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L’allarme arriva dalla presidente dei revisori di Roma, Federica Tiezzi ma, come dice lei stessa, è una sirena che ha fatto suonare mesi fa ma, continua, “la giunta negava o minimizzava”. Federica Tiezzi non si nasconde dietro a un dito e denuncia il dissesto pubblicamente. L’ex assessore al Bilancio, Andrea Mazzillo conferma entrambe le affermazioni: Roma è al collasso e lo si sa da tempo.
Il bilancio consolidato non può essere approvato perché, spiega la presidente dei revisori “nel consolidato non possono esserci contenziosi tra il Comune e le sue partecipate. Oggi il Campidoglio ha ancora oltre 250 milioni di euro di crediti non riconosciuti verso le società che controlla al 100%”. Tra queste l’azienda per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti (Ama Roma S.p.A.) e l’Atac, l’azienda di trasporto che si guadagna negativamente l’onore delle cronache con ridondante ciclicità.
La partita più spinosa è proprio quella che riguarda Atac e, a giocarla, ci sono anche i Radicali, che hanno raccolto le firme per liberalizzare il servizio di trasporto pubblico, che da anni naviga in pessime acque ed è sostenuto dai prestiti ponte fatti sia dal Campidoglio sia dal governo italiano. Denaro che però serve solo a saldare i debiti sul breve periodo, tra cui gli stipendi dei 12mila dipendenti.
La situazione intrappola Roma perché, anche se si decidesse di fare fallire Atac per farne una fenice, i bilanci capitolini si appesantirebbero di 429 milioni di crediti inesigibili, una zavorra che farebbe sprofondare le già provate finanze del Comune. Un concordato preventivo, ossia la possibilità data al debitore di risanare la propria situazione continuando la propria attività, appare assai poco promettente: Atac non chiude un bilancio in attivo, tant’è che il consolidato 2015 che ha riportato una perdita di 79 milioni di euro è stato salutato con giubilo, sottolineando la forte diminuzione delle cifre rosse rispetto al 2014, quando Atac aveva bruciato 141 milioni di euro.
Nel 2013 la perdita è stata di 219 milioni e il record negativo è stato segnato nel 2010, con un disavanzo di 319 milioni.
L’ultima situazione nota, in attesa che il bilancio 2016 venga approvato, è riassumibile così: oltre alla perdita di 79 milioni assumono rilievo i 182 milioni di indebitamento verso le banche e i debiti verso fornitori pari a 325 milioni. Vero che si tratta di cifre in diminuzione, vero anche che Atac è una macchina che fagocita quattrini, 8 miliardi di euro in 15 anni. E al Campidoglio c’è chi descrive l’azienda come il fiore all’occhiello della Capitale. (Lo ha detto Virginia Raggi ad aprile del 2016, quindi prima di venire eletta).
Se Atac è un pozzo senza fondo, Roma non è da meno. C’è da chiedersi, e questo al di là di considerazioni politiche e partitiche, perché la giunta non risponda agli appelli lanciati dall’organo di revisione economico-finanziario sapendo che tutti i nodi devono essere risolti, per legge, entro il 30 settembre.
Federica Tiezzi parla apertamente di rischio commissariamento per la Capitale e i pesi non provengono solo dalle partecipate ma anche dall’incapacità sistemica di fare cassa con quelli che definisce una “mole di contenziosi che grava sull’amministrazione, la riscossione di tributi e sanzioni ampiamente deficitaria”.
Questi però non sono problemi nuovi, al contrario si sono incancreniti con il passare degli anni. Ora tocca alla sindaca Raggi trovare soluzioni praticabili in tempi brevi.




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