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  1. #1
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    Predefinito Indipendentismi e micro-nazionalismi sono.....

    Gli Stati Generali

    Enrico Palumbo

    Uno degli insegnamenti che ci ha trasmesso l’esperienza della costruzione degli stati nazionali sorti sulle ceneri degli imperi nell’Europa dell’Est è l’insidia dei nazionalismi negli stati di nuova formazione, soprattutto in quelli di piccola taglia. La tragedia del nazi-fascismo ha un po’ oscurato le vicende dei regimi – per lo più autoritari – di quei paesi che, nati da poco, dovevano costruire una narrazione nazionale in cui l’altro, il diverso, era sistematicamente escluso. L’Ungheria, la Polonia, la Romania degli anni Venti e Trenta erano paesi in cui le minoranze vissero tempi particolarmente difficili e subirono gravi persecuzioni. Per fortuna nei nostri ordinamenti esistono accorgimenti costituzionali e legislativi che tutelano le minoranze, delle quali nessuna maggioranza può imporre la soppressione di diritti fondamentali. Col tempo, soprattutto tra anni ’60 e ’70, il ventaglio dei diritti si è ampliato, venendo incontro a nuove sensibilità che hanno individuato i gruppi sociali tradizionalmente più soggetti alla forza delle élite al potere: quindi non solo le minoranze etniche, ma anche le donne, i bambini, i disabili. E alcune componenti un tempo da tutelare sono poi diventate a loro volta classe dirigente (come sono ormai le donne in alcuni paesi più avanzati). Abbiamo imparato così che lo stato di diritto è preferibile all’omogeneità etnica, religiosa o culturale, per tutelare i soggetti più deboli e per garantire le più svariate istanze di una società plurale.

    Per questo fa impressione la vicenda catalana. I catalani sono stati a lungo oppressi da Madrid, anche prima della dittatura di Franco, ma è difficile scorgere nei quarant’anni di democrazia post-franchista forme concrete di persecuzione. Certamente ci sono stati governi che hanno nutrito minore interesse per la difesa dell’autonomia catalana – il PP è stato particolarmente attivo nel contribuire alla crescita dei partiti indipendentisti – e le parole del Re all’indomani del referendum e delle violenze della polizia testimoniano un disprezzo di fondo dell’élite madrilena per la specificità catalana che le massime istituzioni non dovrebbero mostrare.

    Ma cosa darebbe in più l’indipendenza, a parte una nuova squadra olimpica, un nuovo esercito e un accresciuto apparato amministrativo e diplomatico? Per di più in una Catalogna indipendente, nella quale una grossa fetta di popolazione sarebbe di lingua e cultura castigliana, si riproporrebbe la situazione che oggi denunciano i catalani. Quale sarebbe il destino degli spagnoli residenti in Catalogna, rappresentando essi una percentuale assai maggiore di quella dei catalani oggi residenti nella Spagna unita? Che tutele e garanzie ci sarebbero per la loro specificità linguistica e culturale? La Catalogna, per evitare di nascere con tensioni, difficilmente governabili fuori dall’UE e senza la rete della NATO, dovrebbe a sua volta diventare uno stato binazionale e bilinguistico. Ma allora che senso avrebbe avuto tutto questo processo di separazione da Madrid?

    Lo stesso problema si riproporrebbe sull’altra questione che i nazionalisti catalani denunciano come ingiusta: il trasferimento di risorse dalla ricca Barcellona alle regioni più povere della Spagna. Ogni comunità ha le sue aree più e meno ricche: la stessa Spagna deve gran parte della sua fortuna ai paesi più ricchi della CEE, che l’hanno destinata di risorse con le quali Madrid e Barcellona sono potute diventare due città prospere e attraenti. Oggi, dopo avere beneficiato di questi trasferimenti provenienti soprattutto da Francia e Germania, la Catalogna non vuole dare il proprio contributo alle aree più depresse, come l’Estremadura e l’Andalusia. Nel nuovo stato, nel quale ci saranno altre forme di disuguaglianze di reddito, probabilmente assisteremmo alla rivolta di Barcellona contro le valli dei Pirenei, le aree bagnate dall’Ebro o altre zone più sfortunate.

    E’ un meccanismo perverso, che viviamo da tempo anche in Italia, dove la retorica dell’autonomia fiscale e del rifiuto ad aiutare le aree depresse colpisce tutte le regioni del Nord, nelle quali però non mancano vasti e gravi episodi di corruzione e di spreco delle risorse pubbliche, ma anche quelle del sud, dove si fantastica di un paradiso senza problemi quale sarebbe stato il regno borbonico prima dell’Unità.

    Gli sprechi e gli scandali che hanno coinvolto negli ultimi anni la Regione Lombardia, cresciuti da quando il maggiore federalismo ha aumentato le risorse disponibili, non sono meno gravi di quelli di cui è protagonista Roma, eppure i lombardi sembrano esserci affezionati, tanto da rieleggerne con costanza i responsabili. I soldi che restano in regione non finiscono meglio di quelli che ne escono. Allora forse non è solo una questione di autonomia – in sé necessaria per rendere più efficaci le decisioni e chiare le responsabilità, ma non risolutrice di problemi se la classe politica e i cittadini non sono all’altezza.

    Il problema è piuttosto la perdita del senso di comunità, e il radicamento di un egoismo che contrappone gruppi, individui e aree geografiche. Se non si recupera l’idea che a tenere insieme la società non ci sono soltanto interessi materiali ma anche altro, come il senso di giustizia e di solidarietà, quando i catalani si saranno liberati degli andalusi – o i lombardi dei lucani -, in seguito il problema saranno gli abitanti della provincia dell’Ebro – o i valtellinesi – e dopo ancora il quartiere di Trinitat Vella – o Quarto Oggiaro.

  2. #2
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    Predefinito Re: Indipendentismi e micro-nazionalismi sono grandi egoismi

    Articolo largamente condivisibile ma che non c'entra il punto: la stragrande maggioranza dei catalani non hanno niente da guadagnare da un'eventuale secessione. Anzi...
    La plebaglia spesso sbaglia

  3. #3
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    Predefinito Re: Indipendentismi e micro-nazionalismi sono grandi egoismi

    Dipende...
    dal punto di vista esclusivamente economicistico cioè chi possiede capitali e commercia, l'ideale sarebbe un mondo unico con una unica lingua, una unica legge e nessun confine
    ma non esiste solo il punto di vista economicistico
    da indipendenti i catalani avranno più ambizione, si sentiranno più orgogliosi, lavoreranno meglio e produrranno di più
    è come quando un ragazzo diviene adulto e/o va via da casa o come quando a qualcuno abbassano le tasse, ti dà più gusto alla vita

    poi i catalani vogliono autodeterminarsi, non sfruttare le altre regioni di Spagna
    non è l'egoismo del capitalista che sfrutta i salariati e poi pretende di pagare poche tasse spostando sedi fiscali e legali dove gli conviene...
    l'autodeterminazione del capitalista sarebbe quella di lavorare da solo, senza operai...

    il problema, concordo, riguarda le minoranze non-catalane che vivono là, si creeranno delle spaccature, o si adegueranno, diventando catalani acquisiti oppure torneranno in Spagna
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  4. #4
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    Predefinito Re: Indipendentismi e micro-nazionalismi sono grandi egoismi

    Citazione Originariamente Scritto da Iohannes68 Visualizza Messaggio
    Articolo largamente condivisibile ma che non c'entra il punto: la stragrande maggioranza dei catalani non hanno niente da guadagnare da un'eventuale secessione. Anzi...
    tranne i vari capetti indipendentisti puigdemont, junqueras, mas e l'opus dei catalana... alla fine la guerra allo stato spagnolo la stanno facendo loro, per interessi personali di denaro e potere. il povero catalano è solo uno strumento...

  5. #5
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    Predefinito Re: Indipendentismi e micro-nazionalismi sono grandi egoismi

    Citazione Originariamente Scritto da Iohannes68 Visualizza Messaggio
    Articolo largamente condivisibile ma che non c'entra il punto: la stragrande maggioranza dei catalani non hanno niente da guadagnare da un'eventuale secessione. Anzi...
    ma non si rendono conto, agiscono d'impulso contro gli spagnoli e non per il loro bene

  6. #6
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    Predefinito Re: Indipendentismi e micro-nazionalismi sono grandi egoismi

    anche vivere in casa con la propria famiglia evidentemente è egoismo

  7. #7
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    Predefinito Re: Indipendentismi e micro-nazionalismi sono grandi egoismi

    Gli spagnoli presenti in Catalogna hanno la Spagna come paese di riferimento, i catalani nulla quindi neanche possono espatriare dove è il problema?
    La Catalogna è uno stato bello grosso la dimensione ottimale è tra san marino e massimo massimo Lussemburgo: quel genere di stati se male amministrati muoiono quindi si fa attenzione, altrove si hanno i megastati dove certe zone possono essere amministrate male perché tanto si pesca altrove e la distanza tra cittadino e autorità è immensa.

  8. #8
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    Predefinito Re: Indipendentismi e micro-nazionalismi sono grandi egoismi

    Articolo in parte condivisibile, certe zone come il Nord Italia ragionano solo col portafogli quando parlano di indipendenza. Io invece da sardo voglio l' indipendenza della mia terra per altre questioni più nobili pur sapendo che il giorno dopo tale evenienza faremo la fame. Ma so che ciò darebbe quell' impulso necessario che renderebbe col tempo il tessuto economico sardo dinamico e non il deserto che è oggi , dove il poco che abbiamo lo dobbiamo a risorse che vengono da fuori perché noi di nostro non produciamo una cippa secca.

  9. #9
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    Predefinito Re: Indipendentismi e micro-nazionalismi sono grandi egoismi

    articolo intriso da una pelosa ipocrisia sin dalle prime battute. non si sa dive voglia andare a parare...ma su una cosa e' certo il pennivendolo ha il compitino da svolgere che e' quello che l omogeneità culturale deve soccombere alla societa dell' accoglienza

  10. #10
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    Predefinito Re: Indipendentismi e micro-nazionalismi sono grandi egoismi

    l'Italia ha qualcosa da perdere se la Spagna perde un pezzo? Ci arriva l'effetto domino?
    Non penso.
    Un rivale in meno.

 

 
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