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27 09 2017 da Ass. Luca Coscioni
COMUNICATI
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Intervista al biotecnologo Stefano Bertacchi, ricercatore di Galatea Biotech, spin-off dell’Università di Milano-Bicocca

Che lo si voglia o no le biotecnologie sono ormai intorno a noi, dagli scaffali dei supermercati ai cartoni animati, dai social network ai jeans e non solo. Ci troviamo difronte a lieviti che producono vaccini, batteri che fanno muovere automobili e latte di capra che contiene farmaci. Tutto questo grazie alla biotecnologia. “Le cellule sono in grado di cambiare naturalmente con mutazioni, ricombinazioni e trasferimenti genici che l’uomo ha saputo domare selezionando”, spiega il biotecnologo Stefano Bertacchi, ricercatore di Galatea Biotech, spin-off dell’Università di Milano-Bicocca con il quale abbiamo avviato una conversazione in vista del XIV Congresso dell’Associazione Luca Coscioni che si terrà a Torino dal 30 settembre al 1 ottobre. Prendendo spunto dalla sua ultima pubblicazione “Geneticamente modificati – Viaggio nel mondo delle bioecnologie” (Hoepli editore) abbiamo cercato di capire cosa è la biotecnologia e a che punto sono le riflessioni etiche che, inevitabilmente, vengono generate quando la scienza interviene sulla natura. Tenendo però presente, come sottolinea Bertacchi, che spesso la scienza non fa che accelerare o migliorare quello che la natura farebbe anche da sola. Allora la questione diventa capire cosa siano le biotecnologie e stabilire se esiste e quale sia il limite oltre il quale lo scienziato non può avventurarsi. Riflessioni necessarie visto che il nostro futuro non potrà che essere biotech.

Nel tuo libro parli di come le biotecnologie hanno rivoluzionato la nostra quotidianità. Ci racconti qualcosa?
Sì, alcuni vaccini che utilizziamo, ad esempio, derivano da organismi geneticamente modificati per produrli a basso costo. Lieviti e batteri sono utilizzati per sintetizzare biocarburanti, alternativa sostenibile ai combustibili fossili come il petrolio, in quanto derivanti da biomasse rinnovabili, come mais, canna da zucchero o, meglio ancora, sottoprodotti industriali.
Ingegneria genetica o meno, l’utilizzo di cellule per l’ottenimento di sostante di interesse merceologico sono il focus particolare delle biotecnologie industriali.

Cosa si intende per biotecnologie?
Possiamo immaginare le biotecnologie come il connubio tra biologia e ingegneria dove allo studio e all’analisi della prima si aggiunge l’inventiva umana. Il prefisso bio sta a indicare che è possibile utilizzare essere viventi o parti di essi, approfittando della straordinari a biodiversità che ci circonda a cui non possiamo far altro che ispirarci.

Il primo ad usare questa parola?
E’ stato l’agronomo ungherese Karl Ereky nel 1919. Definì la biotecnologia “la scienza che comprende metodi e tecniche che permettono la produzione di sostanze grazie all’utilizzo di organismi”. Erano altri tempi e non si poteva nemmeno immaginare quali traguardi questa scienza avrebbe raggiunto per questo la definizione appare riduttiva.

Quali sono gli ambiti delle biotecnologie?
Le biotecnologie, classiche e soprattutto moderne, possono trovare applicazioni in moltissimi ambiti, proprio grazie alla versatilità della “materia prima” che utilizzano, ovvero le cellule o gli enzimi. Per semplificare i vari campi di applicazione è possibile usare un codice di colori, che li identifica nelle diverse categorie.

Ci racconti qualcosa di questo codice a colori?
Le biotecnologie rosse sono collegate alla medicina e sono principalmente utilizzate per la salute umana. Grazie a loro è possibile per esempio cercare di riparare o di ricostruire parti di tessuti o organi danneggiati, o progettare un farmaco prevedendone l’assorbimento da parte dell’organismo. Le Biotecnologie verdi comprendono tutte le applicazioni collegate all’agricoltura, come la sintesi di biofertilizzanti e biopesticidi in grado limitare l’impatto sull’ambiente senza ridurre la propria efficacia. Nelle Biotecnologie bianche invece si inseriscono le biotecnologie industriali che utilizzano mezzi biologici per la produzione di un prodotto commerciale o di consumo di massa. Le applicazioni si basano principalmente sul fatto che le cellule e gli enzimi necessitano di condizioni operative blande (pH, temperatura, solventi, etc.), con un risparmio in termini di denaro, tempo e infrastrutture, riducendo allo stesso tempo gli scarti inquinanti e l’uso di acqua. I settori di applicazione sono molteplici: alimentare, cosmetico, energetico, ecc. Altri colori per etichettare settori in cui si utilizzano biotecnologie sono: il blu, per le tecniche che coinvolgono organismi acquatici; il grigio, per le applicazioni di tipo ambientale (come la salvaguardia della biodiversità e la rimozione di inquinanti) e il giallo, che comprende le tecnologie computazionali e logiche che studiano le connessioni interne a una cellula.

Le piante sono tra gli Ogm più diffusi. Come mai?
Le piante si presentano come candidate ideali per la manipolazioni genetiche, in quanto dotate di grande variabilità e versatilità. L’applicazione di biotecnologie sulle coltivazioni può portare a un miglioramento delle caratteristiche richieste dal mercato (es. un aspetto più appetibile, tempi di conservazione più lunghi, maggiore produttività e resistenza ai parassiti). Inoltre è possibile favorire l’ibridazione di piante dalle particolari caratteristiche che in natura non potrebbero compiere quest’azione, o la cui ibridazione non sarebbe controllata.

Chi ha paura verso gli OGM?
La paura verso gli Ogm non è assolutamente giustificata sebbene La paura nei confronti degli OGM sia molto diffusa in particolare in Europa. In Paesi come gli Stati Uniti, il Brasile e il Bangladesh, gli OGM, dal mais alle melanzane, vengono consumati senza nessun problema per la salute umana e per l’ambiente.

Raccontaci qualcosa su questi Organismi geneticamente modificati …
Per OGM si intende appunto un organismo del quale sia stato modificato il patrimonio genetico in maniera non naturale, per esempio mediante l’inserimento di DNA esogeno, ovvero derivante da un altro organismo. In questo caso l’organismo viene definito transgenico. Sia chiaro che il passaggio di geni fra specie diverse è comunque un fenomeno comune in natura, in particolare nei batteri: alcune specie, infatti, sono in grado di internalizzare DNA presente nell’ambiente (trasformazione), trasferire direttamente da una cellula all’altra materiale genetico mediante contatto fisico (coniugazione) o l’intervento di virus (trasduzione).
Le nuove metodiche sviluppate grazie alle biotecnologie hanno permesso non solo di velocizzare e rendere specifici questi fenomeni, ma anche di controllarne la dinamica e il buon fine.

In che misura le biotecnologie hanno modificato le nostre abitudini e quanto, ancora, le modificheranno?
Grazie alle biotecnologie siamo in grado di sostituire molti processi industriali che si basano su risorse fossili, sfruttando materie prime rinnovabili. Lo studio dei genomi permette inoltre di analizzare e preservare la straordinaria biodiversità che ci circonda, prezioso tesoro per il nostro futuro. E ancora, stiamo scoprendo sempre più segreti del DNA umano per combattere meglio le malattie e andare verso la medicina personalizzata.

Un futuro biotech rende necessario un dibattito pubblico sull’argomento…
Come prevedibile, tutte queste applicazioni innovative dei diversi ambiti delle biotecnologie risultato spesso in un dibattito pubblico. Le ricadute in ambito ambientale, economico e medico delle biotecnologie hanno aperto nel tempo diverse questioni etiche. Risulta quindi necessario coinvolgere il grande pubblico per garantire gli strumenti corretti per capire queste tematiche affascinanti ma allo stesso tempo complesse. Da questo punto di vista la corretta divulgazione scientifica è di straordinaria importanza per far sì che le decisioni della società civile e della politica non siano influenzate da bufale e preconcetti errati, come spesso accade nel mondo del biotech e degli OGM.