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Discussione: terremoti, crisi alimentari, clima, incendi etc.

  1. #761
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    Predefinito Re: incendi, crisi alimentari, clima, fine del petrolio etc.

    Terremotiossa 6.6 al largo costa Cile - Corriere della Sera
    01 Novembre 2013 00:27 ESTERI
    (ANSA) - ROMA - Un terremoto di magnitudo 6.6 Richter ha colpito in mare al largo della costa del Cile. Lo segnala l'istituto geosismico statunitense Usgs, che ne colloca l'epicentro a 65 km a sud-ovest di Coquimbo.
    Ultima modifica di Avanguardia; 01-11-13 alle 00:47
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

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  2. #762
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  3. #763
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  4. #764
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    Predefinito Re: incendi, crisi alimentari, clima, fine del petrolio etc.

    tiscali.notizie | Filippine: tifone da record, 1.200 morti
    (ANSA) - BANGKOK, 9 NOV - Almeno 1.200 morti, 700 mila sfollati, case distrutte e collegamenti interrotti dopo il devastante passaggio del super-tifone Haiyan nel centro delle Filippine, che alcuni meteorologi calcolano già come il più potente della storia. Nella città di Tacloban (220 mila abitanti) si segnalano danni catastrofici, con "solo pochi edifici rimasti in piedi". Quasi tutte le vittime dell'attuale bilancio sono morte qui, ma si teme che i numeri possano peggiorare di molto con il passare delle ore.
    09 novembre 2013
    Ultima modifica di Avanguardia; 10-11-13 alle 01:08
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  5. #765
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  6. #766
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    Predefinito Re: incendi, crisi alimentari, clima, fine del petrolio etc.

    Filippine, il tifone Haiyan fa 10mila morti L'ambasciatore: 12 italiani "irreperibili" - Nel Mondo - L'Unione Sarda
    E' salito a 10.000 persone morte forse in una sola provincia delle Filippine, quella di Leyte, il bilancio del supertifone Haiyan.
    Sono una dozzina gli italiani che le autorità non riescono a rintracciare nelle Filippine, dopo la devastazione provocata dal tifone Haiyan. Lo ha dichiarato Massimo Roscigno, ambasciatore italiano a Manila: "Speriamo che si tratti sono di un problema di comunicazione", ha aggiunto.
    Il conteggio dei morti, intanto, parla di 10mila vittime secondo la polizia di Tacloban, una delle città più colpite. "Abbiamo avuto una riunione con il governatore della provincia la notte scorsa e basandoci sulle stime del governo, ci sono 10.000 morti", ha detto alla stampa Elmer Soria, un alto dirigente della polizia. Secondo il National Disaster Risk Reduction and Management Council (Ndrrmc), le famiglie colpite sono 944.586, pari a 4,28 milioni di persone. Più del 40% dei 4 milioni di persone coinvolte sono bambini e ragazzi sotto i 18 anni di età. E' quanto rileva in una nota l'Unicef, esprimendo preoccupazione. L'Unità di crisi della Farnesina, attraverso l'ambasciata d'Italia nelle Filippine, continua le verifiche per rintracciare gli italiani. Verifiche, si fa notare, rese difficili dalla complicata situazione delle comunicazioni nel Paese, con linee telefoniche e internet fuori uso in molte aree anche a causa dei blackout.
    Il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso ha espresso "tristezza" e "solidarietà", e ha porto le "condoglianze" per le vittime del tifone Haiyan in un messaggio al presidente delle Filippine Benigno Simeon Aquino. "La Commissione Ue ha già inviato una squadra in supporto alle autorità filippine - scrive Barroso - e siamo pronti a contribuire con soccorso urgente e assistenza se richiesto in queste ore di necessità". Anche il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam) è pronto a fornire tutta l'assistenza possibile al governo delle Filippine per aiutare le persone colpite dal super tifone. Ieri operatori del Pam si sono uniti al governo in una verifica congiunta dei danni nelle province di Leyte e Samar, e altri team sono pronti a intervenire nelle prossime ore. Erano circa 50 anni che non si vedeva un tifone così, ed è stato un caso altrettanto raro che il tifone Haiyan sia "atterrato" in una zona densamente popolata: sono queste le caratteristiche che hanno creato un evento straordinario e tragico. "E' un tifone di categoria 5, un evento portentoso della natura", osserva Alfonso Sutera, del dipartimento di Fisica dell'università Sapienza di Roma.
    IL MINISTRO DEGLI ESTERI - "La nostra Unità di crisi, che è in attività dai primi momenti, non mi ha comunicato nulla: però è troppo presto per escludere presenze di italiani tra i dispersi" nelle Filippine. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Emma Bonino.
    Lunedì 11 novembre 2013 07:48
    Ultima modifica di Avanguardia; 12-11-13 alle 09:21
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  7. #767
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    Predefinito Re: incendi, crisi alimentari, clima, fine del petrolio etc.

    Ieri scossa di 6.1 al largo dell' Alaska, oggi un altra della stessa potenza a sud dell' Oceano Atlantico
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  8. #768
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    Predefinito Re: incendi, crisi alimentari, clima, fine del petrolio etc.

    La grande sete: senza cibo per tutti, un futuro di guerre | LIBRE

    La grande sete: senza cibo per tutti, un futuro di guerre

    Scritto il 15/11/13 • nella Categoria: segnalazioni

    Quello che non ci raccontano è che la grande sete ci sta ormai minacciando da vicino, come una vera e propria guerra: solo dalla Siria, 800.000 persone sono scappate già nel 2010, ben prima dell’esplosione del conflitto, abbandonando le aree rurali del paese. Motivo dell’esodo, oltre alle dighe turche che drenano le acque dell’Eufrate, «la peggiore siccità a lungo termine e il più grave insieme di fallimenti agricoli da quando cominciarono le civiltà nella Mezzaluna Fertile», quelle che “inventarono” l’agricoltura. Francesco Femia, co-fondatore del “Center for climate and security”, sostiene che – insieme all’esplosione demografica – l’innalzamento del clima terrestre (e quindi la scarsità d’acqua) si stiano traducendo in un problema drammatico, a livello planetario: la carenza di cibo. Ne risentono persino le aree centrali degli Stati Uniti, oltre al Medio Oriente e all’Asia Centrale. L’emergenza non ha confini: investe Cina e India, ripercuotendosi anche sull’Africa.
    Per i climatologi, la recente e prolungata siccità nel Mediterraneo orientale è dovuta al surriscaldamento terrestre, rivela Katie Horner in un report sullo stato del pianeta, ripreso da “Come Don Chisciotte”. Poco più a sud della Siria, vacilla anche l’Arabia Saudita, che già oggi è uno dei primi 5 importatori mondiali di riso: dopo aver pompato acqua per decenni dal sottosuolo per far crescere il grano nel deserto, l’emirato petrolifero sa che dal 2016 sarà probabilmente dipendente al 100% dalle importazioni di derrate alimentari. Una spia allarmante: «Dato il ruolo dell’Arabia Saudita come produttore di petrolio, disordini politici dovuti al clima e all’acqua potrebbero gettare scompiglio sull’economia globale». Di acqua e terra fertile è invece ricchissima l’Africa, che però fa gola agli assetati e agli affamati. secondo “Oxfam International”, il Medio Oriente e l’Asia – Cina in primis – hanno già comprato qualcosa come 560 milioni di acri di terra africana, in una sorta di “neo-colonialismo climatico” che prevede l’inevitabile sfratto dei nativi, espropriati dei loro terreni e costretti a emigrare. «Non c’è bisogno di dire che anche questa dinamica è una ricetta per un conflitto».
    Due giganti come Cina e India sono costrette ad affrontare gravissime crisi idriche, «con popolazioni affamate dai raccolti asciutti». Inoltre, l’energia richiesta per pompare e canalizzare l’acqua è normalmente fornita da impianti potenti, che per funzionare richiedono a loro volta grandi quantità d’acqua. Come se non bastasse, Pechino controlla la più grande fonte di acque fluviali, a nord dell’India. Per Brahma Chellaney, esperto geostrategico dell’università di Nuova Delhi, nessuna nazione nella storia ha costruito più dighe della Cina: più di quelle del resto del mondo messo insieme. Sbarramenti che dirottano altrove anche l’acqua che fluirebbe in India. L’acqua manca per tutti, ci si affida alle piogge stagionali e l’agricoltura diventa instabile: dovendo affrontare la prospettiva di nutrire due miliardi e mezzo di persone, «non è difficile immaginare tensioni in ebollizione», lungo i confini tra i due colossi dell’Est.
    Non troppo lontano, in Asia Centrale, la caduta dell’Urss ha provocato il collasso del bacino irriguo del Syr Darya, il fiume che bagna Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kazakistan prima di svuotarsi nel lago d’Aral, a sua volta prosciugato dalle monocolture come il cotone introdotte negli anni ’50. Rimasto senza il gas russo a buon mercato, ora il Kirighizistan trattiene a scopo idroelettrico le acque del lago artificiale di Toktogul, creato per scopi irrigui. A valle, ne soffrono uzbeki e kazaki: finora, nessun accordo internazionale ha risolto il problema, neutralizzando le tensioni. Senza contare i guai dei paesi meno sospettabili, dal punto di vista della carenza idrica: l’ennesima siccità nel Midwest degli Usa ha seriamente compromesso il raccolto di prodotti strategici come il mais e la soia. Visto che il paniere agricolo americano influenza i prezzi del cibo globale, la penuria apre un conflitto coi paesi in via di sviluppo. Basandosi su dati storici, il “New England Complex Systems Institute” dimostra che, oltre una certa soglia, il rincaro dei prezzi alimentari causa quasi certamente rivolte: la stessa “primavera araba”, del resto, fu innescata dalla protesta per il costo del pane.
    Quello che non ci raccontano è che la grande sete ci sta ormai minacciando da vicino, come una vera e propria guerra: solo dalla Siria, 800.000 persone sono scappate già nel 2010, ben prima dell’esplosione del conflitto, abbandonando le aree rurali del paese. Motivo dell’esodo, oltre alle dighe turche che drenano le acque dell’Eufrate, «la peggiore siccità a lungo termine e il più grave insieme di fallimenti agricoli da quando cominciarono le civiltà nella Mezzaluna Fertile», quelle che “inventarono” l’agricoltura. Francesco Femia, co-fondatore del “Center for climate and security”, sostiene che – insieme all’esplosione demografica – l’innalzamento del clima terrestre (e quindi la scarsità d’acqua) si stiano traducendo in un problema drammatico, a livello planetario: la carenza di cibo. Ne risentono persino le aree centrali degli Stati Uniti, oltre al Medio Oriente e all’Asia Centrale. L’emergenza non ha confini: investe Cina e India, ripercuotendosi anche sull’Africa.
    Per i climatologi, la recente e prolungata siccità nel Mediterraneo orientale è dovuta al surriscaldamento terrestre, rivela Katie Horner in un report sullo stato del pianeta, ripreso da “Come Don Chisciotte”. Poco più a sud della Siria, vacilla anche l’Arabia Saudita, che già oggi è uno dei primi 5 importatori mondiali di riso: dopo aver pompato acqua per decenni dal sottosuolo per far crescere il grano nel deserto, l’emirato petrolifero sa che dal 2016 sarà probabilmente dipendente al 100% dalle importazioni di derrate alimentari. Una spia allarmante: «Dato il ruolo dell’Arabia Saudita come produttore di petrolio, disordini politici dovuti al clima e all’acqua potrebbero gettare scompiglio sull’economia globale». Di acqua e terra fertile è invece ricchissima l’Africa, che però fa gola agli assetati e agli affamati. secondo “Oxfam International”, il Medio Oriente e l’Asia – Cina in primis – hanno già comprato qualcosa come 560 milioni di acri di terra africana, in una sorta di “neo-colonialismo climatico” che prevede l’inevitabile sfratto dei nativi, espropriati dei loro terreni e costretti a emigrare. «Non c’è bisogno di dire che anche questa dinamica è una ricetta per un conflitto».
    Due giganti come Cina e India sono costrette ad affrontare gravissime crisi idriche, «con popolazioni affamate dai raccolti asciutti». Inoltre, l’energia richiesta per pompare e canalizzare l’acqua è normalmente fornita da impianti potenti, che per funzionare richiedono a loro volta grandi quantità d’acqua. Come se non bastasse, Pechino controlla la più grande fonte di acque fluviali, a nord dell’India. Per Brahma Chellaney, esperto geostrategico dell’università di Nuova Delhi, nessuna nazione nella storia ha costruito più dighe della Cina: più di quelle del resto del mondo messo insieme. Sbarramenti che dirottano altrove anche l’acqua che fluirebbe in India. L’acqua manca per tutti, ci si affida alle piogge stagionali e l’agricoltura diventa instabile: dovendo affrontare la prospettiva di nutrire due miliardi e mezzo di persone, «non è difficile immaginare tensioni in ebollizione», lungo i confini tra i due colossi dell’Est.
    Non troppo lontano, in Asia Centrale, la caduta dell’Urss ha provocato il collasso del bacino irriguo del Syr Darya, il fiume che bagna Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kazakistan prima di svuotarsi nel lago d’Aral, a sua volta prosciugato dalle monocolture come il cotone introdotte negli anni ’50. Rimasto senza il gas russo a buon mercato, ora il Kirighizistan trattiene a scopo idroelettrico le acque del lago artificiale di Toktogul, creato per scopi irrigui. A valle, ne soffrono uzbeki e kazaki: finora, nessun accordo internazionale ha risolto il problema, neutralizzando le tensioni. Senza contare i guai dei paesi meno sospettabili, dal punto di vista della carenza idrica: l’ennesima siccità nel Midwest degli Usa ha seriamente compromesso il raccolto di prodotti strategici come il mais e la soia. Visto che il paniere agricolo americano influenza i prezzi del cibo globale, la penuria apre un conflitto coi paesi in via di sviluppo. Basandosi su dati storici, il “New England Complex Systems Institute” dimostra che, oltre una certa soglia, il rincaro dei prezzi alimentari causa quasi certamente rivolte: la stessa “primavera araba”, del resto, fu innescata dalla protesta per il costo del pane.
    I finti sinistri che hanno occupato abusivamente i campi socialista e comunista sono umanamente degli infami, e ideologicamente dei sottoprodotti culturali di scarto del tardo capitalismo americano.
    Israele è il Male Assoluto

  9. #769
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    Predefinito Re: incendi, crisi alimentari, clima, fine del petrolio etc.

    Terremoto di 7.4 nel sud dell' Oceano Atlantico
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  10. #770
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    Predefinito Re: incendi, crisi alimentari, clima, fine del petrolio etc.

    tiscali.notizie | Vietnam: 28 morti per inondazioni
    (ANSA-REUTERS) - HANOI, 17 NOV - Si aggrava il bilancio delle inondazioni che stanno colpendo il Vietnam raggiunto dal tifone Haiyan, arrivato nel paese gia' indebolito dopo aver devastato le Filippine: ad oggi sono almeno 28 i morti, nove i dispersi e quasi 80.000 gli sfollati. A rischio anche la principale produzione del paese: il caffè (circa il 17% della produzione mondiale).
    17 novembre 2013
    Ultima modifica di Avanguardia; 17-11-13 alle 11:24
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