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    Predefinito Il sogno degli immigrazionisti radicali: fare dell'Italia un grande lazzaretto

    Sindrome da accerchiamento per le ong dopo il varo del codice di condotta sul soccorso migranti

    L'ipotesi di reato è di quelle pesantissime: favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Investigatori del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Trapani e del Nucleo speciale d'intervento della Guardia Costiera hanno eseguito il sequestro preventivo della nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet fermata questa notte al largo di Lampedusa dalla Guardia Costiera italiana. "Si tratta di un'accusa molto grave, alla quale ribatteremo punto su punto, e se dovessero emergere documentate responsabilità specifiche, personali, non saremo certo noi, come Ong, a minimizzare. Ma ciò che non siamo disposti ad accettare è che il nostro lavoro complessivo, che ha portato al salvataggio di tante vite umane, sia infangato per non esserci assoggettati" al diktat italiano.

    Il "diktat" in questione sarebbe il Codice di comportamento stabilito dal Viminale; Codice accettato solo da tre organizzazioni. Jugend Rettet è proprio una delle altre sei del "Fronte del no", assieme a Medici senza frontiere, Sea Watch, Sos Mediterranee, Sea eye, Life boat, Boat refugee. Dei 13 punti del Codice di condotta, in versione più 'morbida' rispetto all'inizio, sono due quelli maggiormente contestati: quello che prevede la presenza a bordo di polizia giudiziaria armata e quello che vieta il trasbordo di migranti da una nave all'altra.

    "Non vogliamo che ci siano ambiguità sul fatto che svolgiamo attività di polizia o attività investigativa", spiega il presidente di Msf Italia, Loris De Filippi, per il quale avere la possibilità di trasferire persone da una imbarcazione all'altra potrebbe consentire "una maggiore efficienza" e "una maggiore capacità di intervento". Circa le ragioni che potrebbero aver portato, nelle ultime settimane, alla preparazione di questo Codice - anticipato da non poche polemiche sull'operato delle Ong nel Mediterraneo, scatenate dalle insinuazioni di collusione tra organizzazioni e trafficanti - De Filippi ritiene che possa esserci il tentativo di dirottare l'attenzione dal "ruolo" e "dal rapporto con la Guardia costiera libica", il cui Codice di condotta – spiega – "è perlomeno molto sospetto, e sul quale il Tribunale penale internazionale sta indagando". Incalza Emilie Dubuisson, responsabile di Msf per i contatti con le prefetture. "Non abbiamo firmato il Codice di condotta delle Ong – rimarca Dubuisson - - ma il nostro impegno nel salvare vite umane non si ferma. In questo momento le nostre due navi sono a 20 miglia dalla costa libica in attesa che la guardia costiera italiana ci chieda di intervenire in caso di bisogno. Il Regolamento non è una legge - continua - e nonostante non siano ancora chiare le misure del ministero dell'Interno contro chi non ha firmato, noi siamo tranquilli perché rispettiamo le leggi internazionali e quelle nazionali. La nostra attività si svolge nel totale rispetto delle regole". Quanto ai salvataggi, "li facciamo esclusivamente su indicazione della Guardia costiera italiana. È nostra intenzione rispettare la legge, ma non potremmo mai ospitare a bordo polizia armata".

    Salvare vite umane in mare deve essere la priorità: a ribadirlo è padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, il Servizio di gesuiti per i rifugiati in Italia, che ricorda come dall'inizio dell'anno i morti nel Mediterraneo sono stati circa duemila. Per Ripamonti al Codice ci si è arrivati mettendo sotto una lente di ingrandimento il "lavoro delle Ong", e sollevando il dubbio "che non fosse un buon lavoro". In questo modo l'Italia, continua il gesuita, "manda un segnale che è l'allineamento ad una posizione che è quella dell'Europa". "Questo Codice di comportamento per le Ong – prosegue – e questa campagna che cercherà di aiutare la Guardia costiera libica a bloccare le persone che non possono arrivare in Europa è il grosso problema, perché non si affronta la questione centrale: quella dell'ingiustizia per la quale queste persone scappano".

    Anche per Terres des Hommes "alcuni punti del codice delle Ong sono inammissibili e la loro applicazione un paradosso per le organizzazioni umanitarie che vengono costrette ad andare contro i loro stessi codici deontologici e contro i codici di comportamento del diritto umanitario e contro la prassi consolidata". Dopo aver sottolineato che alle fondamenta del lavoro dell'organizzazione ci sono "la Dichiarazione Onu sui Diritti delle uomo e le sue convenzioni inerenti i diritti dei minori", il presidente Raffaele Salinari ha ricordato "le regole di indipendenza e neutralità che contraddistinguono il diritto umanitario" e ha evidenziato il rischio connesso alla "tendenza a condizionare a fini politici l'intervento umanitario". Nello specifico della questione migranti, ha concluso Salinari, "è assolutamente necessario riprendere il filo della politica migratoria inserendo gli interventi a favore dei migranti all'interno della difesa dei diritti umani, delle regole condivise sul salvataggio in mare e, più in generale, di una gestione comprensiva dei fenomeni migratori, che li faccia uscire da una logica emergenziale".

    Lo scontro è a tutto campo. Il variegato mondo delle Ong vive una sorta di "sindrome dell'accerchiamento"; una "sindrome" motivata. "La Dichiarazione Onu dei diritti dell'uomo e le sue Convenzioni, a partire da quella inerente i diritti dei minori, rappresentano la base imprescindibile sulla quale orientare ogni azione operativa". Lo ribadiscono gli aderenti al Cini – Coordinamento italiano Ong internazionali - commentando le polemiche sul Codice di regolamentazione delle Ong per il salvataggio in mare dei migranti, anche alla luce della vicenda "tedesca". Il Cini è composto da Actionaid, Amref, Cbm, Save the Children, Terre des hommes, Vis-Volontariato internazionale per lo sviluppo. "Da qualche tempo – fa notare il portavoce Antonio Raimondi – si assiste a forme di pressione sulle Organizzazioni non governative da parte di diversi livelli istituzionali europei, nazionali e internazionali affinché il diritto internazionale dei diritti umani venga ricondotto all'interno delle compatibilità politiche che Stati e Governi intendono di volta in volta perseguire per la gestione degli aiuti umanitari". "Senza entrare nel merito di scelte che competono alle singole organizzazioni – precisa Raimondi -, ribadiamo che essere arrivati a questo punto è una sconfitta per tutti dato, che la gestione in modalità emergenziale di un fenomeno così drammatico e carico di implicazioni politiche complesse quali quello migratorio non può e non deve essere affrontato con strumenti che configurano un inedito 'ordine pubblico internazionale', ma applicando coerentemente gli strumenti della prevenzione e di un modello di sviluppo inclusivo incentrato sulla lotta alla povertà, il perseguimento della pace e rispettoso dell'ambiente, come recentemente approvato dalle Nazioni Unite con gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile".

    Tra "abbordaggi" e polemiche, nel Mediterraneo si continua a morire e a salvare vite umane. I cadaveri di 8 migranti sono stati rinvenuti su quattro imbarcazioni partite dalla Libia alla volta dell'Italia. Margherita Colarullo di Medici senza frontiere che ha partecipato alle operazioni racconta il salvataggio. "C'erano alcuni bimbi non accompagnati, una bambina ci hanno detto che era figlia di una delle donne che è morta durante la traversata, ma erano curati dalle altre maman che erano con loro e mi hanno detto che erano della Costa d'Avorio". Circa 500 le persone tratte in salvo.

    E una nuova "bordata" all'Italia arriva da Amnesty International. Nel mirino il voto a favore del Parlamento italiano all'invio di navi da guerra nelle acque libiche per assistere la Guardia costiera della Libia a intercettare migranti e rifugiati e a riportarli a terra. "Oggi - afferma la vicedirettrice di AI per l'Europa, Gauri Van Gulik - le autorità italiane hanno dimostrato che considerano più importante tenere migranti e rifugiati alla larga dalle loro coste piuttosto che proteggere le loro vite e la loro incolumità. Facilitare l'intercettamento e il ritorno in Libia di migranti e rifugiati significherà destinarli ai centri di detenzione del paese, dove quasi certamente saranno esposti al rischio di subire torture, stupri e anche di essere uccisi. Il voto di oggi potrebbe rendere le autorità italiane complici di quest'orrore".

    "L'Italia, insieme agli altri Stati membri dell'Unione europea, dovrebbe dedicarsi ad aumentare le operazioni di ricerca e soccorso. Invece, ha scelto di abdicare alle sue responsabilità e di mettere in pericolo le stesse persone che afferma di voler salvare, fornendo addirittura copertura e sostegno militare alla Guardia costiera libica, il cui operato violento e incosciente è stato più volte documentato, anche da Amnesty International". La vicedirettrice di Amnesty interviene anche sul Codice di condotta: "L'Italia col sostegno dell'Unione europea, ha introdotto ostacoli alla capacità delle Ong di salvare persone in mare, dimostrando come il suo approccio complessivo sia errato. "Questa non è la risposta alla crisi umanitaria in atto nel Mediterraneo centrale, bensì la ricetta per altre sofferenze. Ogni forma di cooperazione con le autorità libiche dovrebbe dare priorità a monitorare il loro comportamento in tema di violazioni dei diritti umani e ad accertare le responsabilità per quelle commesse. Dovrebbe inoltre essere condizionata a un verificabile impegno delle autorità libiche a migliorare le condizioni dei rifugiati e dei migranti in Libia".

    "L'ulteriore supporto navale tecnico e logistico da parte dell'Italia alla Guardia Costiera Libica, deliberato dal Parlamento oggi, non servirà, purtroppo, a lenire le sofferenze dei migranti che attraversano questo paese in fuga da guerra e atrocità - afferma la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti – . Al contrario tale missione, facilitando le attività di rimpatrio non volontario in Libia operate direttamente dalla Guardia Costiera di questo paese, potrebbe avere l'effetto di riportare e bloccare un numero maggiore di migranti in un paese in cui i centri di detenzione sono paragonabili a veri e propri lager, nei quali le persone sono sistematicamente esposte a trattamenti inumani".

  2. #2
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    Predefinito Re: Il sogno degli immigrazionisti radicali: fare dell'Italia un grande lazzaretto

    Sbattere in galera tutta questa gentaglia.
    Hitler or Hell.

  3. #3
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    Predefinito Re: Il sogno degli immigrazionisti radicali: fare dell'Italia un grande lazzaretto


  4. #4
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    Predefinito Re: Il sogno degli immigrazionisti radicali: fare dell'Italia un grande lazzaretto

    Si capisce ora perché abbiano cercato di intimidire Zuccaro tre mesi fa, resta da capire chi siano i referenti e i lobbisti italiani di questi delinquenti.

  5. #5
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    Predefinito Re: Il sogno degli immigrazionisti radicali: fare dell'Italia un grande lazzaretto

    E' ora di schiacciare i nuovi negrieri.

  6. #6
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    Predefinito Re: Il sogno degli immigrazionisti radicali: fare dell'Italia un grande lazzaretto

    Citazione Originariamente Scritto da Saturno Visualizza Messaggio
    E' ora di schiacciare i nuovi negrieri.
    L'unico modo per scacciarli è che vadano contro gli interessi di altre multinazionali, o forse pensi che ci possa essere qualche tipo di rinascita morale??

  7. #7
    ik manèbimus òptime
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    Predefinito Re: Il sogno degli immigrazionisti radicali: fare dell'Italia un grande lazzaretto

    Citazione Originariamente Scritto da Sparviero Visualizza Messaggio
    Sbattere in galera tutta questa gentaglia.
    Se la cavano a buon mercato..., prenderli a cannonate e mandarli in fondo al mare.
    Mao Tse-tung "sono convinto che tutti gli uomini nascano buoni, e che pure l'ex Imperatore della Cina possa essere un buon comunista"[/B] @Scomunista Reloaded più incazzoso di prima!!

  8. #8
    Lo spirito del '22
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    Predefinito Re: Il sogno degli immigrazionisti radicali: fare dell'Italia un grande lazzaretto

    Citazione Originariamente Scritto da scomunista Visualizza Messaggio
    Se la cavano a buon mercato..., prenderli a cannonate e mandarli in fondo al mare.
    tutta quella feccia in mare aumenterebbe l'inquinamento, lasciarli marcire in galere è la soluzione ecologgggica
    Hitler or Hell.

  9. #9
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    Predefinito Re: Il sogno degli immigrazionisti radicali: fare dell'Italia un grande lazzaretto

    Citazione Originariamente Scritto da Sparviero Visualizza Messaggio
    tutta quella feccia in mare aumenterebbe l'inquinamento, lasciarli marcire in galere è la soluzione ecologgggica
    Poi però devi mantenerli aggratis a spese dello Stato...
    Di tutte le possibili reazioni ad un insulto, la più efficace è il silenzio - Santiago Ramòn y Cajal
    A paraulas maccas uriga surda
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  10. #10
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    Predefinito Re: Il sogno degli immigrazionisti radicali: fare dell'Italia un grande lazzaretto

    quale è il nesso tra il titolo e l'articolo postato

 

 
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