Il 17 aprile 1975 i Khmer Rossi, accolti trionfalmente dalla popolazione, presero la capitale della Cambogia Phnom Penh e l'odiato Lon Nol fuggì negli USA. La loro prima azione - dopo aver passato sommariamente per le armi i vertici del vecchio regime e ogni potenziale oppositore politico - fu quella di evacuare la città, motivando il provvedimento con il sovraffollamento (la popolazione era effettivamente salita in un anno da 600.000 a 2.500.000 persone dopo il diretto coinvolgimento della Cambogia nella guerra del Vietnam) e il conseguente rischio di carestie o epidemie, oltre che con bombardamenti frutto della possibile rappresaglia americana. Il trasferimento nelle campagne fu molto affrettato (in 2 o 3 giorni vennero sgomberati quasi tutti gli abitanti) e provocò parecchie vittime tra la popolazione (si parla di 2.000 - 4.000 morti, confermati in gran parte anche da Khieu Samphan, divenuto poi Capo dello Stato), soprattutto tra i disabili e gli infermi, che vennero ugualmente obbligati alla marcia forzata al pari degli altri. Alla gente venne assicurato che si sarebbe trattato di una misura temporanea, e che non sarebbe stato necessario portare nulla con sé o mettere al sicuro i propri averi. In realtà la deportazione sarebbe stata definitiva.Chiaramente ogni partito all'infuori di quello dei Khmer Rossi fu messo al bando.Tutti i cittadini stranieri - compresi i funzionari delle ambasciate - furono prima segregati nella sede diplomatica francese, poi espulsi dal Paese. Persino gli ambasciatori sovietici, rei di aver riconosciuto il vecchio regime e, secondo alcuni, soprattutto di rappresentare un avversario della Cina (il più tenace alleato di Pol Pot), furono rispediti in patria in malo modo. Solo ai cambogiani maschi già sposati con donne straniere fu concesso di espatriare, mentre le donne sposate con stranieri furono trattenute in patria.[3] I confini furono chiusi e il Paese risultò di fatto completamente isolato fino alla caduta del regime, se si eccettuano i traffici commerciali con la Cina e qualche altro paese, i pochissimi voli settimanali che collegavano Phnom Penh a Pechino (riservati peraltro a spedizioni diplomatiche, scambi culturali finalizzati all'indottrinamento politico dei quadri cambogiani e all'addestramento militare dell'esercito di Pol Pot), e, per brevissimo tempo, un ponte aereo con Hanoi.Le principali cariche dello Stato non furono immediatamente attribuite a membri del Partito, ma inizialmente ad esponenti della passata epoca monarchica: Norodom Sihanouk fu nominato Capo dello Stato e Penn Nouth (già a capo di svariati governi sotto il regno dello stesso Sihanouk) Primo Ministro. Tali incarichi, tuttavia, erano solo formali, in quanto il Partito, pur preferendo mantenere un basso profilo, detenne saldamente fin dall'inizio le redini effettive del Paese.Sempre nel maggio 1975 vi furono schermaglie tra Khmer Rossi e forze del governo del Vietnam (che, durante la guerra, aveva trovato in loro, per motivi ideologici, un alleato - anche se tenuto per motivi storici ed etnici in posizione subordinata - ma che successivamente, con la morte di Ho Chi Minh nel 1969, si spostò progressivamente dall'orbita cinese a quella sovietica, fornendo un pretesto a Pol Pot per cercare nei suoi confronti una rivalsa nazionalista con il supporto della Cina), a seguito dell'invasione da parte dei guerriglieri cambogiani delle isole di Phú Quốc e Tho Chu e delle loro incursioni oltre confine. Alla fine di maggio, i vietnamiti liberarono le due isole e occuparono a loro volta quella di Poulo Wai, quindi, il mese seguente, Pol Pot e Ieng Sary (Ministro degli Affari Esteri) si recarono in visita ufficiale ad Hanoi, proponendo un trattato di amicizia che fu accolto con freddezza. Nonostante il ritiro vietnamita da Poulo Wai dell'agosto dello stesso anno, gli incidenti proseguirono nella zona settentrionale del confine, e numerosi vietnamiti furono cacciati dalla Cambogia.Nella Kampuchea Democratica esistevano strutture statali in tutto e per tutto simili a quelle occidentali, come ministeri e uffici burocratici, ma esse servivano più per gestire le relazioni con i paesi stranieri e a pianificare dall'alto le azioni del regime che a stabilire un rapporto con i cittadini comuni, i quali vivevano nella più totale inconsapevolezza del loro funzionamento e dell'identità stessa dei funzionari addetti alla loro direzione. Così, mentre all'esterno il regime e il Partito mostravano un volto e una struttura convenzionali e relativamente trasparenti, al suo interno si presentava esclusivamente sotto le enigmatiche spoglie dell'Angkar (pronunciato sempre "ahngkah", ma a volte scritto nelle varianti Angka o Anka), misterioso ente politico supremo le cui caratteristiche, per intenderne la natura, potrebbero essere paragonate a quelle dell'immaginario Grande Fratello descritto nel celebre romanzo "1984" di George Orwell. La popolazione veniva spinta a venerare, in maniera fanatica e pseudo-religiosa, tale onnipresente ma impalpabile entità (in realtà una rappresentazione surreale del Partito, i cui leader, incredibilmente, ebbero per lungo tempo identità del tutto ignote agli occhi dei cittadini comuni), infallibile depositaria della giustizia e responsabile della sua esecuzione (a completo arbitrio dei guerriglieri di Pol Pot), della sorveglianza e della difesa del popolo cambogiano, nonché unico oggetto di amore consentito alle persone.[6]
Il suo significato è quello di "Organizzazione" (il nome completo è Angkar Padevat, cioè "Organizzazione Rivoluzionaria", o Angkar Loeu, cioè "Organizzazione Suprema"), e nel linguaggio imposto dai Khmer Rossi per lungo tempo sostituì del tutto qualunque riferimento esplicito al Partito o ai suoi leader, i quali non venivano mai nominati direttamente, ma generalmente indicati come Fratelli e distinti tramite un numero cardinale, oppure tramite nomi di battaglia.Tale atteggiamento verso il popolo e tale struttura statale ritenuta da alcuni ambivalente erano necessari, nell'ottica del regime, per svariati motivi. Da una parte, come detto, si volevano mantenere i rapporti con paesi amici (benché siano state pochissime le ambasciate straniere a Phnom Penh, ridotte a quelle di Corea del Nord, Cuba, Cina, Laos, Yugoslavia, Albania e poche altre, e ancora meno le visite ufficiali di statisti esteri, se si eccettuano gli emissari cinesi), dall'altra si volevano "temprare" i cambogiani, rendendoli conformi ai nuovi ideali rivoluzionari, attraverso strutture di potere simili a quelle dei sovrani del "glorioso" passato nazionale (da sempre dotati, nella ristretta visione popolare, di misteriosi attributi quasi divini e mai posti sullo stesso piano dei sudditi).Questa strategia tesa ad imporre un "nuovo ordine" sociale (seppur ispirato al passato remoto, come si vedrà) attraverso vecchie metodologie e un linguaggio di cui alcuni analisti hanno sottolineato i riferimenti religiosi [7] [8] - ufficialmente banditi dal Partito, ma, sempre secondo tali fonti, spesso utilizzati in quanto il popolo vi era abituato da millenni - si manifestava secondo molti anche in ambito più strettamente politico; basta prendere in considerazione la situazione di Norodom Sihanouk, primo e unico ex-sovrano della storia ad essere designato come Capo dello Stato (seppur privo di potere reale) da un regime guidato da un partito comunista. E questo, se da una parte rappresentò un atto di riconoscenza nei suoi confronti da parte del Partito, dall'altra fu una deliberata azione tesa a sfruttare la sua popolarità tra la gente comune (strategia peraltro nota al diretto interessato e ricambiata con il medesimo proposito [9] ), oltre che la sua "presentabilità" a livello internazionale.Fu inoltre il frutto delle pressioni del governo cinese (Sihanouk godeva, sin dai tempi della guerriglia, del pieno sostegno di Zhou Enlai).L'ex - monarca, però, non durò a lungo. Già il fatto che venne riammesso in Cambogia solo nel settembre 1975 (cinque mesi dopo l'ascesa al potere di Pol Pot) fece pronunciare a Sihanouk la famosa frase: "Io sono come la ciliegia: dopo che essi avranno gustato il fruitto, sputeranno il seme !". I guerriglieri filomonarchici vennero in gran parte uccisi ed il monarca era più prigioniero che regnante. La morte, nel Gennaio 1976, di Zhou Enlai ne decretarono l'espulsione dal paese il 15 aprile successivo.Il Comitato Centrale del Partito Per approfondire, vedi la voce Khmer Rossi. Ad esso ci si riferiva con la dicitura "Kena Mocchhim" ("mocchhim" deriva dal termine francese "machine"), ed era formalmente la principale istituzione politica del Partito e di fatto del regime dei Khmer Rossi. Tuttavia, fino al 1977, l'identità dei leader del Partito venne tenuta totalmente segreta agli occhi dei non iscritti, e persino i discorsi e gli incontri ufficiali di Pol Pot non venivano resi pubblici.Esisteva inoltre una specie di organo esecutivo del Comitato Centrale, il cosiddetto "Ufficio 870" (o "Ufficio 87"), a cui molto spesso facevano riferimento i rapporti dei dirigenti locali alla leadership.
I membri permanenti del Comitato Centrale - che costituivano il cosiddetto "Nucleo del Partito" - furono presumibilmente (dato che sono innumerevoli e incerte le fonti che descrivono tale organigramma), durante il periodo in esame:Pol Pot, altrimenti detto "Fratello Numero 1", leader supremo e Segretario Generale del Partito, ricoprì la carica di Primo Ministro dal 1976 fino al termine della dittatura (con una breve interruzione dal settembre all'ottobre del 1976, ufficialmente per motivi di salute).
Nuon Chea, altrimenti detto "Fratello Numero 2", Presidente dell'Assemblea del Popolo dal 1976 al 1979, Vice-Segretario del Partito, Vice-Primo Ministro e sostituto di Pol Pot nel ruolo di Primo Ministro dal settembre 1976 all'ottobre dello stesso anno.Ieng Sary, altrimenti noto come "Fratello Numero 3", cognato di Pol Pot, Vice-Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri della Kampuchea Democratica durante tutta la dittatura, nonché responsabile di alcuni campi di rieducazione.Khieu Samphan, altrimenti noto come "Fratello Numero 4" o "Fratello Khieu" o "Compagno Hem", Capo dello Stato della Kampuchea Democratica dal 1976 succedendo a Norodom Sihanouk, nonché Presidente dell'Ufficio 870 dal 1977.Ta Mok, altrimenti detto "Fratello Numero 5" (o "Numero 15" secondo alcune fonti), soprannominato "Il Macellaio", fu Capo di Stato Maggiore dell'Esercito a partire dal 1976, mentre dall'anno dopo fu Primo Vice-Presidente dell'Assemblea del Popolo.Son Sen, altrimenti detto "Fratello Numero 89", Vice-Primo Ministro, Ministro della Difesa e capo dei Servizi Segreti. Nel 1977 viene incaricato di dirigere svariate purghe e di comandare le operazioni contro il Vietnam, infine nel 1979 viene nominato Comandante dell'Esercito.So Phim, altrimenti noto come So Vanna o Poem o Yan o ancora Phin. In carica fino al maggio 1978.Nhim Ros, altrimenti noto come Sombat o Moul Sambath.Vorn Vet, Vice-Primo Ministro, Ministro dell'Economia e membro del Comitato fino al novembre 1978.
Yun Yat, moglie di Son Sen, Ministro della Sanità, della Cultura, dell'Educazione e dell'Informazione. Nel 1977 fu incaricata di estirpare il Buddhismo dalla nazione.Ke Pauk, altrimenti detto "Fratello Numero 13", fu Segretario del Partito per la Zona Nord dal 1975, e nel 1976 fu responsabile di purghe nella Zona Centrale e di grandi massacri di civili della Zona Est nel 1978.Khieu Thirith, detta anche Phea o Hong, era la moglie di Ieng Sary, fu prima Ministro degli Affari Sociali e poi corresponsabile con il marito degli Affari Esteri, nonché responsabile della famigerata organizzazione segreta Alleanza della Gioventù Comunista della Kampuchea, formata da ragazzini totalmente devoti al regime e che fu strumento di Pol Pot nel controllo dell'apparato del Partito. Nel 1976 diresse una purga nella Zona Nord-Ovest.
Khieu Ponnary, altrimenti detta "Sorella Numero 1", era la moglie di Pol Pot e la sorella di Khieu Tirith, e dirigeva l'Associazione delle Donne della Kampuchea Democratica.Tra i primi provvedimenti legislativi del nuovo regime ci furono l'abolizione della proprietà privata (tranne per gli oggetti di uso strettamente personale), l'evacuazione delle grandi città (come era stato fatto per la capitale) e la deportazione degli abitanti in enormi Comuni agricole l'una isolata dall'altra e autosufficiente. Anche i bambini erano utilizzati per il lavoro nei campi. Se nelle zone sotto il loro controllo i Khmer Rossi avevano introdotto, a partire dai primi anni settanta, i cosiddetti "Gruppi di Mutua Assistenza" (cooperative agricole in cui rimanevano tracce di proprietà privata, che dal 1973 furono organizzate in "Cooperative di Basso Livello"), già nel 1974 crearono "Cooperative di Alto Livello", nelle quali la proprietà privata fu totalmente abolita. Le "Comunità" sorsero all'inizio del 1976, ed erano forme avanzate di Cooperative di Alto Livello in cui si consumavano i pasti collettivamente. Inoltre furono create grandi fattorie statali.Giunti al potere, in un primo momento i Khmer Rossi furono favorevoli all'adozione del denaro e cominciarono anche a stampare proprie banconote, ma poco tempo dopo i vertici di Partito decisero che la moneta andava abolita, in quanto fonte di disparità sociali, avarizia e corruzione morale. Chiunque tra i quadri si manifestò contrario - anche per ragioni meramente pratiche, come i diversi fattori che avrebbero reso complicata l'adozione del baratto, persino nella società sognata da Pol Pot - fu messo a tacere o, in alcuni casi, eliminato (utilizzando a pretesto false accuse, come talune fonti sostengono sia avvenuto per l'alto dirigente Hou Nim).[13] Mentre di fatto la valuta venne abbandonata praticamente subito dopo la rivoluzione, perse ufficialmente il corso legale solo nel 1978.[14] Il riso diventò moneta corrente, ma di fatto esisteva un fiorente scambio clandestino di beni materiali di valore, anche finalizzato alla corruzione dei quadri.Il commercio con l'estero venne quasi azzerato, benché tra il 1976 e il 1977 ci sia stata una sua lieve ripresa. I principali partner commerciali erano, paradossalmente, Stati Uniti (attraverso intermediari di Hong Kong), Francia e Regno Unito, oltre alla Cina (largamente maggioritaria) [12] e, per un certo periodo, il Vietnam.Con la loro politica economica (definita dall'Angkar "Super Grande Balzo in Avanti", chiaro riferimento all'esperienza cinese, evidentemente portata alle estreme conseguenze [16] ) ma soprattutto con la costruzione di grandi opere irrigue,[12] i Khmer Rossi miravano a portare la produzione di riso da una a tre tonnellate annue per ettaro, tuttavia i risultati furono ben lontani da quelli sperati: non si registrarono aumenti sensibili, anzi, spesso veniva prodotto di meno e parecchie regioni precipitarono nella carestia. Le ragioni possono certamente essere ricercate nelle distruzioni causate dalla guerra, ma anche e soprattutto nel cattivo sistema di produzione e nella scarsità di macchinari moderni, così come di tecnici specializzati (quei pochi che c'erano, come si vedrà, venivano perseguitati). La Cambogia, di fatto, divenne un'enorme risaia alle dipendenze della Cina, che in cambio sosteneva economicamente e politicamente Pol Pot.Nonostante l'esplicita convinzione che l'agricoltura dovesse senz'altro costituire la base della nuova Kampuchea Democratica e l'evacuazione totale delle aree urbane, i Khmer Rossi si resero conto dell'indispensabilità di talune industrie, e consentirono a ristretti gruppi di individui di tornare nelle ex-aree industriali per riavviare molto parzialmente la produzione.La fiducia nel potere creativo delle masse era totale, e venivano pubblicati bollettini che illustravano migliorie tecniche e adattamenti apportati dai contadini a vecchi metodi e strumenti di produzione. Come era accaduto nella Cina del Grande balzo in avanti, che cercò inutilmente di creare una nuova tipologia di industria pesante attraverso l'utilizzo delle fornaci da campo, i Khmer Rossi tentarono di spostare le fabbriche nelle campagne.[12]
Suddivisione territorialeDopo aver preso il potere, i Khmer Rossi abolirono la vecchia suddivisione in province (khet) e la sostituirono con una nuova ripartizione, caratterizzata da sette "zone"; Zona Nord, Zona Nord-Est, Zona Nord-Ovest, Zona Centrale, Zona Est, Zona Ovest e Zona Sud-Ovest. C'erano inoltre altre due entità territoriali particolari: la Regione Speciale Numero 505 di Kratié e, fino al 1977, la Regione Speciale Numero 106 di Siem Reap. Le "zone" erano a loro volta divise in "regioni" (damban), distinte da un numero: la Regione Numero 1 comprendeva la vecchia Regione di Samlaut (o Samlot) nella Zona Nord-Ovest (compresa la vecchia Provincia di Battambang), da dove aveva avuto origine, nel 1967, l'insurrezione contro Sihanouk. A parte tale eccezione, sembra che i damban fossero stati numerati senza un ordine preciso.I damban erano divisi in "distretti" (srok), "sotto-distretti" (khum) e villaggi (phum), gli ultimi dei quali ospitavano solitamente alcune centinaia di persone. Questo modello era abbastanza simile a quello precedente, con la differenza che gli abitanti dei villaggi vennero organizzati dai Khmer Rossi in "gruppi" (krom) composti da dieci - quindici famiglie. Ad ogni livello, la gestione era diretta da un comitato di tre persone (kanak o kena), e quelli più elevati venivano diretti da esponenti del Partito, mentre i sotto-distretti e i villaggi erano affidati agli esponenti della "Vecchia Gente", molto più raramente a quelli della "Nuova Gente". Le "cooperative" (sahakor), divisioni territoriali simili ai khum, assunsero in talune aree funzioni di governo locale.Le vecchie istituzioni giudiziarie, come le scuole e ogni altra istituzione, furono abolite, e le esecuzioni immediate e senza processo per minime trasgressioni alle rigide norme dei campi di lavoro divennero la prassi comune. Le onnipotenti guardie ("Mékong") che sorvegliavano continuamente i campi non superavano spesso i 10-15 anni di età. I disabili furono, secondo alcuni resoconti, eliminati, e chi poteva essere curato non veniva trattato con farmaci moderni, ma solo con preparati derivanti dalla medicina tradizionale cambogiana.La delazione, anche tra parenti stretti di qualunque età, era una pratica diffusa e incoraggiata, e bastava un conflitto personale per essere denunciati alla famigerata polizia politica (il Santebal) come sabotatori o spie della CIA o del Vietnam. La rigida applicazione della dottrina rivoluzionaria era assicurata da adolescenti guardie rivoluzionarie ("Yotear") e la minima trasgressione dall'ortodossia ideologica costava la vita. Altro motivo di epurazione era la razza e / o la religione. I Khmer Rossi erano profondamente xenofobi e tra le prime comunità letteralmente massacrate si ricordano quelle mussulmane dei Cham. L'80% dei musulmani della Cambogia appartengono al gruppo etnico Cham, che - prima dell'avvento di Pol Pot - contavano circa 250.000 individui stanziati principalmente lungo la costa e nella città costiera di Sihanoukville (Kampong Som o Kampong Saom). Essi avevano appoggiato Pol Pot contro Lon Nol ed erano poco integrati nella realtà cambogiana ma non fomentavano disordini di sorta. Dieci anni dopo, gran parte di loro, assieme alle minoranze cinese (la Cina era il "paese - guida" per i Khmer Rossi) e vietnamita (i vietnamiti avevano rifornito di armi i Khmer Rossi), era stata decimata. Alcuni resoconti menzionano severe punizioni, consistenti di frequente in sommarie esecuzioni, solo per aver utilizzato più o meno volontariamente uno degli innumerevoli vocaboli proibiti (perché ritenuti "reazionari"), per aver pianto un congiunto, per aver avuto relazioni sessuali non autorizzate, per aver pregato, per aver rubato del cibo, per il possesso di oggetti preziosi, per essersi lamentati di qualcosa, per aver "lavorato poco" o per altre apparentemente minime trasgressioni (anche se dettate dalla necessità o da un ordine contraddittorio) alle direttive delle severissime guardie. Per le infrazioni considerate minori, solitamente si riceveva un'"ammonizione" (kosang), ma, dopo la seconda, la condanna a morte era immediata. Ogni ribellione o sabotaggio, veri o presunti, venivano severamente puniti, spesso senza nemmeno un'accusa pubblica, ma limitandosi a far scomparire nel nulla chi veniva incolpato.[Anche i gesti e gli atteggiamenti individuali venivano interpretati in chiave politica:un'indecisione indicava meschino intellettualismo borghese, la tristezza confusione spirituale, la gioia individualismo.L'individuo in sé stesso non aveva alcun valore, solo il collettivo ne aveva, quindi la vita di un singolo uomo era irrilevante. Alcuni degli slogan con cui venivano indottrinate le future guardie erano: "Preferiamo uccidere dieci amici piuttosto che lasciar vivere un solo nemico"oppure "Lasciarli vivere [chiunque fosse anche solo sospettato di un crimine] non ci porta alcun beneficio; farli sparire non ci costa nulla".In genere il lavoro nei campi poteva protrarsi fino a 12 ore, più 2 ore per mangiare, 3 ore per il riposo e l’istruzione (la quale comprendeva i "prachum chivapheap", gli incontri collettivi di indottrinamento tenuti dai quadri [20] ), 7 ore di sonno. Non erano tollerati tempi morti.Non va però ignorato che gli aspetti più estremi di tali resoconti rappresentano, in gran parte, situazioni verificatesi esclusivamente nelle zone intrinsecamente più povere o sottoposte al potere di funzionari particolarmente crudeli, pur tenendo presente che questi ultimi casi non costituivano certo rare eccezioni, ma piuttosto scenari che si configuravano, per la loro stessa estensione geografica, come rappresentativi di una larga fetta del Paese (il che rendeva molto precaria la situazione delle aree governate da quadri non integralisti, come dimostrano, ad esempio, le massicce purghe nell'est del Paese avvenute nel 1978).
Difatti le condizioni di vita potevano variare molto a seconda della situazione politica ed economica della zona in esame: nelle aree gestite da funzionari più umani e capaci si godeva di un trattamento molto meno duro rispetto alle altre (era facile che i quadri poco capaci temessero di essere messi sotto accusa dai propri capi per colpa dell'inefficienza dei campi, e che quindi tendessero ad essere più duri con i contadini). I funzionari più capaci in genere erano quelli meno influenzati dagli aspetti più estremi e integralisti della politica del Comitato Centrale, spesso ideologicamente vicini al Vietnam, e per questo più vulnerabili (non tardarono a divenire vittime di purghe condotte da quadri considerati più fedeli al regime con l'accusa di spionaggio). Inoltre la tendenza a spedire massicci carichi di riso destinati all'esportazione verso la Cina piuttosto che distribuirli alla popolazione rendeva più frequenti le disparità di trattamento nelle zone più povere. Le aree in cui le condizioni di vita erano migliori erano quelle dell'Est (i cui funzionari, filo-vietnamiti, furono purgati nel 1978) e del Sud-Ovest (una delle originarie roccaforti della guerriglia, e quindi probabilmente caratterizzata da un maggiore supporto della popolazione, ormai epurata molto tempo prima dalle purghe del Partito), mentre in quelle dell'Ovest, del Nord-Ovest (in entrambe la carestia avrebbe dovuto impedire l'esportazione di riso, che invece fu attuata comunque), del Nord e del Centro (entrambe teatri di purghe e massacri) la vita era decisamente peggiore. Poco si sa dell'isolata zona nord-orientale del Paese. L'"Uomo Nuovo"Obiettivo del regime era "forgiare" ("lot dam") l'"Uomo Nuovo", rivoluzionario, ateo, etnicamente "puro", privo di affetti o inclinazioni borghesi, dedito esclusivamente al lavoro dei campi, alla propria patria e all'Angkar [8], di cui era "strumento" ("opokar").I bambini, in quanto non contaminati dalla società corrotta precedente all'avvento della "nuova era", venivano tenuti in grande considerazione, e spesso ricoprivano incarichi di responsabilità, esercitando il loro potere anche su adulti.[19] Pol Pot era solito servirsi della potentissima e devota Alleanza della Gioventù Comunista della Kampuchea di Khieu Thirith per controllare politicamente i quadri.[12] Contemporaneamente, però, venivano indottrinati con particolare attenzione e in loro violenza e crudeltà, applicate a uomini e animali, venivano deliberatamente esaltate e premiate.Coloro che fino a poco tempo prima costituivano la classe intellettuale del Paese venivano perseguitati (spesso stanati, per essere eliminati, all'interno dei campi di lavoro con false promesse di "perdono" per la sola, presunta colpa "ufficiale" di non aver vissuto da contadini prima della rivoluzione , oppure richiamati dall'estero con il medesimo inganno), in quanto giudicati parassiti ormai irrimediabilmente contaminati dalla vecchia cultura e potenziali strumenti della Reazione.[6] Poteva bastare il semplice possesso di libri o materiale per scrivere non autorizzati, oppure la conoscenza di una lingua straniera,[27] o persino il fatto di portare gli occhiali, per essere etichettati come uomini di studio.Tuttavia, l'istruzione non era formalmente condannata in sé stessa, ma solo in quanto essa, nel caso degli intellettuali, era stata maturata nel contesto pre-rivoluzionario, ed era quindi priva, agli occhi del regime, del necessario indottrinamento politico che avrebbe evitato il suo asservimento alla Reazione. Anzi, il Partito riteneva la cultura un utile strumento propagandistico, una volta epurata da ogni elemento considerato contrario ai dettami rivoluzionari. Nell'impartire ai bambini l'istruzione scolastica, il regime provvedeva fin da principio alla loro indispensabile formazione politica, che doveva prevenire ogni forma di deriva "borghese".
Gli affetti parentali, l'amicizia e ogni altro sentimento individuale furono criminalizzati , i matrimoni e i concepimenti dovevano avvenire esclusivamente previa approvazione o, secondo diverse fonti, vero e proprio ordine dell'Angkar. Non era consentito far riferimento a nessuno tramite titoli distintivi gerarchici in uso prima della rivoluzione, ma solo mediante gli appellativi "Compagno" ("Mit" o "Met" in lingua khmer), "Fratello" o simili. Vietati erano anche i tradizionali gesti ossequiosi o semplicemente formali tra le persone, espressioni di diseguaglianza sociale, tuttavia l'atteggiamento individuale doveva seguire gli imperativi della moderazione e del contegno tipici dell'antica cultura khmer, seguendo un pensiero ibrido tra una forma di rigido egualitarismo e un ultranazionalismo tradizionalista con marcate tendenze razziste. Il cosiddetto "richiamo" dell'Angkar doveva cancellare ogni traccia di nostalgia per la corruzione del passato prossimo, "malattia della memoria" ("cchoeu sttak aram"), per tornare alla gloria del passato remoto dell'antica Angkor.Il calendario occidentale fu abolito in favore di un "calendario rivoluzionario" che escludeva qualunque periodo o evento precedente all'istituzione del nuovo regime (il 1975 fu ribattezzato "Anno Zero").Le classi e le differenze sociali del periodo precedente alla rivoluzione furono abolite per legge, e la popolazione fu divisa in due categorie: la "Vecchia Gente" (detta anche "Popolo del 18 marzo" o "del '70"), formata dai contadini di etnia khmer, considerati più vicini all'ideale rivoluzionario e più plasmabile, e la "Nuova Gente" (detta anche "Popolo del 17 aprile" o "del '75"), formata da tutti gli altri, intellettuali, borghesi, nobili, proprietari terrieri, chierici, gli appartenenti a moltissime minoranze etniche, e persino gli operai colpevoli di abitare le città da molto tempo e di aver quindi perduto le proprie radici contadine, tutti considerati più difficili da indottrinare perché già irrimediabilmente corrotti dalla vita urbana e dalle usanze moderne - indipendentemente dalla loro precedente condizione economica - oppure segnati dall'intrinseca inferiorità razziale.Nonostante entrambe le classi vivessero in condizioni di sostanziale schiavitù (da cui solo i funzionari e i soldati erano esentati), la "Nuova Gente" godeva di un trattamento generalmente peggiore. Gli appartenenti a questa classe, anche membri della stessa famiglia, venivano divisi in brigate di contadini a seconda di età e sesso, venivano utilizzati per i lavori più pesanti e rischiosi, godevano di pochissimi momenti di libertà, ricevevano razioni più scarse (assolutamente non integrabili neanche con erba o insetti, a meno di non voler essere severamente puniti), potevano essere incarcerati o uccisi senza processo e non godevano quasi di alcun diritto. La loro vita, insomma, non aveva alcun valore. Inoltre, al momento di evacuare le città, solo alla "Vecchia Gente", tra tutti coloro che le abitavano, fu consentito di tornare ai villaggi di origine, mentre gli altri furono deportati nelle zone più svariate del Paese. Questo sistema di piccoli ma non trascurabili privilegi, riservati ad una categoria da sempre abituata ad essere considerata all'ultimo posto della scala sociale, portava la "Vecchia Gente", nonostante tutto, a sostenere in linea di massima il regime.Va precisato però che, nelle aree in cui le condizioni di vita erano migliori, il trattamento poteva essere sostanzialmente il medesimo per le due categorie, e la vita era relativamente accettabile per tutti (almeno rispetto al resto del Paese).Immediatamente dopo la rivoluzione, i Khmer Rossi non attribuirono un nome al nuovo Stato. Solo dopo l'entrata in vigore della Costituzione della Kampuchea Democratica , il 5 gennaio 1976, il Paese ebbe un nome ufficiale ("Kampuchea" era l'antica denominazione della regione).
Dopo tre mesi, il 4 aprile, Khieu Samphan sostituì Penn Nouth come Primo Ministro (fino alla nomina di Pol Pot il 13 maggio dello stesso anno), mentre l'11 aprile sostituì Norodom Sihanouk (che si dimise il 20 marzo, in seguito alla morte di Zhou Enlai e a insanabili contrasti con la dirigenza del Partito) come Capo dello Stato. L'ex-sovrano, ormai conscio dei metodi del regime, implorò il Comitato Centrale di non ucciderlo , così, dal 2 aprile, fu di fatto posto agli arresti domiciliari nel palazzo reale per i successivi tre anni e mezzo.Khieu Samphan ha descritto la Costituzione come "non il risultato di una ricerca sui documenti stranieri, né [...] il frutto di qualunque ricerca degli eruditi. In effetti il popolo - operai, contadini e Esercito Rivoluzionario - ha scritto la Costituzione con le proprie mani."La Carta Costituzionale era un breve documento composto di 16 capitoli e 21 articoli che hanno definito il carattere dello Stato: gli obiettivi della politica economica, sociale, culturale ed estera.I diritti e di doveri dell'individuo erano definiti brevemente nell'articolo 12. Non era inclusa nessuna delle comuni garanzie dei diritti politici e umani, tranne il proclama "gli uomini e le donne sono sotto tutti gli aspetti uguali". Veniva dichiarato che "tutti gli operai e tutti i contadini sono padroni delle loro fabbriche e dei loro campi". L'esplicita asserzione secondo cui "non c'è assolutamente disoccupazione nella Kampuchea Democratica" lasciava velatamente intuire il massiccio utilizzo del lavoro forzato nel Paese.I principi della Kampuchea Democratica riguardo alla politica estera erano definiti nell'articolo 21 (il più lungo) in termini di indipendenza, pace nel mondo, neutralità e strategia del non-allineamento. Veniva inoltre affermato il supporto alla lotta anti-imperialista del Terzo Mondo. Tuttavia, alla luce dei continui atteggiamenti aggressivi del regime contro il Vietnam, la Thailandia e il Laos durante il 1977 e il 1978, la promessa di "amicizia verso tutti i paesi confinanti" è anch'essa, come molti altri dettami costituzionali, rimasta lettera morta.Le istituzioni governative venivano descritte molto sommariamente. Il potere legislativo era attribuito all'Assemblea Rappresentativa del Popolo Cambogiano (ARPC), un organismo di 250 membri "che rappresentano gli operai, i contadini, gli altri lavoratori e l'Esercito Rivoluzionario della Kampuchea Democratica". Centocinquanta seggi nell'Assemblea venivano assegnati ai rappresentanti agricoli, cinquanta agli "yotear" (i soldati dell'Esercito Rivoluzionario), infine altri cinquanta ad operai ed altri. La legislatura durava cinque anni e veniva eletta a suffragio universale. Le prime e uniche elezioni nella Kampuchea Democratica (nelle quali Pol Pot sarebbe stato apparentemente eletto come un qualunque altro deputato dai contadini delle piantagioni di alberi della gomma [34] ) sono state tenute il 20 marzo 1976. Alla cosiddetta "Nuova Gente" non è stato permesso, stando ai dati in possesso, di partecipare.




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