Oggi mi sono trovato davanti in libreria un volume appena uscito intitolato "Populismo", autore Alain de Benoist, edizioni Arianna. Mi sono messo subito a sfogliarlo pensando di acquistarlo, visto anche il prezzo oltremodo accessibile. Ma mentre lo sfogliavo mi chiedevo se ne valesse la pena, e mentre pensavo se valesse la pena, mi convincevo che il libro in questione non mi piaceva, come in verità nessun libro di Alain De Benoist. Il succo del libro lo conoscevo a memoria, visto che sono riflessioni che circolano in rete da una decina d'anni almeno e che si inseriscono in una più generale impostazione politica che l'autore propone ormai da quasi quarant'anni. Ovvero il superamento di destra e sinistra a vantaggio di una "nuova sintesi" che sembra incarnarsi oggi nell'opposizione populista alle elites mondialiste. In calce al libro vi è anche un capitolo sulle tesi di Negri e Hardt circa l'Impero e le Moltitudini, segno che il link che avevo colto io e che avevo posto all'attenzione di Tommaso non era campato per aria.

Dopo aver deciso di non acquistare il volume perché ho sempre meno voglia di leggere tesi e programmi, mi sono messo a fare delle riflessioni. Mi sono immaginato un triangolo con il vertice alto rappresentante le elites mondialiste, l'angolo destro occupato dai populisti e quello sinistro dalle moltitudini. Premesso che non ho motivi per stimare la Tecnocrazia al potere, il mio atteggiamento è quello di chi non si sente per nulla identificato con i soggetti ai lati del triangolo e che vorrebbero sovvertire lo status quo.

Il populismo nasce da un'identificazione del soggetto con un'identità che io ho sentito sempre oltremodo astratta, nonché intimamente sgradevole, ossia quella di "popolo". Cosa è "popolo"? Dalle mie parti si usava parlare di "popolino" in merito a quei lavoratori minuti e poco acculturati che stavano in basso alla scala sociale. In base alla mia estrazione borghese non ho mai sentito di far parte di questo "popolino". Poi c'è un'identità di "popolo" di matrice ottocentesca e che si confondeva con la nazione giacobina. In tal senso "popolo" è chi faceva parte della nazione ovvero NON i nobili e NON il clero. C'è dunque un'antitesi originaria tra popolo e aristocrazia, come tra popolo e clero. Essendo io "aristocratico" non di lignaggio ma di indole e gusto, termini come "popolo", "popolare", "populista" mi si strozzano in gola non meno, anzi forse più, di quelli inerenti alla "democrazia". Riflettevo sull'immagine scelta per la copertina: una silhoutte nera raffigurante una massa agitata. Popolo=massa=mobilitazione. E' nello specifico tutto ciò che la mia "Idea di Destra" ha sempre disprezzato quando non combattuto. In quel momento ho pensato che forse "moltitudine" poteva risultare meno plebeo, trattandosi almeno di una rappresentazione eterogenea di elementi, figure con una loro intima specificità, irriducibili ad una massa indottrinata e squadrata. Però la moltitudine per sua natura comprende la molteplicità in senso non solo qualitativo ma anche e forse più numerico. E io non faccio e non farò mai parte dei "molti". Anche qui, gira e rigira, si ruota intorno al concetto di massa, che fa il paio col popolo e con altri "aggregati" quali comunità, nazione, Stato, etc.

Io non sono un anarchico e penso che abbia ancora un senso parlare di Stato. Sulla nazione sono più scettico, ma potrei ancora ritrovarmici. Ciò che però non desidero annullare è la mia identità che per nulla al mondo vorrei annullare in un indistinto soggetto di "quantità". Io desidererei confrontarmi con ed essere parte di ciò che ai miei occhi sottintende non un "numero" ma una "qualità", non una caratteristica "fisica" bensì una "spirituale". Azzardando e utilizzando un termine posticcio al solo scopo di rendere accettabile l'idea, potrei sentirmi parte di una "minoritudine" che avversa la Tecnocrazia quale Neo-aristocrazia fasulla e mistificatrice, ma che anela e desidera ancora una dimensione verticale, che essendo aristocratica non può che preservare ed esaltare le singole individualità contro "comunanze" di basso istinto e di ogni colore. Né con Draghi, né con Negri, né con De Benoist. Servirebbe un "quarto" e più attraente incomodo.