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Discussione: In Corsica vanno forte i nazionalisti

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    Predefinito Elezioni regionali in Corsica del 2017

    Linkiesta

    Quando il poeta Ungaretti s’arrampicò agli inizi del ‘900 sui colli scoscesi e verdeggianti dell’amena Corsica sentì dei pastori còrsi cantare una specie di nenia polifonica. Indagando, come racconta l’aneddoto riportato nel Museo di Corte, scoprì con stupore che quei pastori cantavano in ottava la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. L’avevano mandata giù a memoria perché i libri italiani, prima che l’Assemblea Nazionale francese decretasse illegale l’uso dell’italiano, erano ancora numerosi in Corsica e lo furono almeno fino al Novecento. Lo stesso Pasquale Paoli, u Babbu di a Patria corsa, studiò nel Regno di Napoli con Genovesi, scriveva in italiano e fondò un’università a Corte dove s’insegnava la lingua del sì. Nel 1755 si fece Generale della Nazione Corsa, proclamò l’indipendenza promulgando una costituzione e scacciò i Genovesi ma poi fu costretto a riparare in Inghilterra quando l'isola fu ceduta alla Francia. Da quell’esperienza politica, e dalla successiva colonizzazione francese che ha sempre represso anche violentemente ogni velleità d'autonomia, inizia per la Corsica una storia di resistenza che perdura ancora oggi, in un momento in cui il movimento indipendentista còrso ha oramai deposto le armi optando per il parlamentarismo e la via “catalana”. Dopo quarant'anni anni di violenze e attentati perpetrati sin dalla nascita, nel Maggio del 1976, del Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica (FLNC), si è scelto infatti con il disarmo la costruzione democratica della nazione corsa attraverso le istituzioni e la progressiva autonomia amministrativa. Lo strappo della Catalogna di questi mesi non ha fatto altro che offrire un’ulteriore accelerazione ad un processo già in avvio e che non può arrestarsi, pena il ritorno agli anni bui della lotta armata.

    I Corsi infatti sono chiamati alle urne il 3 e 10 Dicembre 2017 nell’ambito delle nuove elezioni territoriali che dovrebbero portare al potere diversi candidati indipendentisti e nazionalisti che si presentano uniti al fine di ottenere uno statuto d’autonomia sempre più avanzato. Nella parola d’ordine della campagna elettorale c'è già tutto il programma: “Un paese da fà”. L’obbiettivo è quello di creare una Collettività unica della Corsica che rimpiazzerà i due dipartimenti esistenti della collettività territoriale corsa (CTC). Un ulteriore successo della “via parlamentare”. In effetti da quando si è abbandonata la lotta armata (fine della lotta armata però non significa deporre le armi ha ammonito il FLNC) gli indipendentisti ed i nazionalisti non fanno che moltiplicare successi. Dopo aver vinto le elezioni territoriali nel Marzo del 2015 ed aver preso la maggioranza all’Assemblea Corsa con la presidenza dell’autonomista Gilles Simeoni (del partito Femu a Corsica), la coalizione ha anche preso le redini della CTC nel Dicembre del 2015 e è riuscita ad ottenere nelle elezioni di Giugno scorso tre seggi di deputati sui 4 che conta l’isola all’Assemblea Nazionale. Insomma manca poco alla vera e propria autonomia. Potrebbe riprodursi anche qui in Corsica uno scenario alla catalana?

    «A corto e medio termine è da escludere - ha spiegato a Linkiesta André Fazi, ordinario di sociologia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Corsica “Pasquale Paoli” - in quanto nonostante alcun sondaggio abbia posto la questione da anni, è probabile che il sostegno ad un’eventuale indipendenza della Corsica si attesti tra il 12% ed il 15% della popolazione. Una minoranza dunque. Molti indipendentisti poi concepiscono l’indipendenza sul lungo termine, non nell’immediato. Quello di cui si discute ora è uno statuto di autonomia come in alcune regioni della Spagna. La Francia offre già questo statuto alle collettività d’Oltremare ma per la Corsica sarebbe necessario una revisione della Costituzione, cosa non semplice. Qualunque indipendenza comunque, lo ha detto lo stesso leader indipendentista Jean-Guy Talamoni, nascerebbe da condizioni economiche che ora la Corsica non ha».

    Se si fa un paragone tra la Catalogna e la Corsica si vede da un lato infatti una regione di quasi 8 milioni di persone e quasi il 20% del Pil della Spagna, dall’altro una piccola isola con circa 330.000 abitanti ed un tasso di disoccupazione che si attesta al 10%. Non è un caso che in questo contesto di economia precaria l’anno scorso l’isola sia stata attraversata da un’escalation di violenze e discriminazioni a sfondo razziale e che di questo clima abbiano beneficiato soprattutto i partiti nazionalisti e le loro frange più estreme. «Esistono certo legami forti tra nazionalismo e razzismo - spiega a Linkiesta Marie Peretti-Ndiaye, sociologa del Centre d’analyse et d’intervention sociologiques - ma il problema non sono i politici saliti al potere ma le frange che vivono ai bordi dei partiti nazionalisti o indipendentisti che leggono l’affermazione dell’identità corsa in chiave xenofoba». Si tratta di diversi gruppuscoli che, in concomitanza degli attentati di Parigi, hanno trovato nuovi consensi. Tra questi, il collettivo Vigilenza Naziunale Corsa, da poco disciolto, Cristiani Corsi, Identità Corsa e Corsica Patria Nostra che agitano lo spauracchio dell’islamizzazione della Corsica. «Il problema è che oggi i còrsi non si sentono più a casa loro» spiega il giornalista còrso Niellu Leca. «Con il prezzo degli immobili alle stelle e la disoccupazione dilagante, i giovani còrsi sono costretti a spostarsi nel continente, mentre ogni anno arrivano circa 4.000 migranti e ad Ajaccio vivono oltre 6.000 musulmani. Questo crea un terreno fertile per discriminazione e xenofobia». Ora però i partiti al potere predicano calma mentre lo stesso FLNC detto del “22 ottobre” (un ramo del clandestino FLNC) nell’ombra, ha minacciato musulmani radicali e salafiti di prendere le armi in caso fosse necessario per difendere l’identità corsa. Insomma anche questo contesto di autonomia progressiva e di integrazione alla francese resta comunque fragile.

    La questione più spinosa rispetto al movimento indipendentista resta poi quella dei prigionieri politici. Una ferita aperta per la società còrsa. Dai morti dell’aeroporto di Ajaccio nel 1981 in concomitanza dell’arrivo del presidente Valéry Giscard d’Estaing, all’annus horribilis del 1982 (con oltre 800 attentati commessi in un anno) passando per l’atto forse più eclatante del FLNC, l’assassinio del prefetto Erignac nel 1998, la storia dell’indipendentismo corso è una storia di sangue da un lato e di repressione dall'altro da parte delle autorità francesi. «Noi chiediamo un'amnistia per tutti i prigionieri politici - spiega a Linkiesta Katty Bartoli, presidente dell'Associu Sulidarità che si occupa di aiutare le famiglie dei prigionieri politici - oggi ce ne sono una decina in prigione mentre un'altra decina vive in libertà vigilata. Lo Stato francese li considera terroristi ma per noi sono patrioti. Poi c'è da considerare tutte quelle persone obbligate, dopo la recente approvazione della legge sull'antiterrorismo, a presentarsi ogni 3 mesi, persone anche colpevoli di "reati" minori. Dato che li si equipara a terroristi, molti di loro, per ragioni politiche, si rifiutano e per loro scatta una procedura del tribunale. Noi siamo qui per aiutarle, per aiutare le loro famiglie economicamente ed a sostenere le spese processuali. Ma con questa nuova legge sull'antiterrorismo centinaia di persone rischiano di essere processate in Corsica nei prossimi mesi».

    Ora pero' si deve guardare avanti, alla prossime elezioni territoriali. Quale obbiettivo per la coalizione già al potere? «L’obiettivo è semplice - spiega a Linkiesta Lauda Guidicelli, consigliera territoriale dei partiti Femu a Corsica e Pè a Corsica - noi vogliamo servire il popolo corso, difendere la nostra isola e governarla nell'interesse generale. A corto termine vogliamo continuare a governarla come abbiamo fatto fino ad ora, rendendola libera, emancipata e degna. A medio termine chiediamo uno statuto d'autonomia di pieno diritto. Per farlo occorre imporre una revisione della Costituzione. Una questione vecchia di due secoli che la Francia non vuole risolvere». Ma con i venti indipendentisti che soffiano in Europa (vedi Catalogna) chissà che la Francia non cessi di fare orecchie da mercante per ascoltare finalmente il bistrattato popolo còrso.
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  2. #2
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    Predefinito Re: Elezioni regionali in Corsica del 2017

    La Corsica e' stata intensamente militarizzata, ed i soldati sono un corpo estraneo vivendo l'isola come coloniali e spadroneggiando sino a richiedere concessioni di acri di terreno coltivabile a vigneti, per quando andranno in pensione.
    Insomma un popolo spremuto e vessato, niente a che vedere con i catalagna!
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  3. #3
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    Predefinito Re: Elezioni regionali in Corsica del 2017

    è Vero. situazione nettamente diversa dalla catalogna, ma la vittoria che si prospetta al secondo turno è l'inizio di un cammino. ora le piccole patrie devono sfruttare il clima favorevole per creare centri di potere regionale e ottenere tutta l'autonomia possibile.
    l'indipendenza si avra solo quando lo stato centrale andra in crisi ma per allora bisogna essere forti, e preparati. il modello catalano di insegnamento della lingua è ottimo ed è un punto a cui tutte le piccole patrie dovrebbero aspirare

  4. #4
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    Predefinito Re: Elezioni regionali in Corsica del 2017

    credo che la Catalogna sia da prendere a modello, ma per fare il contrario di quello che hanno fatto lì
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  5. #5
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    Predefinito Re: Elezioni regionali in Corsica del 2017

    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    credo che la Catalogna sia da prendere a modello, ma per fare il contrario di quello che hanno fatto lì
    assolutamente no. giudicare i catalani per le ultime cose è ingiusto. stanno facendo un percorso in atto da decenni, che li porta a rafforzare i propri poteri e la lingua come mezzo di disputa politica. certo han fatto passi falsi ma cmq stanno andando avanti in un modo o nell altro

  6. #6
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    Predefinito Re: Elezioni regionali in Corsica del 2017

    Pè a Corsica 45,35%
    Al secondo turno con il 6,69% di U Rinnovu non dovrebbero esserci problemi a portare a casa la vittoria

  7. #7
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    Predefinito Re: Elezioni regionali in Corsica del 2017

    Citazione Originariamente Scritto da ziomaio Visualizza Messaggio
    assolutamente no. giudicare i catalani per le ultime cose è ingiusto. stanno facendo un percorso in atto da decenni, che li porta a rafforzare i propri poteri e la lingua come mezzo di disputa politica. certo han fatto passi falsi ma cmq stanno andando avanti in un modo o nell altro
    veramente hanno fatto dei grossi passi indietro, si sono resi ridicoli agli occhi del mondo e ho dei dubbi che da questa vicenda usciranno con dei poteri rafforzati
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  8. #8
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    Predefinito Re: Elezioni regionali in Corsica del 2017

    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    veramente hanno fatto dei grossi passi indietro, si sono resi ridicoli agli occhi del mondo e ho dei dubbi che da questa vicenda usciranno con dei poteri rafforzati
    Negli ultimi decenni i poteri si sono rafforzati tanto che ora il catalano per ora è la lingua di insegnamento primaria e ciò è importante in ottica nation bulding.

    Ora credo che otterranno meno libertà? Credi gli spagnoli accetteranno tutto???

    Magari ci proveranno ma sinceramente credo sia più probabile che in 5-6 i poteri della generalitat saranno ancora più ampi

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  9. #9
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    Predefinito In Corsica vanno forte i nazionalisti

    Il primo turno delle “elezioni territoriali” in Corsica di domenica 3 dicembre è stato vinto dalla lista di coalizione autonomista e indipendentista “Pe’ a Corsica” di Gilles Simeoni e Jean-Guy Talamoni. Il secondo turno sarà il prossimo 10 dicembre. Le elezioni si sono svolte a soli due anni dalle precedenti, sempre vinte da “Pè a Corsica”, che si era formata però come coalizione solo al ballottaggio. Quelle di domenica sono state elezioni anticipate, perché dal primo gennaio del 2018 ci sarà una riorganizzazione territoriale della Corsica: la nuova “Assemblea della Collettività” – che sarà formata da 63 rappresentanti – sostituirà i due dipartimenti in cui è stata finora divisa l’isola e la collettività territoriale eletta nel 2015.

    I risultati definitivi sul voto di domenica devono ancora arrivare, ma la coalizione “Pe’ a Corsica” è sicuramente arrivata prima con più del 45 per cento dei voti. In seconda posizione, ma molto indietro, c’è la lista di Jean-Martin Mondoloni (destra regionalista) con il 15 per cento circa; al terzo posto è arrivata la lista dei Repubblicani “Voir plus grand pour elle” di Valérie Bozzi (12,77 per cento), mentre il candidato del partito del presidente francese Emmanuel Macron, La République en marche, che si chiama Jean-Charles Orsucci, è arrivato quarto con l’11,26 per cento dei voti. Diverse altre liste non hanno invece superato la soglia di sbarramento del 7 per cento e non andranno dunque al secondo turno: tra queste la sinistra nazionalista di “U rinnovu”, la lista della sinistra francese espressione corsa della France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, la lista del Partito comunista e anche il Front National, che si è fermato a poco più del 3 per cento. Il tasso di partecipazione di domenica 3 dicembre è stato del 52,17 per cento, in diminuzione rispetto a quello delle regionali del dicembre 2015 (59,88 per cento).

    La vittoria dei nazionalisti e degli indipendentisti non è stata una sorpresa, anche se non ci si aspettavano percentuali così alte. A Porto-Vecchio, considerata una roccaforte del centrodestra di Les Républicains, “Pe’ a Corsica” ha ottenuto al primo turno la maggioranza assoluta ed è arrivata prima anche ad Ajaccio, il cui sindaco era era stato eletto sempre con i Repubblicani. “Pè a Corsica” ha di fatto raddoppiato il risultato del 2015 e ha raccolto circa 20 mila voti in più in tutta l’isola.

    Evoluzione della composizione dell’Assemblea della Corsica: in rosa la sinistra, in azzurro la destra, in marrone il Front National, in giallo i nazionalisti.

    La coalizione di Gilles Simeoni e di Jean-Guy Talamoni si è costituita sulla base delle idee comuni a entrambi i partiti: non chiede l’indipendenza della Corsica ma innanzitutto maggiore autonomia, cosa che ha rassicurato molto l’elettorato nonostante gli avversari, durante la campagna elettorale, abbiano molto insistito su questo argomento facendo spesso riferimento alla situazione della Catalogna. «Credo che oggi», ha detto Jean-Guy Talamoni dopo la diffusione dei risultati, «la Corsica abbia inviato un segnale molto forte a Parigi e abbia detto in modo ampiamente maggioritario: vogliamo la pace, vogliamo la democrazia, vogliamo costruire un’isola emancipata. A Parigi spetta il compito di fare la propria parte del cammino perché insieme troviamo una soluzione politica»·

    Chi vincerà il secondo turno otterrà un premio di maggioranza del 18 per cento. I seggi restanti saranno poi divisi in modo proporzionale. L’Assemblea che uscirà dalle ultime elezioni voterà infine i membri del Consiglio esecutivo, l’organo che in Italia corrisponde alla giunta regionale.

    In Corsica vanno forte i nazionalisti - Il Post

    anche qui fake news e troll russi hanno compiuto un addo andidemogradico.

  10. #10
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    Predefinito Re: Elezioni regionali in Corsica del 2017

    Citazione Originariamente Scritto da ziomaio Visualizza Messaggio
    Negli ultimi decenni i poteri si sono rafforzati tanto che ora il catalano per ora è la lingua di insegnamento primaria e ciò è importante in ottica nation bulding.

    Ora credo che otterranno meno libertà? Credi gli spagnoli accetteranno tutto???

    Magari ci proveranno ma sinceramente credo sia più probabile che in 5-6 i poteri della generalitat saranno ancora più ampi

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    infatti una grande differenza tra Corsica e Catalogna è che se in Corsica ottenessero l'insegnamento della lingua a scuola ormai non troverebbero nemmeno più gli insegnanti per insegnarla. Fino a 20-30 anni fa si poteva ancora salvare, ma ormai il corso è destinato, se è fortunato, al destino del gaelico in irlanda. Tra l'altro ennesimo fallimento dello stato italiano dato che abbiamo assistito completamente inerti alla scomparsa di un dialetto italiano, ma quella è un'altra storia.
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