Alfano cerca l'accordo con Forza Italia per le regionali ma chiede in cambio la presidenza della Sicilia per il suo partito


In Sicilia Angelino Alfano si sta giocando una partita politica che avrà una ricaduta diretta sul voto nazionale. Nell’isola il ministro degli Esteri è disponibile ad aiutare il centrodestra a battere Beppe Grillo e Matteo Renzi, ma pone delle condizioni: l’ok a una candidatura alla presidenza espressa dalla sua area di centro, oppure l’apertura a un’intesa a livello nazionale. In un colloquio con il direttore del «Tempo», Gian Marco Chiocci, Alfano l’ha detta così: «Ho proposto a Micciché di dare la presidenza a noi, così potremo contare di più. In alternativa, se Forza Italia vuole vincere con un proprio candidato governatore, che avrebbe bisogno dei nostri voti, deve darci la garanzia che a livello nazionale ci sia tolta la “fatwa”».

Con il coordinatore siciliano Gianfranco Micciché si è già incontrato diverse volte. La prossima settimana vedrà Nicolò Ghedini, il vero braccio destro del Cavaliere, con il quale il leader di Ap spera di chiudere un accordo generale. Ma le condizioni poste da Alfano sono considerate eccessive. «Va bene l’intesa in Sicilia, come è stato fatto in Lombardia, in Liguria e in alcune città - dicono ad Arcore -. A livello nazionale è diverso. Ap è ancora al governo e noi di Forza Italia siamo all’opposizione».

I berlusconiani considerano scarica la pistola che Alfano ha messo sul tavolo, contando sul fatto che la sua area centrista in Sicilia varrebbe il 10 per cento. Voti e percentuali da far valere anche sul tavolo nazionale. Il Cavaliere, intanto, non crede a questi numeri e pensa che il suo ex delfino perderebbe molti pezzi per strada se decidesse di tentare l’avventura di una corsa solitaria, a Palermo come a Roma. Una corsa solitaria con una lista che nell’isola si chiamerebbe «Sicilia al Centro» e alle politiche del 2018 «Italia al Centro». Alle regionali, dove l’Udc ha ancora un certo pacchetto di voti, il segretario Lorenzo Cesa è nettamente schierato con il centrodestra: non vuole avere nulla a che fare con Alfano e sostiene la candidatura di Nello Musumeci, uomo di destra a capo di una lista civica, apprezzato per la sua onestà e gradito anche a Micciché.

Insomma Alfano vuole ritrovare il cammino con il suo ex leader Berlusconi, rientrare nel gioco del centrodestra partendo dalla sua Regione, ma non intende essere un semplice comprimario. «Non siamo disponibili ad essere dei donatori di sangue. I nostri voti sono determinanti. Si può vincere contro Grillo e Renzi, a differenza di quanto accaduto in Liguria. A Genova Berlusconi ha dovuto dividere il successo con Salvini. In Sicilia, invece, potrebbe vincere e dire che il merito è tutto suo». Il ministro degli Esteri cerca di allettare così il Cavaliere e guarda a quello che accadrà alle politiche: mettere a disposizione di una coalizione di centrodestra i suoi futuri parlamentari. Fare tutto adesso, mentre si è ancora al governo, è un’operazione azzardata, che non tiene conto dell’ostracismo di Salvini e Giorgia Meloni. Oltre al fatto che Ap ha già perso il ministro Enrico Costa e il sottosegretario Massimo Cassano.

L’incontro con Ghedini la prossima settimana potrebbe essere il passaggio decisivo e sono in molti dentro Forza Italia a pensare che alla fine Alfano dovrà arrivare a più miti consigli. Non può chiedere di avere il candidato governatore, dovrà magari accettare di sostenere Musumeci. L’unica garanzia che Berlusconi può dargli è che, quando e se si riaprirà la discussione sulla legge elettorale, la soglia del 3 per cento alla Camera non verrà alzata e quella dell’8 per cento al Senato sarà abbassata. Il punto è che Alfano non si fida di Berlusconi.








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