'Jobs Act' e ridefinizione schiavitù: i sindacati brasiliani denunciano Temer alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani

Il governo neoliberista si difende citando ad esempio leggi sul lavoro approvate in Italia e Francia

La riforma del lavoro imposta in Brasile dal golpista Michel Temer, ha significato una regressione per i diritti del lavoratori conquistati nell’arco di decenni e consacrati dalla Costituzione. Questo è quanto denunciato da tre sigle sindacali brasiliane di fronte alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH).

L’audizione si è svolta a Montevideo, in Uruguay, dove la Central Única de Trabajadores (CUT), la Nueva Central Sindical l’Unión General de Trabajadores (UGT) hanno chiesto che vega fermata la riforma neoliberista targata Temer, che entrerà in vigore il prossimo 11 di novembre. Una ‘riforma’ che contiene misure irricevibili per le centrali sindacali, come la giornata lavorativa da 12 ore con soli 30 minuti di pausa.

I rappresentanti sindacali hanno inoltre denunciato alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani che il ‘Jobs Act’ brasiliano di Temer viola le norme dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) sulla schiavitù, poiché Temer promuove una risoluzione che ridefinisce la schiavitù definendola solo come «limitazione alla libertà di movimento» dei lavoratori.
Secondo gli esperti, questa ridefinizione fa ripiombare il paese a prima del 13 maggio del 1888, data in cui in Brasile fu abolita la schiavitù.


L’ufficio dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) in Brasile ha già espresso la sua «profonda preoccupazione» per la risoluzione sulla schiavitù.

Con la cancellazione dei diritti dei lavoratori e la ridefinizione del concetto di schiavitù il governo Temer persegue uno storico obiettivo del neoliberismo a livello mondiale: la riduzione del lavoro a merce. L’operaio non più come essere umano dotato di diritti, ma uno schiavo moderno.

Un percorso già battuto da altri, le cui conseguenze nefaste sono sotto gli occhi di tutti. Il governo Temer in difesa delle proprie misure ha indicato la riforma del lavoro come indispensabile per la crescita economica e la creazione di nuovi posti di lavoro. Come già fatto - spiegano - in Italia, Francia, Portogallo e Stati Uniti.


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