VENERDÌ 1 SETTEMBRE 2017
SCHMITT, GRAMSCI E L'AUFHEBUNG IMPOSSIBILE





1. Ho un bel ricercare di scrivere post meno lunghi. Ma ormai la "posta in gioco" non consente punti morti e meri "rinvii" ai vari tasselli, già esposti, che concorrono a spiegarci la brutale realtà in cui siamo immersi (e che non differisce da quella degli uomini che ci hanno preceduto nella Storia; l'unica differenza sta nel fatto che, almeno la parte di noi che corrisponde ai baby boomers, ha avuto la sfortuna di sentirsi raccontare, e di testimoniare nello svolgersi di fatti pure tormentati, che la democrazia potesse essere un ordinamento giuridico-sociale irreversibile...).

2. Parto da Lelio Basso (p.4), un membro della Costituente, per tornare sempre, "chiudendo il cerchio", ad un Costituente...
Questo punto mi pare troppo importante per non ribadirlo ancora. In termini di "struttura" ci racconta come e perché la democrazia non potrebbe che prevalere, date accettabili condizioni di "coscienza" e, preliminarmente, di cultura (che potrebbero, in un'astratta realizzazione integrale della nostra Costituzione, evitare di ridurre il processo elettorale alla sua dimensione "idraulica"):
"...oggi il settore monopolistico (usiamo questa espressione nel senso che essa ha oggi assunto nella polemica politica e non in senso rigorosamente tecnico-economico che suggerirebbe piuttosto l’espressione di ‘oligopolio concentrato’) non soltanto si appropria del plusvalore prodotto dai suoi operai, ma, grazie al suo forte potere di mercato, che gli permette d’imporre i prezzi sia dei prodotti che vende che di quelli che compra, riesce ad appropriarsi almeno di una parte del plusvalore prodotto in tutti gli altri settori non monopolistici: sia in quello agricolo, sia in quello del piccolo produttore indipendente, sia anche in quello delle aziende capitalistiche non monopolistiche, dove il tasso di profitto è minore e spesso, di conseguenza, anche i salari degli operai sono più bassi proprio per il peso che il settore monopolistico esercita sul mercato.
Ridurre quindi, nella presente situazione, la lotta di classe al rapporto interno di fabbrica, proprio mentre la caratteristica della fase attuale del capitalismo è la creazione di questi complessi meccanismi che permettono di esercitare lo sfruttamento in una sfera molto più vasta, anche senza il vincolo formale del rapporto di lavoro, è perlomeno curioso...
Una seconda tendenza destinata ad accentuarsi sempre più in avvenire è quella relativa all’interpenetrazione di potere economico e potere politico, cioè, praticamente, all’orientamento di tutta la politica statale ai fini voluti dal potere monopolistico...".

3. Le condizioni culturali, e quindi la notoria carenza delle relative, fondamentali, risorse, sono un enorme problema. Per questo, nel fare una precisazione ad una risposta ad un commento di Bazaar, ho posto alcuni interrogativi:
"...gli esseri umani vogliono veramente essere liberi? La democrazia è un'inutile aspirazione solo perché si rivela, nel tempo della Storia, una tensione umanista priva di riscontro? E l'umanesimo è legato all'uomo quale noi diamo per scontato, come essere difettoso - e perciò "colpevole"- bisognoso di protezione eteronoma di fronte all'Infinito?".

4. Queste domande si rivelano in oggettiva connessione con il problema della Chiesa (sul quale ho appunto invitato a diffidare di un'effimera e fuorviante reductio ad Bergoglium).
La connessione tra "risorse culturali"-rivendicazione democratica-interferenza politica della Chiesa- suo (inevitabile e autotutorio) sostegno al paradigma "idraulico" dell'ordine internazionale del mercato, risulta evidente in questo commento di Bazaar (che ho integrato con dei links che ne completano la brillante sintesi):
"Carl Schmitt parla esplicitamente di mancanza di Aufhebung nella (a)dialettica del cattolicesimo romano. Parla infatti di complexio oppositorum, di "opposti che si complementano" come massimo risultato politico conservatore, come più grande e funzionale struttura organizzativa reazionaria mai esistita, come archetipo di prassi politica volta a cristallizzare l'assetto sociale.

Per un cattonazista come Schmitt, il modello politico da imitare.

Una istituzione, con una sua statualità e la relativa autonomia politico-giuridica che può produrre diritto internazionale, in grado di manipolare totalitaristicamente le coscienze tramite lo sfruttamento della paura della morte, la moralizzazione della sessualità, e un untuoso condimento composto da retoriche autopunitive, incensanti il sacrificio e castranti l'istinto alla vita e l'impulso alla lotta che dovrebbero portare alla propria emancipazione le masse compattate da comune coscienza. La religione come oppio dei popoli.

Le sterminate eccezioni di uomini di Chiesa che sembrano aver seguito i precetti evangelici, non possono produrre nessuna dialettica proprio perché il farisaico edificio con radicati interessi temporali e monopolista di riti e sacramenti in quanto autorità politica (cfr. Schmitt) rappresentante Cristo - ossia l'Idea stessa di immortalità - nasce e si sviluppa nell'atto concreto di sterilizzare i contenuti umanistici, etici e solidaristici degli scritti evangelici. (Fate pure una vita indegna di essere vissuta, non ribellatevi, avrete voi fedeli a questi precetti il massimo delle aspirazioni: la vita dopo la morte).

Il giochetto consiste nel far credere che la Chiesa romana abbia sbagliato, sbagli, ma vada "rivoluzionata da dentro". Lo fanno da millenni, non è una novità degli altreuropeisti.

Poiché per motivi strutturali - una autoritaria gerarchizzazione - la Chiesa vede al suo vertice un azionariato di controllo prono agli interessi temporali, i "vescovi africani" (qui, p.7) di ogni luogo e in ogni tempo non hanno mai pouto, non possono e non potranno mai aver voce per un Aufhebung progressivo.

La Chiesa, come dimostrano duemila anni di storia, è una organizzazione in cui i "progressisti" perdono sempre. Vincono in paradiso. Almeno così dicono i conservatori.
Come però fa emergere Marx nel Capitale, « l'unica religione utile è il cristianesimo »; di converso l'etica gesuana si può realizzare solo tramite la prassi emancipatoria del socialismo.
Insomma, a "favore" della Costituzione italiana, oltre a Marx e a Keynes, non abbiamo la Chiesa, ma Gesù di Nazareth (v. qui, p.2)".
[Precisazione per taluni necessaria: la Aufhebung è l'elevazione a un grado superiore di una "categoria" (ideale o reale) tramite la sua evoluzione generata da una contrapposizione dialettica].

5. Questo commento ci riconduce, a sua volta, all'analisi di Gramsci riportataci da Francesco, analisi che (non) sorprendentemente, coincide, pur assunta da un punto di osservazione dialetticamente opposto, con quella di Schmitt:

“Il Vaticano è senza dubbio la piú vasta e potente organizzazione privata che sia mai esistita. Ha, per certi aspetti, il carattere di uno Stato, ed è riconosciuto come tale da un certo numero di governi… esso rimane tuttora una delle forze politiche piú efficienti della storia moderna. La base organizzativa del Vaticano è in Italia: qui risiedono gli organi dirigenti delle organizzazioni cattoliche, la cui complessa rete abbraccia una gran parte del globo. In Italia l'apparato ecclesiastico del Vaticano si compone di circa 200.000 persone; cifra imponente, soprattutto quando si consideri che essa comprende migliaia e migliaia di persone dotate di intelligenza, cultura, abilità consumata nell'arte dell'intrigo e nella preparazione e condotta metodica e silenziosa dei disegni politici. Molti di questi uomini incarnano le piú vecchie tradizioni d'organizzazione delle masse e, di conseguenza, LA PIÚ GRANDE FORZA REAZIONARIA ESISTENTE IN ITALIA, forza tanto piú temibile in quanto insidiosa e inafferrabile.

Il fascismo prima di tentare il suo colpo di Stato dovette trovare un accordo con essa. Si dice che il Vaticano, benché molto interessato all'avvento del fascismo al potere, abbia fatto pagare molto caro l'appoggio al fascismo. Il salvataggio del Banco di Roma, dove erano depositati tutti i fondi ecclesiastici, è costato, a quel che si dice, piú di un miliardo di lire al popolo italiano. IL VATICANO È UN NEMICO INTERNAZIONALE DEL PROLETARIATO RIVOLUZIONARIO...” [A. GRAMSCI, Il Vaticano, La correspondance internationale, 12 marzo 1924].Non potrebbe che essere così, essendovi netta cesura tra teoria e prassi, quest’ultima utilizzata solo per difendere i propri privilegi:“… la Chiesa non vuole compromettersi nella vita pratica economica e non si impegna a fondo, né per attuare i principi sociali che afferma e che non sono attuati, né per difendere, mantenere o restaurare quelle situazioni in cui una parte di quei principi era già attuata e che sono state distrutte.
Per comprendere bene la posizione della Chiesa nella società moderna, occorre comprendere che ESSA È DISPOSTA A LOTTARE SOLO PER DIFENDERE LE SUE PARTICOLARI LIBERTÀ CORPORATIVE…cioè i privilegi che proclama legati alla propria essenza divina: per questa difesa la Chiesa non esclude nessun mezzo, né l’insurrezione armata, né l’attentato individuale, NÉ L’APPELLO ALL’INVASIONE STRANIERA.
Tutto il resto è trascurabile relativamente, a meno che non sia legato alle condizioni esistenziali proprie.

Per “dispotismo” la Chiesa intende l’intervento dell’autorità statale laica nel limitare o sopprimere i suoi privilegi, non molto di più: essa riconosce qualsiasi potestà di fatto, e purché non tocchi i suoi privilegi, la legittima; se poi accresce i privilegi, la esalta e la proclama provvidenziale.
Date queste premesse, IL “PENSIERO SOCIALE” CATTOLICO HA UN PURO VALORE ACCADEMICO: occorre studiarlo e analizzarlo in quanto elemento ideologico oppiaceo, tendente a MANTENERE DETERMINATI STATI D’ANIMO DI ASPETTAZIONE PASSIVA DI TIPO RELIGIOSO, MA NON COME ELEMENTO DI VITA POLITICA E STORICA DIRETTAMENTE ATTIVO.
Esso è certamente un elemento politico e storico, ma di un carattere assolutamente particolare: è un elemento di riserva, non di prima linea… I cattolici sono molto furbi, ma mi pare che in questo caso siano troppo furbi…” [A. GRAMSCI, Quaderni del carcere, a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino, 1975, Quaderno 5 (IX) – 1930 - 1932: - § <7>. Sul “pensiero sociale” dei cattolici]".

6. Predisporsi ad accettare o meno l'accurata descrizione fenomenologica di questa analisi è questione di fede: la fede può del tutto impedire l'accettazione dei fatti da cui scaturisce l'analisi stessa; certamente, la rende irrilevante. Per quanto ciò possa risultare il frutto di quella manipolazione derivante dal "monopolio dei riti e del sacro" e dal presupposto "sfruttamento della paura della morte" che rende "inattivo", in senso propriamente conservatore e reazionario, questo pensiero politico.
Perciò il problema non sta tanto nella "fede" ma nell'oggetto sul quale si ripone la stessa. Sulla paralizzante paura della morte usata come metodo strumentale di acquiescenza ai rapporti di forza, o sull'attivo amore per la vita che porta a lottare ora e subito contro l'ingiustizia sociale?

7. I (migliori dei) Costituenti scelsero, per la loro fede, il secondo di tali "oggetti":
(Tratto dall'intervento dell'on.Merighi all'assemblea Costituente, nella seduta del 20 dicembre 1947, per la votazione dell'art.38 Cost., in materia di previdenza e assistenza pubblica):
Io vedo in questo momento, avanti a me, spuntare il sorriso ironico dell'onorevole Nitti. (Interruzione dell'onorevole Nitti).
Mi perdoni, onorevole Nitti, ma oltre al sorriso che rivedo si rinnova nel mio animo, tristemente, il ricordo del suo nero scetticismo di fronte alle possibilità di questa nuova Repubblica: di fronte alle affermazioni di questo statuto che vogliamo dare alla nostra Repubblica in cui crediamo. Noi vogliamo pensare — e non saremmo socialisti se non lo facessimo — vogliamo pensare all'avvenire.
Ci lasci, onorevole Nitti, e con lei tutti quelli che non credono, ci lasci illuminare questa Costituzione con un raggio di fede; che non sarà una gran fede nelle nostre modeste possibilità scientifiche, ma sarà però, ed è, una grande fede nella nostra missione di medici e di organizzatori socialisti. (Applausi).


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