

"Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)


Arcimboldo, L'Autunno - 1573
Louvre, Parigi
"Sembra di scorgere nella nebbia di Praga «L'Autunno» dal piglio di lanzichenecco, tutto intessuto di pomi, poponi, tralci di vite e grappoli d'uva, campione rozzissimo di una brutale vendemmia".
(A. M. Ripellino, Praga magica, Einaudi - pag. 106)


Personificazione dell'autunno, Musei Vaticani (sec. II d. C.)
L'opera fu rinvenuta nel 1804, a Torvanianica, presso un antico villaggio romano.
La testa venne aggiunta all'opera originale dallo scultore Massimiliano Laboreur.
Immagine dal sito http://upload.wikimedia.org/
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"Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)


W. Mason Brown, Riflessi d'autunno
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"Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)


Vasilij V. Kandinskij, Paesaggio autunnale con barche (1908)
"Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)


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"Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)


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"Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)


R. Leone, Pastore con gregge in un paesaggio di campagna
I pastori
G. D'Annunzio
Settembre, andiamo. Č tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde č come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!
Ora lungh'esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento č l'aria.
Il sole imbionda sě la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.
Ah perché non son io cň miei pastori?
"Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)


Le foglie morte
di J. Prevert
Oh, vorrei tanto che anche tu ricordassi
i giorni felici del nostro amore
Com'era piů bella la vita
E com'era piů bruciante il sole
Le foglie morte cadono a mucchi...
Vedi: non ho dimenticato
Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi, e i rimpianti
e il vento del nord porta via tutto
nella piů fredda notte che dimentica
Vedi: non ho dimenticato
la canzone che mi cantavi
Č una canzone che ci somiglia
Tu che mi amavi
e io ti amavo
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza nessun rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi
Le foglie morte cadono a mucchi
e come loro i ricordi, i rimpianti
Ma il mio fedele e silenzioso amore
sorride ancora, dice grazie alla vita
Ti amavo tanto, eri cosě bella
Come potrei dimenticarti
Com'era piů bella la vita
e com'era piů bruciante il sole
Eri la mia piů dolce amica...
Ma non ho ormai che rimpianti
E la canzone che tu cantavi
la sentirň per sempre
Č una canzone che ci somiglia
Tu che mi amavi
e io ti amavo
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza nessun rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi
Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 22-09-16 alle 14:55
La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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