
Originariamente Scritto da
SPYCAM
I leghisti vigilano alla finestra, naso turato e occhi aperti ad affilare l’armamentario per difendersi dagli alleati. Soprattutto, dalla spada di Damocle delle elezioni in autunno. «Sono incazzati neri per quello sta accadendo nel Pdl», per dirla in un’espressione che fa pendant col dito medio alzato di Bossi. A informare sullo stato d’animo lumbard è l’eurodeputato milanese Matteo Salvini a nome degli ascoltatori di Radio Padania libera, che dirige.
Nessuno vuole governi di transizione, nè riforme elettorali («l’ultima delle nostre preoccupazioni»), né le elezioni anticipate, tutti hanno un solo obiettivo: arrivare al primo gennaio 2012, quando dovrebbe andare a regime il «benedetto sistema federale», l’unica mission della Lega al governo. Ma le elezioni no, perché «significherebbe dover ricominciare tutto daccapo». Comunque, che non si andrà allo scioglimento delle Camere «non è solo un auspicio», ma anche «una previsione». La metafora non sarà fantasiosa, ma calza: «Siamo come i vicini di casa che ascoltano marito e moglie che si tirano i piatti - continua Salvini - A questo punto meglio che uno dei due se ne sia andato di casa, così sul pianerottolo può tornare la pace». E la casa? Non è che sparisce pure quella? «Ma no, la casa può reggere. I finiani continuano a giurare che i patti elettorali si mantengono, romperanno un po’ le scatole ma rimarranno lì. Anche sul federalismo, intendo: ci arriveremo, magari con qualche difficoltà, ma ci arriveremo».
La Lega ci deve credere. Ieri la Padania titolava «Finalmente chiusa la parentesi Fini, tutte le energie sul federalismo», che sarà anche una chiave di lettura monotematica e grottesca nel piegare ad una riforma una realtà politica un po’ più complessa, ma che resta anche la più fedele che si possa dare. Persino il sindaco di Varese Attilio Fontana, certo non uomo da folklore celtico, la butta là: «Siamo all’ultimo, disperato tentativo di frenare le riforme, e tornare al passato. Stanno suonando il De profundis per questo Paese. Le elezioni anticipate andrebbero in questa direzione».
Eppure il Pdl le minaccia, Berlusconi da un lato spera di neutralizzare la scissione finiana e andare avanti, ma dall’altra intanto prepara il voto. Mica che abbiano paura dell’esito delle urne, i lumbard. Anzi, sono convinti che farebbero il pieno, e i sondaggi riservati che circolano, e che parlano di un Pdl in caduta libera al nord e parallelamente di un Carroccio in decollo, sembrano dar loro ragione. Sarà anche per questo, forse, che la maggioranza degli iscritti a Forzasilvio.it, network ufficiale del Cavaliere, a parte sparare ovviamente su Fini, parlano del «pericolo Lega». «Silvio, guardati dai leghisti», scrivono i pidiellini, «Guardati da Bossi». «Cos’è che dicono? Attenti al lupo? - chiede Fontana - Se il lupo dovesse saltar fuori, sarebbe solo perchè non ci sono alternative».
Si vedrà nei prossimi giorni. Tra oggi e domani Bossi e Berlusconi si incontrano ad Arcore. E, se il premier intenderà puntare al voto, dovrà almeno giurare solennemente di far approvare i decreti attuativi del federalismo fiscale entro fine anno. Senza incrociare le dita.
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