Salvini: «Ecco gli impresentabili» ma Berlusconi non vuole veti
Il leader leghista stila un elenco di candidature «sgradite». Pare che il Cavaliere l’abbia presa male, ma il capo del Carroccio ritiene che gli accordi preliminari fossero diversi



Indovina chi viene al tavolo? Siccome a Salvini certe sorprese non piacciono, rifiuta di sedersi al fianco degli «impresentabili». Tra odori di sacrestia e conversioni sulla via del renzismo, da giorni il segretario della Lega ripete pubblicamente a Berlusconi che va posto un limite agli inviti per quanti vorrebbero «riciclarsi con il centrodestra». Forse avrà saputo di ulteriori arrivi last-minute, in ogni caso l’idea di aggiungere posti al desco della coalizione non lo convince. Perciò ha stilato una lista di «impresentabili», così li definisce. Pare che il Cavaliere l’abbia presa male, «non mi faccio imporre veti», ma il capo del Carroccio ritiene che gli accordi preliminari fossero diversi e siano stati disattesi: «Un conto è la quarta gamba, ma qui l’alleanza sta diventando un millepiedi». Insomma, un conto era la lista scudocrociata di Cesa, un conto la pattuglia lombarda di Ap che sostiene Maroni al Pirellone e quindi punta alle Regionali, altra cosa è «imbarcare per le Politiche chi ha votato Sì al referendum costituzionale e magari sostiene ancora il governo».
Il cahier degli indesiderati così si allunga. Le condizioni dettate da Salvini si fanno più stringenti, se è vero che non solo si rifiuta di accettare questi candidati nell’uninominale, «perché i voti della Lega non potranno andare a loro», ma è deciso a intervenire anche sulle liste altrui, fosse necessario: «Non accetto di essere alleato con Tosi e con Zanetti». L’avvertimento giunge mentre sono in corso le trattative, mentre girano i primi bozzetti sul simbolo della futura lista: c’è il termine «libertà» posto in evidenza, ci sono i marchi dei partitini che compaiono e scompaiono a seconda delle prove grafiche. Ma c’è anche l’angoscia che sale tra gli aspiranti al ballo, e ai quali Ghedini — plenipotenziario di Berlusconi — si offre con parole rassicuranti: «Ci siamo già mossi, state tranquilli». Tranquilli sì, ma fino a un certo punto. E se Salvini la spuntasse? Che ne sarebbe delle promesse del Cavaliere? Della sua «generosità» hanno discusso tra loro i promessi alleati, e in questi conciliaboli si è fatto cenno al metodo deciso per l’assegnazione dei posti. Dopo il sondaggio conclusivo, che segnerà una sorta di fixing anche per gli azzurri e i leghisti, ognuno è convinto che otterrà spazio in base alla propria forza: chi fosse a capo di liste locali avrebbe un «diritto di tribuna» e accederebbe a candidature nell’uninominale; chi superasse l’1% avrebbe quattro seggi alla Camera e due al Senato; chi arrivasse al 2 ne avrebbe dieci.