e l'unico modo per farglielo capire è proprio dicendo loro che l'hanno fatta troppo fuori,.,
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Zagrebeisky mette in guardia dal fenomeno dell'astensionismo da prima che Blondet scoprisse di potersi arricchire facendo articoli per i conspirazionisti.
Peraltro l'articolo è un calderone di luoghi comuni, faziosità e come controproposta al sistema attuale invita, non troppo velatamente, a tornare ad un autoritarismo di stampo nazionalista dopo che l'autore accusa l'attuale sistema politico di "autoritarismo".
Ci sono più motivi: primo perchè il livello dei politicanti è ormai prossimo allo zero (per molti anche sotto). Non per nulla la quasi totalità degli eletti in parlamento sono IMPRENDITORI, INDUSTRIALI, NOTABILI, DIRIGENTI, AVVOCATI, ecc: gente che NON VALE NULLA!
E poi perchè TUTTI i partiti sono schierati su posizioni liberiste, neoliberiste, capitaliste, filo-imprenditoriali e globaliste. Quindi è ovvio che un cittadino qualunque non possa riconoscersi su posizioni assolutamente contrastanti con la sua visione e i suoi interessi.
Infine, perchè tanto sanno (sappiamo) che in campagna elettorale si fanno grandi promesse e poi una volta presa la poltrona si fanno solo gli interessi di Amazon, degli imprenditori, delle multinazionali, delle coop, dei migranti finti-profughi, delle banche, ecc.
Probabilmente per il senso d'inutilità del voto e dei candidati scelti dai poteri forti.
Probabilmente perché il cittadino non capisce un tubo d'ideologia e di cose concrete.
Nescio ergo sum.
Per me siamo ancora troppi...non c'è storia come scrissi tempo fa...per assurdo basta che votino un centinaio di persone alle politiche per spartirsi seicento poltrone....una più una meno.:vom:
quindi hai il sospetto che io ho ragione quando dico che l'intero arco partitico, forse esludendo SOLO SI, ma forse, è tutto aderente al liberismo attuale e quindi la scelta che hanno gli elettori è del genere "vuoi un pugno nel naso o sui denti, puoi scegliere, qui c'è la democrazia"
"Se votare facesse qualche differenza allora non ce lo farebbero fare". Mark Twain.