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    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Il mondo saudita, il wahabismo e il salafismo

    IL MONDO SAUDITA, IL WAHABISMO E IL SALAFISMO


    L'Arabia Saudita e' un mondo sconosciuto a molti. Ogni notizia che riguarda questo Paese non trova adeguato risalto nei mass media. Ma nonostante questo alone di mistero e di silenzio, al suo interno si sviluppano alcuni dei piu' importanti temi sociali e religiosi del mondo arabo.
    Il primo tema, quello piu' importante, riguarda sicuramente il wahabismo che e' la religione di Stato di questa nazione. Come molti sanno l'Islam non ha, a differenza del Cattolicesimo ad esempio, una struttura di riferimento che guidi il fedele nell'interpretazione dei libri sacri. Questa circostanza permette a vari personaggi e a varie scuole di pensiero di dare alle parole del Corano e del Profeta Maometto le interpretazioni piu' svariate con le conseguenze piu' disparate. Su questi presupposti sono nate - oltre alla divisione fra Sunniti e Sciiti - le varie correnti dell'Islam: quelle moderate che si riconoscono nel sufismo; quelle radicali che si riconoscono nel salafismo.
    Le origini del Salafismo e del Wahabismo
    Il Salafismo propugna il ritorno ad un Islam puro, quello riferibile ai primi anni dopo la morte del Profeta, ritenendo che nel corso dei secoli, a seguito delle dominazioni straniere e della collusione con il mondo occidentale, la religione abbia perso le sue caratteristiche originarie. Dogma di riferimento e' l'unicita' di Dio (tawhid). Su questo assunto sono ancora e sono state combattute tutte le devozioni a santi o personaggi religiosi che nel corso tempo, in virtu' della tradizione popolare, hanno o avevano riempito la religione islamica di persone o simboli da venerare.
    Questa guerra alle deviazioni dalla retta via, che ha assunto aspetti iconoclasti (basti pensare alla recente distruzione dei sepolcri dei santi sufi in Timbuktu), e' stata il riferimento centrale della dottrina salafita. Il salafismo ha inizio con le teorie religiose di Ibn Taymiyah e poi, piu' in la' nel tempo, con quelle di Mohammed Ibn Abel Wahab.
    Ibn Taymiya, di nazionalita' siriana, era un giurista e teologo vissuto nel XIV^ secolo e discepolo della scuola "Hanbalista" (da Ahmad Ibn Hanbali, IX^ secolo). La sua teoria era che i testi sacri del Corano e della Sunna potevano/dovevano essere interpretati individualmente (quello che viene indicato come "Itjihad"). Questo approccio teologico, che estendeva a tutti la possibilita' di dare significati ed interpretazioni ai libri dell'Islam, offriva nei fatti lo spazio a quello che poi succedera' nel tempo con la strumentalizzazione della religione per fini eversivi.
    Nel XVIII^ secolo poi anche Mohammed Ibn Abdel Wahab (1703-1792; fondatore del "wahabismo") aderisce all'hanbalismo per ritrovare un Islam puro. L'ultimo movimento salafita di rilievo, in ordine di tempo, a' stato poi quello di Hassan al Banna che ha fondato nel 1928 l'Associazione dei Fratelli Musulmani. In questo caso, rispetto ai predecessori, il teologo egiziano introduceva una variante: l'utilizzo dell'Islam come strumento politico per la guida delle masse.
    Negli anni '50 un altro egiziano, Sayyed Qutb (1906-1966), anch'egli membro dei Fratelli Musulmani, teorizzera' sul fronte del salafismo politico la lotta armata per prendere il potere sui capi arabi "empi" ed il ripristino di uno Stato islamico. Qutb e' stato il referente ideologico di molti movimenti terroristici, non ultimo Al Qaeda. Per il suo estremismo e' stato fatto giustiziare dal presidente egiziano Gamal Abdel Nasser nel 1966.
    I movimenti salafiti che, come abbiamo detto, perseguono una interpretazione severa del Corano e della Sunna, combattono le tradizioni popolari e/o consuetudini religiose che non hanno - a loro modo di vedere - riscontro negli insegnamenti di Maometto, ma soprattutto ribadiscono l'unicita' di Dio, il monoteismo assoluto ("al ahwad"). Per quest'ultima caratteristica tutti i movimenti salafiti sono talvolta identificati con il nome di "mowahiddun" , cioe' gli "unitari".
    Ma quello che poi interessa e' che questo approccio radicale all'Islam ha assunto nel tempo significati e identificazioni diverse: e' diventato irredentismo, e' diventato nazionalismo di matrice araba, poi lotta al consumismo ed al lassismo dei costumi dell'Occidente, fino ad arrivare al Jihad ed al terrorismo islamico.
    E questa evoluzione, in negativo, del salafismo ha trasformato quello che era inizialmente un approccio riformista e modernista della religione (toglieva l'interpretazione dei libri sacri dalla casta dei religiosi) in un approccio fondamentalista e radicale. I suoi principali rappresentanti sono oggi i Fratelli Musulmani ed il wahabismo (oltre a quella pletora di sigle e organizzazione che compaiono periodicamente nel panorama mediorientale). A conti fatti, nel duello tra l'anima riformista e modernista dell'Islam e quella fondamentalista ha prevalso quest'ultima.
    Se il salafismo di Wahab e' servito storicamente a confrontarsi e a contrastare la cultura ed i costumi occidentali, soprattutto durante il colonialismo, nel tempo si e' rivolto contro tutti gli altri movimenti sunniti che non applicavano con la stessa rigidita' dogmatica i precetti dell'Islam. Le prime a farne le spese, ieri come oggi, sono state soprattutto le confraternite sufi, portatrici di un Islam moderato.Vi e' stata poi una ulteriore evoluzione di questa corrente dottrinale: il salafismo e' diventato elemento giustificativo di sovversione (contro gli apostati, cosi' come contro i cosiddetti regimi empi) e, in sequenza, del terrorismo. Nel nome di questa impostazione radicale sono stati perpetrati attentati, uccisioni, colpi di Stato, distruzioni, vendette attraverso fatwa e proclami.

    sayyed qutb
    Sayyed Qutb
    L'Arabia Saudita e il Wahabismo
    Benche' il Wahabismo sia nato come movimento di opinione e dottrina religiosa, in Arabia Saudita la collusione iniziale con il potere temporale di Mohammed al Saud e il successivo sviluppo della monarchia saudita hanno fatto si' che gli aspetti religiosi siano stati talvolta asserviti ad interessi politici e viceversa. Emblematico e' il giuramento di fedelta' al leader ("al bayah") nella misura in cui questo segue i dettami religiosi cari al wahabismo. E poiche' l'Islam e' una religione dal forte impatto sociale, altrettanto forte e' stato il ruolo del wahabismo nel forgiare la societa' saudita e, grazie ai dollari del petrolio, buona parte del mondo arabo musulmano sunnita. Un movimento quindi nel contempo politico e religioso.
    Come detto, il Wahabismo si sviluppa lungo il filone salafita e si rifa' all'Islam dei primordi, quello della tradizione non contagiata dal tempo e dal mutare dei costumi. Un purismo tramutatosi in radicalismo poi esportato con la forza dei petrodollari. I fedeli del wahabismo rifiutano di essere definiti "wahabisti", ma solo "musulmani" in quanto si ritengono gli unici detentori della dottrina islamica. L'aspetto piu' pericoloso del wahabismo e' l'alimentare una cultura religiosa di intolleranza ed una lotta endogena senza quartiere sia verso i musulmani "infedeli", sia verso quelli che non accettano le teorie salafite (l'adorazione dei santi e degli uomini pii e' considerata alla stregua del politeismo). Sul fronte esterno ed esogeno, il wahabismo contrasta gli infedeli propriamente detti (come i cristiani e gli ebrei). Una lotta alle infedelta' (in arabo "kufr") sulla base del proprio approccio teologico, considerato l'unico, vero ed imprescindibile sentiero giusto dell'Islam. Nessuno spazio e' offerto all'unificazione delle scuole di pensiero islamico ("madhahib"). Chiunque non segua i "veri" insegnamenti dell'Islam (quelli ovviamente indicati dal Wahabismo) e' un "Jahili" (cioe' "infedele").
    Per dare un'idea della furia iconoclasta del wahabismo, quando conquistava nuovi territori Al Wahab distruggeva tutti i sepolcri musulmani che incontrava. Arrivato alla conquista della Mecca e di Medina, riservo' lo stesso trattamento alla tomba e luogo di culto di Maometto. Tuttora i devoti di Wahab rifiutano la sepoltura in tombe, proibiscono i festeggiamenti per il compleanno di Maometto ed ogni altra forma di celebrazione islamica. Dio e' unico e solo a lui e' dedicata ogni forma di devozione.
    Il risultato e' un mondo congelato nel passato, senza spazi per l'evoluzione di una societa' o dei suoi costumi. Il wahabismo ha fermato sul nascere il suo cammino verso la modernita' di intenti o idee. Tuttora l'apostasia e' punita con la pena di morte, il culto di altre religioni o l'esposizione dei loro simboli sono proibiti e perseguitati nel regno saudita. I reati di religione possono essere anche perseguiti con la crocifissione.
    Wahabismo e' anche l'imposizione di precise norme di comportamento: quelle comuni a tutti i musulmani (niente alcolici o carne di suino), piu' altre specifiche (non esibizione della ricchezza con gioielli o altro, niente vestizione di seta, la barba non piu' corta di una certa lunghezza ed i capelli non piu' lunghi di un'altra). Osservanze ancora piu' strette per le donne a cui e' imposto vivere coperte dalla testa ai piedi con stoffe scure. E' l'applicazione di un wahabismo di ispirazione medioevale che impedisce alle stesse di guidare la macchina, recarsi all'estero per studio, viaggiare se non accompagnate, svolgere alcuni lavori, essere ammesse negli ospedali senza il consenso tutoriale del marito o dei parenti. In Arabia Saudita le donne sono a tutti gli effetti cittadine di serie "B".
    E qui si innesca, sul piano interno, una diatriba tra il clero wahabita, forte delle sue incrollabili visioni radicali della societa', e le istanze di buona parte dell'opinione pubblica saudita che chiede e reclama di poter emancipare il Paese. Re Abdallah ha potuto introdurre piccole concessioni per migliorare la condizione femminile: la loro partecipazione al voto nelle elezioni municipali del 2015, l'inclusione nel Consiglio Consultivo ("Shura") nella misura minima del 20% (30 su 150 membri anche se questo organismo e' scarsamente importante. Le donne accederanno all'organismo da ingressi separati e sederanno in seggi separati con l'obbligo di indossare l'hijab), il diritto a svolgere la professione di avvocato, la loro partecipazioni alle olimpiadi, la loro inclusione nell'attivita' del General Intelligence Department. Iniziative che hanno sempre incontrato ritrosie e proteste del clero, fortemente ostile all'emancipazione della donna.

    osama bin laden
    Osama bin Laden
    La dottrina del terrorismo
    Questo sistema di societa' chiusa, di visione religiosa senza compromessi o concessioni, viene inculcato ai giovani fin da piccoli attraverso una ragnatela di scuole islamiche ("madrasse"). Allo stato attuale nel campo dei movimenti salafiti vi e' una forte competizione tra i wahabiti e gli aderenti alla Fratellanza Musulmana. E' una competizione che si gioca sugli estremismi ideologici e teologici, sulla politica della religione, sugli influssi sulle societa' arabe. E questa circostanza fornisce ampio spazio all'estremismo religioso che poi si tramuta in terrorismo, in guerra santa contro gli empi e gli infedeli.
    Fra tutti i Paesi arabi e musulmani solo in Arabia Saudita il salafismo di interpretazione wahabita e' nei fatti ispirazione dogmatica di uno Stato. Il peso finanziario del Paese in cui tale movimento si e' affermato ha fatto si' che questa dottrina si sia diffusa con particolare crescita in molti Paesi musulmani. E se si volesse trovare oggi un comune denominatore ideologico al terrorismo islamico e al jihad diffusisi in molti parti del mondo questo sarebbe soprattutto il wahabismo. Osama Bin Laden, Ayman Al Zahawiri, gli Shabaab somali, i vari movimenti irredentisti che sono apparsi nel nord del mali, i Boko Haram nigeriani, i talebani afghani sono tutti accomunati da questo comune approccio dottrinale.
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

    Il sonno della ragione genera i liberali

  2. #2
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    Predefinito Re: Il mondo saudita, il wahabismo e il salafismo

    detesto l'arabia saudita.
    riesco ad avere al contempo simpatie per israele e benevolenza per l'iran ma l'arabia saudita proprio non la digerisco.

  3. #3
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Il mondo saudita, il wahabismo e il salafismo

    Citazione Originariamente Scritto da MaIn Visualizza Messaggio
    detesto l'arabia saudita.
    riesco ad avere al contempo simpatie per israele e benevolenza per l'iran ma l'arabia saudita proprio non la digerisco.
    Intendiamoci: l'Iran è pur sempre una teocrazia e io , da laico, non riuscirei a viverci. Ma l'Iran , oltre a combattere l'imperialismo USraeliano, ospita diverse confessioni religiose. Ebrei (dopo Israele, la maggioranza degli ebrei mediorientali vive nel paese degli Ayatollah), cristiani e zoroastriani. Inoltre le donne possono guidare e studiare.

    Nell'Arabia Saudita e nel Qatar tutto questo è negato. Si tratta di paesi terroristi che hanno foraggiato i wahabiti e i criminali dell'IS. Inoltre, la gente deve rispettare ferree regole di comportamento, ma il principe se la spasse con le zoccole sul proprio yacht

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  4. #4
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    Predefinito Re: Il mondo saudita, il wahabismo e il salafismo

    Il massacro silenzioso

    Proseguono, nella pressoché totale indifferenza della comunità internazionale, le violenze perpetrate dal regime saudita nei confronti della minoranza sciita nella provincia orientale di al-Qatif; regione ricca di risorse petrolifere, e dunque strategicamente cruciale per la sopravvivenza del sistema di potere creato dalla Casa dei Saud.

    di Daniele Perra - 18 luglio 2017

    Una legittimazione internazionale comprata a suon di dollari e grazie alla complicità del quasi paterno alleato nordamericano, ed una legittimazione islamica ottenuta attraverso l’indebita appropriazione del titolo di “comunità sunnita” a seguito della wahhabizzazione forzosa di larga parte del mondo islamico, non sembrano ancora garantire la necessaria sicurezza alla Casa dei Saud, ben consapevole della propria estraneità rispetto alla reale tradizione islamica. I recenti fatti di Awamiyah e la brutale repressione con la quale, ancora una volta, il regime si è rapportato con le proteste della minoranza sciita ne sono l’ulteriore dimostrazione.

    Lo scorso 10 maggio le forze di sicurezza saudite hanno iniziato quello che, a oggi, ha assunto i connotati di una vera e propria occupazione militare della città di Awamiyah nella provincia orientale del Regno. Tale operazione è stata giustificata con l’intento di impedire nuove interruzioni al progetto di riqualificazione e rinnovamento del centro cittadino. Di fatto, non per la prima volta all’interno di un Regno che fa dello spregio per tutto ciò che rappresenta la cultura e la tradizione la sua peculiarità intrinseca, il malcelato obiettivo è ancora una volta quello di radere al suolo un centro storico con più di 400 anni di storia, cacciando, allo stesso tempo, dalle proprie case la popolazione sciita della città. Una tattica che i sauditi, negli ultimi anni, hanno imparato fin troppo bene dai loro alleati sionisti. L’ONU stesso, in un inusuale impeto di coraggio nei confronti della monarchia del Golfo, ha inviato un’esplicita richiesta al governo saudita affinché blocchi un progetto considerato alla stregua di grave minaccia al patrimonio storico e culturale.

    L’opposizione della popolazione ad un simile progetto viene ripetutamente presentato dalle emittenti televisive saudite (al-Arabiya su tutte) come “terrorismo”, sorvolando sulle pesanti pressioni che gli abitanti del centro hanno dovuto subire per abbandonare le proprie case (taglio reiterato dell’energia elettrica e minacce). Gli inevitabili scontri hanno portato fino ad ora alla morte di sei uomini delle forze di sicurezza, di sei presunti militanti sciiti (ovviamente infiltrati dall’Iran secondo la propaganda nazionale) e ad un numero ancora imprecisato di vittime tra la popolazione civile. Non è da sottovalutare altresì il fatto che il chierico Nimr al-Nimr, predicatore e leader delle protesta sciita in nome dell’eguaglianza dei diritti iniziata nel 2011 e giustiziato nel gennaio 2016 dalle autorità saudite, era originario proprio di Awamiyah. E che, proprio dal 2011, torture e detenzioni arbitrarie nell’area da parte delle forze di sicurezza sono all’ordine del giorno. La discriminazione e persecuzione della popolazione sciita dell’area non è tuttavia una novità all’interno di uno Stato, espressione di una setta islamica eterodossa, che paradossalmente considera gli sciiti alla stregua di eretici o di “anomalia sociale” vista la tradizionale dedizione di questa comunità alla vita contadina; il tutto nonostante l’esplicito divieto wahhabita a consumare i loro prodotti o semplicemente la stessa carne da loro macellata. Con il boom petrolifero, larga parte della popolazione sciita della regione ingrossò le file della manodopera a basso costo all’interno dell’industria di estrazione del greggio, pur continuando a non usufruire di nessun tipo di servizio sociale e con la severa preclusione alla carriera militare o pedagogico – scolastica. Inoltre, le pratiche del culto, come la commemorazione del martirio di Hussein a Kerbala, erano precluse ed apertamente condannate dall’autorità.

    Il 1979 ha segnato una data cruciale nella storia recente del Regno saudita. Due diversi episodi misero in luce la sostanziale vulnerabilità politico – ideologica del Regno. Il primo fu l’occupazione della moschea della Mecca durante la stagione del pellegrinaggio ad opera del predicatore Juhayman ibn Muhammad al-Utaybi e Muhammad ibn Abdullah al-Qahtani (proclamato Mahdi dallo stesso Juhayman ed acclamato dai suoi discepoli). Al-Utaybi, predicatore che aveva espresso dubbi sul retto governo islamico dei sauditi alleati con le potenze infedeli, pretese la destituzione della famiglia reale e rese evidente l’incompatibilità tra il dogma religioso wahhabita e la reale politica del Regno. Il governo mobilitò gli ulema e attraverso l’Istituto dell’Ifta’e degli Studi Eruditi, guidato dallo Shaykh Abd al-Aziz ibn Baz, ottenne una fatwa volta a giustificare l’intervento armato in uno deli luoghi più sacri dell’Islam ed all’interno del quale lo spargimento di sangue era proibito sin dai tempi della jahiliyya. Le forze di sicurezza impiegarono più di due settimane per reprimere una ribellione i cui strascichi si fecero sentire per tutto il corso dei decenni successivi. L’altro evento decisivo fu la scelta della comunità sciita di abbandonare il principio della taqiyya (dissimulazione) e commemorare l’ashura (il martirio dell’Imam Hussein, figlio di Ali, genero e cugino del Profeta) apertamente, in strada, e non più relegando tale pratica alla sfera del privato.

    Ora, è importante sottolineare che in ambito sciita l’Imam Hussein è il vessillo della lotta dell’umanità per la conoscenza e la verità, mentre Kerbala rappresenta il campo per antonomasia della battaglia contro l’oppressione. Con la morte dell’Imam il martirio ha acquisito il valore di una scelta consapevole volta a superare la morte (l’annullamento di se stessi) in nome della restaurazione della dimensione del sacro. E la comunità sciita, forte della vittoria della Rivoluzione in Iran, mirava a far sentire la propria voce nei confronti di un governo che da quel momento in poi iniziò a percepire il genuino esempio rivoluzionario iraniano alla stregua di minaccia esistenziale.

    La manifestazione venne repressa nel sangue attraverso l’invio di 20.000 unità della Guardia nazionale. Stessa sorte toccò ai dimostranti sciiti che l’anno dopo, nel 1980, scesero in piazza in varie aree di al-Qatif per celebrare l’anniversario del ritorno di Khomeini in Iran dall’esilio. Tali eventi, da allora, sono noti come intifadat al-mintaqa al sharqiyya (la sollevazione della provincia orientale). Solo nel 1993 si giunse ad una parziale riconciliazione attraverso la promessa di riforme ed il riconoscimento della pesante discriminazione che la comunità sciita dovette subire ad opera delle autorità.

    L’intensificarsi dello scontro geopolitico, mascherato da scontro settario, negli ultimi ha riportato al centro delle preoccupazioni della dinastia saudita la questione della minoranza sciita del Qatif; regione dalla quale proviene larga parte della ricchezza petrolifera della nazione e con essa l’unica fonte di legittimazione del potere della casa regnante. Ciò spiega la nuova ondata persecutoria nei confronti di una comunità da sempre percepita come “nemico interno”. L’obiettivo del governo è fin troppo chiaro: spingere, attraverso la repressione brutale, una popolazione a cui non sono mai stati del tutto riconosciuti i diritti di cittadinanza ad abbandonare le proprie case e con tutta probabilità lo stesso territorio nazionale. È palese che la Casa dei Saud non possa permettersi una simile minaccia potenzialmente secessionista nella sua regione più ricca. Il tutto, alla pari delle stragi saudite nello Yemen, nell’indifferenza di una comunità internazionale che per molto meno, sul finire degli anni Novanta, optò per la tragica avventura bellica contro la Serbia.

    Il massacro silenzioso | L' intellettuale dissidente

    ----------------------------------------------------------------------------------------
    La "comunità internazionale" purtroppo per buona parte composta da colonie e satelliti americani, almeno la parte che più conta, oltre ad essere maestra di servilismo e doppiopesismo, è anche maestra nel tenere il culo ben spalancato affinchè chi paga possa metterci quello che vuole, e i Saud ci versano il loro veleno nero e si comprano oltre al culo pure il silenzio.
    Ma spero venga il giorno che questo casato infame e questa nazione immonda spariscano dalla faccia della terra.

    p.s..: Tutti coloro che, sinistri, destrosi o altro, che per ignoranza considerano sullo stesso piano due paesi come Arabia Saudita e Iran ( ma diciamolo chiaramente, la maggior parte di quelli che afferma ciò è in perfetta malafede, specie i liberaldemocratici ), non hanno capito un cazzo nè di Islam nè di democrazia, imo.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

 

 

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