
È una risposta anche questa, comunque la si voglia considerare, e facendo anche un po’ di giusta tara a certe promesse che sanno di propaganda di grana grossa.
Ma, come dicevo prima, le risposte possibili sono due.




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