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adry571
Referendum Catalogna, Cacciari: "È stato un altro fallimento dell'Europa: poteva essere mediatrice, invece sta a guardare" - Il Fatto Quotidiano
L’Ue doveva fare da paciera e spiegare a Rajoy che non poteva ignorare la questione. Invece ha lasciato che una battaglia che nel 2017 è senza senso diventasse una lotta per la democrazia. E il silenzio dei partiti dimostra la loro ignoranza"
Dal punto di vista puramente giuridico, spiega Angela Del Vecchio, docente di Diritto dell’Unione Europea alla Luiss, le istituzioni europee avevano le mani legate. “Se ci atteniamo all’aspetto giuridico – spiega a Ilfattoquotidiano.it – all’Unione Europea non possono interessare le divisioni interne ai Paesi membri, ma solo le entità statali. È con loro che si rapporta e comunica, non con le diverse anime che le compongono. Se lo facesse, darebbe importanza a una moltitudine di movimenti secessionisti e indipendentisti sparsi in Europa. Come gli altri movimenti spagnoli, quelli belgi, il movimento còrso e quello nordirlandese”.
Cacciari, però, non accetta di ridurre la questione del voto catalano a un’analisi tecnica. In gioco, spiega il professore, c’è la legittimazione dell’Ue agli occhi degli Stati membri. Una questione più politica che tecnica. “Il silenzio dei vari partiti politici europei – continua il filosofo – è ancora peggio di una semplice assenza: è la dimostrazione di una totale ignoranza, una non conoscenza della questione catalana. Stiamo parlando di un disastro ampiamente annunciato, viste le dichiarazioni di entrambe le parti. Bastava intervenire politicamente e proporsi come mediatore tra le parti, istituire un tavolo di dialogo o, almeno, spiegare a Rajoy, che in questa vicenda ha dimostrato una stupidità culturale e strategica sorprendente, che dichiarare il referendum illegale, appoggiato dalla Corte Costituzionale, non sarebbe bastato a far finire questo voto nel dimenticatoio, come nel 2014”. Invece, si è lasciato che a dettare legge fossero i manganelli della Guardia Civil che è andata a stanare gli organizzatori del referendum ai seggi e a impedire a centinaia di persone di votare. “Se avessero permesso il voto – continua il professore – alle urne si sarebbe presentato un 50-60 per cento dei catalani e le percentuali di ‘sì’ sarebbero state tali da dimostrare che la maggioranza degli abitanti della regione autonoma non è interessata all’indipendenza. Quella dell’indipendenza catalana, nel 2017, è una battaglia senza senso, ma il governo di Madrid l’ha fatta diventare una lotta per la democrazia”.