La Sicilia ha tutto e non ha niente. Ha arte, storia, cultura, risorse umane ed è come se tutto questo non gli appartenesse. Ha un’autonomia che la rende libera di decidere ciò che vuole, e si comporta come una colonia africana dell’ottocento.
Qual è il male oscuro di questa terra felicissima ed infelicissima? Se facessero un inventario dei beni culturali e paesaggistici, i siciliani dovrebbero recarsi in chiesa ogni mattina ad accendere un cero al loro Santo per i doni copiosi ricevuti.
E invece sbattono la testa al muro perché non riescono a tirare la carretta.
Non è che tutti abbiano il problema di che cosa mangiare il giorno dopo, ci sono - e come - quelli che se la passano magnificamente. Per meriti propri o altrui, buona sorte o “regalie”, competenza e furbizia. Se dovessimo indagare sull’origine del benessere ci perderemmo di casa.
Il punto è un altro: è troppo alto in Sicilia il numero dei cittadini che devono la loro fortuna alla Regione siciliana, così come è troppo alto il numero di persone che, pur guadagnandosi lo stipendio, vivono grazie alla Regione siciliana.


Tutto gira attorno alla Regione.
L’impresa, l’università, l’industria, la sanità. Tutto.
La Regione “speciale” – per via dello Statuto - non è la macchina che promuove lo sviluppo, ma una macchina che distribuisce commesse, appalti, prebende e stipendi. Non ha stimolato l’imprenditoria, la creatività, l’investimento, la cultura, ma ha affinato l’arte di arrangiarsi coltivata per secoli. La Sicilia ha avuto qualche re (straniero) e molti vicerè (stranieri), con brevissime parentesi di autogestione (marginali) ed ha dovuto osi ritagliare un pezzo di potere per sopravvivere ai dominatori.
I siciliani sono diventati gli ingegneri più affidabili del governo parallelo. Non potendo accedere a quello legittimo, formale ed ufficiale, hanno costruito quello di “risulta” che ha funzionato nei secoli magnificamente. Sono stati così bravi da trasformare il tribunale d’inquisizione in una azienda fiorente, chiusa per ultima nel mondo, solo grazie al fatto che il Vicerè Caracciolo si vergognava da morire a passare come il governatore dell’ultimo pezzo di mondo che faceva giustizia “abbruciando” eretici e manigoldi, anche in effige (per pigliarsi i beni di famiglia).
Siccome la Sicilia è un mistero insondabile - non c’è chi riesca a fare di peggio - ed un campionario di tale insensatezza che i ladri di polli indossano il doppio petto blu, viene da sospettare che tutti i guai nascono dalla storia piuttosto che da quelli che comandano nell’Isola.
Un sospetto che non sta né in cielo né in terra, le responsabilità sono tutte nelle mani di quelli che tengono i cordoni della borsa, signorotti uguali spiccicati a quelli di ieri che si sono assunti il compito di perpetrare il diritto a spartirsi le spoglie.
Abbiamo qualche remora e mettere insieme le storie di quattro secoli fa con quelle di quattro giorni fa, ma la tentazione di svolgere comparazioni assurde è forte.
E’ meglio restare con i piedi a terra e raccontare la Sicilia com’è, un casino pazzesco dove tutti combattono contro tutti e il rispetto delle istituzioni è un optional. C’è chi promette pubblicamente di rubare capipopolo al partito alleato al ritmo di quattro la settimana e che, incaricato di fare da arbitro, si schiera con una delle squadre in campo.
Qualche giorno fa il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, alzatosi di buon mattino, ha confidato a un gruppetto di giornalisti che l’aspettava nel loggiato di Palazzo dei Normanni, che il governo siciliano in carica è il peggiore possibile. L’ha fatto con l’aria compunta e dispiacituta che la frustrazione dona agli animi forti che la coltivano, e con una postura di chi si carica il peso della storia.
Tutto questo non ha niente a che fare con l’arte di arrangiarsi che è una cosa seria, ma con lo sbandamento attuale. Niente è come prima. Fino ad una ventina di anni si era in grado di decifrare che cosa succedeva, ma ora non è più possibile discernere un bel nulla.
Ma questo accade pergché i siciliani appaiono interessati a essere informato sugli amori brasiliani dell’ex sindaco di Catania, sui cannoli di Totò Cuffaro dopo una condanna a cinque anni, sulle malefatte di Giuseppe Garibaldi e le trovate di Vittorio Sgarbi. La Sicilia fa notizia per le cazzate della Regione e le mafie, o niente.
Meno male che gli storici un giorno sì ed uno no discettano su Federico II che governava l’Europa da Palazzo dei Normanni, o sulla Magna Grecia, che aveva arte, filosofia e teatro sopraffini, quando nel resto della Penisola era ancora barbarie. Altrimenti come si farebbe a sopportare questo inestricabile groviglio di insolente idiozia.

SiciliaInformazioni | L?idiozia al potere. Ma i siciliani non erano il sale della terra?