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    Arrow Movimento democratici e progressisti: si lancia la sfida a Renzi


    Movimento democratici e progressisti: si lancia la sfida a Renzi
    A distanza di due settimane dall’incontro del Teatro Brancaccio promosso da Anna Falcone e Tommaso Montanari, sabato 1 luglio si replica. Questa volta, ad incontrarsi nella cornice di Piazza Santi Apostoli a Roma è la sinistra di Campo progressista e Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista. Quella di sabato sarà l’occasione di ritrovo per le cosiddette “Officine delle idee”; gli incubatori politici radicati a livello territoriale creati lo scorso 11 marzo; quando venne lanciato il progetto dall’ex sindaco di Milano.
    Movimento democratici e progressisti: alleanze possibili

    A fare da sfondo alla manifestazione, l’intensificarsi del dibattito all’interno dell’area del centrosinistra sul tema alleanze. Un dibattito che vede la tensione salire dopo il doppio turno di elezioni amministrative, con il netto calo del centrosinistra a favore del centrodestra.
    In questi mesi la figura di Giuliano Pisapia è stata additata come quella di un possibile federatore di una nuova lista di centrosinistra; un’unione larga delle forze progressiste alternative a Renzi. Questa, è stata sin da subito l’idea di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista. Il partito guidato da Roberto Speranza ha sin dal primo momento aderito al progetto. Mdp sarà dunque presente a Piazza Santi Apostoli a sostegno di Pisapia.
    Nelle ultime ore, la strada verso la coalizione di centrosinistra si è fatta sempre più accidentata. Dopo i ballottaggi di domenica scorsa, Matteo Renzi ha escluso qualsiasi idea di larga coalizione. Glaciali le sue parole di lunedì nel corso di Ore Nove, la rassegna stampa mattutina dei dem: “Lo schema di Pisapia, di Prodi e di tanti altri era chiaro; facciamo una coalizione larga e con quella vinciamo. Ma non ha funzionato. Genova sta lì a dimostrarlo; ha dimostrato anche che se metti uno di Mdp come candidato il voto borderline va a destra”.
    Cambio di rotta quindi. Dopo gli ammiccamenti alcune settimane fa, Renzi chiude la porta a Pisapia.
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    Movimento democratici e progressisti: si guarda a sinistra

    Sul versante opposto, quello della “sinistra-sinistra”, la riunione del Brancaccio aveva palesato una certa insofferenza nei confronti di Pisapia ed Mdp. Significativi di quella giornata rimangono i fischi a Miguel Gotor; bersaniano presente alla manifestazione che aveva come principali sponsor Sinistra Italiana e Possibile.
    Non una bella accoglienza dunque per i supporters di Pisapia. Ma qualcosa potrebbe cambiare alla luce della chiusura renziana. Lo stop impresso da Renzi ad un possibile accordo fra il PD e Campo Progressista potrebbe spingere quest’ultimo verso un accordo con il popolo radunato dalla Falcone e da Montanari.
    In sostanza, un riavvicinamento al gruppo costituito da Sinistra Italiana e da Possibile, guidato da Pippo Civati. D’altronde, proprio Civati, nel corso dell’assemblea al Brancaccio, si era cimentato nel ruolo di pontiere fra la sinistra più intransigente e la proposta di Campo Progressista ed Mdp.  “Dobbiamo dialogare anche con chi in questi anni ha fatto qualche cazzata. I nostri nemici non cerchiamoli nelle nostre più immediate vicinanze”, disse il segretario di Possibile in quell’occasione.
    Movimento democratici e progressisti: “Nessuno escluso”

    “Nessuno escluso”. Questo lo slogan della manifestazione di sabato che vedrà in prima fila gli uomini di Pisapia e di Mdp. Uno slogan che è anche un chiaro messaggio di apertura. Un’apertura che arriva proprio dal deputato di Mdp Arturo Scotto.
    Contattato da Termometro Politico, Scotto ha precisato: “A sinistra come è ovvio c’è dibattito. Non mi piacciono le analisi del sangue verso nessuno; in qualche passaggio degli interventi del Brancaccio emergeva questo. Non si deve fare a gara tra chi è più puro. Occorre trovare un minimo comune denominatore sul programma; anche con chi era in quel teatro. La sfida è grande; costruire una sinistra di governo in grado di avere la forza per imporre un’agenda fondata su lavoro e diritti”.
    Riguardo alla notizia che era trapelata alcuni giorni fa di una possibile confluenza di Mdp in Campo Progressista, Arturo Scotto fugge ogni dubbio: “Ipotesi di scioglimento non sono all’ordine del giorno. Mdp ha raccolto energie vere; di persone che da anni non facevano più politica e che domandavano un tetto, un luogo dove fare militanza ed elaborare idee. Nessuno di noi ha mai immaginato che fosse autosufficiente. Piuttosto la start-up di una forza politica più grande e inclusiva della sinistra. Lavoriamo a questo”.
    La manifestazione di Campo Progressista è dunque un invito al dialogo. Una proposta ai tanti nel centrosinistra, in particolare nel PD, che in questi giorni hanno dimostrato insofferenza nei confronti della linea renziana. Si pensi al ministro Dario Franceschini, che riguardo alle comunali ha twittato che “qualcosa non ha funzionato”, ricevendo i rimproveri dei renziani. Ma si pensi anche a Walter Veltroni, che non ha risparmiato critiche al PD, paragonandolo alla vecchia Margherita.
    Movimento democratici e progressisti: c’è anche Orlando

    ? Enrico Rossi, presidente della Toscana tra i fondatori di Mdp, che, nella giornata di mercoledì 28, apre proprio a loro via Facebook: “Noi li aspettiamo in Articolo Uno e sabato a Roma”. Quel che è certo, è che sabato, a Roma, oltre a Mdp e al Centro Democratico di Bruno Tabacci ci sarà anche Andrea Orlando, esponente della minoranza PD. Si allontanerà dunque dalle riunioni dei circoli del PD; indette proprio per le giornate di sabato 1 e domenica 2 luglio.
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    Movimento democratici e progressisti: i giovani MoDemPro

    Intanto è Mdp che si sta mobilitando maggiormente per la manifestazione di sabato, nell’ottica di un nuovo centrosinistra. Il movimento di Speranza, Scotto e Rossi appare dinamico anche a livello giovanile. Nella giornata del 23 giugno scorso, Articolo Uno ha lanciato infatti un documento destinato ai giovani tra i 14 e i 30 anni. In due giorni, l’appello ha riscosso quasi 700 firme di under 30 da tutta Italia.
    Raggiunto da Termometro Politico, Andrea Quaresimin, responsabile per il Veneto dei Giovani Articolo UNO – Mdp , ha sostenuto: “l’obiettivo di questo documento è dare un segnale forte da cui la sinistra deve ripartire. Questo manifesto è infatti la prova che ci sono tantissimi under 30 in giro per l’Italia animati dalla passione per la cosa pubblica e intenzionati ad essere membri attivi di una politica progressista e inclusiva”.
    Nello specifico, il documento si presenta come un’analisi critica dell’odierna società e della precaria condizione dei giovani italiani. Si legge: “Noi –  i giovani –  viviamo la dimensione della precarietà e dell’assenza di certezze come la regola; come una condizione esistenziale e ontologica apparentemente priva di soluzione. Allo stesso tempo, gli spazi di partecipazione e di iniziativa politica sono franati e ora sono tutti da ricostruire”.
    A questo, Quaresimin aggiunge: “Vogliamo reagire e diventare i veri protagonisti di una rigenerazione della sinistra; di un’Italia europeista, capace di attuare i valori della Costituzione repubblicana”. Sabato, il battesimo di questa sinistra con la manifestazione indetta per le ore 16.30. Un momento di prove generali, nel quale si testerà effettivamente, per la prima volta, il peso popolare di questo Campo Progressista.
    Federico Gonzato

    Scritto da: Redazione
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  2. #2
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    Predefinito Re: Movimento democratici e progressisti: si lancia la sfida a Renzi

    Ma mi chiedo, come mai questo trambusto e clamore per un partitucolo che verrà affossato alle elezioni? Pisapia deve avere dei potenti finanziatori per essere così ben raccomandato e pubblicizzato.

    Inviato dal mio SM-G355HN utilizzando Tapatalk
    Venezuela e Zimbabwe nei nostri cuori!

  3. #3
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    Predefinito Re: Movimento democratici e progressisti: si lancia la sfida a Renzi

    sollevazione: DI PISAPIA E ALTRE NULLITÀ di Riccardo Achilli*

    DI PISAPIA E ALTRE NULLITÀ di Riccardo Achilli*

    [ 3 luglio 2017 ]

    Volentieri pubblichiamo questo intervento di Riccardo Achilli, responsabile economia di Risorgimento Socialista e membro della Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN).

    Ci sarebbe veramente molto poco da dire sull’happening odierno di Piazza Santi Apostoli. Si è trattato in buona sostanza di un evento di riorganizzazione delle macerie della Sinistra Dem e della componente Popolar-democristiana del Pd, maciullate dal renzismo ma, più di tutto, dalla loro assoluta inadeguatezza storica nell’interpretare la fase e dal grave livello di compromissione dei loro dirigenti, che hanno rappresentato il passaggio liberista, nascosto da finto progressismo, del Pd che ha sostenuto il Governo Monti, la legge-Fornero, che non ha combattuto, preferendo uscire dall’Aula, il Jobs Act.

    Casi umani, quasi di interesse psichiatrico, di personaggi oramai senza popolo (la microscopica piazza Santi Apostoli era piena perlopiù di esponenti e militanti di professione del ceto politico targato Sinistra Dem, rimasti dentro il Pd o fuoriusciti, e dell’associazionismo collegato a tale componente, di popolo non vi era pressoché traccia) intenti a difendersi dalla nemesi storica, dopo aver fallito il tentativo di rivendersi come facilitatori da sinistra dell’applicazione del pensiero neoliberista. Bastava ascoltare l’intervento di Pisapia: snocciolando il suo discorso con vocetta stridula e la stessa passione e vitalità di chi sta esponendo gli effetti organolettici della somministrazione di acido acetilsalicilico a pazienti affetti da raffreddore. Un discorsetto pieno delle medesime sciocchezze con le quali la sinistra si è autodistrutta: il civismo, la partecipazione dal basso in nome del superamento del partito-massa, il popolo senza aggettivazioni di classe, il trasferimento acritico di “buone pratiche”, nessuna analisi della fase del capitalismo e delle radici della crisi insite nell’intreccio fra globalizzazione finanziaria e individualismo metodologico, ma tante paroline rassicuranti sull’Europa culla della civiltà e della pace, slogan sul contrasto alle diseguaglianze che però non deve arrivare fino al punto di disturbare il manovratore.

    Insomma, il consueto social-liberismo ulivista, il cui massimo obiettivo possibile è quello di compensare, caritatevolmente, le diseconomie esterne generate dal mercato, non di aggredirne le cause. Il tutto, invariabilmente, si risolve in micro-progettualità inoffensiva (come l’idea di distribuire i dividendi ai manager solo se aumentano i salari ai dipendenti di qualche spicciolo) priva di approfondimento analitico (è facile parlare di imposizione patrimoniale, sena misurarne gli effetti di lungo periodo sull’intero mercato immobiliare, e tale insistenza, a pensare male, sembra molto funzionale alle brame della Trojka di mettere le mani sul risparmio privato degli italiani, per pagarne il debito pubblico) se non addirittura offensiva e scandalosa (l’idea di togliere la casa alle famiglie che non possono più pagare il mutuo per restituirgliene una in affitto – il fatto che Pisapia si venda questa aberrazione con orgoglio misura il grado di alienazione mentale di cui soffre). Senza una idea complessiva di società, senza un programma strutturale che tenga insieme una visione, si dispensano al popolo affamato pillole di micro-progettini con lo stesso cinismo con il quale gli imperatori romani gettavano sacchi di farina alla plebe frumentaria. Il tutto condito, come da migliori tradizioni delle sinistra che dimentica le sue basi materialistiche, di buonismo e sentimentalismo d’accatto, del tutto inadeguato per affrontare temi delicatissimi come l’immigrazione di massa.

    Verrebbe da dire: non curarti di loro. Eppure non è possibile farlo. Per quanto stupido, antistorico e privo di radicamento sia il progetto dei morti viventi stretti attorno a Pisapia, esso ha, nella logica delle classi dirigenti italiane, una rilevanza non da poco. Serve a stringere i ranghi di tutti i nemici personali di Renzi, per affrontare la battaglia decisiva in vista dell’affondamento del renzismo, che nella sua ultima torsione apre manifestamente ad una alleanza di governo con Berlusconi. Alleanza che potrebbe aprire la strada ad un ritorno al governo di una destra non sempre del tutto docile con i diktat europei. Recupera elettorato di sinistra tendenzialmente orientato all’astensionismo oppure orientato a dare voti a progetti ben più radicali e strutturali dell’innocuo Pisapia, ingabolandolo dentro una formazione centrista, con la consueta trappola retorica del voto utile e della governabilità, per sbarrare la strada ai populismi grillo-leghisti, ma anche per togliere terra sotto i piedi ad un eventuale, possibile, progetto di sinistra più solido e radicale (gravissimo l’errore di Sinistra Italiana di inviare una delegazione, legittimando questo tentativo di Opa ostile sul suo bacino elettorale. E, se non è un errore, è qualcosa di molto peggiore, ovvero il desiderio di andare a soffocare dentro un progetto centrista, senza peraltro nemmeno avere, in cambio, l’incentivo della poltrona, visto che molto difficilmente una coalizione Pd-Bersani-Pisapia-Fratoianni avrà i numeri per governare).

    Insomma, sotto le insegne degli stessi assassini della sinistra italiana già negli anni Novanta, cercando di sostituirla con una versione italica e catto-comunista del blairismo, fatta di social liberismo, interclassismo solidaristico e sentimentalismo da strapaese, coperto da un pizzico di movimentismo libertario, non a caso di nuovo presente in pista al gran completo (Bersani, D’Alema, Prodi, Pisapia nelle vesti spente di novello Bertinotti, e meno male che Bertinotti ha perlomeno avuto la dignità di prendere le distanze da questa roba) si consuma l’ennesima manovra di palazzo tipicamente italiana. Festina lente e il taglio delle ali rimangono sempre, nella poltiglia delle classi dirigenti del nostro Paese, le soluzioni preferibili.

  4. #4
    Il Re del Nord
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    Predefinito Re: Movimento democratici e progressisti: si lancia la sfida a Renzi

    Altro che "non c'è differenza tra destra e sinistra", questi centrosinistri sono peggio della destra! Se Rifondazione si presenta voto loro, non perché mi convincano al cento per cento ma perché bisogna far capire che il cambio di direzione con Acerbo è quello giusto, ovvero: niente alleanze con sta gentaglia e fronte di opposizione al neoliberismo.

 

 

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