La partita della Brexit sulla difesa dei prodotti Dop e Igp - Il Sole 24 ORELa partita della Brexit sulla difesa dei prodotti Dop e Igp
–di Laura Cavestri 08 settembre 2017
I “crudi” di Parma e San Daniele. E poi l'aceto balsamico, la mozzarella, il parmigiano e le più note etichette di vini. Dopo la polemica inglese sui presunti danni da prosecco (visto che il prosecco italiano oltremanica ha superato la produzione locale), la partita della Brexit si sposta anche sul tavolo della difesa delle indicazioni di origine, dei prodotti DOP e IGP.
Il negoziatore francese della Ue con Londra, Michel Barnier, ha infatti ufficializzato in un position paper l'importanza ( e quindi la richiesta) di mantenere una tutela degli oltre tremila alimenti e vini europei riconosciuti da IGP, tra cui oltre 800 prodotti italiani. Un tema già sollevato a febbraio scorso sia dal Guardian che dal nostro ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda.
Il paradosso è infatti che il compimento del percorso di uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, senza un accordo chiaro su questi beni, metterebbe Londra nelle condizioni di violare la protezione finora garantita a 1150 prodotti alimentari del Continente. Contemporaneamente, le 59 denominazioni di origine registrate dalla Gran Bretagna in questi anni a Bruxelles, continuerebbero ad essere valide in Europa. Con la possibilità, per i produttori britannici, di ribattezzare come Parma o Parmigiano prodotti locali.
Sarebbe la “fiera” dell'Italian Sounding, fenomeno di copiatura di nomi e prodotti italiani che nulla hanno a che fare con il nostro Paese ma che ingannano la clientela e gonfiano i fatturati delle imprese, già tristemente diffuso nel mondo. Per questo, come contropartita di una tutela britannica alle IGP europee, Bruxelles assicurerà quella di whisky, cheddar e di tutti i 59 beni già sotto protezione.
Dopo Usa, Germania e Francia, la Gran Bretagna è il quarto mercato per Made in Italy alimentare con circa 2,5 miliardi di export l'anno scorso, di cui oltre 950 milioni sono solo le bevande, soprattutto vini e alcolici Made in italy.
Prosecco, Parmigiano e Champagne arrivano sul tavolo della Brexit - Corriere.itProsecco, Parmigiano e Champagne arrivano sul tavolo della Brexit
L’Unione Europea mette in guardia la Gran Bretagna chiedendo protezione legale per 3.000 alimenti e vini europei, di questi ben 800 sono italiani
di Ivo Caizzi
Il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, minacciando di bloccare le importazioni di Prosecco dopo l’uscita del Regno Unito dall’Ue, aveva anticipato quale sarebbe stato uno dei temi caldi del negoziato su Brexit e provocato una dura reazione del responsabile dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Ora il negoziatore francese della Ue con Londra, Michel Barnier, ha ufficializzato in un «documento di posizione» l’importanza attribuita al riconoscimento della tutela degli oltre tremila alimenti e vini europei con indicazione geografica protetta, che vedono l’Italia al primo posto (con oltre 800 prodotti) e che vanno dal parmigiano al prosciutto di Parma fino allo champagne o al cognac francesi.
La protezione legale nel Regno Unito per cibi e bevande di qualità, dopo l’attuazione della Brexit, è stata inserita dalla Ue nell’ambito della difesa generale della proprietà intellettuale. La Commissione europea l’ha considerata necessaria perché la legislazione britannica non prevede alcuna garanzia specifica e sostanzialmente si limitava a recepire le regole comunitarie. L’Ue chiede che, quando il diritto comunitario perderà di validità con l’uscita del Regno Unito, si intervenga con una legislazione specifica bilaterale, che includa la tutela nei 27 Paesi Ue dei (non molti) prodotti britannici con indicazione geografica (come la birra Kentish ale, il formaggio artigianale cheddar della West Country o il salmone scozzese d’allevamento).
Johnson evocò il Prosecco perché nel Regno Unito fece sensazione quando questo vino frizzante italiano superò le importazioni dello champagne francese. Il giro d’affari complessivo dei cibi e vini europei di qualità ha complessivamente dimensioni miliardarie e alti livelli di redditività, se si considera che l’indicazione geografica protetta dalla Ue consente un prezzo almeno doppio rispetto alle imitazioni di minore pregio. A Londra già solo i supermercati e gli innumerevoli ristoranti italiani, francesi, spagnoli, portoghesi o greci garantiscono un ingente flusso di importazioni di alimenti e vini tipici.
Al governo britannico della premier Theresa May non dovrebbe dispiacere che Barnier abbia messo sul tavolo del negoziato un argomento commerciale, dopo aver respinto le proposte in questo senso del negoziatore inglese David Davis. Un obiettivo principale dei britannici è proprio mantenere l’accesso al mercato comune dell’Ue senza pagare una contropartita eccessiva nella tutela dei lavoratori dei 27 Paesi membri sul suo territorio, che costituisce invece una delle priorità di Bruxelles insieme alla compensazione finanziaria a carico di Londra e al delicato problema del confine tra la comunitaria Irlanda e la futura extracomunitaria Irlanda del Nord. La Commissione europea ha presentato «documenti di posizione» anche sul trattamento delle informazioni riservate dell’Ue custodite dal Regno Unito, sulle dogane e sugli appalti.
7 settembre 2017 (modifica il 7 settembre 2017 | 22:18




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