Bitcoin: nuovo calo registrato, la Cina vuole bloccare tutto.
Ancora la Cina, ancora una dichiarazione di guerra a Bitcoin. La criptovaluta è scesa di parecchio tra il fine settimana e la giornata di ieri. Questo perché secondo alcuni rumors diffusi dal magazine cinese Caixin, dopo la messa al bando delle ICO, il governo cinese avrebbe intenzione di bloccare tutti gli exchange locali di BTC. Una decisione di questo genere influirebbe non poco sulla criptomoneta. Solo in Cina avviene il 23% degli exchange in BTC. E sempre in Cina risiede la maggior parte dei miners a livello globale. L’indiscrezione che però è stata smentita 2 delle 3 grandi piattaforme di BTC nel Paese: OkCoin e Huobi. Queste ultime hanno infatti negato di aver ricevuto uno stop dal governo cinese per quanto riguarda il trading di criptovalute.
Bitcoin: nuovo calo, ma oggi è già in crescita

Bitcoin non ha reagito bene, ovviamente, alle notizie provenienti dalla Cina. E nella giornata di ieri ha perso molto. Quasi un remake di quanto successo dopo la messa al bando delle ICO. Mossa sempre di matrice cinese. I record ottenuti a inizio settembre, dopo un agosto in forte crescita, sono stati pertanto attenuati. Tuttavia, di crollo non si può parlare. Calo sì, visto che BTC è sceso anche sotto quota 4,100 dollari. Già oggi, però, si registra un’inversione di tendenza. Con Bitcoin che indica segno positivo e prospettive di crescita, che contribuiscono ad aumentare l’ottimismo. Al momento in cui stiamo scrivendo, infatti, BTC è a quota 4,314 dollari.
Bitcoin: perché non c’è stato un crollo?

Insomma, nonostante le streghe cinesi, il crollo non c’è stato. E oggi BTC è già in forte recupero. Ma cosa accadrebbe se le notizie provenienti dalla Cina diventassero realtà? Considerando che il Paese detiene il 23% degli scambi totali in BTC e che proprio in Oriente risiedono i più grandi miners del mondo oltre che 40 piattaforme, tra grandi, medie e piccole, la notizia non sarebbe certo accolta con entusiasmo. Il bando degli exchange locali, inoltre, non impedirebbe di operare all’estero. Infatti non vi sarebbe l’intenzione di estendere il bando sui mercati OTC.
Secondo diverse fonti (anonime), la Cina avrebbe forse intenzione di creare una propria moneta virtuale. Il nome sarebbe Bityuan e sarebbe anche regolamentata, al contrario di BTC. Questo spiega il perché della guerra cinese alle criptomonete. Ma non certo il mancato crollo. Bitcoin sta recuperando e fa orecchie da mercante. E gli ottimisti, che prefigurano una crescita fino a 250 mila dollari entro il 2027, sorridono.
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Scritto da: Daniele Sforza
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