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    Predefinito L'analisi del voto: ha perso soltanto la sinistra

    L'analisi del voto: ha perso soltanto la sinistra

    La radiografia del voto certifica: "L'unica forza col bilancio in perdita è il centrosinistra. Centrodestra attore dominante"


    Chiara Sarra - Lun, 26/06/2017 - 19:03
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    Ha perso soltanto il centrosinistra. Checchè ne dica Matteo Renzi, infatti, l'analisi dei flussi di voto ai ballottaggi di ieri certifica quello che già si intuiva.




    A fornire la "radiografia" delle urne è l'Istituto Cattaneo, secondo cui "il quadro dei ballottaggi mostra chiaramente che l'unica forza politica con un bilancio in perdita nei comuni al ballottaggio è il centrosinistra", mentre il centrodestra si è rivelato "attore dominante, risultando vincente quasi in un comune su due".

    "Il centrosinistra, nelle sue varie composizioni e combinazioni, esprimeva il sindaco in 64 comuni su 110, pari al 58,2% del totale, mentre oggi ne controlla soltanto 34", spega l'Istituto, "In pratica, i comuni con sindaco di centrosinistra si sono quasi dimezzati. Sono cresciuti sensibilmente, invece, i comuni amministrati dal centrodestra: erano 32 prima delle elezioni e oggi sono 53 (con un crescita, in termini percentuali, di quasi 20 punti). Anche le liste civiche, o indipendenti, hanno aumentato il numero di comuni amministrati, passando da 12 a 15, e cioè dal 10,9% al 13,6%".

    Saldo positivo anche per il M5S: "Nel 2012 era risultato vincente soltanto in due comuni (Parma e Mira), mentre oggi amministra 8 municipalità (passando, in termini percentuali, dal 10,9 al 13,6)", sottolinea l'istituto, "Questo fenomeno segnala una certa difficoltà del Partito democratico e dei suoi alleati di centrosinistra nell'affrontare la sfida del ballottaggio".

    Il dato resta simile anche limitandosi a considerare i Comuni sopra i 15mila abitanti: "Alla fine dell'intero processo elettorale il centrodestra ha sorpassato il centrosinistra nell'amministrazione dei comuni superiori ai 15 mila abitanti al voto. Lo schieramento guidato dal Pd era in controllo di 90 comuni prima delle elezioni e oggi si ferma a 62: una perdita di 32 comuni che corrisponde a 15 punti percentuali sul totale (dal 56,6 al 39%). Al contrario, il centrodestra fa un balzo in avanti conquistando 20 comuni: ne amministrava 51 prima del voto e ora esprime la giunta di 70 municipalità".

    Infine, per quanto riguarda il Pd, l'Istituto Cattaneo rileva come "il tradizionale radicamento del centrosinistra nei comuni del Centro-nord sembra essere del tutto scomparso. Seppur con segni di crescente cedimento, soltanto in Toscana continua a prevalere un orientamento dei comuni verso il centrosinistra. Di elezione in elezione, con tassi crescenti di astensionismo e con sempre più frequenti cambi di maggioranza, il cuore rosso dell'Italia centrale ha ormai smesso di battere a favore unicamente del centrosinistra".
    L'analisi del voto: ha perso soltanto la sinistra - IlGiornale.it

    e l'istituto cerca di parare il culo al buffone quando parla della toscana. perchè, CARRARA, PISTOIA LIVORNO, AREZZO, GROSSETO, LUCCA AL 50% DI QUALE REGIONE SONO? gli rimangono pisa, siena e firenze.. di che straparlano?

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  2. #2
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    Predefinito Re: L'analisi del voto: ha perso soltanto la sinistra

    ecco la smentita dei NUMERI all'istituto Cattaneo, che cerca di parare le terga a renzi a casa sua:

    In Toscana la sinistra riesce a conservare Lucca ma perde Pistoia che amministrava dal 1946. Una sconfitta dalle proporzioni enormi se si considera che al primo turno il sindaco uscente Samuele Bertinelli (Pd, Verdi e altre 7 liste civiche) aveva ottenuto il 37,5% contro il 26,7% del candidato di centrodestra Alessandro Tomasi (Forza Italia-Centristi, Lega Nord, FdI-An e una lista civica). Al ballottaggio la situazione si è ribaltata e Tomasi, esponente di Fratelli d’Italia, ha vinto con il 54,3% a fronte di un 45,7% ottenuto da Bertinelli.

    Carrara, invece, cade dopo 71 anni per mano del candidato del Movimento Cinquestelle Francesco De Pasquale che ha sconfitto lo sfidante Andrea Zanetti (Pd, Psi, Pri e due liste civiche) 65,6% a 34,4%. Il primo turno aveva visto il candidato grillino prevalere su quello di centrosinistra 27,3% a 25,3%. Alla fine di queste amministrative la Toscana si sveglia sempre meno rossa. Su 11 capoluoghi solo 5 sono governati dal Pd, mentre 3 sono guidati dai Cinquestelle (Livorno, Massa e Carrara) e 3 sono in mano al centrodestra (Pistoia, Grosseto e Arezzo). Inoltre brucia ancora la sconfitta subita due settimane fa a Rignano sull’Arno, paese natale del segretario del Pd, dalla candidata renziana a favore dell’ex sindaco dissidente.

    e questa sarebbe la Toscana che tiene, Istituto Cattaneo??

    ma vergognatevi !!!

  3. #3
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    Predefinito Re: L'analisi del voto: ha perso soltanto la sinistra

    Amministrative, non è una vittoria del centrodestra, è una disfatta del Pd - Linkiesta.it

    Inutile girarci intorno. La tornata delle amministrative ci consegna l'idea che gli elettori facciano di tutto pur di NON votare Pd, anche nelle sue roccaforti storiche. È sfiducia, generalizzata, nel centrosinistra

    Non succede spesso in Italia che una tornata elettorale si concluda con risultati tanto netti da decretare in modo incontrovertibile la sconfitta di una parte politica e la vittoria di un'altra. C'è sempre un dato marginale a cui appigliarsi, un ragionamento, un “però” a cui appendere un'altra visione dei dati. Persino nel 2016, con Roma e Torino conquistate dal M5S, la sinistra trovò il modo di arrampicarsi sugli specchi sostenendo che il saldo complessivo dei Comuni alle urne dava comunque indicazioni in suo favore. Stavolta no. Stavolta il giudizio degli elettori è tagliato col coltello e non consente equilibrismi: il Pd perde in tutte le sue molteplici versioni. Perde il Pd vecchio stile di Genova; perde il Pd nuovo, renziano, dell'Aquila; perde il Pd “storico” di Sesto San Giovanni; perde il Pd del Sud e quello del Nord, e non c'è un numero, un sindaco, una situazione locale che offra riparo alla sensazione di un collettivo atto di ostilità dell'elettorato, che travalica di molto i soliti problemi delle amministrative: la scelta di un candidato sbagliato, liste fragili, errori di precedenti gestioni, il peso di disavventure nazionali, le banche, gli scandali, la crisi.

    La vittoria del Centrodestra è plateale e incoraggia un'ambizione che sembrava fino a pochi mesi fa sepolta, cioè la tentazione di giocarsi le prossime politiche per vincere e non solo per portare in Parlamento un numero di deputati sufficiente a puntellare una stagione di larghe intese. La coalizione Fi-Lega-Fdi prevale ovunque tranne che – per paradosso – nella roccaforte a trazione leghista di Padova, dove i pasticci del sindaco-sceriffo uscente Massimo Bitonci conducono a un'inattesa vittoria l'imprenditore Sergio Giordani, sostenuto dalla sinistra ma con un curriculum “civico” che gli ha consentito di fare alleanze con spezzoni della destra (compresi i due ex-assessori che fecero cadere Bitonci). Difficile dire se il risultato sia stato influenzato dall'operazione-simpatia condotta verso l'elettorato grillino. In ogni caso i numeri stanno lì, e inghiottono all'improvviso l'illusione – a lungo coltivata dal Pd di Renzi – che il campo del centrodestra fosse vuoto, facilmente contendibile se non liberamente “razziabile”.


    Stavolta il giudizio degli elettori è tagliato col coltello e non consente equilibrismi: il Pd perde in tutte le sue molteplici versioni. Attribuire per intero a Matteo Renzi la Caporetto del 25 giugno sarebbe fuorviante. Si ha la sensazione che i candidati del Pd siano stati affondati da un sentimento di insofferenza e di antipatia più largo e più profondo
    Tutta l'ultima stagione politica italiana è stata fortemente condizionata da questa illusione e dall'idea che il nuovo bipolarismo si giocasse sullo scontro Pd-Cinque Stelle, con il centrodestra nella posizione di comprimario e di “donatore di sangue”. La stessa figura di Matteo Renzi è approdata allo status di leader cavalcando la suggestione di un possibile Partito della Nazione, capace di coinvolgere e mischiare insieme elettorati fino a ieri ostili in nome della diga contro i barbari. Gli strappi non indifferenti dell'ex premier sul terreno dell'economia, del lavoro, dell'immigrazione, della sicurezza, sono tutti legati a questa strategia, così come l'abbandono in autostrada dei dinosauri della “Ditta”, ritenuti ostacoli al travaso di voti. Bene, l'operazione è fallita. Il momento magico della mobilità e della grande migrazione elettorale c'è stato – le Europee del 2014 – ma si è chiuso lì. Da allora non si è verificata una sola chiamata alle urne che abbia sostenuto questa suggestione, ed è inutile chiedersi se l'occasione sia stata sprecata per insufficienza del capo (probabile) o per il rapido mutare del contesto. Di certo non è ripetibile.

    Ma attribuire per intero a Matteo Renzi la Caporetto del 25 giugno sarebbe fuorviante. Oltre le sue responsabilità generali – il leader di un partito è sempre in qualche modo responsabile dei risultati elettorali – si ha la sensazione che i candidati del Pd siano stati affondati da un sentimento di insofferenza e di antipatia più largo e più profondo, che l'istinto di gran parte dell'elettorato sia diventato quello di punire i Democratici in genere scegliendo comunque i loro avversari: il “No” quando i Democratici indicano il Sì, il Cinque Stelle quando c'è il Cinque Stelle, la destra quando c'è la destra.

    «Le amministrative sono un'altra cosa rispetto alle politiche», ha scritto su Fb Renzi nel suo primo commento a caldo. Chissà se ci crede davvero o se è solo un modo per esorcizzare il fantasma he dalle ultime elezioni francesi aleggia sui partiti tradizionali del socialismo europeo: un destino alla Benoit Hamon, la repentina marginalizzazione dopo un secolo di protagonismo assoluto, il crollo improvviso, apparentemente senza un perché. Anche quella francese era una Ditta forte ed estremamente radicata nell'opinione pubblica (parente stretta, tra l'altro, della sinistra italiana per relazioni storiche e linee d'azione) e anche quella ha giocato tutte le sue carte sul voto contro gli “impresentabili” del Fn, scommettendo sul classico “o noi o loro”, salvo poi venire travolta da un treno che proveniva da tutt'altra direzione e che non aveva minimamente considerato. A Parigi l'ospite inatteso è stato il nuovo En Marche! del giovanissimo Emmanuel Macron; qui da noi, dove le novità sono più rare, potrebbe essere il solito centrodestra del solitissimo Silvio Berlusconi.
    Nessuna lealtà è dovuta ad un traditore

  4. #4
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    Predefinito Re: L'analisi del voto: ha perso soltanto la sinistra


    SVICOLONE

    ma ogni tanto dormi, mangi, vai in bagno? o passi tutto il giorno, tutti i giorni a scrivere puttanate sul forum? ma a te chi ti mantiene?
    Dobbiamo difendere i nostri valori, solo che spesso non ricordiamo quali siano questi valori

  5. #5
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    Predefinito Re: L'analisi del voto: ha perso soltanto la sinistra

    Citazione Originariamente Scritto da cireno Visualizza Messaggio

    SVICOLONE

    ma ogni tanto dormi, mangi, vai in bagno? o passi tutto il giorno, tutti i giorni a scrivere puttanate sul forum? ma a te chi ti mantiene?
    primo: io lavoro servetto piddino, mica sono un pensionato come te, che non fai un cazzo da mattina a sera tranne leccaculkare il tuo pd.

    secondo: una risposta nel merito, mai, vero compagno? ti brucia il culetto?
    sei in overdose di maloox?

    succede , a leccaculare il pd.

  6. #6
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    Predefinito Re: L'analisi del voto: ha perso soltanto la sinistra

    Tranne che a Padova , dove c'è stata la solta faida nel centro destra fra Lega da un lato , ex di FI e AN dall'altro.Da n otare l'esilarante vicenda del NCD , con il suo esponente Saia , che , indovinate con chi ha partecipato alle elezioni ?

  7. #7
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    Predefinito Re: L'analisi del voto: ha perso soltanto la sinistra

    beh, se i grilletti pensano di avere vinto, buon per loro.
    il mio caimano nero piangendo mi confidò
    che non approvava il progetto del metrò

  8. #8
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    Predefinito Re: L'analisi del voto: ha perso soltanto la sinistra

    Nessuna lealtà è dovuta ad un traditore

  9. #9
    Super Troll
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    Predefinito Re: L'analisi del voto: ha perso soltanto la sinistra

    Comunali 2017: il PD affonda, vince il centro destra, bene il M5S

    I risultati dei ballottaggi per le elezioni amministrative in 111 comuni italiani hanno evidenziato un solo grande sconfitto: Matteo Renzi ed il PD. In tutte le città chiave il partito dell’ex premier ha riportato cocenti sconfitte. Ad approfittarne è il centro destra che non vinceva una tornata elettorale da diversi anni.

    A Genova ha vinto Marco Bucci a cui ha fatto compagnia Petracchini che è il nuovo sindaco di La Spezia, entrambi del centro destra. Genova è una piazza storica della sinistra italiana e rappresenta una sconfitta cocente. A Parma si conferma Federico Pizzarotti ex Movimento Cinque Stelle che si è presentato con una lista civica.



    Detto delle vittorie del centro destra a L’Aquila e Catanzaro c’è da registrare il primo sindaco non di sinistra della città di Pistoia. E’ Alessandro Tomasi il primo sindaco dal dopo guerra a non appartenere a formazioni di estrazione comunista e/o socialista. Un’altra sconfitta storica è quella di Carrara e in questo caso ad approfittarne è il Movimento Cinque Stelle con Francesco De Pasquale.

    Il movimento dei grillini si è aggiudicato anche la poltrona di primo cittadino di Fabriano, Ardea e Guidonia. Quest’ultima è la terza città del Lazio ed è una cartina di tornasole importante anche per Virginia Raggi che evidentemente ha più credito di quanto le attribuiscano i media.

    Matteo Renzi, dopo aver ribadito che le amministrative non sono le politiche, ha ammesso che poteva andare meglio e che il risultato complessivo non è un granchè, “Ci fanno male alcune sconfitte a cominciare da Genova e L’Aquila”. Positivo anche il commento di Luigi di Maio che parla di otto vittorie su dieci ballottaggi in cui era presente, da solo, il Movimento Cinque Stelle. Renato Brunetta parla di vittoria tranquilla e straordinaria in tutta Italia ed eclatante a Genova.

    Paradossale il caso di Trapani dove c’era un solo candidato, Piero Savona del PD, che non è stato eletto perché non si è raggiunto il 50% del quorum necessario all’elezione. I trapanesi hanno preferito un commissario all’unico candidato.
    Nessuna lealtà è dovuta ad un traditore

 

 

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