Qualche telegiornale ha ricordato cosa è accaduto l' 8 agosto 1956; i 136 minatori morti erano tutti ITALIANI, nessun riferimento, come succede quando qualcuno la fà fuori dal vaso , sulle origini calabresi, campane, siciliane, abruzzesi, molisane, pugliesi o lucane finanche alla terza o quarta generazione, della stragrande maggioranza dei minatori morti. Tutti Italiani. Morti per portare a buon prezzo il carbone nelle industrie del Nord. Carne e sangue in cambio di carbone, un patto vergognoso siglato dal governo italiano col governo belga. Per non dimenticare. EMILIO ZANGARI
“Approfittate degli speciali vantaggi che il Belgio accorda ai suoi minatori. Il viaggio dall’Italia al Belgio è completamente gratuito per i lavoratori italiani firmatari di un contratto annuale di lavoro per le miniere. Il viaggio dall’Italia al Belgio dura in ferrovia solo 18 ore. Compiute le semplici formalità d’uso, la vostra famiglia potrà raggiungervi in Belgio”.
Terminava con queste parole il manifesto rosa affisso sui muri di tutta Italia per convincere le persone ad emigrare. Era il frutto di un accordo fra il governo italiano, guidato da De Gasperi, e quello belga, conosciuto come “patto uomo – carbone” del 23 giugno 1946. L’Italia doveva inviare persone come merci nel numero di 50.000 con una media di 2000 a settimana, in cambio avrebbe ricevuto 200 kg di carbone al giorno per ogni uomo inviato . C’era la ricostruzione, era indispensabile il carbone. E uomini in buona salute o in massacrante miseria se ne contavano a migliaia. E funzionò quel patto sciagurato. Partirono 140’000 lavoratori. 18’000 donne e 29’000 bambini. Al loro arrivo trovavano immediatamente i “vantaggi che il Belgio accorda ai suoi minatori”. In particolare in quei cartelli appesi fuori dalle case da affittare che dicevano: “ni animaux, ni étranger”: né animali, né stranieri. E senza casa quale famiglia avrebbero potuto chiamare? Però servivano, erano indispensabili. Ci pensò il governo belga a loro. Vennero stipati negli ex campi di concentramento. Nelle identiche situazioni dei russi prigionieri di guerra. Un gabinetto per 200, 300 persone. Freddo glaciale in inverno, caldo torrido in estate. I morti di quella tragedia rappresentano l’Italia quasi intera, con punte decisamente più numerose nelle regioni del sud: Molise 7 morti, Abruzzo 60, Calabria 4, Campania 2, Emilia 5, Friuli 7, Lombardia 3, Marche 12, Puglia 22, Sicilia 5, Toscana 3, Trentino Alto Adige 1, Veneto 5. Tutti svenduti per un sacco di carbone al giorno. dal 1946 al 1963, vi é un un bollettino impressionante dei Caduti: 1946: 17 morti; 1947: 32; 1948: 37; 1949: 41; 1950: 40; 1951: 51; 1952: 37; 1953: 101; 1954: 56; 1955: 38; 1956: 187; 1957: 47; 1958: 32; 1959: 25; 1960: 34; 1961: 25; 1962: 29; 1963: 23 Complessivamente: 867 italiani morti nelle miniere del Belgio. Tra il 1946 e il 1963 i morti ufficial*mente furono 867 nelle profondità, più di 20 mila si ammalarono gravemen*te e circa 150 finirono la loro vita in manicomio Di questa tragedia della miseria e dell’uso delle persone come merce tutto forse è già stato detto, però un ricordo a 53 anni dalla strage serve e ci può insegnare ancora molto. “ni animaux, ni étranger” fa il paio con altri cartelli “non si affitta a meridionali”. E oggi possiamo ricondurlo alla paura del diverso, dell’altro che alcuni ci vorrebbero inculcare. La storia dovrebbe insegnare. Il SUD è terra di emigranti, ogni famiglia ha parenti al nord, moltissimi ragazzi si spostano per cercare lavoro, magari precario. E capita magari ad una giovane professoressa, di andare nel nord più remoto, vicino alle Dolomiti ad insegnare al suo primo incarico. Orgogliosa per il posto guadagnato, certamente con un po’ di timori. Succede che il preside la accolga con queste parole: “Lei è di Lecce, è sicura che i ragazzi la capiranno?” La risposta non poteva essere che quella data allo sciagurato: “Guardi, a Lecce si parla un buon italiano, sono certa che i ragazzi avranno un’opportunità in più” Non ci sono più patti “uomo – carbone” da rispettare, oggi c’è solo il miraggio di una vita normale, magari di un posto di lavoro non precario, Magari la ricerca del rispetto della Costituzione , ma soprattutto del buon senso, siamo tutti uguali. Almeno, dovremmo.
La tragedia è stata ricordata con molti strumenti: Film, teatro, libri, canzoni. Voglio riportarne qui una di Ivan Della Mea. “Mangia el carbun e tira l’ultim fiaa”:
Sont in vial Monza, visin a l’ABC
gh’è on cartelon della benzina Shell,
distributor, garage e gente in tuta,
l’è on gran vosà: sterza, inanz, indree
Gh’è vun che spèta e intant legg el giornal:
«Dusent vint mort» gh’è scritt «a Marcinelle».
‘Sti chi lauren, quij là intant a moeuren;
sora dusent, cent trenta hinn italian,
gh’era el paes, el laurà e poeu la vita,
la famm col pan bagnà matina e sera:
ciapa el bigliett, teron, forsa, gh’è ‘l treno!
e va a crepà ind el fumm de la minera…
Mangia el carbon e tira l’ultim fiaa
e sara i oeucc e slarga pian i man,
e spera sempre: Nenni e Saragat
s’hin incontraa, silensi a Pralognan…*
Gh’è anmò speransa e fiada, fiada fort
e crepa svelt, che ti te set già mort.
(Sono in viale Monza, vicino all’ABC
C’è un cartellone della benzina Shell
Distributore, garage e gente in tuta,
è un gran parlare: sterza, avanti, indietro
c’è uno che aspetta e intanto legge il giornale:
“220 morti” c’è scritto “a Marcinelle”.
“Questi lavorano, quelli intanto muoiono;
su 200, 130 sono italiani,
c’era il paese, il avoro e poi la vita,
la fame con il pane bagnato mattina e sera:
prendi il biglietto, terrone, forza, c’è il treno:
e va a crepare nel fumo della miniera…
Mangia il carbone e tira l’ultimo respiro
E chiudi gli occhi, e allarga piano le mani,
e spera sempre: Nenni e Saragat
si sono incontrati, silenzio a Pralognan… *
C’è ancora speranza e respira, respira forte
E crepa in fretta, perchè sei già morto).
* Il 26 agosto dello stesso anno a Pralognan (Savoia) si incontrano Nenni e Saragat, con l’intento di fondere PSI e PSDI per contrastare la forza del PCI. L’incontro è auspicato dall’internazionale socialista.
Comitati Due Sicilie - Marcinelle, 8 agosto del 1956. Per non dimenticare….





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iaociao:
