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Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Non sappiamo chi sia, ma a suo nome non risulta nulla.

    Per tutto il giorno la polizia inglese ha dato questa informazione.
    A sera l'"attentatore" è stato riconosciuto dai vicini e si è avuta la conferma del "nulla".
    Magistrale il post riportato su Europa.
    Il tutto organizzato, in modo ridicolo, per arrivare alla richiesta di una legge anti islamofobia e, soprattutto ad una preghiera di ... esempio delle tre religioni nella moschea.
    Esempio che ha dato i suoi frutti: stasera veglia di preghiera "tutti uniti".
    Esattamente come col Je souis Charlie e quei quattro politici venduti a far credere di essere un esercito coi coglioni francesi che ci sono cascati, come adesso ci stanno cascando gli inglesi.
    Se di inglesi si può ancora parlare, a Londra.
    Nel pomeriggio invece a Parigi un attentatore con l'auto carica di fucili e bombole di gas ha deciso di ... suicidarsi andando a schiantarsi (?) contro un furgone della polizia.
    Il tutto per dimostrare la NECESSITA' della nuova legge anti-terrorismo, guarda caso già promessa da Charlie Macron, proprio ieri divenuto dittatore assoluto.
    Quando la finiranno di considerarci proprio così imbecilli?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Non sappiamo chi sia, ma a suo nome non risulta nulla.

    Riporto l'articolo.

    Su richiesta e in anteprima, l’attentato buonista. A Londra va in onda la false flag degna della D’Urso
    Di Mauro Bottarelli , il 19 giugno 2017 44 Comment


    Non so se avete avuto il piacere di assistere all’approfondimento di SkyTg24 dedicato all’attentato contro la moschea di Finsbury Park a Londra: un assoluto spasso. In studio, due sedicenti esperti di terrorismo appartenenti a centri studi con nomi roboanti quanto la megaditta di Fantozzi e altrettanto ridicoli nei contenuti e in collegamento il musulmano moderato di complemento, quasi un accessorio dell’Ikea, ormai indispensabile. Gravi le conclusioni cui si è giunti: siamo al primo caso di bianco britannico che attacca musulmani in nome dell’odio razziale e dello scontro di religioni.

    Insomma, Huntington all’amatriciana, roba che Sallusti e la Santanché in confronto sono due raffinati analisti geopolitici. Ora, vediamo un po’ di ragionare a mente fredda, perché la puzza di false flag questa volta è davvero tanta. Primo, la dinamica. Non si è ancora capito un cazzo, tanto che Scotland Yard ha dedicato oltre metà della sua conferenza stampa sull’accaduto all’aggiornamento del numero dei morti alla Grenfell Tower. Grande riserbo sulle indagini? No, temo si tratti del classico calcio alla lattina nella speranza che si concordi in fretta una versione univoca, minimamente credibile.

    Questa cartina

    mette in prospettiva l’area del presunto attentato: come vedete, il punto d’impatto è su Seven Sisters Road, non di fronte alla moschea di Finsbury Park. Quindi, già qualificare l’accaduto come attacco alla moschea è un falso. Poi c’è il giallo del malore che avrebbe colto un anziano, ragione dell’assembramento di persone. All’inizio si parlava della stazione di Finsbury Road come luogo dell’accaduto – “forse dovuto al gran caldo”, hanno detto a SkyTg24 con acume meteorologico notevole, forse scordandosi che si tratta di Londra, non di Milano -, quindi la folla si sarebbe radunata più a nord-est del punto d’impatto per prestare soccorso.

    Poi, qualcuno ha detto che il malore si sarebbe verificato a ridosso del punto d’impatto, tanto che proprio la folla avrebbe fatto scattare il piano omicida: visto il numero di persone, il presunto attentatore avrebbe deciso di giocare a bowling con il suo van, noleggiato in Galles. Già, perché è strano come ci siano versioni discordanti e incongruenze sulla dinamica del fatto ma abbondino particolari di cui non frega un cazzo a nessuno, tanto per far contenta la stampa che così può ammansire l’opinione pubblica. E poi, una certezza: ha agito da solo. Almeno evitiamo di buttare via tempo con sceneggiate, visto che abbiamo cazzi veri da gestire con quello che è successo a Kensington. Ora, guardate queste foto:



    vi pare il muso di un furgone che ha appena investito una decina di persone, uccidendone una e ferendone 8, stando ai numeri ufficiali della polizia? A Milano l’automobile media ha più bozzi di quel van, senza bisogno di fare attentati, basta parcheggiare. Non un’ammaccatura, niente sangue, niente segnalatori, fari o specchietti rotti: sembra uscito dal concessionario un minuto fa. Per caso è stato ripulito nottetempo? Perché sarebbe manomissione della scena di un crimine. Altrimenti, è difficile pensare che sia stato quello il van entrato in azione.
    Veniamo poi alla reazione della gente. Questi filmati

    Finsbury Park Staged Hoax: London Has Become Hoax Capital Of The World!
    London – Finsbury Park Mosque – Van drives into crowd (part II)
    valgono la pena di essere visti, perché ci mostrano qualcosa di inquietante, soprattutto l’ultimo: vi pare uno che ha appena visto la morte in faccia il ragazzo di colore che, senza ombra di dubbio, parla subito di attacco terroristico? E gli altri? Lucidi e perfettamente in grado di dire che quanto è appena accaduto, pochi minuti prima, davanti ai loro occhi va parificato a quanto accaduto a Tower Bridge e Borough Market: DEVE essere così. Un po’ assertivo e freddo per aver visto gente schizzare via come birilli, soltanto una manciata di minuti prima. E poi, guardate lo schieramento delle macchine di polizia lunga Seven Sisters Road: sembra veramente uno stage hollywodiano, un qualcosa di posato che rimanda alla classica scena da film catastrofistico o da action-movie legato al terrorismo.

    Insomma, diciamo che tutti noi abbiamo assistito, indirettamente, ad attentati più credibili. Il problema è che quello che appare un misto tra un false flag e una messa in scena stile esercitazione ha prodotto non pochi risultati. Primo, quest’uomo


    è il presunto attentatore, 48enne presumibilmente britannico di cui non sappiamo il nome ma che sappiamo essere non noto alle forze dell’ordine come estremista. Quindi un nome ce l’ha, altrimenti la polizia come cazzo fa ad escludere che sia negli schedari di pregiudicati o segnalati? Non lo vogliono dire, dobbiamo accontentarci del fatto che il van sia stato noleggiato in Galles. Dalle foto in cui appare nell’atto di essere caricato sul furgone della polizia non pare che abbia subito un violento tentativo di linciaggio, con calci e pugni, dopo essere sceso dal van, come ci dicono le cronache. Anzi, nell’altra foto in cui appare in barella sembra quasi che stia bevendo a canna da una bottiglia, senza bisogno di alcun ausilio.

    Guardate bene la faccia: non pare uno pesto, pare uno strafatto o ubriaco fradicio. Eppure qual è la notizia che campeggia come titolo su giornali on-line e telegiornali: l’iman della moschea salva l’attentatore dal linciaggio dei fedeli! Cazzo che titolone! Roba che se “L’Unità” fosse ancora in edicola ci camperebbe una settimana. Che messaggio di fratellanza meraviglioso, roba che ti si caria un dente mentre leggi la notizia, talmente è alto il tasso di glicemia mediatica. In effetti, dopo il disastro di Grenfell Tower, dove la maggior parte di chi è morto o ha perso tutto, è di origine straniera e spesso di religione islamica, un bel quadretto di unità del Paese è quello che ci vuole. E guardate in questo video

    ‘Call it as it is: a terrorist attack’ – chairman of London’s Finsbury Park mosque on van attack
    come il responsabile della moschea di Finsbury Park ribadisce la matrice terroristica di quanto accaduto: anche lui non pare sconvoltissimo, piuttosto preoccupato di recitare bene una parte. La stessa che hanno recitato i due leader del Paese, Theresa May e Jeremy Corbyn, i quali sono andati personalmente alla moschea di Finsbury Park per partecipare alla veglia di lutto interconfessionale, un bella marmellata post-ecumenica alla presenza anche del rabbino capo Herschel Gluck: Papa Francesco avrà fatto la ola in Vaticano. E chi ha postato per primo la foto dell’evento? La Shomrim North London, l’associazione di vigilanza della comunità ebraica sul suo account Twitter.



    Meraviglioso, mancava una vacca indù legata in cortile e i due leocorni e c’erano tutti, volemose bene e tanti saluti alla tensione sociale.

    Ma poi, la cerimonia era a suffragio dell’anima di chi, di grazia? E’ il primo caso di attentato in cui non ci sia la fila di cronisti fuori dagli ospedali: come stanno gli otto feriti? Tre paiono in gravi condizioni ma la certezza, rimpallata da tutti i media, è una sola: sono tutti musulmani. E chi è il morto? Non è che tanta segretezza sia figlia del fatto che l’unico deceduto della faccenda, in realtà, sia l’anziano colto da malore a Finsbury? Perché in qual caso saremmo di fronte al primo caso di un premier inglese che convoca il comitato nazionale per le emergenza – COBRA – per un infartuato da caldo!

    In compenso, c’è un’altra certezza: un testimone dell’accaduto ha detto che il sospettato ha gridato frasi contro i musulmani, tipo “ucciderò tutti gli islamici”. Prove? Riscontri? Zero ma in compenso questa narrativa ha trasformato il liberal e sempre più trendy sindaco di Londra, Sadiq Khan, nel vero mattatore di giornata: “Vogliono dividerci ma non riusciranno a batterci, resteremo uniti”, le sua parole a un’altra cerimonia di lutto. “La Repubblica” ha già avanzato la richiesta di iscrizione per la candidatura al Nobel per la Pace. E’ un mondo bellissimo, tanto che mentre chiudo questo articolo, scopro che è in corso un’operazione di sicurezza sugli Champs Elysées a Parigi; ci sarebbe un’auto in fiamme e un uomo a terra. “E’ terrorismo”, ha decretato il ministero dell’Interno. Pare siano in attesa degli “Elmetti bianchi” per fare i rilievi e le riprese del caso
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #3
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    Predefinito Re: Non sappiamo chi sia, ma a suo nome non risulta nulla.

    E il seguito.

    https://www.rischiocalcolato.it/2017...mo-genere.html

    Causa “attentati”, Londra e Parigi annunciano leggi speciali anti-estremismo. Di ogni genere
    Di Mauro Bottarelli , il 19 giugno 2017 6 Comment


    Et voilà: “In questo Paese Siamo stati troppo tolleranti con gli estremismi, gli estremismi di ogni tipo, compresa l’islamofobia. Questo governo vuole agire per estirpare gli estremismi e le ideologie che fomentano l’odio, tramite la società ed internet. Ci assicureremo anche che polizia e servizi segreti abbiano tutti i poteri di cui hanno bisogno”. Parole e musica di Theresa May, parlando al Paese dopo l’attentato alla moschea di Finsbury Park. Quindi, tutti avvisati: da oggi non si tollera più l’estremismo. E che cos’è, esattamente, l’estremismo? Nell’era delle fake news e della post-verità, cosa significa quel termine? Entro quali confini si delinea?

    Dire che Assad è il legittimo presidente della Siria è estremismo? Dire che gli USA non hanno alcun diritto di abbattere aerei siriani è estremismo? Dire, come fa nella sua edizione di oggi il “Wall Street Journal”, che Israele finanzia e supporta direttamente i ribelli siriani, oltre a curarli nei suoi ospedali, dal 2013 è forse estremismo? Sicuramente, vista l’aria che tira, è estremismo dire di averne pieni i coglioni di 4mila persone che sono sbarcate anche questo fine settimana sulle coste siciliane. O che è delinquenziale un governo che fa pagare la tassa di successione agli eredi di chi è morto per il terremoto di Amatrice. Pensate che manchi molti a una bella svolta simile anche in Italia, al netto dell’assenza di attentati?

    In compenso, abbiamo il nome dell’attentatore di Londra. Si tratta di Darren Osborne, 28 anni, inglese di nascita e padre di quattro figli. Osborne, accusato di avere progettato e compiuto materialmente l’attentato, vive con la sua famiglia a Pentwyn, un sobborgo di Cardiff, in Galles e avrebbe noleggiato il camioncino usato per l’attacco alla modica cifra di 80 sterline al giorno. Come sempre, è cominciata la caccia al vicino di casa per capire se Osborne avesse dato segnali di atteggiamenti estremistici o razzisti: “Stamattina un amico mi ha chiamato per segnalarmi che era stato lui e ho risposto che era impossibile. Poi ho visto la sua faccia in televisione e l’ho riconosciuto”, le parole di Dave Ashford, un dirimpettaio di Osborne. “È sempre stato una persona violenta”, ha aggiunto un altro, mentre una terza persona che lo conosceva ha ammesso che “si è trattato di uno shock”. E mentre la polizia sta mettendo a soqquadro casa sua, dove sicuramente salteranno fuori copie del “Mein Kampf” e altre amenità, dopo sta il nostro Osborne?

    In ospedale. E sapete perché? No, non per le botte – cazzo, l’ha salvato l’imam dal linciaggio, cercate di ricordarvi la parte importante della vicenda – ma perché attende di essere sottoposto a un trattamento sanitario per disturbi mentali. Pure la fila gli tocca fare, dopo tutto quel viaggio! Almeno c’è una par condicio, matti i lupi solitari dell’Isis, matto pure il razzista gallese. Insomma, il nostro signor nessuno parte da Cardiff con un van noleggiato per andare a fare una strage di musulmani a Londra: e perché non Birmingham, più vicina e sede della più grande moschea d’Europa? E poi, se ha noleggiato il furgone è perché pensava di non uscire vivo dal piano, voleva il martirio, altrimenti non si lascia la traccia di un noleggio, ti beccano subito: si ruba un van o una macchina e via. Ma non importa, sicuramente nei prossimi giorni gli epiloghi saranno due: o si scoprirà chissà quale rete di razzisti gallesi, tipo i nazisti dell’Illinois dei “Blues Brothers” o, più facilmente, di Darren Osborne non fregherà più un cazzo a nessuno nell’arco di 36 ore. E svanirà nel nulla da dove è venuto.

    Ma c’è dell’altro, la giornata di oggi è stata davvero un tour de force. E non uso il francese a caso. Ecco le parole del ministro dell’Interno transalpino, Gérard Collomb: “Ancora una volta le forze di sicurezza in Francia sono state colpite con questo tentativo di attentato sugli Champs-Elysées. L’accaduto dimostra che il livello della minaccia terroristica in Francia è ancora estremamente elevato. Mercoledì prossimo presenterà in Consiglio dei ministri una legge per prolungare ancora una volta lo stato di emergenza che scadrà il 7 luglio. Nello stesso tempo, proporremo una legge che permetterà di uscire da questa emergenza, mantenendo delle condizioni di sicurezza elevate. La Francia ha bisogno dello stato di emergenza”. E cosa ha garantito la possibilità a Collomb di dire queste parole, di fatto una dichiarazione di emergenza permanente per il Paese?

    Un altro strano attentato sugli Champs Elysées, questa volta in pieno giorno. Stando alle cronache, un’auto si è schiantata contro una camionetta della gendarmerie e ha preso fuoco subito dopo l’impatto. Il conducente, estratto dai poliziotti dall’abitacolo ancora in fiamme, aveva una pistola addosso ed è stato dichiarato morto. Stando al quotidiano “Le Parisien”, si trattava di un 31enne nato ad Argenteuil, in Val-d’Oise, già noto ai servizi di intelligence. Era infatti schedato con la “fiche S”, quella che segnala i radicalizzati. Nella sua auto sono state ritrovate una bombola di gas, un kalashnikov e delle cartucce. Stando a una fonte della gendarmerie, l’attentatore voleva far esplodere una bombola di gas ma non ci sarebbe riuscito. Insomma, un altro Gatto Silvestro tipo i kamikaze dello Stade de France.

    Ma c’è dell’altro, nella fattispecie un testimone. E non un qualsiasi ma uno che i fatti sa raccontarli bene, quando li vede: si tratta infatti di un giornalista di “Liberation”, Eric Favereau, il quale si trovava sugli Champs Elysées con il suo scooter e ha raccontato di avere visto una “implosione” all’interno del veicolo. “Erano circa le 15.45 e ho visto una colonna di camionette della gendarmerie provenire da l’Etoile e prendere gli Champs-Elysées. Si sono fermate 300 metri prima della rotonda del Grand-Palais, davanti c’era una macchina che sembrava bloccarle, messa un po’ di traverso… Dei gendarmi sono scesi dalle loro vetture e a quel punto ho visto l’implosione. Alcuni poliziotti hanno rotto i vetri dell’auto e hanno tirato fuori un uomo che hanno poi messo a terra”. Ora, se hai intenzione di operare con un’autobomba, ancorché artigianale con quella che pare nella fattispecie, che cazzo ti porti a fare il fucile mitragliatore e le pallottole? Adornano la scena come le palline sull’albero di Natale? E poi, l’auto implode ma l’identità dell’attentatore, immagino non ridotto benissimo dopo il botto, viene resa nota in tempo pressoché reale?

    Aveva messo il passaporto in una busta ignifuga per non far diventare matti i gendarmi e medici legali? E poi, la macchina implode e non esplode, di modo che il nostro martire schiatta, quindi non può parlare ma il bagagliaio resta quasi integro, in modo da svelare il kalashnikov e le munizioni. Che culo questi gendarmi, sarà girato il karma dopo le figure di merda di Charlie Hebdo e Bataclan. Comunque sia, Collomb è stato chiaro: stato d’emergenza subito in Consiglio dei ministri, perché “la Francia ne ha bisogno”, varo parlamentare scontato visti i numeri ottenuti da En Marche! e poi subito “una legge per uscire da questa emergenza”, anche in questo caso blindata all’Assemblea Generale. E cosa si è limitato a dire stamattina Emmanuel Macron, prima dell’attentato e arrivando al salone di Le Bourget, a chi gli chiedeva conto dei risultati elettori: “Ora avanti con le riforme”. Tipo quella gà fatta sul lavoro, magari. E chi avrà il coraggio di scendere in piazza a contestare, magari dando vita a scontri, con un clima come quello che il governo si vede garantito dall’emergenza terrorismo?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #4
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    Predefinito Re: Non sappiamo chi sia, ma a suo nome non risulta nulla.

    Queste cose sono credibili per molta gente poiché molta gente è nata da unioni che non dovevano esistere .Si spiega molto con la propaganda , ma non basta da sola , una sottile ingegneria sociale ha creato un'eugenetica al ribasso .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #5
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    Predefinito Re: Non sappiamo chi sia, ma a suo nome non risulta nulla.

    Il Matrix odierno nasce nel 1995, a tutela di un mondo di elites. E se Shakespeare ci salvasse?
    Di Mauro Bottarelli , il 20 giugno 2017 2 Comment


    L’emergenza terrorismo è talmente seria e grave che negli approfondimenti del mattino non si parla d’altro che dell’approdo del caso Consip al Senato, appuntamento che oggi potrebbe archiviare la parentesi del governo Gentiloni e spalancare le porte al voto anticipato in autunno. E Londra? E Parigi? Tutto passato, tutto archiviato. Del primo caso rimane l’imam eroe che fa trionfare il bene sul male, del secondo il fatto che lo Stato in Francia esiste e a partire da domani porterà la sua risposta repressiva nell’aula blindatissima dai giannizzeri di En Marche! dell’Assemblea Nazionale. Insomma, le imboscate parlamentari sul destino del ministro Luca Lotti fanno più paura dei lupi solitari dell’Isis. E, giudicare da queste foto,


    è giusto che sia così, per lo status quo: questa è l’auto dell’attentatore degli Champs Elysées, quella che in base ala versione ufficiale dei fatti sarebbe esplosa al contatto con la camionetta della polizia, carica di una bombola di gas e di armi automatiche e munizione nel bagagliaio. Lascio a voi e alla vostra esperienza di automobilisti, senza bisogno di essere terroristi o artificieri, dare un giudizio al riguardo. Ora, consentitevi un salto logico che vi sembrerà folle ma che non lo è. Questi due grafici


    sono strettamente connessi a quell’auto. Anzi, per essere più precisi, alla narrativa che essa sottende. Ieri, per la prima volta dal settembre 2001, la CAPE ratio di Robert Shiller, la quale misura la valutazione del mercato azionario, ha raggiunto il livello 30x. Nella storia del mercato equities, l’unica altra volta che si è operato su valutazioni così alte è stato nel periodo giugno 1997-settembre 2001, quando poi esplose la bolla dot-com. Il secondo grafico, poi, ci mostra come il mercato sia stato così euforico solo un’altra volta. E se proprio vogliamo mettere l’intera questione in prospettiva, questo grafico

    ci riassume la follia totale che ha raggiunto il mondo governato dalle elites e dal loro braccio armato, le Banche centrali. Qui abbiamo superato di parecchio il regime degli unicorni al potere, siamo alla follia totale tramutata in sistema finanziario ed economico. Siamo a quella che potremmo definire fase del capitalismo terminale, sia nel senso che il dominio della finanza ha terminato ogni altra opzione e alternativa di modello sociale, sia perché a terminare è anche il tempo a disposizione di una società in cui a pesare è una parte infinitesimale dell’umanità, detentrice però di una quota pressoché totale della ricchezza.


    Ed è questo il punto che unisce la foto di quell’auto a quei grafici: il sistema finanziario globalista ha bisogno di paura e disordine per sopravvivere a se stesso. Un tempo, quando ancora contavano concetti come merito, capacità, mark-to-market e fair value, una catena di “attentati” come quella che stiamo vivendo o la tensione da Terza Guerra Mondiale in atto in Siria avrebbero schiantato al ribasso i listini, oggi invece festeggiano sempre nuovi massimi. Le bombe fanno bene agli affari? Sì e non solo per il concetto di warfare su cui basa i suoi profitti il comparto bellico-industriale ma anche sull’aspettativa di nuovo intervento delle Banche centrali in caso qualcosa andasse fuori controllo nel mondo: la FED ha appena alzato nuovamente i tassi e minaccia/promette di farlo altre due volte quest’anno, mentre la BCE continua a smentire l’arrivo anticipato del tapering e la Bank of Japan compra tutto ciò che ha un prezzo, senza guardare troppo alle valutazioni. E’ un rally della paura, finché c’è vivo il timore di rischi al ribasso, il mercato sale, a prescindere dai dati macro. Se quel supporto fondamentale venisse a mancare, allora salterebbe fuori in breve tempo il proverbiale bambino che grida al mondo “il Re è nudo”. E sarebbero dolori. Per tutti, ovviamente ma soprattutto per chi pensava di non dover mai pagare il conto ma soltanto leggere il saldo. Parlo di loro,

    ovvero il fatto che, stando a un studio pubblicato la settimana scorsa dal Boston Consulting Group, circa 70 milioni di persone, l’1% della popolazione mondiale, controllano il 45% dei 166,5 trilioni di ricchezza globale. Da qui al 2021, ne controlleranno più della metà: insomma, l’ineguaglianza cresce. E velocemente. E questa dinamica, poi, in America è andata decisamente in overdrive: il 63% della ricchezza privata USA è nelle mani di milionari e miliardari: da qui al 2021, il 70% della ricchezza totale del Paese sarà in mano a quella ristretta, infinitesimale ma potentissima elite, l’1% che conta e tira i fili. E questi due grafici


    mettono la questione ancora più in prospettiva: negli USA il 70% della nuova creazione di ricchezza è derivata unicamente dall’aumento del valore dei portafogli di investimento, carta su carta, denaro sul denaro garantito dai giochi di prestigio delle Banche centrali e dal circolo vizioso di emissione di debito corporate a costo zero per operare buybacks azionari che tengano alte le valutazioni, abbassino il flottante e garantiscano il pagamento di bonus e dividendi. Sempre per quell’1%, ovviamente. E il progetto delle elites è che questa Bengodi vada avanti, visto che BCG stima in circa 7 milioni gli americani con un patrimonio di almeno 1 milione di dollari, destinati però a schizzare a 10,4 milioni entro il 2021, un tasso di crescita dell’8% annuo. Al secondo posto, la Cina con 2,1 milioni. Il secondo grafico ci dice invece che in base all’ultimo sondaggio mensile della FED, un quarto dei cittadini americani non riesce a pagare le bollette e il 44% ha meno di 400 euro in contanti di cui poter disporre in caso di emergenze.

    E a cosa porta una situazione simile, a lungo andare? A questo,

    ovvero al fatto che in base all’ultimo sondaggio YouGov, un totale del 59% degli inglesi interpellati è favorevoli – chi totalmente, chi in parte – alla proposta di Jeremy Corbyn di requisire la case di lusso sfitte a Kensington per alloggiarvi gli sfollati della tragedia della Grenfell Tower. Accidenti, il cosiddetto mercato, le elites dovrebbero avere paura di una percentuale simile in una patria del liberismo come la Gran Bretagna: e invece no, perché questo tipo di capitalismo ha bisogno dei Corbyn. Anzi, ne servono tanti, di più e soprattutto capaci di rimbambire con la loro retorica le masse, soprattutto giovanili. Ed è esattamente quanto accaduto in America con Bernie Sanders, capace di intercettare oltre il 70% dei voti millennials e anche quanto successo alle legislative dell’8 giugno scorso proprio con il Labour di Jeremy Corbyn, ovviamente senza dimenticare l’oggettivo suicidio politico compiuto da Theresa May in campagna elettorale.

    Finché esiste la minaccia “comunista”, antagonista e formalmente no-global, il sistema si auto-immunizza dal rischio di crolli: la paura permanente del terrorismo va a braccetto con quella della destabilizzazione sociale, creando il mix perfetto dove le elites possono prosperare. Ma come si fa a far accettare supinamente e senza rivolte reali una situazione simile al 90% dei cittadini mondiali?

    Nel settembre 1995, sotto l’egida della Fondazione Gorbaciov, cinquecento fra uomini politici, leader dell’economia e scienziati di primo piano si riunirono all’Hotel Fairmont di San Francisco per confrontarsi sul destino della nuova civiltà, quella capitalistica globale. Dato il tema, il forum si era imposto un’agenda efficientista: la retorica è bandita, tutti i partecipanti avevano a disposizione solo cinque minuti per introdurre un argomento e, durante il dibattito, nessun intervento poteva durare più di due minuti. Dopo un primo giro di interventi, ecco quella che venne definita la questione centrale: nel secolo a venire, i due decimi della popolazione attiva sarebbero stati sufficienti a per coprire l’attività dell’economia mondiale. Quindi, la domanda fondamentale: come avrebbero fatto le elites capitalistiche a mantenere la governabilità del sistema avendo a che fare con un 80% di umanità “in eccedenza”, oltretutto programmata in base proprio ai desiderata del liberismo globalista che stava sorgendo?

    Sapete chi sbloccò l’impasse in cui era caduta quella così illuminata consorteria? L’ex consigliere di Jimmy Carter e fondatore della Commissione Trilaterale, il recentemente scomparso Zbigniew Brzezinski, il quale inventò in quel simposio il termine “tittyainment”, contrazione di entertainment e titty. Ovvero, intrattenimento e tette. Cosa significava, all’atto pratico? Quel termine definiva “un cocktail di divertimento avvilente e alimentazione sufficiente, capaci di mantenere di buon umore la popolazione frustrata del pianeta”. Ovvero, ciò che oggi possiamo declinare come l’offerta a pioggia di telefonini a rate, i prestiti facili in 24 ore per andare in vacanza e non sentirsi poveri agli occhi del vicino di casa, il credito al consumo, Netflix come panacea trendy di ogni tv satellitare troppo cara per permettersi l’abbonamento. Che dire, il vecchio Brzezinski ci aveva preso anche quella volta, dopo 22 anni il giochino funziona ancora a meraviglia.

    Il sistema ha necessità, per sopravvivere, di quinte colonne e utili idioti, più o meno consapevoli, i quali tradurranno in realtà il sogno della società del profitto puro: la massa destinata sul lungo termine a restare senza lavoro, diverrà nel medio termine – il nostro tempo – il precario, il flessibile, il generazione McDonald’s. E questo, badate bene, non in base unicamente a un cinico calcolo di un simposio di illuminati: è l’OCSE a scrivere che quella massa di lavoratori “non costituiranno mai un mercato redditizio e la loro esclusione dalla società si accentuerà man mano che altri continueranno a progredire”. E’ su questa massa che deve agire con maggiore efficacia il “tittyainment” e una parte fondamentale è giocata dalla formazione scolastica, la quale, per dirla con Jean-Claude Michéa, dovrà impartire l’insegnamento dell’ignoranza, che “implicherà necessariamente che li si rieduchi, cioé che li si obblighi a lavorare diversamente, sotto il dispotismo illuminato di un’armata potente e ben organizzata di esperti in scienze dell’educazione”.

    E qual è lo scopo di tutto questo? Ciò che Guy Debord chiamava la dissoluzione della logica: “La perdita della possibilità di riconoscere istantaneamente ciò che importante, ciò che lo è meno e ciò che non c’entra per nulla; ciò che è compatibile o, inversamente, potrebbe essere complementare. Tutto ciò che una tale conseguenza implica e ciò che, allo stesso tempo, essa vieta”. A detta di Debord, “un allievo formato in questo modo si troverà fin dall’inizio al servizio dell’ordine stabilito, quando le sue intenzioni potevano essere completamente contrarie a questo risultato. Egli conoscerà essenzialmente il linguaggio dello spettacolo, il solo ad essergli familiare: l’unico in cui gli è stato insegnato a parlare. Egli vorrà forse mostrarsi nemico della sua retorica ma utilizzerà la sua sintassi”. Riflettete su quest’ultima frase e contestualizzatela all’oggi: non calza alla perfezione per la generazione millennials, quella che garantisce sempre schiere di “volontari” a Soros e compagnia globalista cantante? E, attenzione, quelle parole Guy Debord le ha scritte nel 1967.

    C’è poi un’altra priorità strettamente attinente alla necessità delle elites e al ruolo di quinte colonne e utili idioti: l’eliminazione del concetto stesso di common decency, ovvero la necessità di trasformare l’allievo in un consumatore onnivoro, incivile e all’occorrenza violento. Ecco come delinea questo processo Jean-Claude Michéa: “Basta vietare qualsiasi disposizione civica e sostituirla con una forma qualunque di educazione cittadina, ovvero con un polpettone concettuale talmente facile da diffondere che non farà che duplicare il discorso dominante dei media e del mondo dello spettacolo; si potranno ugualmente fabbricare in serie dei consumatori di diritto, intolleranti, litigiosi e politicamente corretti, che saranno proprio per questo facilmente manipolabili e presenteranno il vantaggio non trascurabile di poter arricchire, all’occorrenza, secondo il grande esempio americano, i grandi studi di avvocati”.

    D’altronde, in occasione delle elezioni europee del 1994 fu MTV – la tv globalista e ontologicamente direzionata all’ammaestramento delle masse giovanile in nome del rock, divenuto da simbolo di ribellione a vuoto rituale di omologazione – a organizzare una campagna di incitamento verso i giovani affinché partecipassero allo scrutinio “Vota Europa”, uno dei cui padrini fu nientemeno che Jacques Delors. Come diceva sempre Debord, “il dominio spettacolare ha potuto allevare una generazione piegata alle sue leggi”. E’ stata la prima volta ma, come per l’intuizione di Brzezinski, l’esperimento si è rivelato vincente. E la “generazione Erasmus”, cos’è, se non l’indottrinamento indotto all’europeismo declinato in modo e tempo di appartamenti zozzi, scopate a ogni ora, serata in discoteca gratuite e birra a metà prezzo? Non è ciò che Brzezinski, su scala globale, definiva come “tittyainment”, l’arma di sottomissione di massa?


    Un tempo era la fantasia al potere che poi, con alcuni, tentò l’assalto al cielo ma quelle stesse parole d’ordine, piegate al concetto globalista dei diritti, sono l’architrave che oggi regge il capitalismo terminale, quello dei soldi sui soldi, dell’esclusione di massa e del rischio zero, visto che vive e prospera all’ombra di quel vero Leviatano che sono le Banche centrali: il ’68 ci ha regalato il 2008? Finanziariamente sì, come altro declinare la crisi subprime se non una speculazione sul falso diritto di avere un mutuo o un auto a rate con rating di credito insufficiente e pagando un capitale? Ora siamo all’asservimento alla religione mondialista e alle sue parole d’ordine: come scrisse Alain Finkielkraut, “i tratti contestatari di un tempo sono le direttive governative di oggi”. Tutto perduto? Magari no, in ossequio al granello d sabbia di brechtiana memoria. In questo breve video

    PROTESTERS DISRUPT LIBERAL TRUMP ASSASSINATION FETISH PLAY!
    si vede quanto accaduto l’altra sera a Central Park in occasione dell’ennesima messa in scena del “Giulio Cesare” di Shakespeare in versione liberal, ovvero con l’uccisione di Donald Trump come atto finale: alcuni manifestanti pro-Casa Bianca hanno interrotto la piece al grido di “Goebbels sarebbero fiero i voi”, “L’odio liberal uccide” e “il sangue di Scalise è sulle vostre mani”. Qualcosa di primitivo è scattato nella pancia dell’America profonda, qualcosa di impensabile fino a pochi mes fa? Per quanto Trump sia contestabile in mille modi e per mille scelte, ha davvero cominciato a liberare – anche solo a livello istintuale, quasi situazionista – l’animal spirit di un Paese stanco di lobby, corruzione, elites e politicamente corretto?

    Un piccolo segnale ci arriva sempre da New York e da quell’opera teatrale, visto che Delta Airlines e Bank of America hanno tolto la sponsorizzazione a “The Public Theatre” che ne garantisce la messa in scena, dopo la scoperta della “modifica” apportata al testo. Max Planck diceva che “la menzogna non trionfa mai totalmente su se stessa ma i suoi avversari finiranno sicuramente col morire”. Magari non sempre. O, magari, non subito. E non per forza da soli.

    https://www.rischiocalcolato.it/2017...-salvasse.html

    Che bell'articolo!
    Una cosa bellissima è il notare come decine e decine di argomenti trattati anche da noi alla fin fine si ricollegano tutti nel grande progetto.
    Persino San Francisco (il terzo vertice della magia nera) e il grande vecchio maledetto ebreo morto da poco.
    E poi la finanza, la musica, il rincoglionimento delle nuove generazioni, il terrorismo, la squola e via via...
    L'autore è da mettere veramente sugli altari, a mio avviso.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #6
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    Predefinito Re: Non sappiamo chi sia, ma a suo nome non risulta nulla.

    Intanto giunge la notizia di un grande rimpasto del governo Macron.
    Oggi la nuova squadra.
    Armata.
    Contro il popolo che l'ha votata.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #7
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    Predefinito Re: Non sappiamo chi sia, ma a suo nome non risulta nulla.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio




    Che bell'articolo!
    Una cosa bellissima è il notare come decine e decine di argomenti trattati anche da noi alla fin fine si ricollegano tutti nel grande progetto.
    Persino San Francisco (il terzo vertice della magia nera) e il grande vecchio maledetto ebreo morto da poco.
    E poi la finanza, la musica, il rincoglionimento delle nuove generazioni, il terrorismo, la squola e via via...
    L'autore è da mettere veramente sugli altari, a mio avviso.



    concordo con te,
    bottarelli ci sa fare.
    la sua narrativa è sintetica ed efficace al punto che,
    è impossibile una replica tesa a smontare le sue argomentazioni.

    una una lezione di grande giornalismo, che spero possa far
    vergognare taluni, sedicenti giornalisti, al servizio sistematico della menzogna.

  8. #8
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    Predefinito Re: Non sappiamo chi sia, ma a suo nome non risulta nulla.

    https://www.rischiocalcolato.it/2017...te-cagare.html

    Il “terrorista” di Parigi aveva un regolare porto d’armi. Ve lo dico in francese: andate a cagare
    Di Mauro Bottarelli , il 20 giugno 2017 1 Comment


    Devo dire che anche oggi l’approfondimento pomeridiano di SkyTg24 non ha deluso le aspettative, un Muppet Show appena un filino meno serio dell’originale ma intento a sviscerare contenuti di grande profondità. Tema, il terrorismo. A cominciare da Londra, dove – en passant – si è ricordato che l’autore dell’attacco alla moschea di Finsbury Park (diciamo nelle sue adiacenze) è un disoccupato di 47 anni con problemi mentali. Poi, dotte disquisizioni sulla necessità di non ghettizzare, analisi sul fallimento o meno del progetto multiculturale britannico e, ovviamente, un richiamo al vero allarme del momento: il pericolo xenofobo e l’islamofobia. Stando alle ultime risultanze delle indagini, il nostro vendicatore dell’anglicanesimo sarebbe partito da Cardiff in furgone direzione nord di Londra “perché si è radicalizzato nel suo odio per gli islamici dopo l’attentato di Tower Bridge”.

    Cazzo, alla faccia della radicalizzazione, cosa ha fatto un corso per corrispondenza? Esiste il CEPU del terrorista xenofobo? La Scuola Radioelettra del gallese islamofobo? Sono bastate due settimane per passare da anonimo cittadino di un sobborgo di Cardiff a squilibrato che prende un van a noleggio, fa 200 chilometri e, arrivato a Londra, tenta di investire cittadini islamici in uscita dalla moschea? Di più, una volta salito sul furgone della polizia dopo l’arresto, saluta, fa “ok” con il dito, manda baci e pare abbia detto “Io ho fatto la mia parte”? Abbassarsi le mutande, mostrare il culo e azzardare un passo di merengue, no?

    D’altronde, c’è da capirlo: come trattenere l’entusiasmo dopo aver investito una decina di persone senza fare nemmeno un bozzo al furgone? Insomma, un pazzo. Ma dalle testimonianze dei suoi vicini di casa non compariva questo profilo psichiatrico, solo una persona l’aveva definito violento, gli altri si sono detti tutti stupiti, erano increduli e sotto shock. Oltre all’islamofobia, per caso anche i problemi mentali sono sorti dopo Tower Bridge? Chissà, di certo esistono metodi per indurre qualcuno già predisposto a compiere atti violenti e in Gran Bretagna ne sanno qualcosa, basti ricordare le operazioni psyops di guerra psicologica poste in essere in Irlanda del Nord tra gli anni Settanta e Ottanta, dirette derivazioni degli studi della CIA sul lavaggio del cervello. Ma non importa, l’imam buono l’ha salvato dal linciaggio e la società multiculturale è fighissima: si metta agli atti questo e fanculo il nostro utile idiota non più utile.

    CIA Mind Control Brainwashing
    “Difenderemo i musulmani”, ha detto Scotland Yard. E da chi, di grazia? Da tutti i disoccupati gallesi con problemi psichici che si radicalizzano dopo un attentato? Oppure da tutti i disoccupati britannici a cui i pachistani non stanno simpaticissimi e hanno qualche rotella fuori posto? Nel quale caso, solo nella via dove abitavo a Ealing potrei segnalare almeno una ventina di nomi potenziali. Non è ben chiara la strategia della polizia inglese al riguardo ma sono certo che tre menti come quelle di Theresa May, Jeremy Corbyn e Sadi Khan, messe insieme, sapranno partorire un capolavoro. O, quantomeno, un peto. Ma c’è stato spazio anche per l’attentato degli Champs Elysées nel pomeriggio di SkyTg24, ancorché molto poco: solo un breve aggiornamento sulle indagini, salvo poi tornare a sproloquiare sull’attentato londinese. E come mai? Fascino british? Idiosincrasia verso l’abitudine della baguette sotto l’ascella, soprattutto ora che è estate? No, perché al netto dell’arresto dei quattro familiari residenti in Francia dell’attentatore morto nell’esplosione dell’auto, ci sono particolari più succosi da raccontare.

    E lo faccio tenendo i virgolettati dell’agenzia ANSA, di modo che non si pensi che sia io a distorere o inventarmi fatti per comodità di analisi. Cominciamo: “L’uomo che ieri si è deliberatamente schiantato contro un furgone della Gendarmeria sugli Champs-Elysées aveva 9.000 munizioni a bordo della sua auto Renault Megane: è quanto rivela France Info. In casa sua, è stato inoltre trovato un vero e proprio arsenale tra cui barili di polveri”. Dove cazzo doveva andare con 9mila proiettili, a Raqqa con la Magane? Voleva provare il nuovo carburatore facendo un salto a Mosul in giornata? Mistero. Ma andiamo avanti: “Stando all’inchiesta, l’uomo è morto a causa dell’incendio nell’abitacolo della sua Renault Megane, forse, per l’esplosione di parte delle 9.000 munizioni che aveva caricato a bordo insieme ad almeno una bombola di gas, un kalashnikov e due pistole. In casa sua, inoltre, è stato trovato un vero e proprio arsenale”. Ora, mi tocca riproporre le fotografie dell’automobile in questione dopo la presunta esplosione, nonostante l’abbia fatto già stamattina:


    vi pare il bagagliaio di un’auto dove sono esplosi anche la minima parte di 9mila proiettili di kalashnikov? Se sì, datemi l’indirizzo del suo carrozziere perché è un fenomeno, da una Panda riuscirebbe a tirar fuori un F-16. Mi chiedo: come mai non è stata fornita una foto della santabarbara denunciata dalla polizia come presente nel bagagliaio? Lo hanno sempre fatto con i documenti lasciati sbadatamente nelle auto dagli altri terroristi, perché con armi e munizioni no? Ma proseguiamo, perché adesso arrivano i capoversi della chicca assoluta, peccato a SkyTg24 ne abbiamo solo accennato in fretta e furia, senza voler approfondire: “Stando a France 2, in passato l’uomo aveva viaggiato tra la Francia e la Turchia per la sua attività di commercio in oro. Stando all”Express, invece, ha anche esercitato come artigiano a Plessis-Paté, nell’hinterland parigino dell’Essonne, dove è stato perquisito il domicilio dei familiari fermati oggi. I vicini descrivono una famiglia molto religiosa. Schedato con la lettera “S” degli individui radicalizzati a rischio, l’assalitore degli Champs-Elyse’es era anche titolare di un porto d’armi, regolarmente rinnovato lo scorso febbraio. Pare che i servizi di intelligence dovessero convocarlo prossimamente”.

    Siete un popolo meraviglioso, cazzo! Non solo aveva il porto d’armi essendo un radicalizzato noto ai servizi ma lo aveva anche rinnovato lo scorso anno, magari dando la mano all’appuntato una volta chiusa la pratica e invitandolo per un caffè al bistrot davanti alla stazione di polizia. Ma che cazzo avete nel cervello, le scimmie di mare che giocano a pallanuoto! E poi meraviglioso, “pare che i servizi di intelligence dovessero convocarlo prossimamente”. Per cosa, la pizzata di fine stagione? L’annuale partitella a calcetto tra agenti e infiltrati? Un corso di aggiornamento sul doppiogiochismo in campo nemico? O per l’ultima seduta di condizionamento mentale? Forse, quella hanno fatto in tempo a tenerla.

    Poi, la perla: forse resisi miracolosamente conto di aver pestato una merda delle dimensioni dell’Uzbekistan, ecco che gli inquirenti fanno trapelare che l’attentatore “avrebbe giurato fedeltà all’Isis” e, addirittura, si sarebbe vantato di “fare il doppio gioco, utilizzando l’hobby del tiro sportivo per creare un arsenale finalizzato a scopi terroristici”. Andava al poligono con il kalashnikov? E dove si allenava, ad Aleppo? Va beh che con quella Megane stile “Ritorno al futuro” era un attimo… Ovviamente, “La Repubblica” ci ha prontamente aperto l’homepage del sito. Enrico Mentana lo ha sottolineato con soddisfazione poco fa in apertura del tg di La7, casualmente omettendo nei titoli il particolare del porto d’armi.

    Qui ormai siamo al delirio totale. E la cosa grave è che non si sa se i servizi di sicurezza francesi siano un misto molto patriottico tra l’ispettore Clouseau e il gendarme interpretato da Louis De Funes o se la loro spericolatezza ormai decennale nel trattate con i terroristi a loro comodo, gli abbia fatto sfuggire un po’ di mano la questione. Comunque sia, ormai il Re è nudo. Tra i 9mila proiettili, il bagagliaio senza un bozzo, il porto d’armi rinnovato e la convocazione giunta un po’ in ritardo causa detonazione fatta col culo, siamo davvero alle comiche. Il problema è che la gente, nella maggioranza dei casi, ci crede.

    Anche perché i media pompano pesante sull’emergenza terrorismo, in questi giorni particolarmente. Non avrà forse a che fare con il fatto che, al netto degli americani che bombardano in difesa di terroristi e curdi, se per caso a Raqqa arrivano per primi siriani e russi, il vaso di Pandora della “Isis Entertainment&Terrorism Ltd” si spalanca con il suo cotè sgradevole di rapporti inconfessabili, finanziamenti, supporto e quant’altro? Il dubbio sovviene, perchè ieri, in perfetta contemporanea con la narrativa dell’islamofobia omicida di Finsbury Park, l’America è impazzita per questo,

    martellata da tutti i network: si tratta di Nabra Nassanem, 17enne uccisa domenica scorsa mentre stava recandosi in moschea a Sterling, in Virginia. Ad ucciderla a colpi di mazza da baseball, sarebbe stato il 22enne Darwin Martinez Torres, arrestato per omicidio. Immediatamente, il Council on American-Islamic Affair ha fatto partire la sua macchina della propaganda, sciorinando il dato in base al quale tra il 2015 e il 2016 le denunce per attacchi anti-islamici sono salite del 57%, mentre i crimini dell’odio contro i musulmani sono saliti del 44% nello stesso periodo. Ecco cosa è stata costretta a twittare la polizia di Fairfax,



    nella speranza di bloccare la propaganda sui media. Risultato? Zero, in un Paese di 320 milioni di abitanti e con una spiccata propensione verso violenza e omicidio, quello di Nabra DEVE per forza essere un crimine dell’islamofobia. Non importa che magari le dovesse dei soldi, avessero una storia finita male o che lui sia solo un pazzo che ha ammazzato la prima faccia che non gli piaceva per la strada: nonostante la polizia, il Paese intero ha sentito questa storia nei telegiornali per tutto il giorno, ancora e ancora.

    L’ordine di scuderia è questo: pompare contemporaneamente allarme terrorismo e criminalizzare il dissenso. Di quanto la battaglia per Raqqa sia elemento centrale nell’operazione, ne parliamo in un altro articolo. Per adesso, accontentatevi del terrorista con regolare porto d’armi. Per i pedofili con una corsia preferenziale nei concorsi da bidelli per asili e scuole elementari, a Parigi pare che stiano attrezzandosi. En marche! Verso il ridicolo. O l’inquietante, visti gli sviluppi politici e la promessa di leggi speciali.

    Bottarelli continua, ed io sono felice di aver aperto questo 3D
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #9
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    Predefinito Re: Non sappiamo chi sia, ma a suo nome non risulta nulla.

    Con il solito ritardo dei "ritardati" questa sera anche i servizi belgi si sono dati da fare e ora stanno strenuamente lottando con quelli inglesi e francesi per aggiudicarsi il mongolino d'oro degli attentati fasulli e ridicoli.
    L'unica notizia degna di nota, emersa dai servizi tv da Bruxelles è che in quel paese quando si raggiungono i 30 gradi scatta la possibilità, per chi lo vuole, di non recarsi al lavoro.
    I taru del Nord.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #10
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    Predefinito Re: Non sappiamo chi sia, ma a suo nome non risulta nulla.

    https://www.rischiocalcolato.it/2017...pro-putin.html

    Mentre guardavamo a Bruxelles, Trump trionfava in Georgia. E a Ryad scattava il ribaltone pro-Putin
    Di Mauro Bottarelli , il 21 giugno 2017 64 Comment


    Immagino che tutti voi abbiate fatto in tempo, prima di andare a dormire ieri sera, ad apprendere la notizia dell’attacco alla stazione centrale di Bruxelles, il cui esito – fortunatamente – è stato analogo a quello di Parigi: è morto solo l’attentatore. Anzi, è stato ucciso. Nei primi, concitati momenti del fatto, si sapevano soltanto due cose: l’uomo in questione avrebbe indossato una cintura esplosiva e l’area circostante la stazione era in lockdown totale, quasi una città fantasma. Poi è apparsa questa,

    una foto destinata a diventare iconica: un ragazzo guarda terrorizzato quella che sembra una pira umana. Terrore in Rete, tweets che si susseguono, condivisioni. Il Medio Oriente e le sue pratiche di morte sono sbarcati nella capitale d’Europa, proprio al cuore. Poi uno guarda meglio e, soprattutto, segue il flusso degli eventi attraverso polizia e media belgi e vede che, tanto per cambiare, qualcosa non torna. Primo, una cintura esplosiva non fa una fiammata tipo fuoco d’artificio di quel genere, semplicemente esplode, distruggendo tutto attorno a sé per un raggio di interesse che varia dalla carica innescata: lì la scena è assolutamente linda e intonsa, l’unica cosa che sembra vedersi è la figura di un uomo avvolto dalle fiamme: sembra la riedizione del finale di “Angeli e demoni”, con Ewan McGregor che si immola dentro San Pietro.

    Bene, quella che segue è la cronaca degli eventi come riportata stamattina dal sito di “Repubblica”. Eccola, letterale: “…Un uomo di circa 30, 35 anni ha provocato una deflagrazione all’interno della stazione centrale. Subito individuato e abbattuto dalle forze dell’ordine. Con sé, nella hall della Gare centrale, aveva esplosivo che ha fatto saltare ai piedi di una scalinata interna ma non è chiaro se fosse in una cintura o nascosto dentro un trolley. Non c’è stato nessun ferito tra i civili. La detonazione sarebbe avvenuta quando l’uomo ha capito di essere stato individuato dai militari che poi gli hanno sparato. L’esplosione (ma alcuni testimoni parlano di due deflagrazioni) ha provocato panico, scene di terrore e molto fumo. Secondo alcune fonti, l’uomo prima di innescare l’esplosione avrebbe inneggiato ad Allah. Secondo altri testimoni avrebbe anche urlato: “I jihadisti esistono ancora”. Il sistema radio televisivo del Belgio (Rtbf) ha anche parlato di una o due persone in fuga, ma non ci sono mai state conferme ufficiali”.

    Poi, tanto per capire il contesto in cui il tutto si stava svolgendo, a due giorni da Vertice europeo che sarà ospitato proprio a Bruxelles, ecco il resto: “La Procura federale procede per terrorismo. Fino a tarda sera, intorno alla mezzanotte e mezza, la polizia belga ha avvertito che all’interno della stazione si sarebbero potute verificare esplosioni controllate, come se gli uomini della sicurezza fossero alla ricerca di altri dispositivi. Forse anche sullo stesso corpo dell’uomo a terra che per ore è rimasto dentro la stazione per timore che un eventuale spostamento potesse provocare altre deflagrazioni. E poco prima della mezzanotte, secondo quanto riferisce la rete Vtm, gli artificieri avrebbero fatto brillare la sospetta cintura esplosiva. Poche parole anche dal portavoce della Procura federale, Eric Van der Sijpt: “Il responsabile è stato neutralizzato dai militari, non ci sono stati feriti civili. Procediamo per terrorismo. Non possiamo confermare se sia ancora vivo o morto, nè dove l’uomo sia”. Ma intanto Bruxelles si è paralizzata, bloccati treni, bus e metro, centro storico presidiato e spettrale”. E queste foto lo confermano, in maniera inquietante.






    Dunque, di cosa stiamo parlando? A livello investigativo e di allarme terrorismo, del nulla o poco più. Persino la procura farfuglia versioni poco credibili e al limite del discordante ma abbiamo due certezze: l’area è stata messa in sicurezza in tempo reale, blindata. Di fatto, in stato d’assedio. O d’emergenza, se preferite e volete una trasposizione chiara di cosa significhi in concreto ciò che Emmanuel Macron oggi pomeriggio chiedere all’Assemblea Nazionale, quando chiederà la proroga appunto dello stato di emergenza fino al 1 novembre. Chi ha intercettato l’uomo? E poi, come è morto? Gli hanno sparato o è deceduto per la fiammata che vediamo in fotografia? E’ lui il morto? Quando la procura dichiara alla stampa che “non possiamo confermare se sia ancora vivo o morto, nè dove l’uomo sia”, c’è poco da stare tranquilli.

    Seconda certezza, il messaggio è passato chiaro attraverso due immagini: la cintura esplosiva, la quale al 99% non è mai nemmeno esistita e l’angoscia dello stato d’assedio, della paura permanente che si sostanzia nel silenzio di strade deserte e presidiate da militari armati di tutto punto. Ansia, strisciante più nell’anima che nel corpo, tale da far dire al primo ministro che verranno prese misure di sicurezza aggiuntive. Come in Francia. Come in Gran Bretagna. Lo stato d’animo preferito dal Deep State. Già, perché non dimenticate che Bruxelles non è solo la sede delle istituzioni europee ma anche della NATO, che nella capitale belga ha inaugurato da poco una splendida nuova sede. Operativa.

    Insomma, abbiamo un allarme sostanziato dal nulla. O da una versione fumosa del nulla, riempita qua e là da teoremi o stracci di fattualità, giusti per essere rilanciati dai media. Mi ricorda qualcosa, mi ricorda il film “Sesso e potere” del 1997. Date un’occhiata anche voi.

    Sesso e potere – Bombardiere B3
    Wag the Dog Come simulare una guerra
    E cosa si sarebbe dovuto silenziare, tra Parigi e Bruxelles? Cosa doveva essere coperto dal frastuono dell’allarme terrorismo? Magari quanto sta accadendo in Siria, dove l’altolà di Vladimir Putin verso gli USA ha funzionato più di quanto sembri. Certo, in quello che pareva un atto di sfida, ieri un F-16 della coalizione ha abbattuto un drone iraniano armato ma, in contemporanea, l’Australia abbandonava del tutto le azioni militari per timore di “incidenti” con i jet russi, i quali sopra al Baltico arrivavano praticamente allo scontro frontale con gli americani, avvicinandosi a 5 metri l’uno dall’altro. Insomma, a Mosca questa volta non scherzano. E l’hanno detto chiaro e tondo: l’America non solo sta violando la sovranità siriana senza alcun diritto o mandato internazionale ma sta anche apertamente boicottando la lotta al terrorismo, supportando di fatto con le sue azioni l’Isis.

    Brutto messaggio che potrebbe passare in tv, non vi pare? E poi c’è la fotografia di copertina, ovvero il fatto che – nel silenzio tombale dei media, i quali però ci hanno stracciato i coglioni per settimane con le presidenziali USA dello scorso novembre – nella special election tenutasi ieri in Georgia, i Repubblicani hanno stravinto, facendo eleggere Karen Hendel a danno del candidato Democratico, T. Jonathan Ossoff. E che questo voto fosse di straordinaria importanza, lo dicono le cifre relative all’investimento che il partito Democratico ha posto in essere nella campagna elettorale rispetto ai Repubblicani:



    di fatto, la Georgia aveva valore nazionale, era un test sulla fiducia dell’America in Trump. E i Repubblicani hanno fatto meglio che in novembre. Non solo, a conferma di quanto il partito di Hillary Clinton e Barack Obama avesse scommesso su questa tornata non ci sono solo i 22 milioni spesi contro i 3 della candidata repubblicana ma anche il fatto che dei 23 milioni raccolti in totale da Ossoff, quelli giunti dalla California erano 9 volte superiori a quelli della Georgia stessa. Era voto vero e con valenza nazionale. E Trump ha stravinto.



    Meglio non farle sapere in giro queste cose, che dite? Come è meglio non fare sapere questo,


    ovvero che, guardando la lista dei donatori del McCain Institute, think tank del senatore neo-con e falco atlantista, si scopre che c’è molto in comune con quelli della Clinton Foundation, incluso George Soros, l’Arabia Saudita e la OCP, un’azienda marocchina a controllo statale che opera nel campo dei fosfati nel Sahara dell’Ovest e, incidentalmente, donatrice munifica anche della Clinton Global Initiative. Qualcuno, a Washington, ha deciso che – stante l’aria che tira – il potente senatore non è più inattaccabile?

    E di cambiamenti ne sono accaduti altri due, belli grossi, ieri. Mentre infatti i media rilanciavano gli allarmi di Parigi e Bruxelles, sempre a Washington i deputati repubblicani alla Camera dei Rappresentanti hanno mosso un’eccezione di costituzionalità alla legge che imponeva nuove sanzioni contro la Russia, passata la settimana scorsa al Senato con un bulgaro e bipartisan 98 a 2, di fatto bloccandone l’iter con un cavillo procedurale. Un qualcosa che, guarda caso, ha fatto saltare immediatamente i nervi ai Democratici, soprattutto al potente senatore dello Stato di New York e clintoniano di ferro, Chuck Schumer.

    Ecco le sue parole, contenute in un duro comunicato: “I Repubblicani alla Camera stanno considerando di usare una scusa procedurale per nascondere quanto in realtà stanno facendo sottobanco: ovvero, coprire un presidente che è stato troppo morbido con la Russia. Il Senato ha fatto passare quella legge con un forte voto bipartisan, mandando un messaggio potente e chiaro al presidente Trump riguardo al fatto che non deve ammorbidire il regime sanzionatorio verso Mosca”. Messaggio che qualcuno ha deciso di rigettare, a quanto pare. Non c’entrerà, forse, il fatto che cominciano a circolare dossier relativi a una vendita di uranio proprio ai russi che coinvolgerebbe in prima persona Hillary Clinton e l’attuale procuratore speciale per il Russiagate, quel Robert Mueller all’epoca dei fatti capo dell’FBI?

    Poi, restando in tema di cambiamenti, ecco il più importante. Con mossa assolutamente a sorpresa, il Re saudita Salman ha nominato principe della corona suo figlio 31enne, Mohammed bin Salman, rimuovendo da quel ruolo il potentissimo nipote, Mohammed bin-Nayef, 57enne zar dell’anti-terrorismo e dei servizi segreti sauditi, nonché alleato di ferro del Deep State a Washington. Essendo già a capo di difesa, economia e politiche petrolifere, di fatto con la nomina di stamattina bin Salman vede consolidato il suo potere pressoché assoluto: di fatto, la lotta intestina alla famiglia saudita è iniziata, tanto che i media USA parlano già di un “Game of Thrones” a Ryad, dai dubbi esiti finali.

    Una cosa è certa: lo scorso 30 maggio, lo stesso Mohammed bin Salman si è incontrato con Vladimir Putin, con il quale ha discusso di vari argomenti e, quasi per magia, la retorica bellica di Ryad verso il Qatar si è placata. Che il vecchio alleato di Washington sia sulla strada turca del ravvedimento e dell’avvicinamento a Mosca? Il ribaltone di potere accaduto in Arabia è senza precedenti, anche per le modaltà con cui è avvenuto. Qualcosa è accaduto, questo è chiaro. Ma i media non possono dirvelo, meglio terrorizzarvi un po’ col kamikaze in stile “Angeli e demoni”. Occhio, qualcosa si sta muovendo. Ed è pesantemente contro il Deep State. Quindi, aspettiamoci a breve delle contromosse. Di quelle davvero, davvero pesanti. Perché stanno perdendo la partita. E perché l’avanzata siriana e russa verso Raqqa e i suoi inconfessabili segreti sta proseguendo. Non sarà mica questa la reale motivazione di tutti questi attentati e di tutti questi sommovimenti politico-diplomatici?

    Peccato non vengano riportate le immagini.
    Ovviamente, come sempre, chi le vuole può andare sull'originale.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 

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