User Tag List

Pagina 2 di 3 PrimaPrima 123 UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 21
Like Tree6Likes

Discussione: 50 giorni senza governo: c'è del marcio in Germania!

  1. #11
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    11,801
    Mentioned
    104 Post(s)
    Tagged
    15 Thread(s)

    Predefinito Re: 50 giorni senza governo: c'è del marcio in Germania!

    Modello tedesco? Senza governo e appeso al Congresso del SPD di domenica il futuro della Germania



    Sembra ieri che i principali giornali italiani accoglievano con gioia l’avvento del quarto governo consecutivo di Angela Merkel e l’imminente tempesta di rigore europeista che si sarebbe scagliata contro il popolaccio infame e populista che proprio non ne vuole sapere di prendere con filosofia la deflazione salariale e la disoccupazione strutturale. In effetti, è solo di una settimana fa che stiamo parlando, ma le cose erano già abbastanza chiare per chi non si lascia suggestionare dai titoli dei giornaloni.

    Domani andrà in scena un capitolo fondamentale di quel grottesco romanzo che è diventato la formazione del nuovo governo tedesco.





    Questa domenica Bonn tornerà a essere il centro della politica tedesca. Domani, la piccola città sulle rive del Reno che fu capitale durante la divisione della Germania e di Berlino sarà il luogo dove avrà luogo il congresso dei socialdemocratici della SPD che deciderà se andare avanti nei colloqui per formare la Grosse Koalition (GroKo) con la CDU/CSU di Angela Merkel e quindi impegnarsi a mettere nero sul bianco l’accordo programmatico dettagliato che dovrà essere sottoposto al voto referendario degli iscritti alla SPD. Tutto questo solo per consegnare ad Angela Merkel il quarto mandato consecutivo alla guida della Germania.



    Per Martin Schulz – leader dei socialdemocratici – trovarsi in questa situazione è molto imbarazzante. La sera del 24 settembre si affrettò a dichiarare che il posto del partito sarebbe stato quello dell’opposizione, la scelta più logica dopo aver condotto la SPD al peggior risultato di sempre dopo anni di accordi di coalizione con la CDU/CSU di Angela Merkel, accordi per lo più al ribasso che hanno allontanato gran parte dell’elettorato socialdemocratico spingendolo tra le braccia dei partiti più estremi sia di sinistra che di destra. Dedicarsi all’opposizione sarebbe stata quindi la scelta giusta, sia per il partito che per i tedeschi di quello schieramento politico.



    Le cose però sono andate male. Il leader dei liberali della FDP, Christian Lidner, ha deciso di rovesciare il tavolo della Jamaika Koalition (JaKo) e il presidente Frank-Walter Steinmeier ha dovuto tirare per la giacchetta Martin Schulz e condurlo al tavolo della trattativa con Angela Merkel in nome dell’interesse nazionale della Germania e dell’Unione Europea – interessi che nel caso tedesco coincidono perfettamente. Quindi eccoci qui, con 600 delegati della SPD che devono decidere se dare inizio al negoziato formale per la GroKo 3.0 o rovesciare anch’essi il tavolo come hanno fatto i liberali, lasciando Angela Merkel col cerino in mano e Martin Schulz con il cappio al collo.



    Non è facile prevedere cosa decideranno i 600 delegati della SPD, in larga parte politici locali nominati nei distretti territoriali dei vari Länder. Fonti del Financial Times hanno rivelato che la delegazione del Renania Settentrionale-Vestfalia – quella più numerosa – è divisa a metà, altre delegazioni importanti come quella della Bassa Sassonia e dell’Assia sono per lo più favorevoli al proseguimento dei colloqui, mentre quelle di Berlino e della Sassonia-Anhalt sembrano essere nettamente contrarie.



    Tutti andranno a votare dopo aver visto la SPD crollare nei sondaggi, dato che può essere visto come un deterrente per l’opzione di mandare a monte la GroKo e andare a elezioni per paura di perdere ulteriormente, ma anche come una spinta a fare esattamente l’opposto per andare a elezioni con un nuovo leader e con lo scalpo della Merkel in mano. Una via di mezzo invece potrebbe essere quella di accettare il proseguimento del negoziato ma in versione “soft”, puntando a una GroKo con pochi obiettivi e un appoggio al governo Merkel limitato a 2 anni, una possibilità molto realistica se il negoziato andrà avanti. La principale responsabile di questo stallo però è Angela Merkel visto che sia i liberali della FDP per la JaKo da una parte che la SPD per la GroKo 3.0 dall’altra non avrebbero problemi a formare un governo con la CDU/CSU senza quell’Angela Merkel che ormai sembra inamovibile e indispensabile.



    La sensazione è che in Germania siamo alla fine di un’era politica, anche se questa fine potrebbe essere trascinata ancora per qualche anno come stiamo facendo anche in Italia. Per Martin Schulz lo scenario peggiore sarebbe quello di vedersi accettare il nulla osta per portare avanti il negoziato ufficiale per la GroKo al congresso di domani per poi vedersi respingere la proposta finale nel referendum tra gli iscritti che ci sarà a febbraio. Uno scenario che metterebbe fortemente in crisi anche la figura di Angela Merkel, che diventerebbe il principale ostacolo alla formazione del nuovo governo sia in caso di elezioni che nel caso si voglia raggiungere un’altra soluzione senza tornare alle urne. La Bundeskanzlerin comunque non sembra preoccupata, se ne va a Parigi a incontrare Macron a progettare riforme della Ue e dell’Eurozona come se la Commissione a Bruxelles e gli altri paesi membri (in primis il nostro) non contassero niente.



    Per domani ci si aspetta una vittoria con circa il 60% dei delegati SPD favorevoli al negoziato formale con la CDU/CSU e in quel caso analizzeremo nel dettaglio le proposte tedesche per la riforma dell’Unione Europea che saranno presenti nel documento finale (si parla di cambiare la contribuzione al budget dell'eurozona, rivedere i meccanismi del fondo salva stati e inserire regole europee comuni di tassazione minima alle imprese, insieme ad altre misure anti-dumping. Riforme ambiziose). Tuttavia, l’esito del congresso resta molto incerto. Se la proposta invece sarà respinta, lo scenario si farà da subito molto più interessante…



    Federico Nero

    Modello tedesco? Senza governo e appeso al Congresso del SPD di domenica il futuro della Germania - Europlot - L'Antidiplomatico
    Contro la destra del denaro e la sinistra delle canne.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #12
    Giuseppe C
    Data Registrazione
    02 Mar 2010
    Località
    Frattamaggiore
    Messaggi
    387
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: 50 giorni senza governo: c'è del marcio in Germania!

    grazie per i 3 articoli in successioni di Nero. Lo seguo solo su twitter e ne avevo una opinione tendenzialmente scialba: dopo aver letto le sue finissime analisi, posso anche valutare il suo operato professionale

    E la germania ha il suo governo; le urne italiane probabilmente daranno una situazione simile: giri di valzer per qualche settimana e poi governi vari per cinque anni.

  3. #13
    From here to eternity
    Data Registrazione
    16 Sep 2009
    Messaggi
    7,200
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: 50 giorni senza governo: c'è del marcio in Germania!

    L'estate scorsa a Berlino i manifesti elettorali di Schulz erano gli unici scarabocchiati. Facile intuire il perché...
    Sparviero likes this.

  4. #14
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    11,801
    Mentioned
    104 Post(s)
    Tagged
    15 Thread(s)

    Predefinito Re: 50 giorni senza governo: c'è del marcio in Germania!

    La cripta che custodisce il sonno della SPD



    di Fabrizio Poggi



    Tiene banco il congresso della SPD, svoltosi ieri a Bonn e in cui il 56,4% dei delegati (contrari, per lo più, i “Juso”, i giovani socialisti di Kevin Kühnert) ha dato via libera all'adesione del partito alla “große Koalition” con CSU e CDU, sancita in una comune carta di intenti stilata in precedenza.

    Un documento, questo, a proposito del quale, la scorsa settimana, Herbert Becker, sul settimanale del DKP, Unsere Zeit, notava come sia quasi integralmente “scritto al Konjunktiv”: una lista di belle intenzioni di cui, forse, in un qualche futuro, ai tre partiti potrebbe venir voglia di parlare. Frasi astratte su problemi sociali, povertà della popolazione anziana e miseria infantile, contratti di affitto sociale, lavoro precario. Si dice di voler intervenire sul mercato immobiliare, costruendo 1,5 milioni di nuovi appartamenti con finanziamenti pubblici gratuiti: una manna per i costruttori, nota Becker. Si parla di "posti di lavoro sicuri e duraturi", di "rivalutare" il lavoro temporaneo e part-time e viene aleggiata una futura “piena occupazione”, ovviamente pagata poco o nulla. L'unico tema su cui i tre partiti parlano chiaro, a parte l'auspicio di un ulteriore sviluppo del ruolo tedesco nella UE, è quello della sicurezza: modernizzazione delle forze armate, continuazione delle missioni estere, arruolamento di 15.000 nuovi uomini.


    L'intera carta è scritta “non solo nello spirito, ma in parte anche nella formulazione” di associazioni padronali quali BDI (Bundesverband der Deutschen Industrie), Automobilverband e Bauernverband (agricoltori): si devono a esse anche i punti sull'importazione di "forza lavoro qualificata internazionale" e su una legge sull'immigrazione, inquadrata in una cornice di “protezione delle frontiere esterne dell'Europa, sviluppo di Frontex, situazione giuridica e sociale dei rifugiati”, fino al compromesso sulle quote, con la formula "da-a": da 180.000 a 220.000 all'anno.


    Altre “bellissime frasi di desideri” sono quelle su cultura e istruzione, salute e assistenza, ambiente e agricoltura: “sotto i dettami di industria e capitale finanziario” conclude Becker, “la SPD sembra aver abbandonato ogni tentativo di fingere di varare progetti sociali”. Dopo il congresso di Bonn, l'esponente di Die Linke Sahra Wagenknecht ha detto che la SPD sta liquidando se stessa: “da anni sta facendo politica contro i propri elettori, è responsabile di bassi salari, povertà degli anziani, privatizzazione e lavoro precario. Ora, solo la base può fermare il definitivo suicidio, altrimenti la SPD finirà nella cripta in cui sono già assopite le sue sorelle olandese, francese e greca”.


    D'altronde, l'atteggiamento “sociale” della socialdemocrazia tedesca ha una tradizione: a proposito del retaggio imperiale sul divieto di sciopero per i dipendenti pubblici, tuttora in vigore, Die junge Welt ricorda la condotta del presidente socialdemocratico Friedrich Ebert (quello dell'assassinio di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg) che nel 1922 decretò il divieto di sciopero in occasione dell'agitazione salariale del sindacato dei ferrovieri. Allorché i macchinisti confermarono l'azione, sostenuti da scioperi di solidarietà proclamati dai comunisti, il capo della polizia di Berlino ordinò l'arresto dei capi sindacali, con il consenso dei sindacati socialdemocratici e liberali. Lo stesso sembra ripetersi oggi, con il Dbb (Deutscher Beamtenbunde) l'associazione dei dipendenti pubblici, che continua a respingere il diritto di sciopero.


    I funzionari pubblici possono infatti esprimere solo “simbolicamente” le proprie richieste sindacali; ma il divieto di sciopero viene sempre più spesso contestato, soprattutto nelle controversie salariali a livello di Land, dove è impiegata la maggioranza dei circa 1,7 milioni di dipendenti pubblici. Secondo i "tradizionali principi della pubblica amministrazione professionale", scrive Die junge Welt, si richiede ai “servitori dello stato” uno "speciale dovere di lealtà", in cambio di un trattamento di favore rispetto al resto del lavoro dipendente; l'obiettivo è chiaro: “separare dalla classe operaia, con alcuni privilegi e doveri speciali, uno strato cui si può far appello in periodi turbolenti. Per lo più, ciò ha funzionato bene: raramente gli impiegati pubblici hanno sollevato conflitti con le autorità”. Ma, oggi, la svolta neoliberista mette in discussione anche quello status quo: settori quali poste e telecomunicazioni, con moltissimi dipendenti pubblici, sono stati trasformati in società per azioni, con orario di lavoro esteso unilateralmente, così che la "speciale relazione di servizio e lealtà reciproci", tra datori di lavoro e dipendenti pubblici, si è ridotta a lealtà unidirezionale dei dipendenti.


    Va dunque di pari passo con le privatizzazioni e la crescente precarietà, la questione del reddito di base garantito, che sta animando il dibattito nella sinistra tedesca. Sull'ex organo della SED, Neues Deutschland, l'economista Erika Maier (nel 1969, a 32 anni, fu la più giovane docente della DDR) nota che questo “non è un progetto di sinistra”, perché “l'uomo ha bisogno del lavoro”. Linke e Verdi, scrive, ritengono che un reddito di base di 1.000 euro garantisca una vita dignitosa e sono convinti che il futuro non riserbi alternative. In effetti, cresce il numero di persone in condizioni di vita e di lavoro precarie: almeno due milioni di lavoratori autonomi spesso non sanno come pagare l'affitto e molti di loro non hanno assicurazione sanitaria e pensionistica. Aumenta anche il numero di lavoratori temporanei e pensionati poveri; con la digitalizzazione si sono persi milioni di posti di lavoro e si presume che nei prossimi anni scompariranno la metà o 2/3 dei posti di lavoro tradizionali.


    Il presidente della DGB (Deutscher Gewerkschaftsbund: la Confederazione generale dei sindacati) Michael Sommer, ritiene che un reddito di base per coloro che vengono cacciati dal processo lavorativo, finanziato dalle tasse, sia possibile e giusto. Anke Hassel, direttrice dell'Istituto economico-sociale alla Fondazione Böckler, dipinge il reddito di base come un “dolce veleno”, che divide ulteriormente la società e distrugge lo stato sociale. Katja Kipping, leader di Die Linke, vede nel reddito di base incondizionato un progetto di sinistra, con cui si realizza un cambiamento rivoluzionario ed emancipatore; Sahra Wagenknecht lo giudica un abbaglio.


    Cosa rimane infatti, nota la Maier, di 1.000 euro al mese, se scompaiono tutte le prestazioni sociali: assistenza, contributi per affitto e riscaldamento, aiuti per malati, disabili e genitori single? E con un aumento delle tasse del 50% per finanziare il reddito di base, ogni cosa sarà di 1/4 più costosa. La verità, scrive la Maier, è che la povertà sarà solo incrementata: con l'eliminazione completa dello stato sociale, stato e aziende non si prenderanno più cura dei licenziati.


    Ci sono attualmente 44 milioni di persone attive in Germania ed entro il 2060 la percentuale di popolazione attiva diminuirà di quasi il 20%: accorciando le ore di lavoro a 30 ore settimanali, calcola Erika Maier, si creerebbero oltre 10 milioni di nuovi posti di lavoro; la crescente produttività, consente inoltre di pagare lo stesso salario a ore di lavoro ridotte. La Germania ha urgente bisogno di insegnanti, maestre d'asilo, infermieri. C'è da costruire appartamenti e scuole, riparare ponti, rinnovare stazioni; preservare l'ambiente, proteggere il clima, richiede manodopera.


    Quando si discute del reddito di base, ci si chiede se la “liberazione” di persone “mentalmente e fisicamente sane dal dovere di lavorare sia equo, solidale, umanistico; tradotto socialmente, ciò significa domandarsi se il reddito di base sia una valida idea di sinistra”. Rivendicare una società solidale e socialmente giusta significa che nessuno viva a spese degli altri. Questo non vale solo per "quelli in alto", ma per tutti. Naturalmente, le persone hanno bisogno di tempo libero per figli, genitori non autosufficienti, formazione e riqualificazione, forse anche per la riscoperta di sé. Ciò richiede soluzioni individuali per orario di lavoro, borse di studio, prestiti agli studenti, prestiti o conti temporali personali finanziati con imposte.


    Nella DDR, il popolo era ben istruito e godeva di sicurezza sociale. Affitti, pane, riscaldamento avevano prezzi bassi e stabili; il popolo sapeva di non lavorare per i capitalisti e nemmeno per il Comitato centrale. Tuttavia, con il pane si nutrivano i maiali e in inverno si lasciavano le finestre aperte: non tutti lavoravano disinteressatamente e responsabilmente. A suo tempo, Marx e Engels erano intervenuti contro certe illusioni del movimento operaio: nella "Critica al programma di Gotha", criticarono nettamente la richiesta lassalliana di un "reddito integrale da lavoro". Sono stati sviluppati diversi modelli per finanziare il reddito di base incondizionato; si tratta di cambiare le coordinate: costa molto meno creare nuovi posti di lavoro, che non pagare a ognuno un reddito base di 1.000 euro, con un aumento delle tasse del 50%. Dieci anni fa, l'allora coalizione rosso-rossa di Berlino, aveva creato un settore pubblico per i disoccupati di lunga durata, con posti di lavoro che assicuravano un minimo di sicurezza sociale.


    Per l'uomo, conclude la Maier, il lavoro non è solo un dovere per la società, ma è parte della sua esistenza sociale. Il diritto al lavoro, per secoli obiettivo della sinistra, è oggi giudicato una reliquia dei tempi antichi. Ma, la non occupazione può avere anche un impatto politico: nelle aree a elevata concentrazione di beneficiari di Hartz IV, l'affluenza alle urne è talvolta inferiore al 30% e l'AFD è spesso il partito più forte.


    A questo proposito, Jörg Roesler, storico dell'economia, ex collaboratore dell'Istituto di storia economica dell'Accademia delle scienze della DDR e ora membro della Historischen Kommission di Die Linke, si chiede su Neues Deutschland quale relazione ci sia tra la privatizzazione dell'economia della DDR e i successi elettorali della destra, particolarmente sostenuti proprio negli ex Länder dell'ex Germania Est. Alle elezioni del settembre scorso, infatti, la xenofoba AfD (Alternative für Deutschland) ha ottenuto un risultato a due cifre (12,6%). In Sassonia, l'AfD è stato il primo partito (nella Sassonia orientale, lo ha votato oltre 1/3 degli elettori) puntando soprattutto sullo spauracchio dell'immigrazione, presentata quale causa per cui i tedeschi dell'Est non stanno ancora così bene come era stato loro promesso dal governo federale 28 anni fa. In tutti i nuovi Länder annessi nel 1989, dal Meclemburgo-Pomerania occidentale alla Turingia, almeno uno su cinque o sei votanti ha scelto AfD; nei “vecchi” Länder, solo uno su otto.


    Per i media main stream, nota Roesler, la ragione è semplice: gli “Ossis” (i tedeschi dell'est), che il regime comunista aveva tenuto isolati per lungo tempo dal mondo esterno, non hanno avuto l'opportunità di familiarizzare con le culture straniere.


    I media hanno così trovato il pretesto, si potrebbe osservare, per far ricadere anche questo problema sulla DDR in sé, e non sulla sua deindustrializzazione decretata dal capitale della RFT. E infatti, nota Roesler, "le ricerche dimostrano come non vengano prese di mira, di per sé, le minoranze religiose, culturali o etniche, ma sia piuttosto la condizione sociale a nutrire i pregiudizi. Se il contrasto tra ricchi e poveri diventa sempre più profondo e le persone sono minacciate in qualsiasi momento da precarietà e declino sociale, sentendosi impotenti, queste reagiscono con la rabbia”. E AfD ha raccolto consensi non solo per la retorica xenofoba, ma soprattutto perché, fondato appena quattro anni fa, non appartiene ai partiti dell'establishment della Repubblica Federale, che avevano promesso ai tedeschi dell'est il rapido allineamento al potere economico e al tenore di vita dei "fratelli e sorelle" dell'ovest.


    Parafrasando l'ovidiano re d'Etiopia, Cefeo: ripagano per ciò che era stato pattuito con le parole, ma non meritato coi fatti.

    La cripta che custodisce il sonno della SPD - L'Analisi - L'Antidiplomatico
    Contro la destra del denaro e la sinistra delle canne.

  5. #15
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    11,801
    Mentioned
    104 Post(s)
    Tagged
    15 Thread(s)

    Predefinito Re: 50 giorni senza governo: c'è del marcio in Germania!

    "Jumbo Council", l'ultima idea della Merkel per il controllo dell'Eurogruppo





    La politica tedesca continua a dare spettacolo. La settimana scorsa il giornale tedesco Handelsblatt riportava la notzia che Angela Merkel ha in mente un piano tutto suo per gestire l’eurozona, un cambiamento che serva ad aumentare il suo potere indebolendo quello dell’Eurogruppo. L’idea della Cancelliera consiste nell’allargare l’Eurogruppo ai ministri dell’economia e/o dello sviluppo economico, un ruolo che in molti paesi è separato da quello del Ministro delle finanze, come in Germania, Italia e Spagna ma non in un paese a caso come la Francia. La Merkel si aspetta che Emmanuel Macron cada nella trappola e accetti la cosa perché tanto in Francia il ruolo del Ministro delle finanze e quello dell’economia sono già riuniti in una sola persona e quindi non ci sarebbero motivi per opporsi.



    La Merkel ha anche già dato un nome a questo Eurogruppo allargato: Jumbo Council. Il gruppo non dovrebbe riunirsi una volta mese come l'attuale, ma solo ogni tanto, e avrebbe l'obiettivo di rafforzare la competitività dell'eurozona e la coesione tra gli stati membri. Belle parole, ma come abbiamo imparato bene soprattutto negli ultimi 10 anni la coesione tra gli stati membri per i tedeschi è la capacità o meno degli altri paesi di riuscire a conformarsi ai parametri economici imposti dalla Germania, permettendo a Berlino di attribuire la colpa di ogni fallimento all’incapacità altrui, sempre e comunque. Solo un ingenuo può pensare che la Merkel stia progettando di sottoporre le politiche economiche del suo governo alle volontà di questo Jumbo Council. Il progetto ha il solo e unico scopo di preservare gli interessi della Germania e la carriera politica di Angela Merkel.



    L'Handelsblatt racconta che la Merkel ha presentato questo piano al gruppo CDU/CSU al Bundestag martedì scorso, in anticipo rispetto al discorsone di Macron all'Europarlamento. L'idea è piaciuta al partito della Cancelliera, ma secondo i commentatori piacerà molto meno alla SPD visto che questa mossa diluisce una quota del potere di questo partito ormai morente che ha tradito i suoi elettori solo ed esclusivamente per gli interessi personali di una leadership politica semplicemente ignobile.


    La SPD è riuscita a mettere le mani sul Ministero delle finanze dopo otto anni di patti scellerati con Angela Merkel con la convinzione che quello fosse il Ministero più potente della repubblica federale, e adesso rischia di ritrovarsi con un potere ridotto visto che il ruolo nell’Eurogruppo trasformato in Jumbo Council andrebbe condiviso con il Ministro dell'economia, ruolo attualmente rivestito da un certo Peter Altmaier che guarda caso è anche l'alleato più stretto della Merkel all'interno del governo.


    Al di là dei miserabili conflitti di potere all’interno di una coalizione senza vergogna, quel che questa mossa ci sta dicendo è che la Merkel non ha alcun reale interesse a trovare una soluzione ai problemi dell'eurozona, ma solo a risolvere i suoi. Per chi osserva da fuori, che la SPD accetti o meno il Jumbo Council ha un’importanza relativa, quello che è veramente importante è il fatto che la SPD ha completamente abbandonato l’idea macroniana di riforma dell’eurozona dopo aver abbattuto la leadership di Martin Schulz. La nuova leader della SPD Andrea Nahles ha detto che gli obiettivi dell'accordo di coalizione dovrebbero essere accettati così come sono stati scritti e non reinventati a piacimento, ma sono solo parole di circostanza dette da chi è consapevole che per quel che riguarda le riforme dell'eurozona il contratto di coalizione non è specifico come dovrebbe essere quindi resta aperto a interpretazioni che la CDU/CSU riesce a manipolare sapientemente. Si è visto bene leggendo il documento contro la riforma del MES presentato dal gruppo parlamentare della CDU/CSU, un testo sapientemente orchestrato che affossa completamente le riforme dell’eurozona proposte da Macron tanto care agli europeisti di casa nostra.


    Come detto prima, alla SPD interessa solo mantenere e capitalizzare la sua fetta di potere, mettendo sempre al primo posto l’interesse personale e al secondo quello della Germania, in linea con la tradizione del governo dei falchi di Berlino che abbiamo visto all’opera durante gli ultimi anni. Falchi che non sono andati via neanche dal Ministero preso dai socialdemocratici. In Germania c’è stata un’ondata di sdegno dopo che Olaf Scholz, il Ministro delle finanze in quota SPD che ha sottratto il ministero che doveva essere di Martin Schulz, ha riconfermato Ludger Schuknecht come Chief Economist al Ministero delle finanze. Schuknecht è un’economista di tradizione ordo-liberista e soprattutto uno degli architetti delle politiche per l’eurozona di Wolfgang Schauble. Non solo, Scholz ha anche nominato come suo vice un banchiere di Goldman Sachs e ha lasciato ai loro posti altri funzionari del team Schauble, come Levi Holle per i mercati finanziari e Thomas Westphal per la sezione europea.


    La sensazione è che Scholz, non avendo esperienza di politiche macroeconomiche a livello europeo, stia costruendo un muro di protezione intorno a se, una barriera protettiva fatta di tecnici a salvaguardia del rigore tedesco.




    Federico Bosco

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...uppo/11_23776/
    Contro la destra del denaro e la sinistra delle canne.

  6. #16
    From here to eternity
    Data Registrazione
    16 Sep 2009
    Messaggi
    7,200
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: 50 giorni senza governo: c'è del marcio in Germania!

    E' facile avere un'economia florida con queste ideone... e vedrete che lo faranno. E' facile essere tedeschi in europa.

  7. #17
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    11,801
    Mentioned
    104 Post(s)
    Tagged
    15 Thread(s)

    Predefinito Re: 50 giorni senza governo: c'è del marcio in Germania!

    "Nuovo" governo a Berlino, solite vecchie bugie



    Olaf Scholz, il nuovo Ministro delle finanze tedesco in quota al partito socialdemocratico ha presentato il suo primo budget, dimostrando di essere il degno successore del famigerato Wolfgang Schauble preparando il terreno per la prossima crisi dell’eurozona. Praticamente tutti i punti chiavi del bilancio presentato da Scholz sono allarmanti perché confermano e aggravano tutte quelle tendenze che hanno portato la Germania ad avere tensioni con gli alleati europei e con gli Stati Uniti di Donald Trump.



    Il primo dato, rilevato dall’Handelsblatt, è un taglio in termini nominali dell’ammontare dell’investimento complessivo, che passa da 37 a 33,5 miliardi di euro. Il budget di Scholz neanche rispetta gli accordi del contratto per grossa coalizione (GroKo) in materia di aumento del contributo tedesco al budget europeo. Probabilmente ci saranno lamentele nella SPD, ma non avranno nessun valore perché stiamo parlando di un partito ormai privo di credibilità.



    La parte più rilevante dal punto di vista della politica internazionale però è quella che riguarda le spese per la difesa. La FAZ ha calcolato che dopo un breve aumento del budget per le spese militarti all'1,3% del Pil previsto per quest'anno, la quota dovrebbe scendere all'1,23% entro il 2022. Non è una sorpresa che un ministro della SPD non veda come prioritarie le spese militari, ma questi numeri sono fin troppo lontani dal parametro del 2% del Pil destinato alle spese militari che servirebbe a rispettare gli impegni della Germania nei confronti della NATO, un parametro che Angela Merkel ha promesso che sarebbe stato rispettato. Peccato che la Cancelliera ha anche approvato questo budget, il che rende la promessa fatta a Donald Trump una bugia, con tutte le ripercussioni del caso che non tarderanno ad arrivare.



    Al di là del mancato rispetto degli impegni con la NATO, un’organizzazione che non dovrebbe neanche esistere, la scarsità degli investimenti nella difesa è veramente un problema per la Germania e non si riesce a capire il perché di tanto autolesionismo. Delle pessime condizioni della Bundeswehr abbiamo già parlato in passato, una delle ultime novità venute allo scoperto è la pessima situazione della Luftwaffe, l’aeronautica tedesca.

    Il Der Spiegel ha scoperto che dei 128 caccia Eurofighter in dotazione all’aviazione solo una decina sono pronti a essere schierati in combattimento, tutti gli altri sono bloccati a causa di problemi tecnici con i sensori dei sistemi per il combattimento e altri dettagli tecnici difficili per i non addetti ai lavori. Tuttavia, non serve essere degli esperti per capire che questo tipo di problemi richiede grandi investimenti per essere risolto, investimenti che non arriveranno. La Germania ha registrato presso la NATO squadriglie composte da 82 caccia che sulla carta sarebbero pronti al combattimento, una capacità operatività palesemente falsa.


    Non saranno solo la Casa Bianca e la NATO a doversela vedere con le promesse non mantenute da Berlino. Nel budget del nuovo Ministro delle finanze di sinistra ci sono tagli anche per le politiche contro il cambiamento climatico. La Germania non rispetterà neanche gli impegni presi per raggiungere gli obiettivi ambientali del 2030 previsti secondo gli Accordi di Parigi. Senza farla troppo lunga, all’atto pratico la posizione della Germania non è molto diversa da quella dell’America di Donald Trump con la differenza che Angela Merkel si vanta di essere rispettosa dell’accordo preso a Parigi. Anche i fondi per gli aiuti allo sviluppo saranno tenuti bassi, solo lo 0,5% del Pil, ampiamente al di sotto degli obiettivi di lungo termine dell’1% del Pil destinato a questa voce di spesa.



    L’unica promessa che la Germania intende continuare a mantenere è quella del surplus di bilancio e la riduzione del rapporto debito/Pil al di sotto del 60% entro la fine dell’anno prossimo. Il raggiungimento dei parametri di Maastricht è l’obiettivo prioritario della politica economica tedesca. Se fanno i primi della classe raccontando bugie senza aver rispettato neanche vincoli che loro stessi hanno imposto, figuriamoci cosa faranno se dovessero riuscire a rispettarli.



    Federico Bosco

    Notizia del: 06/05/2018

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...ugie/11_23892/
    Contro la destra del denaro e la sinistra delle canne.

  8. #18
    Giuseppe C
    Data Registrazione
    02 Mar 2010
    Località
    Frattamaggiore
    Messaggi
    387
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: 50 giorni senza governo: c'è del marcio in Germania!

    Citazione Originariamente Scritto da Anglachel Visualizza Messaggio
    grazie per i 3 articoli in successioni di Nero. Lo seguo solo su twitter e ne avevo una opinione tendenzialmente scialba: dopo aver letto le sue finissime analisi, posso anche valutare il suo operato professionale

    E la germania ha il suo governo; le urne italiane probabilmente daranno una situazione simile: giri di valzer per qualche settimana e poi governi vari per cinque anni.
    Dopo la prima facile previsione realizzata, prospetto la seconda (questa più difficile): governo di minoranza di cdx con l'astesione del PD e frattaglie

  9. #19
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    11,801
    Mentioned
    104 Post(s)
    Tagged
    15 Thread(s)

    Predefinito Re: 50 giorni senza governo: c'è del marcio in Germania!

    Il grafico che lo mostra. E' la Germania (non Trump) che sta distruggendo il commercio internazionale

    09/06/2018

    di Giuseppe Masala


    A dimostrazione del fatto che l'elefante che sta distruggendo la cristalleria in materia di commercio internazionale è la Germania.

    La Cina ha ridotto dal picco del 2006, quando il suo pil fu per oltre il 35% frutto di esportazioni, fino al 19,6% dell'anno scorso. Evidentemente stanno rivolgendo la produzione al consumo interno rendendosi conto che esportare troppo alla lunga significa colonizzare ed è foriero di guerre perché nessuno può accettarlo alla lunga. 

    Lo capiscono tutti, tranne al solito la Germania che a tutt'oggi ha il 47% del Pil frutto di esportazioni.

    E  non ci vogliono stare a riequilibrare, fanno le vittime.

    Lo capisco, riequilibrare significa per loro rischiare una potentissima recessione con milioni di disoccupati e fallimenti a catena (anche di banche, ovviamente).

    E vedrete, siccome si arriverà ad un riequilibrio o con le buone o con le cattive a quel punto saranno loro a lasciare l'Euro perché non più utile al loro scopo (tenere artificialmente svalutato/diluito il Marco....si, il Marco, perché se eviti di creare un sistema tributario, di bilancio, e di tutele del lavoro e di welfare in comune con i tuoi soci ti stai in realtà tenendo il Marco sotto mentite spoglie e guadagnando solo dalla svalutazione artificiale).

    Ovviamente di fronte ad una tale evidenza meglio buttarla sul rosè... sul Trump cattivo e retrogrado che non vuole le frontiere aperte.

    Per visualizzare i grafici

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...nale/82_24307/

  10. #20
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Dec 2009
    Località
    Morte al liberismo!
    Messaggi
    11,801
    Mentioned
    104 Post(s)
    Tagged
    15 Thread(s)

    Predefinito Re: 50 giorni senza governo: c'è del marcio in Germania!

    Una nuova Yalta contro la Germania?



    di Giuseppe Masala

    La fine dell'Euro e del IV Reich è scritta nel destino per motivi geopolitici e geoeconomici oltre che militari. Si prospetta sempre più una nuova Yalta tra USA, Russia e Cina. Come attestano le trattative in sede neutrale tra il comandante in capo dell'esercito russo e dell'esercito americano e ovviamente il vertice tra Kim e Trump. Gli USA non saranno più il "Gendarme del Mondo" e non si faranno dissanguare per contenere Russia e Cina. Ci sarà anche un accordo sul commercio internazionale come è facilmente intuibile dalle attuali trattative tra Cina e USA per riequilibrare le bilance commerciali. Rinascerà dunque anche lo spirito di Bretton Woods che considerava gli squilibri prolungati delle bilance commerciali come l'anticamera della guerra.

    L'Europa egemonizzata dalla Germania è completamente tagliata fuori e sarà destinata all'implosione. Dovrà accettare volente o nolente il riequilibrio della bilancia commerciale con gli USA e prepararsi ad una grossa ristrutturazione del proprio apparato produttivo con enormi costi sociali, economici e finanziari che spingeranno ognuno a fare da sé anche alla luce delle ricriminazioni di chi ha subito per anni e anni il meccanismo perverso (e in malafede) studiato dalla Germania: costringere a piani di austerità devastanti i paesi deboli dell'area euro allo scopo di ridurli a paesi vassalli e soprattutto di diluire la forza del marco nella miseria dei paesi deboli e grazie a questo aggredire i mercati mondiali vendendo le proprie merci a prezzi stracciati.

    Trump ha capito il giochino e glielo ha rotto. Da Putin non ci sarà alcuna solidarietà dopo il colpo basso del golpe nazista a Kiev e l'avanzamento della Nato (allora gestita da Obama) fino al Don. Tanto al Cremlino lo hanno capito bene che il cervello del putch nazista era a Berlino anche se la mano era polacca. Ci hanno provato per la terza volta e anche qui sono stati scoperti. La Cina ha interesse a disintegrare l'Europa per levarsi di torno un pericoloso apparato produttivo concorrente, figuriamoci se muoveranno un dito. La nuova Yalta sarà contro la Germania, come la precedente. Solo il disarcionamento di Trump potrebbe fermare questo movimento ma è ampliamente improbabile. L'Italia ha già vissuto il suo 8 Settembre schierandosi con Trump e Putin e contro la Merkel e Macron grazie al nuovo governo che ha disarcionato i lacchè di Berlino.
    Questo è quello che sta succedendo, e in un paio d'anni sarà più chiaro. Chi darà fuoco alle polveri facendo crollare il IV Reich è poco importante, tanto è già stato deciso altrove. Mi gioco la mia credibilità (se c'è, per carità io non sono nessuno).

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...ania/11_24336/
    Contro la destra del denaro e la sinistra delle canne.

 

 
Pagina 2 di 3 PrimaPrima 123 UltimaUltima
Correlati:

Discussioni Simili

  1. Risposte: 32
    Ultimo Messaggio: 31-05-17, 01:01
  2. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 29-05-17, 18:54
  3. Risposte: 106
    Ultimo Messaggio: 15-03-16, 16:04
  4. Senza lavoro, senza governo, senza papa
    Di MarinoBuia nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 03-03-13, 15:18

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
Clicca per votare
Single Sign On provided by vBSSO

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225