e il Ganga-Yamuna?
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e il Ganga-Yamuna?
La droga è una di quelle che si denominano "acque dissolventi", elementi che possono essere utilizzati dagli asceti più esperti ed avanzati per accelerare il proprio percorso ed ottenere un risultato che vada nel senso della distruzione della compagine egoica. E' roba da professionisti dello spirito, non da neofiti velleitaristi.
Chi accede a certi usi senza il necessario retroterra viene semplicemente distrutto. In senso umano però....nulla a che vedere con gli ottenimenti spirituali.
Direi proprio di lasciar stare....
Ti rimando a questo bel brano tratto da Julius Evola, sul sito di Gianfranco Bertagni. Se ancora non lo conosci ti sarà molto utile per capire di cosa stiamo scrivendo.
http://www.gianfrancobertagni.it/mat...ancatattva.pdf
Se trovi dei praticanti ngakpa di tradizione Nyingma avrai anche modo di provare, ma sono solo degli strumenti, non fondamentali. Se sei interessato a questo, prova a contattare un centro Dzogchen, da qui probabilmente conoscerai qualcuno. Io non ne ho mai conosciuti, ma è più facile seguendo quei canali.
Ritengo Evola un grande conoscitore e divulgatore della Tradizione. Non credo abbia però realizzato nella pratica la sostanza di quel che contribuiva a diffondere.
Fu membro di un gruppo di accoliti che praticavano le scienze magiche...o tentavano di farlo. Ma non credo che sia stato protagonista di realizzazione di alcun genere. Meno che mai nel Vajira.
Del resto quanti mai saranno nel mondo ad aver realizzato compiutamente il corpo di diamante-folgore? :nonow:
Però Evola è molto poco indicato per lo studio del buddhismo. Anche i suoi famosi saggi sul buddhismo zen sono un po' imprecisi, per quanto siano introduttivi ma comunque leggibili, ma libri come la dottrina del risveglio sono alquanto distorti.
Quel libro è stato uno dei primissimi a far conoscere in modo non superficiale il buddhismo in Italia; primissimi in ordine di tempo, intendo, perché venne scritto quando in Italia al di fuori di ristretti ambiti specialistici non si sapeva nemmeno cosa fosse il buddhismo; non superficiale perché comunque Evola è sempre molto preciso nel rimandare alle fonti; è infatti un libro molto ricco di note bibliografiche molto dettagliate, ogni citazione ha sempre un rimando ai testi originali. Quindi la distorsione che gli imputi non può riguardare la mancanza di fedeltà all'originale, ma semmai (e dico semmai) lo spirito con cui i testi originari sono stati da lui interpretati. Su questo dico due cose: uno, esiste una tesi di laurea in filosofia molto interessante, scritta più di venti anni fa, dal titolo "Julius Evola e la dottrina del risveglio" di Sandro Consolato, in cui si analizza proprio il rapporto tra Evola e il buddhismo con particolare riguardo ovviamente al libro in questione; si riportano e si analizzano anche i giudizi di parte buddhista, sia critici sia favorevoli; e quelli favorevoli non mancarono, quindi avanzo molti dubbi sul fatto che possa essere un libro dallo spirito interpretativo errato; secondo, ti posso dare parzialmente ragione ma non sulla distorsione, quanto piuttosto sul fatto che l'animus che pervade quel libro, e che si sente in modo davvero forte, è più stoico che buddhista a mio parere. L'animus intendo, non la dottrina chiaramente. Proprio per questo si tratta del libro di Evola che ho amato di più in gioventù e che ho trovato immensamente utile nella vita di ogni giorno, in particolare per ciò che riguarda la pratica dell' etica di base (un vero e proprio mos inteso in senso antico) esposta nei capitoli "le qualità del combattente e la partenza", "difesa e consolidamento", "drittura" e il suggestivo "la presenza siderea; le ferite si chiudono". Tra l'altro è proprio grazie a questo libro che ho imparato ad apprezzare il dhammapada, ampiamente citato nell'opera e anzi base di molte delle considerazioni che Evola fa in essa. Evola che, è bene ricordarlo, fu il primo a dire di non essere né un buddhista né uno specialista di buddhismo, ma di avere scritto il libro per le ragioni che egli stesso indica all'inizio di esso. Per cui non gli si può nemmeno imputare di aver voluto presentarsi come ciò che non era e non ha mai inteso essere.
Proprio così...proprio così. Esattamente così.
E vista la citazione colgo l'occasione per salutare il caro Sandro Consolato, della cui amicizia mi onoro e con il quale ho spesso parlato di Evola.
Il testo è uno dei più belli di Evola, a mio parere...pervaso da uno spirito vivo di adesione ideale, anche se lui non fu mai buddhista. Da leggere per tutti coloro che del buddhismo hanno un'idea fasulla e distorta, modernista ed annacquata.
Vi sono citazioni canoniche anche in riferimento alla questione della donna nel buddhismo delle origini che sono materiale per forumer come Marietto, sostenitore del monacato femminile. Citazioni inequivoche che se avrò tempo riporterò....per la gioia dei femministi. :D