Intervento in senato sulla manovra finanziaria
della Sen. Adriana Poli Bortone
14 luglio 2010
Signora Presidente, intervengo come parlamentare cialtrone di «Io Sud», in difesa di un Mezzogiorno tagliato fuori dalla manovra. Come parlamentare eletta capolista del PdL nel 2008, quando ci si presentò agli italiani con un programma, con un patto, cioè con un foedus, con la scheda n. 5, che ho sempre qui con me presente nella quale si diceva: «Noi vogliamo un'Italia che finalmente superi attraverso un impegno straordinario il drammatico divario tra Nord e Sud, realizzando una politica che valorizzi la responsabilità dei territori e metta a frutto tutte le energie presenti nel Paese». E si declinava un piano decennale straordinario concordato con le Regioni per il potenziamento di porti, reti stradali ed autostradali, creazione di zone e porti franchi, addirittura leggi-obiettivo speciali, concentrate sul turismo, beni culturali, agroalimentare, risorse idriche, logistiche, infrastrutture, poli di eccellenza per la ricerca e l'innovazione, realizzazione di un piano strategico di riconversione dell'industria chimica pesante, pieno e tempestivo utilizzo dei fondi comunitari, realizzazione della Banca del Sud. Ma a questo dedicheremo poi un capitolo a parte se e quando dovesse arrivare.
Ebbene, questo patto avevo sottoscritto con gli italiani, con questa scheda n. 5 dell'obiettivo Mezzogiorno. Ho creduto all'epoca a quel patto, ma è stato tradito, non da me: è stato tradito da chi pensava di averlo sottoscritto con gli italiani. Quindi, se qualcuno si deve dimettere come qualche collega meridionale del PdL dice, non sono certamente io, che non ho tradito il patto, ma sono gli altri che non lo hanno rispettato.
È cominciata da subito l'espropriazione sistematica delle risorse per il Meridione, a partire dal decreto-legge n. 112 del 2008, dall'utilizzo dei FAS per le quote latte e per l'Alitalia, dal blocco di tutte le risorse presso il CIPE che avrebbero dovuto essere destinate al Mezzogiorno d'Italia. Oggi con questa manovra, che si continua a ripetere essere in linea con la volontà dell'Europa, di fatto si attua solo la volontà del Governo di dividere l'Italia, contro la volontà vera dell'Europa che, se ricordo bene da ex parlamentare europeo, è quella di finanziare le politiche di coesione, di raggiungere l'obiettivo convergenza, di consentire cioè che le regioni meno sviluppate si mettano al passo con quelle più avanzate. Con questo obiettivo la manovra in esame non ha nulla a che vedere. Ed è proprio per questo che la componente «Io Sud» del Gruppo delle Autonomie, con gli amici dell'UDC e gli altri colleghi che vorranno farlo insieme con noi, si rivolgerà proprio alle istituzioni europee, sollevando il problema dell'aumento del divario tra regioni italiane.
Partita questa manovra con la pretesa del rigore e dei sacrifici per tutti, alla fine ha rappresentato una sorta di cavallo di Troia per far passare con emendamenti blindati provvedimenti su cui il Parlamento avrebbe voluto semplicemente esprimersi. Penso al sistema pensionistico, piuttosto che alla riforma dell'autotrasporto. Questa manovra era partita con i grandi tagli che si sarebbero dovuti fare alla politica e si è immediatamente arresa alla richiesta - o meglio alla volontà determinata - della Lega di non tagliare neanche le province; altro che Carta delle autonomie! Ci si è bendati gli occhi di fronte alla nostra richiesta non tanto di sopprimere un Ministero dell'agricoltura, teoricamente già soppresso per referendum per tre volte dagli italiani, quanto piuttosto alcune delle tante società pullulate negli ultimi anni, circa una quindicina, con tanto di consigli di amministrazione e con la conseguente polverizzazione di centri di spesa assolutamente fuori controllo.
È una manovra che non esito a definire sprezzante anche solo nella forma. Penso all'articolo 4 intitolato impropriamente «Modernizzazione dei pagamenti effettuati dalle pubbliche amministrazioni», che contiene invece la mininaia e qualche milione di euro, non so se per le celebrazioni dell'unità d'Italia o per la secessione e la celebrazione della neonata Padania; o ancora l'articolo 15 nel quale sotto la voce «Pedaggiamento della rete autostradale ANAS», si prorogano le concessioni di grandi derivazioni d'acqua per ben sette anni e a condizioni assolutamente immutate.
E in tutto questo ed altro ancora il Mezzogiorno dov'è? Si prorogano pesantissimi sgravi alla città di Asti, (ma non è assistenzialismo, naturalmente!) per l'alluvione del 1994. E poi non si ha voglia neanche di riconoscere lo stato di crisi per calamità atmosferiche a qualche regione che ha il semplice torto di trovarsi nel Mezzogiorno d'Italia. E addirittura, da parte di Governo e maggioranza, si soffre tanto per concedere agli abruzzesi la sospensione, o meglio lo slittamento dei versamenti tributari solo fino al 31 dicembre 2010. È una manovra che rappresenta una vera e propria beffa per i meridionali, a meno che qualcuno non pensi di far passare per interventi di favore per il Mezzogiorno l'aver inserito - niente di meno - l'acquisto del famigerato termovalorizzatore di Acerra, concedendo di poterlo acquistare con fondi regionali FAS.
Poi qualcuno ci spiegherà che urgenza c'è di far acquistare alla Regione Campania il termovalorizzatore di un privato; o che senso ha aver scelto, tempo addietro, di concedere 500 milioni di euro per il dissesto di Catania senza avere pensato che forse un analogo provvedimento ci sarebbe potuto essere anche per il dissesto della città di Taranto.
Ma la beffa continua con l'articolo 40, intitolato «Fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno» dove, con un'ingerenza notevole dello Stato sulle autonomie, si concede, si fa per dire, alle Regioni del Sud di potere nientemeno azzerare l'IRAP con una legge regionale, bontà del Governo. Ma non sappiamo che ci sono i commissariamenti per la sanità e che almeno quattro Regioni sono obbligate per legge dello Stato ad aumentare le tasse? E laddove dovessero azzerare l'IRAP con quali entrate dovrebbero provvedere a tentare di garantire i servizi ai cittadini? Bene fanno le Regioni a protestare con decisione, ancor più le Regioni meridionali, penso alla mia Puglia, che ha una sola certezza: un taglio di 287 milioni nel 2011, di 422 nel 2012 e addirittura di 597 nel 2013; e dovrebbe anche, bontà vostra, azzerare l'IRAP? Così vivremmo, come si dice dalle mie parti, di sole, di mare e di vento.
L'articolo 46, intitolato «Rifinanziamento del fondo infrastrutture» mi aveva fatto sperare, perché pensavo si trattasse della famosa perequazione infrastrutturale del Mezzogiorno. Invece no, tutto e subito messo in chiaro: per i 635 milioni recuperati dai mutui della Cassa depositi e prestiti c'è una priorità chiaramente indicata con nome, cognome e indirizzo: 400 milioni di questo finanziamento sono per il MOSE, che notoriamente non è nel Mezzogiorno d'Italia ma nella laguna veneta, il resto chissà. Ma sì, tanto le imprese del Sud si dice che non funzionano, che non sanno andare avanti, che rubano, ed è noto, infatti, che il ponte sullo Stretto di Messina sarà realizzato da Impregilo, notoriamente con sede nel Mezzogiorno d'Italia. Così come meridionali sono certamente le imprese che da anni stanno tentando di costruire la Salerno-Reggio Calabria. Il Sud, quindi, non ha priorità.
L'articolo 41 è poi titolato: «Regime fiscale di attrazione europea»: una bella cosa veramente, investimenti nel Mezzogiorno. A fronte di piccole e medie imprese, di aziende agricole meridionali, dunque italiane, che chiudono, perché non riescono a sopportare un pesante regime di imposizioni fiscali, un costo del lavoro eccessivamente alto rispetto agli scarni profitti, o che vengono addirittura vendute all'asta dalla usuraia Equitalia, si prevede di applicare alle imprese residenti in uno Stato membro dell'Unione europea che, bontà loro, vogliono investire da noi, la normativa tributaria vigente in quegli Stati. Per cui loro pagheranno, se mai, il 9 per cento e le nostre aziende italiane e meridionali continueranno a pagare il 20, il 30 per cento, e naturalmente tutto quello che richiederà lo Stato italiano. Beh, nella mia lingua cialtrona questo si chiama concorrenza sleale; altro che attrazione di investimenti!
Ma il massimo della beffa o forse, diciamolo come va detto, del disprezzo nei riguardi del Mezzogiorno l'avete mostrato quando avete costretto il relatore, (perché mi rifiuto di credere che Azzollini, il mio amico molfettese, lo abbia potuto fare sua sponte visto che è dichiaratamente e orgogliosamente terrone come me) a presentare l'emendamento sulle quote‑latte, nientemeno che come articolo 40-bis, cioè quello che doveva venire a seguito degli interventi per il Mezzogiorno. Veramente un disprezzo totale: fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno ed emendamento per le quote-latte. Avete poi bocciato per un voto, colleghi meridionali di maggioranza, una richiesta sacrosanta e legittima degli agricoltori meridionali, che chiedono soltanto conteggi corretti e veritieri da parte della previdenza sociale per poter procedere alla rateizzazione del loro debito per il pagamento dei contributi agricoli unificati. (Applausi del Gruppo PD e del senatore D'Alia).
Ebbene, avete detto no a chi chiede di rientrare nella legalità. Avete detto un abbondante sì a chi continua ad evadere e a infischiarsene della legalità, dell'Europa, delle condizioni complessive dell'Italia. Ma certo: tutto regge, tutto ha una sua logica anche se, per me, è una logica perversa.
Il figlio del ministro Bossi, nel suo comizio, aveva reso nota la promessa del papà sulle quote latte. Pacta sunt servanda e, infatti, l'ex ministro Zaia si è precipitato in Senato per garantire che l'emendamento potesse passare. Avrà avuto certamente qualche sua buona ragione. Ieri sera un collega della Lega, nel suo intervento, è stato onesto e chiaro nel ricordare che la Lega è nata con una missione precisa, alla quale non intende rinunciare. Ho annotato le sue parole ed egli ribadiva che tale missione era di raggiungere la libertà e l'indipendenza della Padania. Egli ha ricordato, per analogia con il Nord Italia, le vicende della Scozia, ritenendo normale e legittimo l'insediamento dei Ministeri a Milano piuttosto che a Torino. E pacta sunt servanda. Dunque, se le parole hanno un senso, questa manovra è dichiaratamente secessionista perché rappresenta un percorso chiaramente tracciato dal Governo, dal decreto-legge n. 112 del 1998, già ricordato, alla legge n. 42 del 2009, fino all'esproprio delle risorse finalizzate al Sud e all'uso improprio dei fondi europei per le politiche di coesione. Tutto tiene, ma tiene in un disegno politico che nulla ha a che vedere con la tanto proclamata e celebrata unità d'Italia.
È proprio per tutto questo che è nata la componente «Io Sud»: non certo per agevolare la secessione ma per riacquistare, da italiani, l'orgoglio meridionale. Porteremo noi in Europa questo comportamento assurdo e antiunitario dell'Italia e lasceremo a voi la responsabilità, nei riguardi degli italiani tutti e degli italiani meridionali in particolare, di votare una manovra che, se avessi voluto usare un linguaggio pesante ma ormai in voga, avrei potuto definire cialtrona. Preferisco, però, definirla semplicemente secessionista e antitaliana e chiedere ai colleghi tutti di esercitare nel voto quella libertà ancora teoricamente consentita agli eletti. Sentitevi eletti e non nominati: rappresentiamo l'Italia e, nell'Italia, i nostri territori e le ansie delle nostre genti. Riacquistiamo, con un voto libero e onesto, la nostra dignità di parlamentari.
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