Adro e chissenefrega, penserete. Adesso al centro della scena c'è Mirabello e il discorso di Fini. Eppure l'articolo di ieri apparso sul Corriere (Adro, il paese della mensa tra generosità e rancori) è stato come un pugno nello stomaco. In particolare mi hanno colpito le parole del sindaco che, quando è scoppiato il caso, affermava: "La carne di maiale piace anche agli islamici, se la assaggiano".
Il divieto di mangiare carne di maiale non è un capriccio culinario degli ottocento milioni di musulmani nel mondo, come intende invece il sindaco. Esso deriva da una lunga tradizione, nata nei primi secoli dopo Cristo, anni in cui la mancanza di igiene faceva sì che la carne di maiale ospitasse germi e parassiti mortali per l'uomo dell'epoca.
Questa "saggezza popolare" fu mantenuta alla nascita dell'islam che lo rese un effettivo divieto, anche se evitare di mangiare carne di maiale era un atteggiamento già diffuso da tempo, proprio per i motivi sopra citati.
Mi viene in mente il digiuno cristiano. Si dovrebbe digiunare ogni Venerdì, per meglio prepararsi all'Eucarestia della Domenica. E invece è già tanto se lo si rispetta durante il periodo della Quaresima. Alla fine il digiuno è ridotto al solo Venerdì Santo.
Da un lato abbiamo i cristiani che, accorcia accorcia, digiunano un giorno su trecentossesantacinque. Dall'altro i musulmani che non mangiano carne di maiale (ne bevono alcolici) per tutta la vita.
Da un lato abbiamo un'Italia libertina, volubile, che segue le mode, che trova sempre una scusa (o se la inventa) per aggirare qualcosa che non le va a genio. Dall'altro abbiamo gli islamici con una forza di volontà invidiabile nel mantenere le tradizioni (decisamente più antiche della cassoeula) al riparo dagli eccessi del nostro tempo.
Gheddafi dice:"L'Europa sia islamica". Impossibile, questi decenni di eccessi impediscono che una religione rigorosa e che condiziona ogni aspetto della vita quale l'islam possa affermarsi. Siamo troppo abitutati ad avere tutto. E ad averlo subito.




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