Alla scomparsa del re di Polonia Giovanni III Sobieski nel 1696, celebre per le sue vittorie sugli invasori turchi in Europa orientale, iniziò una rapida decadenza della Polonia stessa, destinata a sfociare, in poco meno di un secolo, nello smembramento del paese. La Confederazione polacco-lituana era nata nel 1569, dall'unione della Corona polacca e del Granducato lituano, ed era andata espandendosi sempre di più, verso le regioni tedesche, asburgiche, russe e baltiche, diventando una delle principali potenze europee. Il sistema politico polacco era quasi l'opposto di una monarchia assoluta (anche chiamato «Libertà dorata» o «Democrazia nobiliare»): dopo una breve parentesi ereditaria, i monarchi polacchi vennero sempre eletti e la loro posizione era molto debole, in quanto gran parte del potere era detenuto dal Parlamento (il Sejm) composto dalla nobiltà ereditaria (la Szlachta). Nonostante la forte influenza della Chiesa cattolica, la Confederazione ebbe una grande tolleranza religiosa (unica in Europa in quel periodo): le regioni orientali aderivano alla Chiesa uniata con dogmi cattolici e riconoscimento dell'autorità papale, ma con il mantenimento del rito bizantino. Forse anche per questa grande tolleranza, la Polonia fu sempre popolata da una nutrita comunità ebraica.
Già dopo i Sobieski, al trono polacco fu imposto uno straniero nel 1697, l'elettore di Sassonia Augusto II, della famiglia Wettin, strumento degli Asburgo e dei Romanov. Il suo regno, iniziato felicemente grazie alle conquiste dei Sobieski, che permisero alla Polonia di recuperare la Podolia e buona parte dell'Ucraina, si risolse ben presto in un disastro per la sciagurata decisione di muovere guerra alla Svezia, con l'alleanza dell'Impero Russo e della Danimarca (Seconda guerra del Nord). In breve tempo il regno venne invaso dalle truppe del re Carlo XII di Svezia che, occupate le principali città e la capitale Varsavia, dichiarò deposto Augusto II con l'appoggio russo e lo sostituì con il palatino di Poznań, Stanislao I. Il ritorno di Augusto II nel 1709, sempre con appoggio russo compromise la situazione. Contro i partigiani dell'elettore sassone e il suo disegno assolutistico si levò la nobiltà polacca, organizzata nella Confederazione di Tarnogród nel 1715. La guerra civile venne scongiurata dall'intervento delle truppe russe, ma da quel momento il paese non fu più realmente indipendente, poiché lo stesso Zar Pietro di Russia, erettosi ad arbitro, impose alla Polonia lo smembramento dell'esercito e nuovi gravami fiscali, che non fecero che peggiorare il marasma politico ed economico locale. Si ebbero recrudescenze tra i fautori di Augusto II e quelli della restaurazione di Stanislao I Leszczyński. La figlia Maria, di quest'ultimo, aveva sposato il re Luigi XV di Francia, ponendo al centro delle questioni europee la stessa Polonia. Austria, Russia e Prussia si preoccuparono subito della possibile ingerenza francese e s'accordarono per designare erede il figlio di Augusto II, Augusto III.
Nel 1733 la Confederazione polacco-lituana si trovò ad avere ben due sovrani: Stanislao I, eletto re a Danzica con appoggio francese e Augusto III di Sassonia, eletto a Varsavia con sostegni russo e austriaco. Ne seguì, come logico che fosse, la guerra di Successione polacca (1733-1738) a conclusione della quale Stanislao I, pur mantenendo il titolo di sovrano, abdicò in favore del rivale.
Augusto III rimase anch'egli un sovrano nominale. Durante il suo regno gli endemici problemi dello Stato polacco si presentarono con urgenza drammatica: l'attività delle diete era paralizzata dall'abuso del libero veto della nobiltà, quasi inesistente l'esercito, in fermento le classi popolari abbandonate in uno stato di miseria e abbruttimento, le frontiere erano labili e ripetutamente violate dagli Stati confinanti durante la guerra di Successione austriaca e la guerra dei Sette anni. L'unica via di salvezza sembrava quella di una riforma dell'istituto monarchico, che restituisse alla Corona la sua primitiva autorità, ma si urtava contro i potenti «protettori» stranieri, interessati a mantenere in Polonia l'anarchia in vista del suo smembramento.
Nel 1763 morì Augusto III e si riaccesero le lotte tra la famiglia magnatizia dei Potocki, sostenitori dei privilegi nobiliari, e i partigiani di una restaurazione del potere sovrano nell'ambito del riformismo dell'assolutismo illuminato. Approfittando delle divergenze tra Russia e Prussia, i fautori dell'assolutismo illuminato, con appoggio russo, imposero sul trono Stanislao II Augusto Poniatowski nel 1764. Sotto l'influsso del partito riformatore, la dieta, convocata subito dopo l'elezione regia, adottò una serie di leggi tendenti al rafforzamento del potere statale. La Zarina Caterina II di Russia, preoccupata che la restaurazione dello Stato polacco potesse pregiudicare le sue mire annessionistiche, sobillò l'opposizione conservatrice (la Confederazione di Radom nel 1767) e ottenne la convocazione di una nuova dieta, che impose al re di Polonia la reintegrazione delle cosiddette «libertà cardinali» della nobiltà: il libero veto, la «libera elezione del sovrano», il diritto di rifiutare l'obbedienza al re, i privilegi nobiliari ecc. L'immediata reazione del partito patriottico, sollevatosi contro la Russia e in difesa del cattolicesimo e dell'indipendenza (Confederazione di Bar nel 1768) gettò il paese in una sanguinosa guerra civile (1768-1772). Contemporaneamente l'Impero Turco aveva dichiarato guerra all'Impero Russo, sollecitato dalla Francia, e per impedire che anche l'Austria intervenisse nel conflitto contro di lei, Caterina II, repressa l'insurrezione polacca, accondiscese alla proposta del re Federico II di Prussia: un primo smembramento della Polonia (la cosiddetta «Prima spartizione»), proposta a cui aderì anche l'Impero asburgico. La Polonia fu così amputata di un terzo del suo territorio nel 1772: la Prussia ebbe la parte occidentale; la Russia ebbe le terre lituane a nord; l'Austria ottenne la Galizia con Leopoli.
Pur condizionato dall'ingerenza russa, Stanislao II Augusto Poniatowski (aderente alla massoneria) riuscì a realizzare alcune riforme, soprattutto in campo culturale, istituendo, dopo l'allontanamento dei gesuiti nel 1773, una commissione dell'educazione nazionale (comparve il primo ministero dell'istruzione al mondo a carattere laico), che riordinò le università di Cracovia e Vilna sul modello francese e aprì il regno alle idee illuministiche. Di pari passo procedette alla ricostruzione economica, con una ripresa dei traffici commerciali e dell'agricoltura e la formazione di prime industrie. A ciò corrispose un rilancio delle tendenze riformatrici da parte della nobiltà illuminata, della borghesia cittadina e degli intellettuali, che intravedevano nel consolidamento del potere statale la sola possibilità di salvezza dell'integrità della Polonia. L'occasione per realizzare questo disegno fu fornita da una nuova guerra russo-turca nel 1787. La dieta polacca allora riunita, dopo aver votato riforme fiscali e militari che annullavano le precedenti imposizioni russe, promulgò finalmente la Costituzione nel 1791 (la seconda più antica al mondo), in parte ispirata alla Rivoluzione francese: regime parlamentare, monarchia ereditaria (casa di Sassonia), potere esecutivo nelle mani del sovrano e del governo, centralizzazione dell'apparato statale, concessione dei diritti politici alla borghesia e garanzie di provvidenze per i contadini. La Russia, per reazione, disimpegnandosi nel conflitto con l'Impero Ottomano nel 1792, suscitò contro la dieta polacca l'opposizione delle famiglie magnatizie a lei fedeli (i Branicki, i Rzewuski e i Potocki), organizzata nella Confederazione di Targowica, che fecero appello all'esercito zarista per «ristabilire l'ordine». Dopo pochi mesi di resistenza, Stanislao II Augusto fu costretto a capitolare e la Costituzione polacca venne abolita. Nel 1793, sotto la minaccia russa, una nuova dieta venne costretta a ratificare ulteriori amputazioni del territorio: alla Russia vennero cedute Minsk, la Volinia e la Podolia; alla Prussia Danzica, Thorn e la regione della Grande Polonia. La brutalità di questa «Seconda spartizione» provocò un'insurrezione nazionale animata da nobili e intellettuali. La rivolta, scoppiata a Cracovia nel 1794 e dilagata subito a Varsavia e Vilna, raggiunse le campagne, dove i contadini, emancipati dal governo rivoluzionario che aveva abolito la servitù della gleba, si sollevarono contro la Russia e i magnati. Nello stesso anno Varsavia capitolò dopo una feroce resistenza all'assedio russo-prussiano. La sconfitta e la cattura degli animatori della ribellione segnarono la fine dell'insurrezione. Avvenne così la «Terza spartizione» nel 1795, l'ultima: la Prussia ebbe a ovest i territori del Niemen e del Bug con Varsavia; all'Austria andarono Cracovia, Sandomierz, Lublino e parte della Masovia; la Russia ottenne tutto il resto. L'ultimo re di Polonia, Stanislao II Augusto Poniatowski abdicò e si trasferì in esilio a San Pietroburgo, dove morì nel 1798. Il nome Polonia veniva cancellato dalle carte geografiche.




Rispondi Citando



