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  1. #1
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    Predefinito L'Inferno nelle religioni d'Oriente

    Esiste nell'Induismo e nel Buddismo un luogo spirituale analogo all'Infermo Cristiano?
    Queste due religioni concepiscono un luogo di penitenza eterna nel caso si siano commessi gravi crimini nel corso della vita materiale?
    E se esiste quali sono i crimini o comunque i comportamenti che inevitabilmente ti conducono in tale luogo?
    Si tratta di una condizione eterna dell'anima o è possibile che lo spirito riesca - dopo aver scontato un certo periodo di pena - a reincarnarsi ulteriormente?
    Grazie per le eventuali risposte.

  2. #2
    A - democratia
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    Predefinito Rif: L'Inferno nelle religioni d'Oriente

    Fino ad ora non mi sono imbattuto in tali rappresentazioni, ma sono alle prime fasi della mia ricerca.

    La domanda è: puo' esistere un luogo eterno al di fuori del Campo di Brahman?

    Io penso che piu' che inferno, qualificato come luogo di permanenza dello spirito, bisogna parlare di allontanamento dal paradiso.

    Spezzare il ciclo delle rinascite, smaltire totalmente le contaminazioni karmiche e ricongiungersi con il grande Se, questo è il paradiso.

    Mi sembra di ricordare che nella Gita vi sia espressa la possibilità di unificazione spirituale con l'assoluto anche per i criminali.
    Cercherò di trovarlo.

  3. #3
    Papessa
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    Predefinito Rif: L'Inferno nelle religioni d'Oriente

    I luoghi oscuri dell'oltretomba ci sono sempre stati ovunque, in ogni religione. Quello che nelle discipline d'Oriente non esiste è l'eternità.

    Nulla è eterno, bensì solamente transitorio in attesa della nuova discesa in un nuovo corpo..la quale avviene per tutti: siano essi anime, demoni, angeli, creature celesti o infernali, animali al confine tra esistenza bruta e dimensione umana. In un ciclo incessante e senza soluzione di continuità.

    Quando si parla di "inferni" si parla eminentemente di un luogo dell'anima, il quale poi diviene anche dimensione cosmica in quanto proiezione delle caratteristiche interne di quella determinata anima, la quale si troverà a concretizzare fuori da sè quello che è già dentro di essa come microcosmo.

    Ogni pena è semplicemente temporanea. Per ciascuno c'è la possibilità di uscire da certe condizioni lungo un percorso difficile ed aspro, aiutati dal destino e sempre su tempi eonici.

    Fino all'"apokatastasis" di origeniana memoria, quando ogni cosa si ricapitolerà e tutto sarà ricondotto all'Uno primevo.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
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  4. #4
    A - democratia
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    Predefinito Rif: L'Inferno nelle religioni d'Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    I luoghi oscuri dell'oltretomba ci sono sempre stati ovunque, in ogni religione.

    Naraka, nell'induismo.

    Interessanti le altre tue sconsiderazioni.

    Si puo' quindi speculare sulla suggestione che vede il piu' grande peccatore ed il piu' grande virtuoso accomunati da un unica condizione di maya.

    Anche un grande peccatore che rifugge tutto il resto per adorare soltanto Me può essere annoverato tra i buoni, perché ha deciso rettamente.

    E' il passo della Gita a cui mi riferivo.

    E quindi, se ipotizziamo una osservazione con occhi che non ci appartengono o se riusciamo a osservare con gli occhi dell'anima, il bene e il male fanno tutti e due parte della stessa dimensione, per entrambi illusoria.

    Il punto è che una simile osservazione è pressochè impossibile, quindi (per chi crede nella reincarnazione) sarà preferibile, nel ciclo delle vite materiali, un avanzamento piuttosto che un degradamento bestiale.


    Sto affinando una risposta circa la nostra discussione sulla dualità-unità. Partiro' da due uccelli (), uno mangia un fico e l'altro lo guarda mangiare, per rafforzare l'idea di una dualità formata da due dimensioni, quella materiale e quella spirituale, che sono diverse, anche se funzionalmente collegate. Qundi l'essere materialisti nelle cose materiali e avanzare nella coscienza delle cose spirituali è a parer mio la giusta starda per godere maya tenendola a bada.

    Fino all'"apokatastasis" di origeniana memoria, quando ogni cosa si ricapitolerà e tutto sarà ricondotto all'Uno primevo.
    Se l'Uno primevio è quello che non si manifesta, perchè si manifesta, attraverso prakrti e gli esseri? Da qui non ne ne esce.
    Ultima modifica di RAYO; 18-08-10 alle 15:08

  5. #5
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    Predefinito Rif: L'Inferno nelle religioni d'Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    I luoghi oscuri dell'oltretomba ci sono sempre stati ovunque, in ogni religione. Quello che nelle discipline d'Oriente non esiste è l'eternità.

    Nulla è eterno, bensì solamente transitorio in attesa della nuova discesa in un nuovo corpo..la quale avviene per tutti: siano essi anime, demoni, angeli, creature celesti o infernali, animali al confine tra esistenza bruta e dimensione umana. In un ciclo incessante e senza soluzione di continuità.

    Quando si parla di "inferni" si parla eminentemente di un luogo dell'anima, il quale poi diviene anche dimensione cosmica in quanto proiezione delle caratteristiche interne di quella determinata anima, la quale si troverà a concretizzare fuori da sè quello che è già dentro di essa come microcosmo.

    Ogni pena è semplicemente temporanea. Per ciascuno c'è la possibilità di uscire da certe condizioni lungo un percorso difficile ed aspro, aiutati dal destino e sempre su tempi eonici.

    Fino all'"apokatastasis" di origeniana memoria, quando ogni cosa si ricapitolerà e tutto sarà ricondotto all'Uno primevo.
    Allora..provo a vedere se ho capito bene:
    In pratica è la nostra "psiche" a creare quella dimensione che una volta deceduti chiamiamo inferno?
    L'inferno sarebbe quindi una sorta di proiezione mentale o comunque una estensione della nostra personalità che si manifesta una volta che il corpo materiale cessa di esistere? E ciò si dovrebbe verificare nel caso in cui la nostra condotta non sia stata esemplare?

  6. #6
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    Predefinito Rif: L'Inferno nelle religioni d'Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    I luoghi oscuri dell'oltretomba ci sono sempre stati ovunque, in ogni religione. Quello che nelle discipline d'Oriente non esiste è l'eternità.

    Nulla è eterno, bensì solamente transitorio in attesa della nuova discesa in un nuovo corpo..la quale avviene per tutti: siano essi anime, demoni, angeli, creature celesti o infernali, animali al confine tra esistenza bruta e dimensione umana. In un ciclo incessante e senza soluzione di continuità.

    Quando si parla di "inferni" si parla eminentemente di un luogo dell'anima, il quale poi diviene anche dimensione cosmica in quanto proiezione delle caratteristiche interne di quella determinata anima, la quale si troverà a concretizzare fuori da sè quello che è già dentro di essa come microcosmo.

    Ogni pena è semplicemente temporanea. Per ciascuno c'è la possibilità di uscire da certe condizioni lungo un percorso difficile ed aspro, aiutati dal destino e sempre su tempi eonici.

    Fino all'"apokatastasis" di origeniana memoria, quando ogni cosa si ricapitolerà e tutto sarà ricondotto all'Uno primevo.
    Se non esiste la condizione di eternità come la intendono i cristiani significa quindi che un'anima puo redimersi, e abbandonare quel luogo spirituale chiamato inferno?
    E come sarebbe possibile?
    Deve espiare delle colpe per poter accedere nuovamente al ciclo delle reincarnazioni,o comunque per raggiungere un differente "luogo spirituale"?

  7. #7
    Papessa
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    Predefinito Rif: L'Inferno nelle religioni d'Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da ELROJO Visualizza Messaggio
    Naraka, nell'induismo.

    Interessanti le altre tue sconsiderazioni.

    Si puo' quindi speculare sulla suggestione che vede il piu' grande peccatore ed il piu' grande virtuoso accomunati da un unica condizione di maya.

    Anche un grande peccatore che rifugge tutto il resto per adorare soltanto Me può essere annoverato tra i buoni, perché ha deciso rettamente.

    Non c'è dubbio. Anzi...il grande peccatore ha più meriti in quanto, dotato di forza e potenza interiore, è riuscito ad invertire la sua polarità.

    E' il passo della Gita a cui mi riferivo.

    E quindi, se ipotizziamo una osservazione con occhi che non ci appartengono o se riusciamo a osservare con gli occhi dell'anima, il bene e il male fanno tutti e due parte della stessa dimensione, per entrambi illusoria.

    Al di là del fatto che al di fuori dell'Uno tutto è Maya, ogni diade, ogni coppia di opposti E' ILLUSORIA...questa è la regola....nel senso che un elemento dei due non esiste, è solo apparenza. Pensaci su e derivane le tue riflessioni....hefico:

    Il punto è che una simile osservazione è pressochè impossibile, quindi (per chi crede nella reincarnazione) sarà preferibile, nel ciclo delle vite materiali, un avanzamento piuttosto che un degradamento bestiale.

    Il ciclo reincarnativo non è a senso unico. Si può benissimo degradare fino alla dissoluzione come invece invertire la rotta. La mia risposta concerneva la possibilità di speranza del candidato all'inferno in una condizione che non sia eterna.


    Sto affinando una risposta circa la nostra discussione sulla dualità-unità. Partiro' da due uccelli (), uno mangia un fico e l'altro lo guarda mangiare, per rafforzare l'idea di una dualità formata da due dimensioni, quella materiale e quella spirituale, che sono diverse, anche se funzionalmente collegate. Qundi l'essere materialisti nelle cose materiali e avanzare nella coscienza delle cose spirituali è a parer mio la giusta starda per godere maya tenendola a bada.

    Rappresenta un difficile equilibrio riuscire a godere di Maya restando contemporaneamente legati alla dimensione dello spirito restando attivi verso di esso. E' la lama di un rasoio. Se ami troppo Maya e vuoi godere Maya ti riuscirà molto difficile abbandonarla. L'amore e il desiderio dell'assoluto dev'essere esclusivo per ottenere qualcosa.



    Se l'Uno primevio è quello che non si manifesta, perchè si manifesta, attraverso prakrti e gli esseri? Da qui non ne ne esce.

    Solo divenendo l'Uno lo saprai....
    .
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  8. #8
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    Predefinito Rif: L'Inferno nelle religioni d'Oriente

    L'ultima tua risposta è sublime e tragica allo stesso tempo... ne "intuisco" la verità.

  9. #9
    Papessa
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    Predefinito Rif: L'Inferno nelle religioni d'Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da Ozymandias Visualizza Messaggio
    Allora..provo a vedere se ho capito bene:
    In pratica è la nostra "psiche" a creare quella dimensione che una volta deceduti chiamiamo inferno?
    L'inferno sarebbe quindi una sorta di proiezione mentale o comunque una estensione della nostra personalità che si manifesta una volta che il corpo materiale cessa di esistere? E ciò si dovrebbe verificare nel caso in cui la nostra condotta non sia stata esemplare?
    Non è solo una questione di condotta, ma di universo interiore modulato su una vibrazione particolare caotica, disordinata, oscura, degradata. Di un inconscio carico di ombre, di un carico karmico pesante e indicativo di un animo tenebroso e lontano dalla luce, di un'intelligenza volta al male in senso operativo e meditativo.

    Di un guardiano della soglia demoniaco nella sua struttura e saturo di cariche energetiche pesanti e malefiche.

    L'interiore condiziona costantemente l'esterno, il quale si modula a seconda di questo, sempre. Da vivi e da morti.
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  10. #10
    Papessa
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    Predefinito Rif: L'Inferno nelle religioni d'Oriente

    Citazione Originariamente Scritto da Ozymandias Visualizza Messaggio
    Se non esiste la condizione di eternità come la intendono i cristiani significa quindi che un'anima puo redimersi, e abbandonare quel luogo spirituale chiamato inferno?
    E come sarebbe possibile?
    Deve espiare delle colpe per poter accedere nuovamente al ciclo delle reincarnazioni,o comunque per raggiungere un differente "luogo spirituale"?
    La dottrina cristiana ha elaborato un puro nonsenso. In un universo estremamente dinamico non esistono nè possono esistere "eternità" fissate e statiche. Il pensiero dei primi Padri era diverso: cito sempre il mio amato Origene in proposito e il suo "De Principiis", in cui era esposta una sintesi grandiosa e ben differente dalle sciocchezze poi prescelte per divenire materia di fede.

    Nessuna condizione è condanna assoluta. Anche il grande operatore d'iniquità può invertire la rotta e divenire altro. Certo dovrà pareggiare il suo libro del dare e dell'avere, come logico.
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