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Discussione: Osservatorio Argentina

  1. #21
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    Predefinito Re: Osservatorio Argentina

    L'Argentina e l'abbraccio mortale del Fondo Monetario Internazionale

    Proprio come avvenne alle fine del secolo scorso. Col triste epilogo che vide il presidente De La Rua costretto a fuggire in elicottero per evitare di essere linciato dalle masse inferocite 20/06/2018

    Non esistono pasti gratis. Si tratta di una frase di Milton Friedman, padre del neoliberismo, abbastanza ricorrente in economia. Vuol significare che ogni azione in campo economico ha un relativo costo. Abbastanza esoso dal punto di vista sociale per l’Argentina di Mauricio Macri che ha deciso di lasciarsi prendere dall’abbraccio mortale del Fondo Monetario Internazionale. Proprio come avvenne alle fine del secolo scorso. Col triste epilogo che vide il presidente De La Rua costretto a fuggire in elicottero per evitare di essere linciato dalle masse inferocite. 

     

    Il paese finì la propria corsa in default. Per rialzarsi ci sono voluti anni e la fermezza dei coniugi Kirchner. 

     

    Cosa prevede il nuovo accordo?

     

    L’accordo tra il regime neoliberista argentino e il Fondo Monetario Internazionale prevede l’erogazione di 50 miliardi di dollari. L’Argentina riceverà la somma richiesta in varie tranche. Ad ogni passaggio l’organismo finanziario riesaminerà la pratica. Il governo di Buenos Aires riceverà 12 controlli fino al termine del programma denominato ‘Stand-By Arrangement’. Si prevede inoltre un monitoraggio mensile per i tassi d’inflazione, o quotidiano, per conoscere le politiche della Banca Centrale. 

     

    Quali sono i costi?

     

    In una lettera indirizzata al presidente dell’FMI, Christine Lagarde, il regime di Buenos Aires si impegna a ridurre il deficit primario e la spesa pubblica: «Continueremo ad avanzare nella riduzione delle sovvenzioni all'energia e ai trasporti con l'obiettivo di aumentare la percentuale del costo di produzione di quei servizi coperti dal prezzo pagato dai consumatori». 

     

    In parole povere, i costi saranno scaricati sugli utenti che si troveranno a pagare tariffe più alte per servizi essenziali come gas ed elettricità. 

     

    Con l’obiettivo di ridurre la spesa pubblica del 3,2% sul Prodotto Interno Lordo (PIL) si prevede di diminuire l’occupazione nel pubblico. A tal fine il governo afferma di essere intenzionato a «non rinnovare le posizioni in posti non prioritari, congelare nuove assunzioni nel governo nazionale per due anni ed eliminare le posizioni ridondanti». 

     

    Dopo la riforma delle pensioni lanciata nel 2017 da Mauricio Macri, che si è conclusa con proteste e gravi incidenti nelle vicinanze del Congresso a causa delle ridotte entrate di molti pensionati, il documento promette a Lagarde «di introdurre miglioramenti nel sistema pensionistico per renderlo  finanziariamente sostenibile».


    Per rendere un’idea chiara ai lettori italiani di quel che ha promesso il governo argentino al massimo dirigente dell’organismo internazionale, basti pensare che la famigerata riforma Fornero attuata dal governo Monti, aveva come obiettivo proprio rendere sostenibile il sistema pensionistico italiano. Quel che non viene detto è che queste riforme sono invece insostenibili per i diretti interessati: ossia i pensionati e coloro i quali dopo una vita di lavoro vorrebbero giustamente godere del proprio diritto al riposo. 

     

    La ricetta prevede inoltre la classica riduzione della spesa per acquisti di beni e servizi da parte del governo nazionale del 15% rispetto al 2017, per gli anni 2018 e 2019. Per quanto riguarda i lavori pubblici, saranno portati avanti quei progetti «essenziali» per aumentare la «competitività» del paese. Tutti quelli non ritenuti essenziali saranno invece posticipati.

     

    Colpo finale: maggiore autonomia della Banca Centrale

     

    Ogni regime neoliberista che si rispetti parte dall’assunto che la Banca Centrale deve esercitare il proprio ruolo senza il condizionamento del governo. Un mantra fallace e pericoloso che lungi dal riuscire a tenere sotto controllo l’inflazione, provoca un esplosione della spesa per gli interessi sul debito. Anche in questo caso, l’esempio italiano con il famoso divorzio tra il Tesoro e la Banca d’Italia del 1981, è calzante.  

     

    Le misure appena descritte avranno come unico effetto quello di far ripiombare l’Argentina in una situazione di dissesto finanziario. Gravi saranno le ripercussioni dal punto di vista sociale. Sulla pelle di un popolo argentino già segnato dalle ottuse politiche di neoliberismo selvaggio implementate dal governo Macri sin dal suo insediamento.

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...le/5694_24413/
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  2. #22
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    Predefinito Re: Osservatorio Argentina

    Argentina-FMI, attivisti per i diritti umani denunciano accordo che consegna il paese alla «dittatura del mercato»

    La denuncia attraverso una lettera aperta indirizzata al presidente Mauricio Macri. Primo firmatario il Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel


    di Fabrizio Verde

    Senza diritti sociali è impossible vi sia rispetto dei diritti umani. Per questo un gruppo di difensori dei diritti umani in Argentina, con alla testa il premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel, ha indirizzato una lettera aperta al presidente Mauricio Macri, che ha appena gettato l’Argentina nell’abbraccio mortale del Fondo Monetario Internazionale. Un organismo che nel paese sudamericano ha già compiuto guasti inenarrabili tra la fine del novecento e gli inizi degli anni duemila.



    Il dramma del default, la miseria crescente e la disoccupazione di massa, sono ancora ben presenti nella mente del popolo argentino che adesso è rimbombato nella stesso incubo. A dire il vero già assaporato sin dall’insediamento del regime neoliberista di Mauricio Macri. Bisogna ricordare che la prima squadra di governo segnò la consegna di Buenos Aires alla gestione delle multinazionali. Sono seguite, poi, le classiche politiche di neoliberismo selvaggio che hanno provocato: disoccupazione, esplosione dell’inflazione, aumento delle tariffe per servizi essenziali come gas ed energia elettrica, cancellazione di benefit sociali. Recrudescenza della repressione: il caso di Milagro Sala è paradigmatico in tal senso.



    Nella lettera in cui si contesta l’intesa con il Fondo Monetario Internazionale leggiamo di un accordo «che stabilisce in maniera particolarmente scandalosa, la consegna della nostra sovranità come nazione, la vita e i diritti di tutti i suoi popoli, alla dittatura del mercato. Accordo che dovrebbe essere discusso e respinto dal Congresso della Nazione per non calpestare le Bandiere di libertà, giustizia ed uguaglianza che, in ogni caso, continueremo a sollevare come popolo argentino».



    Pérez Esquivel e gli altri firmatari, denunciano inoltre: «Il costo di questo accordo di sottomissione neocoloniale sarà disastroso per l'immensa maggioranza di coloro che vivono in Argentina. Porterà più povertà, meno occupazione, salari e pensionamenti, più depredazione e saccheggio dei nostri beni comuni, meno investimenti in diritti umani fondamentali come acqua, salute, istruzione, alloggi e trasporti, per cominciare. Per non parlare di più debito e la perdita diretta del nostro diritto all'autodeterminazione e strumenti chiave di qualsiasi politica economica sovrana».



    Perché l’unico obiettivo del regime neoliberista è «garantire al Dio Mercato e alle potenze economiche locali e straniere che operano attraverso di esso, che qualunque cosa accada, continueranno a caricare i loro interessi sul debito pubblico. Come con l'accordo firmato dalla giunta militare, guidato dal genocida Videla, appena due giorni dopo il colpo di stato del 1976».



    L’alternativa allo strozzinaggio criminale del Fondo Monetario Internazionale che opera per garantire «gli interessi del grande capitale sui diritti dei popoli» è rappresentata da quelle istituzioni come Unasur, Celac e Mercosur, disprezzate dal governo Macri che agisce attivamente per il loro progressivo smantellamento.



    Perché un’America Latina unita su basi solidali e cooperativistiche, avrebbe la forza di rifiutare con forza ogni ingerenza: sul campo economico e finanche militare.

    Notizia del: 22/06/2018

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  3. #23
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    Predefinito Re: Osservatorio Argentina

    Argentina, il regime neoliberista di Mauricio Macri: triste storia di un fallimento annunciato



    di Fabrizio Verde

    Ci risiamo. L’Argentina è tornata nel baratro. Caduta di nuovo a causa di quel neoliberismo che danni inenarrabili aveva provocato al paese sudamericano. Fino al famoso default e alla fuga in elicottero dell’allora presidente Fernando De La Rua. Che aveva praticamente passato le redini del governo al Fondo Monetario Internazionale. Una scenario che sembra ripetersi con Mauricio Macri, dopo l’annuncio risalente allo scorso mese di giugno di un accordo raggiunto con l’istituzione finanziaria internazionale.



    L’ultima intesa tra Argentina ed FMI risaliva al gennaio del 2013: un accordo finanziario siglato dall’allora presidente Eduardo Duhalde, mentre il ministro dell'Economia era Roberto Lavagna.



    Poi giunse al potere Néstor Kirchner. Un populista come viene ancora oggi definito in maniera dispregiativa il defunto ex presidente. Questi decise di allontanare il Fondo Monetario Internazionale dall’Argentina estinguendo il debito in una sola soluzione. Così il governo di Buenos Aires pagò in una sola soluzione 9 miliardi e 800 milioni di dollari con un risparmio di ben 842 milioni di dollari di interessi. L’agenzia chiuse il suo ufficio permanente in Argentina e ai tecnici del fondo fu vietato di esaminare i conti del paese.

    per proseguire nella lettura: https://www.lantidiplomatico.it/dett...to/5694_25325/
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  4. #24
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    Predefinito Re: Osservatorio Argentina

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Argentina, il regime neoliberista di Mauricio Macri: triste storia di un fallimento annunciato



    di Fabrizio Verde

    Ci risiamo. L’Argentina è tornata nel baratro. Caduta di nuovo a causa di quel neoliberismo che danni inenarrabili aveva provocato al paese sudamericano. Fino al famoso default e alla fuga in elicottero dell’allora presidente Fernando De La Rua. Che aveva praticamente passato le redini del governo al Fondo Monetario Internazionale. Una scenario che sembra ripetersi con Mauricio Macri, dopo l’annuncio risalente allo scorso mese di giugno di un accordo raggiunto con l’istituzione finanziaria internazionale.



    L’ultima intesa tra Argentina ed FMI risaliva al gennaio del 2013: un accordo finanziario siglato dall’allora presidente Eduardo Duhalde, mentre il ministro dell'Economia era Roberto Lavagna.



    Poi giunse al potere Néstor Kirchner. Un populista come viene ancora oggi definito in maniera dispregiativa il defunto ex presidente. Questi decise di allontanare il Fondo Monetario Internazionale dall’Argentina estinguendo il debito in una sola soluzione. Così il governo di Buenos Aires pagò in una sola soluzione 9 miliardi e 800 milioni di dollari con un risparmio di ben 842 milioni di dollari di interessi. L’agenzia chiuse il suo ufficio permanente in Argentina e ai tecnici del fondo fu vietato di esaminare i conti del paese.

    per proseguire nella lettura: https://www.lantidiplomatico.it/dett...to/5694_25325/
    L'Argentina è un grande paese, risorgerà ancora nonostante i Menem e i Macri. Spero solo che venga il giorno che imparino queste lezioni in maniera definitiva e le tengano bene a mente. Perseverare è diabolico ( oltre che liberista... ).
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    Predefinito Re: Osservatorio Argentina

    Argentina, disastro neoliberista: recessione economica e disoccupazione in aumento del 9%



    di Fabrizio Verde

    Com’era ampiamente prevedibile il programma neoliberista imposto da Mauricio Macri all’Argentina sta producendo i suoi nefasti effetti. L’Istituto Nazionale di Statistica e Censimento (INDEC) dell'Argentina ha reso noti nuovi indici che segnano la difficile prestazioni socio-economica del paese negli ultimi mesi.



    L’economia dell’Argentina si è contratta del 3,5% nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ed è caduta dello 0,7% rispetto al trimestre precedente.



    Altro indice rilevante è quello riguardante il tasso di disoccupazione, che è avanzato al 9% nel terzo trimestre dell'anno. Durante il terzo trimestre dello scorso anno, la cifra si attestava dell’8,3%.



    Lo stesso organismo, l’Istat di Buenos Aires per intenderci, ha indicato che il paniere alimentare di base (CBA) nel novembre ha avuto un aumento del 4% come variazione del cestello di base totale (CBT). Nelle variazioni anno su anno, il CBA è aumentato del 54% e la CBT è aumentata del 57%.



    Il CBA è l'insieme di cibo sufficiente per soddisfare il fabbisogno calorico di una famiglia media, ma non è rappresentativo di una dieta con tutti i nutrienti (latte, carne, uova, lenticchie, cereali, zuccheri, grassi, ortaggi, frutta).

    La CBT incorpora le misurazioni della povertà nell'accesso di una famiglia tipica a beni e servizi non alimentari, come abbigliamento, trasporti, istruzione, salute, ecc.



    L’Indec afferma che una famiglia media del paese ha bisogno di un reddito pari ad almeno 25.206 pesos (641 dollari statunitensi) per coprire il costo del cibo paniere di base totale e non essere risucchiata nella povertà o peggio nell’indigenza più totale.



    Nello stesso giorno in cui l’Indec ha rilasciato queste statistiche, l'azienda Paqueta produttrice di calzature per l'impresa sportiva Adidas, ha chiuso le porte dello stabilimento in provincia di Buenos Aires, licenziando 397 lavoratori.



    La recessione ha colpito forte il settore delle calzature. Secondo un rapporto di settore, le importazioni di calzature sono cresciute del 45% negli ultimi due anni, con l’ingresso di prodotti finiti o semilavorati provenienti dal Brasile che è giunto a toccare il 116% di aumento. Molte delle aziende del settore sono ubicate in città piccole e medie del paese, dove l'impatto economico di licenziamenti e chiusure è molto profondo.



    Il fallimento del neoliberismo è palese. Nonostante ciò, alcuni liberisti alle vongole nel nostro paese fingono di non vedere l’evidenza e si affannano a screditare un paese come il Venezuela segnato da una tremenda guerra economica. Bloccato finanziariamente dalle sanzioni illegali imposte da Washington.



    Il motivo è chiaro: raccontando quanto avviene in Argentina cadrebbero i castelli di fake news costruiti per perorare la causa neoliberista sposata in maniera fanatica dalle èlite di Bruxelles, e imposta in tutto il Vecchio Continente.



    I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Parigi brucia, l’austerità alimenta le fiamme.

    Fonte: America XXINotizia del: 19/12/2018

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  6. #26
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    Predefinito Re: Osservatorio Argentina

    Nel silenzio dei media mainstream si consuma la crisi dell'Argentina neoliberista



    Mentre i riflettori sono tutti puntati sul Venezuela che resiste agli attacchi di USA e vassalli regionali, continua a consumarsi nel silenzio più totale il dramma neoliberista in Argentina. Un paese riuscito a risollevarsi con grossi sacrifici ma ripiombato nel baratro proprio a causa di quelle politiche nefaste che all’inizio degli anni 2000 avevano portato il paese al default.



    Mauricio Macri aveva detto di voler aprire l’Argentina al mondo, proprio come l’opposizione venezuelana, in realtà ha riportato a Buenos Aires il Fondo Monetario Internazionale, così come è tornato a Quito e vorrebbero riportarlo a Caracas.

    L’economia argentina è caduta del 2,6% nel 2018, anno in cui sono stati persi quasi 200.000 posti di lavoro, secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi nella giornata di mercoledì. La stessa giornata in cui è stata confermata la chiusura della più grande fabbrica di carrozzeria per autobus nel paese, dove lavorano oltre 600 lavoratori, più 1000 nell’indotto.



    Il sistema pensionistico integrato argentino (SIPA) del Ministero della Produzione e del Lavoro, registra che durante lo scorso anno, sono stati persi oltre 191.000 posti di lavoro registrati a causa della recessione e della crisi economica che l'Argentina sta attraversando.



    Il numero di lavoratori occupati registrati è passato da 12.387.200 nel 2017 a 12.195.900 nel dicembre 2018, il che rappresenta un calo dell'1,5% nella misurazione inter-annuale. Di questo totale, circa 130.800 appartenevano al settore privato registrato.



    Sempre parlando di occupazione registrata o formale, sono stati persi 61.000 posti di lavoro nel settore industriale, 36.300 nel segmento commerciale e 13.600 nelle costruzioni a causa del freno di lavori pubblici.



    L'indagine sugli indicatori del lavoro (EIL) dello stesso ministero ha avvertito che l'occupazione ha subito un calo del 2,3% nel primo mese del 2019.



    I settori delle PMI e delle imprese sostengono che dozzine di piccole e medie imprese vengono chiuse o sospese ogni giorno.



    La più importante fabbrica di camion e autobus del paese, Metalpar, ha annunciato la chiusura definitiva dell'impianto che ha nella città di Loma Hermosa a Buenos Aires e ha licenziato i suoi 600 lavoratori.



    Nel 2017 la fabbrica - con capitali cileni e brasiliani - aveva proposto al governo Macri un programma di produzione sostenibile per superare la caduta delle vendite, ma non ha ricevuto risposte ufficiali.



    Le compagnie di autobus hanno interrotto il rinnovo dei veicoli per la diminuzione di passeggeri, il forte aumento del dollaro e la mancanza di crediti per i quali Metalpar ha deciso nel 2018 di sospendere il personale per far fronte alla crisi.



    La contrazione economica del 2018 è stata la più alta degli ultimi tre anni quando è iniziata l'amministrazione del presidente Mauricio Macri, che all'inizio dello scorso anno aveva previsto un aumento del 3,5%.



    La crisi argentina si consuma nel silenzio più totale dei media mainstream impegnati nel costruire una crisi umanitaria in Venezuela che nei fatti non esiste.

    Fonte: America XXINotizia del: 28/02/2019

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    Predefinito Re: Osservatorio Argentina

    Crisi valutarie in Argentina (con la "cura" del FMI) e Turchia: la realtà smentisce ancora gli "esperti"



    di Thomas Fazi



    Nel 2018 sia l'Argentina che la Turchia hanno affrontato delle pesanti crisi valutarie. I due paesi, però, hanno seguito due "cure" molto diverse: l'Argentina ha sottoscritto un piano di salvataggio dell'FMI basato su un pacchetto di durissime misure di austerità, tra cui tassi d'interesse alle stelle, blocco del credito, tagli selvaggi alla spesa pubblica, ecc.; la Turchia - nonostante un esplicito tentativo di destabilizzazione da parte degli Stati Uniti - ha mandato a quel paese sia Trump che l'FMI, rifiutandosi di alzare i tassi per diversi mesi (per poi alzarli più avanti in misura molto più contenuta dell'Argentina) e rifiutando la logica dell'austerità seguita da Buenos Aires.



    Il risultato? Dal settembre 2018 il peso ha perso il 15 per cento del valore rispetto al dollaro mentre la lira turca ha recuperato il 20 per cento. L’import turco è diminuito mentre l’export manifatturiero è ripartito giocando sulla precedente svalutazione della lira. Anche il tasso di inflazione annuale della Turchia è diminuito, superando in ottobre il 25 per cento per poi scendere a dicembre al 20,3 per cento, mentre quello dell’Argentina è salito ufficialmente al 47,6 per cento a dicembre, il più alto negli ultimi 27 anni (ed è probabile che sia un dato sottostimato).

    Insomma, anche questa volta la realtà smentisce le raffinate analisi dei "complessisti", quella categoria di commentatori la cui capacità di lettura della realtà si riduce a: «Ma non vi rendete conto che in un mondo così complesso la sovranità monetaria non serve a nulla?».


    Come disse Lincoln: «Potete avere torto su qualche argomento per qualche tempo, ma non potete avere torto su tutto per sempre».



    [Link all'articolo: https://it.businessinsider.com/la-do...in-cr…/]

    Notizia del: 13/03/2019

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    Predefinito Re: Osservatorio Argentina

    Fallimento neoliberista in Argentina: ripagati i fondi avvoltoio e tornato a dettare legge il Fondo Monetario Internazionale



    La denuncia dell'ex presidente Cristina Fernández de Kirchner che evidenzia come le politiche di Macri abbiano rovinato l'economia di Buenos Aires anche per il futuro


    di Fabrizio Verde

    L’Argentina neoliberista guidata da Mauricio Macri ha deciso di ripagare i fondi avvoltoio per poi ritrovarsi di nuovo il Fondo Monetario Internazionale in casa. Con le nefaste conseguenze che questo comporta.



    «Hanno detto che se avessimo pagato i fondi avvoltoio, sarebbero arrivati ??miliardi di dollari di investimenti. Li abbiamo pagati e non sono stati fatti investimenti, ma il FMI è tornato», ha denunciato l’ex presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner.



    Sotto la cui gestione, seguita a quella del marito Nestor, l’Argentina era riuscita faticosamente a rialzarsi dopo che scellerate politiche neoliberiste l’avevano gettata nel baratro del default all’inizio del nuovo secolo.



    Cristina Fernández de Kirchner ha poi spiegato che i prossimi mesi e anni saranno difficili a causa delle conseguenze del modello economico di Macri. Perché il debito generato dal governo attuale dovrà essere pagato e, allo stesso tempo, l'economia dovrà essere rimessa in moto.


    L’ex presidente in ogni caso non si tira indietro: «Sento il bisogno di essere in grado di aiutare in questa catastrofe sociale che l'Argentina sta vivendo».


    Cristina ha ricordato come durante il suo governo abbia ricevuto pressioni da diversi settori per aprire l'economia, modernizzare e che si oppose perché "per noi è bene non avere debito, che le persone abbiano un lavoro, soldi in tasca, possano godere con i propri figli di una vacanza».



    Il caso Argentina mostra per l’ennesima volta come le politiche neoliberiste ritenute indispensabili per ridurre il debito e rilanciare l’economia producono esattamente il contrario di quanto promesso. Arriva la recessione e con essa esplodono la disoccupazione e il debito. Tanto è vero che ci sono paesi, anche nel cuore della vecchia Europa neoliberista, i quali decidono di abbandonare quella che è una strada senza uscita.



    L’Argentina ripiombata nella spirale debito-austerità costituisce una prova lampante di questo fallimento.

    Fonte: Pagina|12Notizia del: 12/06/2019

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  9. #29
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    Predefinito Re: Osservatorio Argentina

    Purtroppo per l'Argentina è il suo popolo nessun nuovo Peron è all'orizzonte.
    I finti sinistri che occupano abusivamente l'area socialcomunista sono umanamente degli infami scarti culturali del tardo capitalismo yankee.
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    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Purtroppo per l'Argentina è il suo popolo nessun nuovo Peron è all'orizzonte.
    No, per niente. L'America Latina è il laboratorio che il FMI usa per i suoi sporchi esperimenti liberisti.
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